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PROLOGO - Festa grande

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PROLOGO

Festa grande

È la primavera dell'anno 1300.Il papa Bonificio VIII ha indetto il primo Giubileo della storia, che durerà per tutto l'anno. Ai fedeli che si pentiranno dei propri peccati e si confesseranno, saranno concessi cento anni d'indulgenza. Tuttavia sono numerosi quelli che pensano che il papa approfitti del Giubileo per ricavarne soldi e per rendere il potere del papa più alto.

INFERNO

 

Un uomo si è perduto

Lontano dalla confusione della città, un uomo si aggira in una foresta. Si chiama Dante Alighieri. È scrittore e poeta, ma si occupa anche di Politica nella sua città: Firenze. È da una notte intera che si affanna inutilmente. L'alba non è lontana e un profilo di un colle lentamente sopra le cime degli alberi. Si avvia verso la cima della collina; ma dopo pochi passi è bloccato da uno strano animale, è una lonza. Dante impauritosi guarda dietro di sé un leone alle proprie spalle; come se non bastasse apparve anche una lupa. Questi tre animali rappresentano: la lonza, la lussuria, la smania dei piaceri sessuali, l'eccesso di passione amorosa; il leone, la superbia e la lupa, l'avarizia. Senza pensarci due volte Dante torna indietro verso la foresta.



L'aiuto insperato

La situazione di Dante sembra disperata, quando improvvisamente davanti agli occhi del Poeta appare una figura dall'aspetto solenne. È Virgilio il gran poeta latino, che Dante stimava molto, autore dell'Eneide che narra la vicenda di Enea. Virgilio riesce a portare in salvo Dante. Da lì ha inizio il viaggio.

Tre sante donne

Dante, essendo molto curioso, chiede a Virgilio cosa lo aveva spinto a salvarlo. Lui spiegò che la Vergine madre di Dio aveva raccomandato a santa Lucia di avvisare Beatrice che a sua volta a chiamato me. In seguito a questa spiegazione Dante fu pronto a intraprendere il viaggio con Virgilio.

Qui incomincia l'Inferno

Di lì a poco, Dante e Virgilio si fermano davanti a una porta sopra la quale sono scolpite parole terrificanti:

PER ME SI VA NELLA CITTA' DOLENTE

PER ME SI VA NELL'ETERNO DOLORE

PERME SI VA FRA LA PERDUTA GENTE

LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH'ENTRATE

È l'ingresso dell'Inferno. Dante scoppia a piangere troppo è l'orrore e grande la pietà. Si sentono dei lamenti ed essendo curioso il poeta chiede a Virgilio da dove provenivano. Lui spiega che erano gli ignavi, coloro che hanno vissuto una vita insulsa e che non meritano né lodi né biasimo.

Il feroce nocchiero

Più in là c'è un fiume, così stagnante che pare una palude. È l'Acheronte. Dall'altra parte, si apre la nera voragine dell'Inferno. Ed ecco che sulla superficie della palude compare una barca, che si fa sempre più vicina. A guidarla c'è un vecchio canuto: il demonio Caronte che ha il compito di far soffrire i dannati, sfogando sulle anime la rabbia che nutrono per essere stati esclusi dal paradiso. Era un uomo molto vecchio, con le guance pelose e gli occhi fiammeggianti. Caronte si arrabbia quando vede Dante ma poi sarà Virgilio a tirarlo fuori dai guai. È troppo per lui. Travolto dal terrore, sviene.

Dannate anime innocenti

L'Acheronte e il tragico nocchiero non ci sono più. Dante ora si trova nell'Inferno sul primo dei nove gradini. L'oscurità è nebbiosa, nell'area un presagio indefinibile carico di pena e di tristezza. Virgilio inizia a spiegarli che lì erano raccolte le anime dei peccatori che non sono potute essere battezzati. Questo immenso girone è il Limbo dove risiedeva Virgilio, che gli presenta i suoi amici: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano. Dante è molto emozionato. Lui di ciascuno conosce le imprese e il pensiero, ha letto i loro scritti o quanto è stato scritto su di loro. Dante vorrebbe parlare con loro, ma Virgilio gli ricorda che il viaggio doveva proseguire.

