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DECAMERON - LA FOLLIA NEL DECAMERON

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DECAMERON

IL TITOLO:

Decameron deriva dal greco e letteralmente significa "di dieci giorni" e si rifà all'Exameron di Sant'Ambrogio. In realtà il tempo in cui questi giovani stanno in campagna è di 14 giorni poiché il venerdì è dedicato alla preghiera e il sabato alla cura personale delle donne.

LA FOLLIA NEL DECAMERON:

Nel Decamerone il tema della follia compare a più riprese intrecciandosi inevitabilmente con altre tematiche, come quelle della beffa, dello scherno, della burla. Uno degli aspetti più interessanti, però, è quello della follia per amore per la quale spesso uno dei due amanti giunge fino alla morte.

La concezione della vita morale nel Decameron si basa sul contrasto tra Fortuna e Natura, le due ministre del mondo (VI,2,6). L'uomo si definisce in base a queste due forze: una esterna, la Fortuna (che lo condiziona ma che egli può volgere a proprio favore), l'altra interna, la Natura, con istinti e appetiti che deve riconoscere con intelligenza. La Fortuna nelle novelle appare spesso come evento inaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cui espressione prima è l'Amore come sentimento invincibile che domina insieme l'anima e i sensi, che sa ugualmente essere pienezza gioiosa di vita e di morte.



L'amore per Boccaccio è una forza insopprimibile, motivo di diletto ma anche di dolore, che agisce nei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. La virtù in questo contesto non è mortificazione dell'istinto, bensì capacità di appagare e dominare gli impulsi naturali.

PROEMIO:

Con il Proemio Boccaccio sembra quasi voler dare una giustificazione alla sua opera, infatti egli dichiara in questa parte del libro il pubblico cui è destinato il libro ed il suo scopo. Il libro è dedicato agli afflitti dalle pene d'amore e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi (cacciare, giocare d'azzardo, mercanteggiare, ecc.) per cercare di dimenticare o almeno di alleviare queste pene e quindi, leggendo le novelle, potranno trovarvi svago ma anche dei suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni. Di conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato (l'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile e quindi può essere sentito solo da donne gentili), ma non composto da letterati, infatti è utile ricordare che non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano leggere.

Boccaccio usa, inoltre, il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà della prima. Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà soprattutto negli uomini della classe emergente (mercanti e nuovi borghesi) della quale fa parte il Boccaccio. Questi "nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai ceti nobili, quindi Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare questa classe alla quale sente di appartenere. Proprio per aver riconosciuto la capacità dell'uomo di interagire col proprio destino possiamo definire questo autore come un preumanista, infatti nel trecento era ancora fortemente radicata l'idea che l'uomo fosse una "pedina" nelle mani del destino che si divertiva a muoverlo secondo un disegno preciso e, soprattutto, prestabilito.

Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in tutte le sue forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale si ispira ai romanzi della grande tradizione, a quelle più frivole (amori più "terreni") per i quali si ispira ai fabliaux francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato scandaloso per molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio introduce una "novità" nella letteratura trecentesca: parla dell'amore visto con gli occhi di una donna.

Dal proemio possiamo, inoltre, cominciare ad intuire la struttura dell'opera in cui il narratore si identifica con l'autore stesso, ma la narrazione delle varie novelle viene poi delegata ai dieci giovani che, alcune volte, passano la parola ai personaggi delle novelle che raccontano altri aneddoti.

I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio nel Proemio e sono: novella, favola, parabola e testo breve.

INTRODUZIONE ALLA 1ª GIORNATA:

Nell'introduzione alla 1ª giornata possiamo distinguere due parti nelle quali è possibile riconoscere dei precisi indicatori temporali. Nella prima parte si trova l'anno in cui la pestilenza si abbatté su Firenze, cioè il 1348, e il periodo in cui questa raggiunge il suo culmine, ovvero la Primavera, soprattutto il mese di Maggio. A questi indicatori temporali corrisponde una serie di indicatori spaziali che ci indicano lo stato della città di Firenze e dei suoi abitanti descritti a partire dal centro cittadino, dove dimoravano i nobili, fino a raggiungere il contado posto fuori dalle mura cittadine. Dal racconto che ne fa l'autore emerge molto chiaramente il carattere distruttivo dell'epidemia e il suo effetto disgregante su tutta società cittadina e persino sulla famiglia ("l'un fratello l'altro abbandonava e il zio il nepote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e,...,li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.") dal quale deriva l'isolamento dei malati che vengono abbandonati al loro triste destino senza il minimo conforto morale o religioso.

