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IL VALORE DEL TEMPO

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Il tempo in due autori latini - La concezione del tempo nell'opera di Seneca
A. Meucci
IL VALORE DEL TEMPO

PREMESSA

Lo scopo della mia ricerca è quello di porre alcune riflessioni sul rapporto dell'uomo con il tempo nella cultura del nostro secolo traendo spunti da campi culturali diversi attraverso una panoramica di testimonianze.

Il problema del tempo, ha sempre formato oggetto di speculazione culturale perché è strettamente connesso all'evoluzione dell'uomo: evoluzione non solo in senso biologico, e quindi con differenze a seconda delle varie fasi della sua età, ma anche e soprattutto in senso filosofico e letterario, come espressione della personalità umana nella ricerca conoscitiva del fluire del tempo nella nostra esistenza interiore.

A mio avviso il rapporto dell'uomo di fronte al tempo più che nei secoli passati assume una particolare e nuova rilevanza nel nostro secolo che ha cambiato il modo di concepire la "dimensione tempo" che si identifica con il tempo che trascorre di momento in momento ( il presente), con quello che è già trascorso che appartiene a un passato più o meno vicino o più o meno remoto ( il passato) e con quello che verrà (cioè il futuro).  



 LA "DIMENSIONE DEL TEMPO" NELLA SPECULAZIONE FILOSOFICA

IL VALORE DEL TEMPO

Quasi tutti i filosofi occidentali s 111c27b i sono posti il problema del tempo, dando risposte assai diverse tra di loro. Per comodità di presentazione, potremmo distinguere tre concezioni fondamentali:

1.     il tempo oggettivo;

2.     il tempo come struttura della possibilità;

3.     il tempo soggettivo;

1.     il tempo oggettivo.

Il tempo viene visto come una "realtà" sostanziale, di cui si chiede se esista o meno. In questo contesto la filosofia antica lo definiva come ordine misurabile del movimento.

Uno dei primi a tentare di dare una definizione esatta di tempo fu  Aristotele, egli sostiene che il tempo sembrerebbe non esistere, in quanto è formato dal passato, che non esiste più, e dal futuro, che non esiste ancora.

Respinge però questa idea e lo definisce come "numero del movimento secondo il prima e il poi", cioè il tempo è connesso, ma non identificato, col divenire.

2.  il tempo come struttura delle possibilità;

La seconda concezione del tempo si è fatta strada all'interno della filosofia esistenzialistica che considera il tempo come struttura della possibilità.

Il filosofo che prese in considerazione questa concezione fu Heidegger.

Egli sostiene che nel tempo esiste un'esistenza autentica, vivendo attivamente il presente, e in autentica, rimanere legati al passato.

3.  il tempo soggettivo.

La terza concezione fondamentale del tempo è quella che lo considera come un "vissuto" , dunque una funzione del soggetto.

La diffusione di questa dottrina nella filosofia si deve a S. Agostino il quale identifica il tempo nella vita stessa dell'anima che si estende per il passato e l'avvenire.

Infatti per lui il tempo non ha essere e nasce nell'uomo al momento della sua creazione.

Nella filosofia contemporanea, è Bergson che più ha ripreso la concezione, contrapponendola al concetto scientifico del tempo. Secondo lui il tempo della scienza è un tempo spazializzato e perciò non ha alcuno dei caratteri che la coscienza riconosce propri del tempo.

Esso viene rappresentato come una linea immobile.

Per Bergson il tempo della coscienza, la durata, ha invece una natura diversa del tempo spaziale: non è come una collana di perle, in cui è indifferente quale posizione occupi ogni singola  perla; è piuttosto una valanga che, precipitando, assume sempre una forma diversa dalla precedente conservando, nel suo continuo accrescersi, tutta la neve che ha via via raccolto.

Bergson

Nel pensiero contemporaneo la metafisica non gode di molta fortuna, infatti il Novecento è sicuramente un secolo anti-metafisico.

Henri Louis Bergson è uno dei pochi filosofi che riafferma il valore teorico della metafisica.