Minosse, il giudice infernale

Minosse è il custode del secondo girone; egli ha il compito di giudicare le anime destinate all'Inferno. È un essere mostruoso, feroce, ringhioso. Quando un'anima gli arriva davanti si sente costretta a confessargli i vari peccati commessi in vita. Minosse ascolta, attorciglia la coda in un numero di giri che corrisponde al gradino dell'Inferno nel quale l'anima dovrà scendere. Infatti, i gironi in cui è suddiviso l'Inferno sono nove; alcuni di loro sono sua volta suddivisi in sottogironi. Anche Minosse si arrabbia quando vede Dante ma sarà poi Virgilio a farlo calmare.

Amore, amore amore

Questo girone è spazzato da un vento furioso; il fragore della bufera trasporta strida, lamenti e bestemmie. Gli spiriti sono sbattuti qua e là nel buio senza un attimo di tregua. Dante chiede a Virgilio chi erano tutte quelle persone, e lui gli spiega che erano coloro che hanno ceduto alla lussuria. Nel turbino dei dannati, una coppia lo incuriosisce in modo particolare. Sono due anime che si tengono strette l'una all'altra che nemmeno il vento furioso riesce a separarle.

Essi erano Paolo e Francesca legati da un amore profondo. Dante chiede di raccontargli la loro storia. Il Poeta tacque per un momento, e poi commosso fa ulteriori domande ai due per saperne di più. Dopo aver ascoltato ciò Dante cadde a terra svenuto.

Pioggia e fango

Dante al suo risveglio scopre di essere stato trasportato a sua insaputa in un altro luogo. Ora si trova nel terzo girone. Dal cielo scende grandine grossa insieme con neve e sudicia pioggia. La terra è una melma puzzolente. In questo girone si trovano gli ingordi. Una belva mostruosa e crudele li tortura: è Cerbero dalle tre fauci canine spalancate, la barba unta e sporca, il ventre spropositato, le mani artigliate. Il demone passa e graffia, squarta le anime che i capitano a tiro. Anche Cerbero si infuria alla vista di Dante, ma poi Virgilio riesce a distrarre Cerbero salvando Dante.

Quanto era dolce il mondo

Dante e Virgilio proseguono; ed incontrano un dannato che il Poeta riconosce: era Ciacco di Firenze. Un goloso che avrebbe fatto di tutto pur di avere un buon pasto; un essere spregevole; che il ventre e la gola al posto della coscienza. Dante si ferma a parlare con lui; che chiede se poteva essere ricordato trai vivi; e così si conclude la loro conversazione.



Il valore della ricchezza

Dante e Virgilio arrivano nel quarto girone e anche Pluto il custode si arrabbia molto quando vede Dante. Lì si trovano gli avari e i prodighi. Il poeta si accorge che la maggior parte di loro erano uomini di Chiesa; la loro punizione era spostare pesanti massi, divisi in due gruppi, e girare lungo tutto il girone fin che non si incontrino con l'altro gruppo.

Una palude soffocante

Dante e Virgilio continuano il viaggio ed arrivano alla ripa che delimita il lato interno del girone. L'alto argine è spaccato dal corso di un fossato dalle acque quasi nere; i due lo costeggiano e raggiungono una lugubre palude che occupa tutto il quinto girone. Immersi in questa melma ci sono i peccatori che in vita si sono lasciati soffocare dall'ira

Un traghetto maligno

Dante e Virgilio proseguono lungo riva ed a un certo punto vedono una barca guidata da un uomo, era Flegias ,e anche lui quando vede Dante si infuria. I due salgono sulla barca per attraversare il fiume.

Anche Dante sa odiare

Durante il viaggio un peccatore si attacca all'imbarcazione: era Filippo Argenti cui Dante non solo lo disprezzava ma addirittura cominciò ad insultarlo. Ma il poeta non è il solo disprezzarlo infatti anche gli altri dannati lo torturano.

Gli angeli demoni

Dante Virgilio si avvicinano sempre più alla città di Dite e il maestro spiega che li i peccatori erano tormentati dal fuoco eterno. Questo è l'inizio del basso Inferno. Qui incontreranno i violenti, uomini che ucciso, ferito, ingannato tradito senza scrupolo. Quando arrivano alla porta d'ingresso alla città il 0assaggio è bloccato da demoni, un tempo angeli che si ribellarono a Dio. Anche l'oro si infuriano quando vedono Dante, ma questa volta Virgilio non interviene bruscamente ma ci andò a conversare sperando che dessero porta aperta a Dante.