Nell'introduzione vengono anche descritti gli usi che entrarono a far parte del quotidiano in quel periodo, cioè: saccheggi nelle case lasciate deserte, morti lanciati fuori dalle finestre, becchini che giravano per la città come padroni incontrastati, funerali di massa, fosse comuni, bare comuni, ecc.; ma l'aspetto forse più importante che ne emerge sono le reazioni di coloro che non erano ancora stati contagiati dal morbo che rappresentano con la loro grande varietà di comportamenti, e quindi di convincimenti, la diversità dei cittadini dovuta alla loro estrazione sociale (i nobili si dedicavano a tutti gli svaghi possibili ed immaginabili o scappavano nei possedimenti in campagna, i borghesi si limitavano a girare con strani unguenti sotto il naso per evitare il contagio, ecc.) . In tutte le credenze, popolari o aristocratiche che fossero, era comunque ben leggibile una grossa dose di superstizione  che riuniva i fiorentini che, d'altra parte, si trovavano nella stessa situazione di paura e di incapacità di agire.

Boccaccio descrive, inoltre, la totale inadeguatezza delle cure prescritte dai "medici", tra le quali erano molto in uso salassi e purghe che avevano lo scopo di purificare il corpo, ma che ottenevano l'effetto opposto a quello sperato, perché altro non facevano che indebolirlo e quindi esporlo maggiormente agli attacchi degli agenti esterni.



In totale contrasto con questa prima parte è la seconda che è identificata da un indicatore temporale molto preciso (Martedì) nella quale avviene l'incontro tra le sette ragazze (di età compresa tra i 18 ed i 28 anni) ed i tre ragazzi (attorno ai 25 anni) all'alba, nella Chiesa di Santa Maria Novella che è descritta in modo tale da sembrare lontana anni luce dalla ferocia dell'epidemia. In contrasto ancora maggiore è la parte seguente all'incontro, cioè il trasferimento in campagna che, se la chiesa era già lontana anni luce dall'atmosfera cittadina, è quasi paragonabile al Paradiso ("Era il detto luogo sopra una montagnetta da ogni parte lontano alquanto dalle nostre strade, di vari albuscelli e piante tutte di verdi fronde ripiene piacevoli a riguardare; in sul colmo della quale era un palagio con bello e gran cortile nel mezzo, e con logge e con sale e con camere, tutte ciascuna verso di sé bellissima e di liete dipinture raguardevole e ornata, con pratelli da torno e con giardini maravigliosi e con pozzi d'acque freschissime..."). Il trasferimento si svolge il giorno seguente all'incontro, il Mercoledì, sempre all'alba. Dopo essere arrivati nella loro nuova dimora i giovani stabiliscono i compiti della servitù e decidono anche, approvando la proposta della "regina" Pampinea, la scansione dei periodi della giornata: la mattina ci si alzava di buon'ora e si poteva fare ciò che si voleva, dopo pranzo si andava a dormire fino alle tre, nel pomeriggio ci si ritrovava e si raccontava una novella a testa su un tema stabilito la sera precedente dalla nuova regina, poi si cenava e dopo la cena ci si intratteneva con balli e canti fino all'ora di ritirarsi nelle proprie stanze. 

 

1ª GIORNATA (Regina: Pampinea):

Novella n° 1:

Tema centrale: la capacità delle parole di ribaltare le situazioni

Schema narrativo:

Musciatto Franzesi deve recarsi a Roma da Bonifacio VIII e lascia i suoi affari con i Borgognoni in mano a ser Ciappelletto, un uomo che godeva di pessima reputazione, perché lo ritiene abbastanza "cattivo" da trattare con loro che egli ritiene uomini di malafede.