In tal senso, la rivalutazione della metafisica operata dal filosofo francese non significa né una riabilitazione della metafisica moderna né una ripresa della metafisica antica delle idee e forme eterne, bensì l'identificazione della metafisica con l'intuizione, in quanto strumento che, a differenza dell'analisi che si limita a classificare la superficie delle cose, consente di cogliere il significato profondo dell'essere.   

Per Bergson il principio fondamentale dell'universo è lo " slancio vitale" (èlan vital).

Lo slancio è un impulso, un'energia spirituale, che spinge la materia verso forme di realizzazione via via più complesse.

Inoltre lo slancio vitale, evolvendosi continuamente, si è andato scindendo in molti direzioni;  ma talvolta esso si arresta immobilizzandosi e si cristallizza in forme finite dando origine alla materia.

Bergson identifica lo slancio vitale con Dio che ha bisogno di effondere il suo amore al di fuori di sé, nel mondo.

Lo slancio vitale è costituito di due aspetti che, pur diversi, svolgono analoghi compiti e sono strettamente connessi e uniti.

Questi due aspetti sono l'istinto e l'intelligenza che sono ordinati alla soddisfazione dei bisogni della vita.

L'istinto, rimanendo intimamente legato alla vita, procede organicamente, cioè secondo il funzionamento degli organi, e risolve la situazione in modo meccanico e cieco, senza averne coscienza.

L'intelligenza ha la capacità di rendersi conto delle situazioni e di creare artificialmente gli strumenti adatti a risolverle.

La facoltà con cui l'uomo può comprendere la realtà nel suo profondo principio è l'intuizione che sta tra l'istinto e l'intelligenza.

Alla base del pensiero di Bergson vi è una duplice concezione del tempo:

-         il tempo della scienza;

-         il tempo della coscienza.

Il tempo della scienza, di cui si avvale la fisica, la matematica e in particolare la psicologia positivista, è un tempo spazializzato che è costituito da tanti attimi qualitativamente uguali, in successione.

Si tratta di un tempo reversibile, cioè ripercorribile in tutti i sensi, infinite volte. Questo concetto trova la sua immagina in una collana di perle tutte ordinate, in cui è indifferente quale posizione occupi ogni singola perla.

La concezione del tempo di cui fa uso la scienza è senza dubbio fornita, secondo Bergson, di un  certo grado di verità: esteriorizzando il tempo, come successione misurabile di istinti, la scienza riesce ad ottenere successi necessari alla vita pratica. Però la scienza confonde il tempo con lo spazio e esprime la durata attraverso l'estensione.

Bergson contrappone così al tempo della scienza, che non fa altro che astrarre, quantificare e spazializzare, l'esperienza psicologica del nostro io, il tempo della coscienza (o della vita).

Il tempo della coscienza può essere chiamato anche tempo come "durata" cioè successione continua di processi che si compenetrano in uno sviluppo imprevedibile e libero in cui il passato dura vivendo nel presente e l'uno e l'altro durano prolungandosi nel futuro; questo è un processo costante.

Il tempo vero è, infatti, per Bergson un fluire non spazializzato di stati della coscienza in cui ha alcun senso la distinzione del prima e del poi e quindi il concetto di irreversibilità.

Il tempo della durata coincide con il fluire autocreativo della coscienza.



Questo concetto trova la sua immagine in una valanga (o un gomitolo) che, precipitando, assume sempre una forma diversa precedente conservando nel suo continuo accrescersi, tutta la neve che ha via via raccolto.

Con questa immagine, secondo Bergson, possiamo capire che il tempo ci permette di fare esperienza.

LA "DIMENSIONE DEL TEMPO" NELLA SPECULAZIONE LETTERARIA

LETTERATURA ITALIANA

GIUSEPPE UNGARETTI: " SENTIMENTO DEL TEMPO"

Nel "Sentimento del Tempo" di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) il punto focale della raccolta è, come ci suggerisce il titolo, il sentimento che il poeta ha del tempo.

Alla poetica dell'attimo, utilizzata nella prima raccolta "Allegria", si sostituisce una diversa percezione del tempo che, adesso è inteso, facendo riferimento a Bergson, come pura durata interiore ed evocato in una dimensione mitologica, "sentito" nella violenza e nel torpore dei momenti estivi della giornata e assunto nel fluire della stagioni.