Uno smacco per Virgilio

I demoni concessero il permesso di passare solo a Virgilio così Dante si sentì male preoccupato che il maestro lo lasciasse. Ma Virgilio lo rassicurò e andò di nuovo a vedere se gli veniva dato il permesso di entrare ma invano; Dante però notò che non era per niente deluso anzi.

Di spavento in spavento

Virgilio dice a Dante di avere un po' di pazienza e tutto si sistemerà; il poeta però non comprende le parole del maestro. Durante l'attesa l'attenzione di Dante viene colpita dalle tre Furie: Megera, Aletto, Tesìfone. La cosa che terrorizza di più il poeta è Medusa che vuole trasformarlo in pietra così Virgilio ordina a Dante di coprirsi gli occhi anche se sa benissimo che non potranno resistere più di tanto.

Un angelo altero e infastidito

Ma ecco che un fracasso improvviso si leva dalle acque dello Stige. Si vede una figura maestosa. Anche se impassibile e severo non riesce a sopportare il puzzo che c'è. Dante capisce che quello era un angelo. Lui riesce a scacciare le tre Furie, Medusa e i demoni che impedivano il passaggio a Dante. Così il viaggio può proseguire.

Il sepolcro infuocato

Dante e Virgilio entrano nella città senza che nessuno sbarri loro il cammino. Oltre la porta si stende una vasta terra piatta. È una grandissimo sepolcro, dove guizzano alte fiamme. Dai sepolcri escono lamenti; dentro quelle fosse ci sono gli eretici, spiega Virgilio. I dannati sono raccolti per tipo di eresia, e il tormento del fuoco è di intensità diversa secondo la gravità dell'eresia. Incominciano, così, a camminare fra i sepolcri e gli altri spalti della città. Dante gli sta alle calcagni, perché vorrebbe conversare con qualcuno. Improvvisamente una voce esce da una delle arche.

Scontro politico

Una figura esce fuori dal sepolcro e fissa Dante in volto. Il poeta lo riconosce quasi subito: è Farinata degli Umberti. Farinata era ghibellino, Dante è guelfo. Nemici ma entrambi spinti da una sola volontà: rendere la patria più forte, sicura e giusta. Farinata si mette a conversare con Dante; e per lui è una sorpresa amara sapere che i ghibellini erano stati esiliati. Ferito dalla notizia inaspettata, ammutolisce.

Un maledetto equivoco




Dante continua il suo cammino e questa volta incontra Cavalcante Cavalcanti che lo offende dispregiandolo perché suo figlio non era potuto divenire un poeta come lui e no aveva avuto l'occasione di visitare l'aldilà. Dante non se lo aspettava e cerca di giustificare in malo modo la sua visita. Si apre una conversazione fra i due ma per un errore Cavalcante Cavalcanti crede che suo figlio sia morto. Dante non ha nemmeno il modo di chiarirsi perché lui ritorna nel suo sepolcro.

Una predizione vendicativa

Farinata degli Umberti ritrova la parola e lo distoglie dal padre infelice. Così riprendono a parlare di politica. Farinata con un po' d'amarezza per la triste vicenda successa ai ghibellini spiega che anche Dante dopo cinquanta mesi sarà esiliato. Dante è sgomentato, rimane perplesso; ma poi, come se nulla fosse continua a parlare di politica e a discutere di Firenze. Virgilio richiama Dante e lo prega di proseguire il viaggio. Così Farinata risprofonda nel sepolcro. Nel cammino Virgilio si accorge che il suo protetto si è fatto pensieroso e gli chiede spiegazioni

Lezione di tipologia infernale

Dante e Virgilio si fermano per un breve riposo sulla sommità della ripa che li separa dal girone sottostante. Il maestro comincia a spiegare che oltre la barriera di sassi ci sono altri tre gironi. Nel settimo coloro che hanno vissuto facendo della violenza la loro legge. Nel cerchio più alto vi sono coloro che sono stati violenti con il prossimo. Nella parte più bassa ci sono i violenti contro Dio e contro la natura. Nell'ottavo girone stanno le anime di coloro che hanno usato la frode e l'inganno per ottenere ciò che volevano. E in fondo a tutto nel nono girone, che è il più piccolo e segna la fine dell'Inferno, là in quella che è la sede di Lucifero, incontrerai i traditori. È ormai tempo di proseguire.

