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DE BELLO GALLICO - (di Caio Giulio Cesare) - I popoli della Gallia e della Britannia all'epoca della guerra gallica

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DE BELLO GALLICO - (di Caio Giulio Cesare) - I popoli della Gallia e della Britannia all'epoca della guerra gallica

DE BELLO GALLICO

(di Caio Giulio Cesare)

I popoli della Gallia e della Britannia all'epoca della guerra gallica

LIBRO PRIMO

Al tempo di Cesare la Gallia era divisa in tre parti: in una risiedevano i Belgi, in un'altra gli Aquitani e, nell'ultima, i Celti (denominati Galli dai romani).

Durante il consolato di M. Messala e M. Pisone il più importante fra i principi dell'Elvezia, Orgetorige, progettò di far uscire il popolo dal territorio poiché troppo piccolo e situato in una zona che impediva di attaccare le regioni circostanti. Nonostante l'aiuto del sequano Castico e di Dumnorige, eduo fratello di Diviziaco, il piano fu scoperto dalle autorità degli Elvezi e Orgetorige si uccise. Dimenticando la morte del loro capo gli Elvezi vollero in ogni modo uscire dalle loro terre e potendo scegliere fra due strade: una molto angusta che attraversava il territorio dei Sequani ed un'altra più semplice che passava per la Provincia Romana, la scelta ricadde sulla seconda. La traversata fu però impedita dalle legioni di Cesare accorso istantaneamente. Gli Elvezi ottennero allora, con l'aiuto di Dumnorige, il permesso di passare per il territorio dei Sequani che distrussero al loro passaggio. Cesare arrivò in soccorso dei Sequani e distrusse, presso il fiume Saona, la retroguardia nemica. Intanto il comandante Romano riuscì anche a smascherare, con l'aiuto di Lisco e di Diviziaco, Dumnorige che impediva il rifornimento di 151b17b vettovaglie.



Successivamente fallisce un attacco romano combinato, fra Cesare e Labieno, agli elvezi che vennero però pesantemente sconfitti pochi giorni dopo presso Bibracte.

Dopo la vittoria contro gli Elvezi i Galli chiesero aiuto a Cesare poiché Ariovisto, re dei Germani, ed il suo popolo si era impadronito dei loro territori. Cesare mandò al sovrano Germanico un'ambasciata chiedendogli prima un colloquio e, successivamente, di non importunare più gli Edui poiché amici del popolo Romano, ma entrambe le richieste gli furono rifiutate. Intanto venne a sapere che i Germani si dirigevano verso Vesonzione e decise di inseguirli per impedirgli di conquistare la città. Successivamente, una volta rassicurate le legioni, terrorizzate dalla forza nemica, Cesare ottenne un abboccamento con Ariovisto che, però, approfittando della momentanea assenza del comandante nemico, fece attaccare, dalla sua cavalleria, quella romana. Cesare, nei giorni seguenti, schierò l'esercito per incitare i Germani a combattere, ma solo dopo qualche tempo questi attaccarono e furono pesantemente sconfitti e costretti alla ritirata.

All'annuncio della strage dei Germani anche gli Svevi, che si stavano avvicinando alla Provincia, tornarono nei loro territori, mentre Cesare, affidati i quartieri d'inverno a Labieno, si recò nella Gallia cisalpina per tenervi le sessioni giudiziarie.

LIBRO QUARTO

Durante il consolato di G. Pompeo e di M. Crasso gli Usipeti ed i Tenteri (popolazioni germaniche) invasero la Gallia per sfuggire al dominio degli Svevi. Questi ultimi, infatti, furono la popolazione più bellicosa di quelle germaniche ed attuavano una rotazione biennale (parte del popolo si dedicava all'agricoltura e l'altra parte va sotto le armi) in modo da avere sempre pronto l'esercito. Quando Cesare venne a sapere dell'invasione reclutò subito la cavalleria ed iniziò la marcia. Dopo alcune trattative che non portarono accordi, i Germani attaccarono i Romani provocando loro molte perdite d'uomini valorosi. Giudicando inutile aspettare ancora Cesare portò, il giorno seguente, le truppe presso l'accampamento nemico che fu completamente distrutto.

Conclusa la guerra, il comandante romano decise che era arrivato il momento di far passare, alle sue truppe, il fiume Reno, per dimostrare ai Germani come la cosa fosse possibile non solo a loro, ma anche ai Romani. Siccome Cesare non riteneva sicuro guadare il fiume con le navi fece costruire un ponte che fu ultimato in dieci giorni. Una volta passato il Reno, l'esercito romano trascorse un breve periodo a distruggere i campi e le abitazioni, poi tornò in Gallia.