È "Sentimento del Tempo" anche l'approdo ad un universo ancestrale e primigenio, alieno da colpe e da peccati, ove la realtà è sublimata nell'incontro metafisico tra il contingente e l'eterno.

Il poeta individua nell'opera tre momenti fondamentali nel suo modo di avvertire il tempo: "Nel primo mi provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità  storica; nel secondo, una civiltà minacciata di morte m'induceva a meditare sul destino dell'uomo e a sentire il tempo, l'effimero in relazione con l'eterno; l'ultima parte del Sentimento del Tempo ha per titolo l'amore, e in essa vado accorgendomi dell'invecchiamento e del perire della mia carne stessa".

Ungaretti sente profondamente il veloce scorrere del tempo, il rapido fluire delle cose, delle persone amate e questo sentimento produce, per contrasto, la nostalgia del passato e più tenace attaccamento alla vita.

Ma accanto al fluire delle cose appare  l'altro tema della raccolta, sentimento di Dio, in cui si placa l'angoscia esistenziale del poeta.

La ricerca di Ungaretti di un'autenticità del vivere, si nutre del senso del divino.

È un elevarsi in una dimensione mitico-metafisico alla conquista di una purezza originaria, è un penetrare nelle atmosfere impalpabili dell'onirico e dell'evocativo.

La parola poetica dell'opera diventa un atto vibratorio puro, un "miracolo" teso a far risuscitare nella sua purezza originaria un mondo sepolto nella memoria.

Ne deriva una totale dilatazione del tempo, le cui parabole sono trasfigurate come eterne figure dell'armonia universale e sono recepite con una disposizione onirico impressionista.  

ITALO SVEVO: "LA COSCIENZA DI ZENO"

Italo Svevo con le sue opere darà un grande influsso alla teoria sul tempo di Bergson, in particolare modo "La coscienza di Zeno", capolavoro del 1923.

Prima di addentrarsi nella "dimensione tempo", intrecciata nel vissuto psicologico dei personaggi del romanzo, vale la pene accennare brevemente il percorso narrativo.

"La coscienza di Zeno" è una sorte di autobiografia di un ricco commerciante triestino che egli scrive, su consiglio dello psicanalista che lo sta curando, volgendosi in dietro a riconsiderare gli eventi della sua vita.

Il romanzo è scritto in prima persona da Zeno Cosini, il protagonista, il quale è contemporaneamente l'attore e il narratore della storia che lo riguarda.

Il romanzo è preceduto da una prefazione, a firma del dottore S. psicoanalista, che spiega come ciò che segue sia il memoriale di un suo paziente (Zeno Cosini) steso come preparazione ed aiuto alla terapia a cui Zeno si è sottoposto per poi ribellarsi ed abbandonare l'analista, il quale intende vendicarsi rendendo pubblico il manoscritto privato.

La costruzione del racconto non è una autobiografica compiuta ma un'analisi retrospettiva di episodi della vita del protagonista.

Nuovo e originario è il particolare trattamento, quello che Svevo chiama tempo misto; infatti la trama narrativa procede su due distinti piani temporali: uno è quello del racconto ("L'adesso che scrivo" come dice Zeno) nel quale si svolgono la redazione delle memorie e la cura psicoanalitica e l'altro il tempo del vissuto, riguarda esperienze e fatti evocati, risalenti a 25 anni prima, e riportati al momento attuale della narrazione da parte di Zeno.

La trama si viene così articolata in capitoli, ciascuno dei quali imperniati su un nucleo tematico che ripercorre un evento del vissuto del protagonista: ad esempio il vizio del fumo, dal quale Zeno tende invano di liberarsi; la morte del padre con un a retrospettiva del difficile rapporto tra padre e figlio; la moglie e l'amante rievocate nella felice vita coniugale e nella volontà di trasgressione alla normalità attraverso l'adulterio.

Al testo del memoriale si aggiunge una sorta di diario di Zeno, in cui si spiega il suo abbandono alla terapia e si dichiara sicuro della propria guarigione.