Transito difficoltoso

Una discesa aspra fra rocce, ed ecco il girone dei violenti. Vi sta a guardia il bestiale Minotauro, il mostro mezzo uomo e mezzo toro. Come vede arrivare i due si infuria. Ma non lo considerano nemmeno e vedono che in fondo alla discesa scorre il fiume Flagetonte: una fossa a cerchio con sangue schiumoso e ribollente. Sulla sponda cavalcano Centauri armati di arco e frecce, in caso che qualcuno tenti di scappare. L'arrivo dei due sconosciuti li mette all'erta. Allora uno di essi si avvicina minacciosamente, era Nesso, che subito chiede spiegazioni. Virgilio gli risponde bruscamente e gli dice che parlerà solo col Centauro Chirone. Spiegatagli la loro situazione Chirone, chiama Nesso, e gli ordina di portarli dall'altra parte della riva. Così senza esitare il Centauro esegue gli ordini e li porta sull'altra riva poi Nesso gli abbandona senza salutarli.

Suicida per onore

Questa sponda è ricoperta da un bosco folto e aggrovigliato. È il regno delle Arpie, luridi uccellacci con il viso di donna, zampe artigliate e il ventre rigonfio ricoperto di penne. I suicidi vengono trasformati in sterpi che si spezzano e sanguinano. Gli scialacquatori sono ridotti a fuggire e a essere eternamente raggiunti e sbranati da cagne

Piove fuoco e scorre sangue

Il terzo girone dei violenti è una landa deserta di rena arida grossa, su cui non si vede nemmeno un filo d'erba. Un pianto disperato le accomuna perché una lenta pioggia di fuoco cade su loro. Gli usurai se ne stanno seduti immobili con le gambe strette tra le braccia; ci sono anche quelli che corrono fendendo con il petto la barriera infuocata. Solo un dannato subisce la tortura con indifferenza: è Capaneo, egli osò bestemmiare i suoi dei a perfino Zeus il quale lo punì uccidendolo con un fulmine.

Il grande vecchio di Creta

Dante chiede a Virgilio da dove hanno origine i vari fiumi che hanno incontrato. Così il maestro spiega che nell'isola di Creta dentro una grotta profonda sta diritto in piedi vecchio che volge le spalle all'oriente e guarda in direzione di Roma. Dal corpo ci sono delle fenditure dalle quali escono lacrime. Queste lacrime formano i vari fiumi che finora hanno visto: l'Acheronte, lo Stige e il Flagetonte.

Un maestro indimenticabile

Dante e Virgilio si lasciano alle spalle ilo bosco dei suicidi e si addentrano nel deserto di rena infuocata. Dante da lontano riconosce il suo maestro: Ser Brunetto, un uomo di grande cultura, un consigliere saggio e affettuoso. Così allievo e maestro si incamminano fianco a fianco. Ser Brunetto ha un po' di vergogna per la sua nudità, che non è solo del corpo, ma anche dell'anima. Dante non pronuncia il nome di Virgilio perché vuole dare a Ser Brunertto l'illusione che sia ancora lui il suo unico maestro. I due conversano un po' poi si devono lasciare

Il mostro alato

Sotto la pioggia di fuoco, non sono pochi i fiorentini che Dante riconosce. Ormai il bordo del terzo girone è lì al di là di una ripa scoscesa dove il ruscello di sangue precipita con il fragore di una cascata. Virgilio si fa consegnare da Dante una corda che teneva legata intorno alla vita come una cintura e la lancia di sotto, nel vuoto. In lontananza si vede una figura: è un mostro! Un volto d'uomo giusto e buono sopra un corpo di rettile; due zampe artigliate ricoperte di pelo fino alle ascelle; la schiena, il petto e i fianchi dipinti con disegni di nodi e rotelle. E il gigante Gerione, al quale Eracle tolse la vita. Virgilio chiede se poteva trasportare lui e Dante sulla schiena esso però non accetta subito ma deve pensarci . Il poeta nel frattempo rimane in compagnia degli strozzini che non gli rimanevano molto simpatici.







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