Nel breve periodo estivo che restava Cesare decise di effettuare una spedizione in Britannia per conoscere la zona e le popolazione che tante volte avevano aiutato i Germani. Prima di partire gli si presentarono i Morini (popolo già sottomesso) chiedendo e ottenendo i perdono per il loro precedente comportamento. Il viaggio per la Britannia non presentò problemi tranne per le navi che portavano la cavalleria che giunsero più tardi. Molte furono, invece, le difficoltà al momento dello sbarco, siccome vi fu un attacco delle popolazioni locali ai soldati. Questi impacciati dall'equipaggiamento e dall'acqua alta furono messi in notevole difficoltà, ma salvati da un'intelligente manovra che consistette nell'aggredire il lato destro, indifeso, dei nemici, con le armi da getto. Successivamente le popolazioni locali chiesero tregua, che fu loro concessa, ma che fu rotta dagli stessi quando approfittando di una tempesta che aveva indebolito i Romani, li attaccarono. In un primo momento riuscirono ad uccidere un gruppo di soldati che raccoglieva del grano, ma furono, pochi giorni dopo, vinti dalla cavalleria.

Al rientro in Gallia alcune navi, che avevano attraccato in un porto differente dalle altre, furono assalite dai Morini, che però si dettero alla fuga al sopraggiungere della cavalleria romana. Dopo una spedizione punitiva nei territori dei Morini e dei Menapi Cesare dispose i quartieri d'inverno nel territorio dei Belgi.



LIBRO QUINTO 

Nell'anno del consolato di L. Domizio e d'Ap. Claudio, Cesare ordinò alle legioni di costruire molte navi per la prossima spedizione in Britannia. Poiché i Treveri non ubbidivano ai suoi ordini si recò da loro e li trovò  divisi in due fazioni: una, guidata da Cingetorige, gli si sottomise subito, mentre l'altra, capeggiata da Indutiomario, pose una momentanea resistenza prima di presentarsi al duce. Raggiunto Porto Izio, dove lo attendevano le legioni, Cesare ebbe dei notevoli problemi con Dumnorige che si risolsero con l'uccisione dello stesso eduo.

Il viaggio verso la Britannia non presentò difficoltà e, appena arrivato, Cesare si lanciò all'inseguimento delle truppe dei Britanni che sconfisse nella selva dove si erano rifugiati. Proprio mentre i Romani stanno per raggiungere i nemici in fuga giunse la notizia che una violenta tempesta aveva distrutto buona parte delle navi. Appena ritornati al campo, mentre sistemavano le imbarcazioni, i Romani furono attaccati dai Britanni, ma, con l'aiuto d'alcune coorti giunte in soccorso, riuscirono a vincere. Il giorno seguente vi fu un altro scontro (vittoria romana) e la guerra si protrasse fino a quando, dopo la sconfitta dei suoi alleati, Cassivellauno chiese la resa.

Dopo la sistemazione dei campi invernali, i Romani furono assalita da Ambiorige che, sconfitto, rivelò che anche i Germani e tutti i Galli si stavano movendo per far loro guerra. Indecisi su come procedere i Romani credettero infine alle parole del re degli Eburoni e spostarono gli accampamenti per muovere anch'essi guerra. Forse per la mancanza di Cesare o magari per la gran forza nemica, i Romani vennero però sorpresi dai Galli in una stretta valle e gravemente sconfitti. Successivamente i Galli assalirono anche l'accampamento di Cicerone che, nonostante fosse stato incendiato, riuscì a resistere all'assedio fino all'arrivo di Cesare con le legioni. Intanto anche Labieno fu attaccato ,da Indutiomario, ma, grazie ad una tattica molto astuta ed approfittando di un rientro al campo disordinato dei nemici, riuscì a vincerli ed ad uccidere il loro capo.

Dopo quest'ultima battaglia in Gallia vi fu un periodo di relativa calma.

LIBRO SESTO

Preparandosi alla guerra, che voleva affrontare in estate, Cesare procedette al reclutamento d'altre legioni ed effettuò alcune spedizioni punitive nei paesi dei Nervi e dei Senoni. Quest'ultimi, però, riuscirono ad ottenere la tregua grazie all'intercessione degli Edui. Pacificata questa zona della Gallia, si recò nel territorio dei Menapi ed impose loro di non ospitare Ambiorige, se non volevano diventare nemici del popolo romano. Labieno, nel frattempo, aveva posto l'accampamento molto vicino a quello dei Treveri. Approfittando di un errore di valutazione nemico, che credeva l'esercito romano in fuga, Labieno ed i suoi uomini ottennero una facile vittoria togliendo il potere alla famiglia d'Indutiomario e consegnando la guida dal regno a Cingetorige.