Si tratta di capitoli nei quali scompaiono la struttura e le sequenze temporali del romanzo tradizionale dell'ottocento (non c'è storia da narrare e non c'è una successione logica-temporale da seguire) ma che procedono per argomento nel susseguirsi di eventi che il protagonista rivive in libera successione con il fluire dei ricordi, è un memoriale, una confessione autobiografica.

È un continuo alternarsi di passato e di presente, con una molteplicità di punti di vista e di retrospettive, nella realtà senza tempo della coscienza.

Ed infatti protagonista del romanzo è proprio la coscienza nella quale si intrecciano e si mescolano disordinatamente i frammenti della memoria al di fuori di ogni percorso cronologico.

La coscienza non è più un unità identica ed ordinata, ma si scompone e si ricompone continuamente attraverso un complesso poliedrico di esperienze, di ricordi, di sentimenti, di desideri rivissuti da Zeno nello smarrimento e nel buio della sua realtà esistenziale.

L'io narrante confronta ieri e oggi, con giudizi e con riflessioni, senza un ordine cronologico riportando alla luce episodi occultati per anni nelle stratificazioni dell'inconscio, lo stesso Svevo afferma "il passato è sempre nuovo, come la vita procede esso si muta perché risalgono a galla della parti che parevano sprofondate nel nulla mente altre scompaiono".

Ricordo, a proposito, un episodio del romanzo.

Il suocero, per il quale l'io narrante, Zeno, ha sempre portato venerazione  ed affetto, è gravemente malato e il medico gli ha proibito il vino.

Ma durante una festa Zeno gli versa abbondantemente da bere ed il suocero non approfitta del vino offertogli e intuisce, in un momento di lucidità, l'avversione per lui che si agita nell'animo del genero.

E anche Zeno, nel rievocare l'episodio, è costretto a prendere atto di questa verità che non gli fa onore e che tanti anni prima aveva avvertito e poi rimosso.

Sono le piaghe dell'inconscio, riportate alla luce, a dominare la "dimensione tempo" fondendo passato e presente in libera successione cronologica con il fluire dei ricordi e il flusso della coscienza.

Poiché Svevo non segue una progressione logico-narrativa, ma procede secondo un ordine che obbedisce all'analogia e all'associazione di idee, in passato alcuni critici hanno accostato il "flusso di coscienza" dell'Ulysses di Joyce al monologo interiore di Zeno: ma se ci sono alcuni punti in comune (la narrazione che procede a episodi autonomi, spontaneamente), tuttavia ci sono ben evidenti differenze tra le due opere, che nascono con una struttura radicalmente diversa: Zeno nel suo monologo ricostruisce il proprio passato per iscritto, costruendo logicamente il discorso, con un ordine preciso, selezionando il materiale; quella del protagonista dell'Ulysses (mr Bloom) invece è una registrazione diretta e immediata dei contenuti della mente, al presente, senza alcun controllo, in un processo da cui sono escluse coscienza e volontà; inoltre Bloom parla tra sé, mentre Zeno si rivolge a un preciso destinatario (il dottor S.) e questo lo porta a esercitare un controllo sul discorso, cosicché esclude alcune parti che non vuole far conoscere al dottore.

LETTERATURA INGLESE

  

  JAMES JOYCE: "ULYSSES"

POETICAL POINT OF VIEW

The importance of Joyce  is that he had renewed the literature. His books are very different from the tradition. Joyce uses the technique of the manipulation of time and he doesn't respect the cronological order; he uses the associaciation of ideas and flashback. In his stories there ins't only one point of view, but he expresses the points of  view of many characters. He became famous with his neologism and his "exploration" of the language, but he alway uses the same theme: the dryness of his time.

ULYSSES

It's the story of Bloom and his friend's Dedalu's wandering, through Dublin on June 16th, 1904, projected  against the background of the journed of Ulysses. Ulysses rapresents the prototype of the complete man: son, father and husband. Bloom is an anti-hiro, like Eliot said, used by Joyce as a constant reminder of the decadence of our modern age. Other people say that Bloom is a hero, with positive qualities, such as simpathy, generosity and faith in himan progress. Joyce shows us Bloom's life from many angles, from the interior monologue to a "mini-drama".