Ser Ciappelletto si reca in Borgogna e tratta egregiamente gli affari, ma si ammala gravemente.

I fratelli presso i quali risiede (due usurai) si preoccupano per la sua sepoltura (Ciappelletto era il peggiore cristiano al mondo e temono che i frati non glielo seppelliranno e dovranno provvedere loro di tasca propria all'inumazione).

Ser Ciappelletto capisce questa preoccupazione e si fa chiamare un frate che lui imbroglia durante la confessione fingendosi un santo. Il frate resta talmente colpito dalla rettitudine della vita di Ciappelletto che gli promette un posto in convento.

Quelle sera Ciappelletto muore, i frati gli fanno una veglia ed un funerale degni di un re e lo proclamano Santo.

Personaggi e ideologia mercantile:

Il personaggio principale di questa prima novella è ser Ciappelletto: un notaio di piccola statura, imbroglione, pettegolo, falso, bestemmiatore, assassino, miscredente, ladro, goloso, bevitore e giocatore incallito; ovvero forse il peggiore uomo presente sulla faccia della Terra. Egli, inoltre, è uno dei peggiori bugiardi perché riesce a mentire persino ad un chierico e soprattutto in punto di morte per riuscire ad accaparrarsi una fazzoletto di terra consacrata; oltretutto non mente di poco, ma si fa passare addirittura per un sant'uomo. Egli viene però descritto come un bravo mercante (tanto è vero che ser Musciatto Franzesi gli affida i suoi affari più "complicati") quindi possiamo dedurre che queste sono le caratteristiche tipiche dei rappresentanti di quella categoria dell'epoca (forse meno accentuate) e da ciò possiamo anche ricavare che imbrogli e speculazioni erano all'ordine del giorno e che la mancanza di scrupoli fosse ritenuta quasi una virtù nel campo mercantile, visto che solo chi non si curava minimamente dei danni che procurava agli altri riusciva ad arricchirsi e ad emergere dalla marea dei piccoli mercanti.

Gli altri personaggi della novella sono: ser Musciatto Franzesi (mercante con grandi affari soprattutto in Francia), Carlo Senzaterra (fratello del Re di Francia) e i due fratelli che ospitano ser Ciappelletto (usurai avarissimi).

Spazio e tempo:

La novella si svolge in Borgogna, come dichiarato dal narratore stesso, ma non si notano nella novella riferimenti ambientali fissi o descrizioni di luoghi. Anche per quanto riguarda il tempo la definizione è incerta, ma è possibile dedurre che la vicenda si svolge in un passato non molto lontano rispetto all'epoca della narrazione. Ciò grazie al riferimento a Papa Bonifacio VIII che è morto nel 1303.

Il tempo della narrazione coincide con quello della storia nella scena in cui si narra la confessione di ser Ciappelletto, mentre la descrizione del personaggio è una pausa narrativa e l'inizio e la fine della novella sono un susseguirsi di sommari e di elllissi.

Novella n°2:

Tema centrale: la capacità di convinzione e la corruzione del clero

Schema narrativo:

Giannotto Civignì e Abraam il Giudeo sono due mercanti parigini amici, e il primo cerca di convincere il secondo a convertirsi al cristianesimo.

Abraam decide di andare a Roma a vedere il Papa ed il clero e, se questi lo convincono come ha fatto Giannotto, promette di convertirsi.

Giannotto è sicuro di perdere la "sfida" e cerca di trattenerlo, ma Abraam va a Roma e vede la corruzione e lo stile di vita clericali.

Tornato a Parigi, contro ogni previsione di Giannotto, Abraam si converte sostenendo che: se, nonostante il comportamento del clero, il cristianesimo continuava ad espandersi allora esisteva veramente lo Spirito Santo.




Novella n°3:

Tema centrale: l'astuzia

Schema narrativo:

Saladino ha bisogno di soldi e decide di chiederli in prestito a Melchisedech, un usuraio, ma prima vuole metterlo alla prova e lo manda a chiamare.

Saladino mette in atto il suo trabocchetto(domanda sulle tre fedi religiose)

Melchisedech trova subito l'ambiguità e per aggirare il trabocchetto racconta la novella dei tre fratelli e dei tre anelli; paragonando la conclusione alla questione a lui posta.