Galli e Svevi sono popolazioni, che sebbene furono confinanti, avevano abitudini di vita molto differenti. La Gallia era divisa in due partiti: uno guidato dagli Edui e, l'altro, dai Remi.  Persone di notevolissima importanza furono, per queste popolazioni, i druidi, che avevano poteri sia religiosi sia giudiziari, mentre, in caso di guerra, era mobilitata un'altra classe sociale, quella dei cavalieri. Differenti erano le abitudini dei Germani che non avevano druidi né si occupavano di sacrifici e d'agricoltura. Grande importanza era, invece, attribuita alla caccia ed all'attività fisica. Vi fu un tempo, precedente alla guerra gallica, nel quale i Galli erano superiori ai Germani, ma, successivamente, s'indebolirono venendo a conoscenza degli agi e delle comodità.

Cesare divise in varie parti l'esercito ed affidò a Lucio Minucio Basilo la cavalleria. Basilo attaccò l'accampamento dei Treveri, ma non riuscì a catturare Ambiorige che scappò attraverso un folto bosco. Terminata questa spedizione l'esercito fu nuovamente diviso e, proprio mentre Cesare era lontano e parte degli uomini erano stati mandati a raccogliere il grano, l'accampamento, comandato da Cicerone, fu assalito dai Germani e si salvò solamente grazie al soccorso portato rapidamente da alcune coorti. Una volta tornato, il comandante romano si diede all'inseguimento d'Ambiorige distruggendo i territori per i quali passava. Non riuscendo a catturare il capo degli Eburoni si diresse a Durocortoro dove condannò Accone al supplizio siccome promotore della congiura dei Senoni e dei Carnuti, poi, partì alla volta dell'Italia.  




LIBRO SETTIMO

Una volta che Cesare tornò in Italia, per tenervi le sessioni giudiziarie, i Galli si riunirono progettando una rivolta comune per liberarsi definitivamente degli oppressori Romani. Comandante dell'impresa fu nominato Vercingetorige ed i Carnuti furono i primi ad attaccare i Romani. Una volta venuto a sapere di quanto avveniva in Gallia Cesare lasciò subito l'Italia, diretto verso le legioni che aveva lasciato nei quartieri d'inverno. In poco tempo l'esercito romano distrusse Vellaunoduno, Cenebo e Novioduno. A seguito della presa, da parte dei romani, delle tre importanti città Vercingetorige decise di cambiare tattica: dovevano essere distrutte tutte le città poco difendibili, i villaggi ed i campi di grani in modo da impedire ai nemici di trovare del cibo. Solo la città d'Avarico fu risparmiata, ma fu subito assediata dai Romani. I Galli, stabilito l'accampamento presso la città, la difesero strenuamente distruggendo i tentativi nemici di conquistarla approfittando della mancanza di viveri e del freddo. Giunti allo stremo delle forze i Galli pensarono di fuggire, ma il loro piano fu sventato dalle loro stesse donne e, il giorno seguente, furono sconfitti entro le mura della città dai Romani che li circondarono e li massacrarono.

Lasciata Avarico Cesare sedò dei contrasti sorti fra gli Edui e si diresse verso la città di Gergovia dopo che riuscì, con un abile piano, a passare il fiume Allier posto sotto stretta sorveglianza nemica. Successivamente, in assenza di Cesare, l'accampamento romano fu attaccato dagli Edui, ma i soldati riuscirono a resistere e rimettere in fuga i nemici. Tornati con il loro comandante a Gergovia, i Romani si prepararono all'assalto, conquistando alcune favorevoli postazioni nei pressi della città. Il tentativo fallì a causa d'alcuni gruppi di soldati che, per il troppo ardore, non si ritirarono al segnale. Cesare, infine, decise che aveva fatto abbastanza a Gergovia e passò nuovamente il fiume Allier, mentre Labieno, conquistata la città di Lutezia, ritornò ad Agendico. In seguito Vercingetorige riunì gli Edui e tutti gli altri ribelli per organizzare un piano il quale permettesse di sconfiggere i Romani, che, a loro volta, reclutarono dei cavalieri Germani.

I Galli attaccarono i nemici, ma furono sconfitti e si ritirarono presso Alesia dove, dopo che furono ultimate le opere di fortificazione, vi fu un altro scontro di cavalleria che si risolse grazie alla forza dei cavalieri Germani. Terminata la battaglia Cesare fece costruire molte linee di difesa mentre gli assediati, ridotti allo stremo delle forze per la mancanza di viveri, fecero uscire dalla città tutti coloro che non potevano combattere aspettando che i Galli portassero degli aiuti. Quando giunsero i soccorsi l'accampamento romano fu circondato. I Galli attaccarono ed ebbero una certa superiorità fino a quando si tennero ad una certa distanza, ma, successivamente, subirono delle gravi perdite. I nostri furono assaliti poco dopo in una zona a loro sfavorevole e, solo con l'aiuto di Labieno prima, e di Cesare poi, riuscirono a vincere il nemico che fu inseguito e sterminato dalla cavalleria. Il giorno seguente Vercingetorige ed i Galli chiesero la resa, poi Cesare portò l'esercito a Bibracte dove stabilì i quartieri d'inverno.

   

                                                  Così gli antichi romani vedevano la Gallia







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