Bloom day is projected against the story of Ulysses, and each scene in the book is related to a specific episode of the Odyssey. In the first  part of the book Dedalus, come back home from Paris, set off to find his friend and "spiritual father" Bloom, who is in search of a "spiritual son". When the two friend meet, Bloom "adopt" Dedalus and offers to take him home and give him shelter. At home Molly Bloom waits for them, like Penelope, thinking of her past and present life, with a mentel interior monologue. This "river of words" called "stream of consciousness" ends with the words "yes", like a total, non-judgemental, acceptance of life. Ulysses caused a great svandal when it was published in Paris for his technical innovation and for his explicit language. It was banned for a long time in England and in the U.S. The sexual frankness of Leopold Bloom, an unsuccessful middle-aged married man, and of his wife Molly, is a necessary part in the complete rendering of their mental life. Joyce has shown all human history in one day, one set of events, past and present, significant and insignificant, trivial and heroic, familiar and exotic; it's just a matter of points of view, and author has none and all of them.   

LETTERATURA LATINA

                                                      

SENECA: "DE BREVITATE VITA"

Il "De Brevitate vitae" è uno dei 10 trattati in forma dialogica nei quali Seneca espone le sue teorie filosofiche ed in questo caso il rapporto tra uomo e tempo.

È interamente dedicato all'uso e allo spreco che viene fatto del tempo, con una riflessione sulla durata della vita.

Questa opera è dedicata a Paolino, del quale abbiamo poche informazioni; forse si tratta di Pompeo Paolino, prefetto dell'Annona e padre di Paolina, moglie di Seneca.

Il dialogo inizia con un paradosso: la vita non è breve, ma siamo noi con le nostre preoccupazioni a renderla tale.

Il tempo è l'unico vero possesso dell'uomo, ma non ce ne rendiamo conto e lo sciupiamo in mille occupazione e passioni.

L'errore che compie l'uomo è di non vivere per sé, ma per le ambizione, gli avversari e il patrimonio, tutte le cose che non gli appartengono, cadendo nell'errore di diventare una persona avara.

La brevitatà della vita non va intesa come un problema di quantità, bensì come un problema di qualità: la vita aliena, quella che non ci appartiene, scorre via inavvertita mentre la vita consapevole è esistenza reale e intensa.

Il problema del tempo era molto sentito dai ceti dominati di quel tempo e da Seneca, che alternava momenti di intesa attività e di isolamento.

Il tempo è l'unico nostro possesso, ma dato che non ne possiamo conoscere la durata è assurdo ipotecare il futuro, mentre è molto più utile un saggio ed inteso uso del presente.

In una stupenda metafora Seneca avvicina lo scorrere del tempo ad un fiume in piena che se non siamo in grado di seguire intensamente quindi ci travolge.

Seneca attua così una critica corrosiva nei confronti di tutta gli altri valori che non ci appartengono e dipendono dal caso, ed esalta il saggio, che si preoccupa solo del presente vivendo ogni giorno come se fosse l'ultimo.

Il passato, se ben vissuto, può essere recuperato dalla memoria e con esso le esperienze di vita e le gesta dei grandi.

Il futuro può essere inglobato nella previsione e il saggio ha la possibilità di amare il proprio destino ricongiungendo nel presente il passato e il futuro e raggiungendo così una dimensione divina.

"DE CLEMENTIA"

Questo Trattato è l'unica opera filosofica politica di Seneca.

È dedicato a Nerone "diciottenne" e scritta all'inizio del suo regno, tra la fine del 55 e il 56, per indirizzarlo ad usare moderatamente il potere e per propagandare una sua immagine di principe clemente.    

Degli originari 3 libri ci sono giunti il primo e l'inizio del secondo.

Tratta di quella che Seneca considera la virtù fondamentale (contraria all'ira) del principe per garantire un rapporto sereno con i sudditi e buon governo.

In quest'opera Seneca cerca di conciliare la clemenzia intesa come benevola disposizione verso gli altri, con il principio stoico di una applicazione razionale della giustizia, adattando l'astrattezza della filosofia alle regole della vita pubblica; giustificando così la monarchia assoluta.