Saladino capisce che Melchsedech è un uomo saggio e gli confida i suoi progetti facendosi prestare i soldi senza alcun timore e diventando suo grande amico.

Personaggi ed ideologia mercantile:

Il personaggio principale di questa prima novella è Melchisedech: un usuraio arabo al quale Saladino si rivolge per ottenere un prestito. Egli, messo alla prova, si dimostra uomo molto saggio ed accorto, quindi possiamo dedurre, anche in questo caso, che le suddette caratteristiche erano peculiarità dei mercanti dell'epoca i quali, senza di esse, non avrebbero certo costruire il loro impero commerciale perché sarebbero stati prede di raggiri clamorosi e avrebbero perso stoltamente il loro denaro finendo nella miseria.

L'altro personaggio della novella è Saldino, il gran re di Persia che, dovendo chiedere soldi a Melchisedech, vuole anche verificare la sua validità come "mercante", quindi gli tende un trabocchetto costruito a regola d'arte, e, proprio da questo, possiamo capire la saggezza del sovrano che non vuole correre rischi personali e non vuole farli correre nemmeno al suo popolo.

 

Spazio e tempo:

Non si notano nella novella riferimenti ambientali fissi o descrizioni di luoghi. L'unico elemento che può aiutarci a stabilire il luogo dove si svolge l'incontro tra i due è il riferimento alla chiamata di Melchisedech, che viene da Alessandria d'Egitto, da parte di Saladino, quindi si può dire con una certa sicurezza che il fatto narrato si svolge nel palazzo del re siriano, che si trovava nella capitale del regno. Anche per quanto riguarda il tempo la definizione è incerta, ma è possibile dedurre che la vicenda si svolge tra il 1174 e il 1193, periodo in cui Saladino dominò la Siria.

Novella n°4:

Tema centrale: l'astuzia (peccati della vita religiosa)

Schema narrativo:

Un frate virtuoso un giorno incontra una bella ragazza e la vuole possedere.

La porta con sé nella sua cella e "si diverte" con lei.

L'abate lo scopre e finge di niente per poter indagare meglio, ma lui sa di esser stato scoperto e, con una scusa, esce.

L'abate entra nella sua cella per parlare con la ragazza, ma non resiste e "si diverte" anche lui con lei, mentre il frate lo spia.

Quando il frate rientra l'abate vuole dargli la punizione, ma il frate gli fa capire di averlo visto "intrattenersi" con la ragazza e allora l'abate deve soprassedere e insieme lasciano uscire la ragazza, che rientrerà spesso al convento per il piacere di entrambi.

Novella n°5:

Tema centrale: l'astuzia (femminile)

Schema narrativo:

Il Marchese di Monferrato è famoso alla corte di Francia per le sue gesta valorose, ed è molto conosciuta anche la Marchesa per la sua bellezza.

Il re di Francia (Filippo Augusto), dovendo partire per le crociate, decide di partire da Genova per passare dal Monferrato a far visita alla Marchesa con l'intento di soddisfare il suo desiderio di lei.

Avvisata dell'arrivo del Re la Marchesa capisce subito le sue intenzioni e si prepara ad affrontarlo.

La Marchesa organizza un banchetto dove fa servire solo galline. Alla prima battuta del Re, la Marchesa lo fredda facendogli intendere di aver capito il suo "gioco", così a lui, demoralizzato, non resta che terminare il pranzo e andarsene.

Personaggi e ideologia mercantile:

Il personaggio principale di questa novella è la Marchesa del Monferrato che si dimostra tanto intelligente e scaltra quanto è bella. Probabilmente qui il Boccaccio ha voluto indicare le capacità organizzative della donna che, anche in assenza del marito è in grado di organizzare banchetti e di difendersi dagli "attacchi amorosi" degli spasimanti con un'abilità di parola sorprendente che riesce a lanciare la sua frecciata senza offendere nessuno; e questo è quello che fa la Marchesa del Monferrato cacciando, con le buone maniere, il Re di Francia.

Gli altri personaggi della storia sono: Filippo Augusto (Re di Francia), il Conte del Monferrato (marito della Marchesa e valoroso condottiero).