Il fallimento di questo progetto di far diventare Nerone un imperatore clemente ben presto svanirà e Seneca gradatamente si distacca dalla monarchia di Nerone.

L'ideale di Seneca di un imperatore clemente non si ritrova nella, con un personaggio della storia contemporanea che sicuramente è una della figure centrali della seconda guerra mondiale.

ADOLF HITLER

Sicuramente Hitler (1889-1945) va ricordato per la poderosa campagna di purificazione della Germania tra gli ebrei,(dove uccise sei milioni di ebrei) ma non solo, ma in questa campagna facevano parte tutte quelle persone che minacciavano la "razza ariana" dai polacchi ai uomo sessuali, alle persone disabili, malate di mette.

In realtà la nascita di questa campagna di purificazione ha origine nei suoi anni di gioventù trascorsi a Vienna, città in cui una delle caratteristiche della vita politica era l'antisemitismo. Proprio da qui inizierà il primo odio per gli ebrei ritenuti, da Hitler, stesso, "una differenza tra loro ed il resto dell'umanità".

Nel 1912 si trasferì a Monaco e successivamente allo scoppio della prima guerra mondiale, si arruolò volontario e partì per il fronte, dimostrandosi un valoroso soldato.

Già rivelandosi violentemente nazionalista e reazionario divenne il leader del partito nazista.

Nel novembre 1923 organizzò un colpo do stato (putsch), ma questo fallì perché vennero meno gli appoggi su cui contava.

In seguito a questo avvenimento venne condannato per alto tradimento a cinque anni di reclusione, ma ne scontò solo uno.

Durante la prigionia Hitler scrisse il "Mein Kampf" ("la mia battaglia") una farraginosa esposizione delle idee e del programma nazista.

Qui egli sostenne la necessità per la Germania di uno spazio vitale, da realizzarsi attraverso Est.

Sostenne l'instaurazione di un nuovo Reich (impero), impersonato dalla dittatura di un Fuherer (duce).

Rimesso in libertà e inseguito alla pubblicazione e alla diffusione del Mein Kampf, divenuta la "bibbia" del partito nazista, Hitler ottenne nel giro di pochi anni un clamoroso successo popolare.

Si dedicò anima corpo per il rafforzamento del Partita nazista, creò poi, a sostegno del partito, una nuova organizzazione paramilitare più fidata e sicura, le SS (Schutzstuffeln, reparti di difesa).

Successivamente il 30 gennaio 1933 Hitler prestava il giuramento di cancelliere, però per governare aveva bisogno di una maggioranza assoluta e quindi indisse nuove elezioni politiche per il 5 marzo 1933.

Lui era riuscito a vincere le elezioni e quindi divenne presidente e sì proclamò autonomamente Fuhrer segnando l'avvento del terzo Reich.

Hitler aveva illustrato chiaramente nel suo libro i suoi obiettivi di politica estera.

Questi obiettivi non erano i trattati di pace con gli altri paesi Europei, ma quello di entrare in possesso dei territori tolti alla Germania nella prima guerra mondiale e conquistare uno spazio vitale per il popolo tedesco.

Ciò significava anzitutto espansione a est a spese degli slavi; che dovevano essere ritenuti come schiavi.

Il primo atto della strategia hitleriana ebbe come obiettivo l'annessione dell'Austria, quando nel marzo 1938 le truppe tedesche entrarono in territorio austriaco e l'Austria cessò di essere uno stato dipendente.

La volontà espansionistica di Hitler non si era ancora placata: ora era il turno della Cecoslovacchia. Le mire naziste sullo stato, trovavano una lontana giustificazione nella questione della forte minoranza tedesca stanziata nei Sudeti (zona ai confini della Germania e la Cecoslovacchia).

Quindi Hitler preparò l'occupazione, il governo cecoslovacchio si mobilitò per reagire mentre le potenze occidentali ancora una volta, come nel caso dell'Austria, mostrarono incertezza preoccupate di evitare la guerra. In questo clima di tensione venne indetta una conferenza che si tenne a Monaco nel settembre del 1938 e i rappresentati erano: per l'Italia Mussolini, per la Germania Hitler, per l'Inghilterra Chamberlain, per la Francia Daladier. La conferenza che doveva discutere del distino della Cecoslovacchia e quindi stabilire equilibrio e pace in Europa, finì per cedere alle ambizioni di Hitler.

Nei primi mesi del 1939 Hitler aveva preparato i piani per un'ulteriore avanzata a est.

Il 22 maggio 1939 l'Italia e la Germania firmarono il patto d'acciaio con cui i paesi si sarebbero aiutati a vicenda in caso di guerra sia offensiva che di difesa.

Successivamente alle annessioni dell'Austria e della Cecoslovacchia, Hitler per ottenere lo spazio vitale ad est, si volse per la conquista della Polonia, dove il Fuherer aveva già conquistato la città di Danzikar e il "corridoio polacco, una striscia di terra che collegava la Germania alla Prussia Orientale.

In seguito, il, 23 agosto 1939 la Germania nazista e la Russia Sovietica firmarono un patto di non aggressione il così detto patto Molotov-Ribbentrop dal nome dei due firmatari.

Dopo aver stipulato il patto con la Russia, Hitler ordinò al suo esercito di invadere la Polonia il 1 settembre 1939; a questo punto la Francia e l'Inghilterra dichiararono guerra alla Germania il 3 settembre 1939.

Nel 1940 l'esercito tedesco guidato da Hitler riuscì ad occupare Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Francia e nel 1941 ebbe inizio l'attacco all'unione sovietica (piano Barbarossa).

A dicembre, dello stesso anno, l'andamento della guerra cambiò direzione: la controffensiva russa respinse l'esercito tedesco, infliggendo gravissime perdite alla Germania; Hitler rifiutò di autorizzare la ritirata.

In questi stessi giorni gli Stati Uniti entrarono in guerra.

Davanti all'avanzata degli eserciti nemici sia sui fronti europei sia sui fronti africani, portarono notevoli sconfitte per i tedeschi.  

Nel 1941 avviò lo sterminio degli ebrei, la così detta "soluzione finale".

Sopravvissuto, nel luglio 1944, a un attentato compiuto da ufficiali dell'esercito tedesco, si diede la morte 30 aprile 1945 nel bunker di Berlino insieme alla moglie Eva Braun, che il Fuhrer aveva sposato il giorno precedente, per non cadere in mano agli eserciti alleati giunti a Berlino.

LA NASCITA DELLA NORMA GIURIDICA

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

L'iter di formazione di una legge  si articola in varie fasi:

-         iniziativa legislativa;

-         esame del progetto di legge;



-         deliberazione e approvazione del progetto di legge;

-         promulgazione;

-         pubblicazione.

L'iniziativa legislativa consiste nella presentazione ad una delle Camere di un progetto o un disegno di legge accompagnato da una relazione e composto in genere da vari titoli, sezione, articoli, commi. L'iniziativa legislativa spetta: al Governo, a ciascun membro del Parlamento, al popolo, ai Consigli regionali, al CNL.

L'esame di un progetto dà avvio al procedimento ordinario che si articola in due distinte fasi:

-         esame da parte della Commissione competente per materia,

-         discussione e deliberazione e approvazione da parte dell'Assemblea. 

Compito della Commissione, nel procedimento ordinario, è quello di riferire alle Camere sul progetto di legge esaminato.

Una volta completato l'esame del progetto di legge, il presidente della Commissione espone una relazioni per stabilire se approvare o non approvare il disegno di legge. Tale esposizione provoca la discussione in Aula che parte dalla relazione presentata dal presidente della Commissione, in seguito l'intervento di un rappresentante del Governo.

Dopo la discussione si passa all'esame dei singoli articoli del progetto e alla votazione articolo per articolo; in questa fase possono essere presentante degli emendamenti.

Per emendamento si intende ogni modifica al testo originale del progetto di legge. Gli emendamenti possono essere:

-         soppressi, cioè volti a sopprimere, cancellare un determinato articolo o comma del progetto;

-         aggiuntivi, che aggiungono al testo originario nuovi articoli, parole, commi,

-         modificativi, che modificano il testo originario. 