Spazio e tempo:



La novella si svolge nel palazzo del Marchese e della Marchesa del Monferrato, ma non ci sono nella storia né altri riferimenti ai luoghi né descrizioni di ambienti.

Per quanto riguarda il tempo, la novella si svolge all'epoca della terza Crociata (1187 - 1193); è possibile stabilirlo grazie al riferimento al Re Filippo Augusto (o Filippo il guercio) che guidò appunto la terza crociata con Federico Barbarossa e Riccardo Cuor di Leone.

Novella n° 6:

Tema centrale: le frasi improvvise e involontarie che fanno ravvedere e l'avarizia e la corruzione del clero

Schema narrativo:

Un prete inquisitore vuole ottenere i soldi di un uomo ricco, così lo spaventa facendogli credere di rischiare il rogo.

L'uomo, spaventato, paga il prete e questi lo "grazia", condannandolo solo a sentire una S. Messa tutte le mattine e a recarsi da lui a mezzogiorno.

Una mattina l'uomo sente un pezzo del Vangelo che lo incuriosisce e lo ripete all'inquisitore con annesso un suo ragionamento apparentemente molto ingenuo, causando l'ilarità generale.

L'inquisitore capisce dove vuole arrivare l'uomo (l'avarizia) e lo lascia andare.

 

Novella n° 7:

Tema centrale: le novelle che fanno ravvedere e l'avarizia di cui è facile cadere vittime.

Schema narrativo:

Can della Scala aveva dato una festa, ma all'ultimo momento l'aveva annullata facendo tornare tutti gli ospiti a casa.

Bergamino era però rimasto, convinto di venire richiamato in poco tempo, ma i giorni passavano e lui cominciava ad intristirsi e a non riuscire più a pagare l'oste che lo ospitava.

Un giorno messere Cane lo vede e gli chiede di raccontargli una storia.

Bergamino gli racconta la novella dell'abate di Clignì che, preso da improvvisa avarizia, non voleva dare da mangiare ad un suo ospite come aveva sempre fatto, ma scoperto che egli era un famoso scrittore gli offre il pranzo e lo riempie di doni.

Messere Cane capisce l'antifona e paga il conto di Bergamino all'oste.

Novella n°8:

Tema centrale: le frasi improvvise e involontarie che fanno ravvedere e l'avarizia di certi nobili.

Schema narrativo:

Ermino de' Grimaldi era il Signore più ricco di Genova, ma era anche il più avaro.

In quel periodo era arrivato a Genova Guglielmo Borsiere, uno stimato uomo di Stato, che, sentito parlare di "Ermino Avarizia", lo volle incontrare.

Ermino gli fece visitare la sua casa e gli chiese cosa far dipingere di mai visto su una parete. Guglielmo gli rispose che lui non aveva sicuramente mai visto la Cortesia.

Ermino ci rimase talmente male che da quel giorno divenne il Signore più generoso di Genova.

Novella n° 9:

Tema centrale: le frasi improvvise e involontarie che fanno ravvedere e la viltà.

Schema narrativo:

Una donna di Guascogna, andata in pellegrinaggio al Santo Sepolcro, viene oltraggiata a Cipro, sulla via del ritorno.

Ella vuole andare dal re per far punire i suoi oltraggiatori, ma le anticipano che al re non ne sarebbe importato nulla perché egli era un vile che lasciava oltraggiare persino la propria persona.

La donna va dal re e con la sua preghiera lo trasforma nel più severo persecutore degli oltraggiatori che esista al mondo.

Novella n° 10:

Tema centrale:  l'abilità di schernire senza offendere e i "costumi" dell'epoca

Schema narrativo:

Maestro Alberto, un medico settantenne di Bologna, s'innamora di una giovane vedova, Malgherida Ghisolieri, e comincia a passare continuamente sotto casa sua.

Un giorno lei e le sue amiche decidono di farlo entrare per schernirlo.

Lui entra e si siede, ma capisce subito lo scopo delle donne e, quindi, risponde per le rime ai loro discorsi sibillini.

Le donne restano tutte di sasso e lui si congeda molto amichevolmente.







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