Superate le prime fasi si passa alla votazione dell'intero progetto di legge completo degli emendamenti, il progetto deve essere approvato dalla maggioranza dei presenti in assemblea.

Il progetto approvato in una Camera deve in seguito passare all'altra Camera. Questa gode degli stessi poteri della prima Camera (principio del bicameralismo perfetto) quindi può decidere di introdurre degli emendamenti al testo.

In questo caso, il testo modificato dalla seconda Camera deve tornare alla prima e così via; questo è il cosiddetto fenomeno della navetta.

Inoltre l'articolo 72 della costituzione sancisce che qualora si ritenga che un progetto di legge riveste carattere d'urgenza si può procedere in Parlamento mediante il cosi detto procedimento abbreviato chiamato così perché prevede tempi ridotti per la metà.

Una volta approvata da entrambe le Camere la legge viene trasmessa al Presidente della Repubblica cui spetta il compito di promulgarla.

La promulgazione è l'atto con il quale il Presidente della Repubblica attesta che un determinato testo è approvato come legge del Parlamento e ne ordina la pubblicazione e l'osservanza da parte di tutti.

La promulgazione deve avvenire entro un mese dall'approvazione.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

Trascorso questo tempo, che viene chiamato vacatio legis, la legge diventa obbligatoria per tutti.

La pubblicazione avviene ad opera del Ministro della giustizia che consiste, tecnicamente, nell'inserzione della legge nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana e nella pubblicazione della stessa nella Gazzetta ufficiale. 

L'EFFICACIA DI NORMA GIURIDICHA NEL TEMPO

Per l'inizio dell'efficacia di una norma giuridica è necessario che la norma sia stata approvata, emanata e pubblicata ufficialmente sulla Gazzetta Ufficiale e che sia trascorsa la cosiddetta vacatio legis, cioè un periodo di tempo dalla sua pubblicazione.

Una volta entrata in vigore, una norma giuridica è obbligatoria per tutti, indipendentemente dal fatto che ne abbiano avuto conoscenza o meno: la mancata conoscenza o ignoranza della sua esistenza infatti non costituisce una scusante della sua inosservanza.

Nel diritto penale l'ignoranza della legge può escludere l'applicazione della sanzione quando è dovuta a un errore inevitabile.

La cessazione dell'efficacia di una norma giuridica si può verificare per:

-         Abrogazione, che consiste nella cancellazione della norma giuridica per contrasto con un'altra norma successiva dello stesso grado o di grado successivo;

-         Annullamento, che consiste nella dichiarazione giudiziale di invalidità di una norma giuridica per contrasto con un'altra norma di grado superiore;

-         Sospensione, consiste nell'interruzione soltanto temporale dell'efficacia di una norma giuridica;

-         Deroga, che ricorre quando una norma speciale introduce una eccezione o deroga a nuova norma generale.   

Sistema Muscolare

Il sistema muscolare agisce direttamente sulle ossa, permettendo all'organismo di compiere movimenti e quindi di spostarsi.

Il tessuto muscolare può essere liscio, non sottoposto al controllo della volontà, o striato, la cui contrazione è invece volontaria.

I muscoli striati sono costruiti da una parte centrale contrattile, detta ventre, e sue estremità, i tendini, che li connettono alle ossa o al derma.

I muscoli si suddividono in muscoli scheletrici, che si inseriscono sulle ossa facendole muovere in corrispondenza delle articolazioni, e i muscoli mimici, presenti nel derma e capaci di far contrarre o distendere la cute, determinando ad esempio le varie espressioni del volto.

I muscoli presenti nel nostro corpo sono:

-         nella regione del capo sono presenti i muscoli che comprendono il frontale, l'orbicolare dell'occhio, l'orbicolare della bocca. Sempre in questa regioni ci sono i muscoli masticatori, il più importante è il massetere, che contraendosi eleva la mandibola,.

-         Nella regione del collo ricordiamo lo sternocleidomastoideo, che ci consente di flettere la testa.

-         Nella regione del torace sono presenti anteriormente il grande pettorale, a forma di ventaglio, e il grande dentato, che si inserisce sulle costole

   







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