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La volta della cappella Sistina- Descrizione iconografica e formale

arte


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La volta della cappella Sistina


Autore: Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo, 1475 - Roma, 1564). Si forma a Firenze nella bottega del Ghirlandaio (1488) e successivamente nel "giardino di San Marco" di Lorenzo il Magnifico.

Datazione:

Committente: Papa Giulio II.

Destinazione d'uso: Decorazione.

Collocazione: Roma, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina.
Tecnica:
Affresco; risultato, dopo il restauro, molto ben conservato.

Dimensione: 36 x 13 m.


Descrizione iconografica e formale:

L'idea di riaffrescare la volta della Cappella Sistina si dimostra necessaria in seguito all'apertura di una crepa nel soffitto, la cui riparazione aveva rovinato il cielo stellato medievale dipinto da Piermatteo di Amelia. Il Papa Giulio II decide di affidare a Michelangelo quest'incarico e lo richiama a Roma dopo l'improvvisa partenza e la rottura tra i due in seguito al rifiuto del pontefice di pagare una somma troppo elevata per la sepoltura. L'artista accetta l'incarico pur malvolentieri e dichiarandosi poco esperto di pittura. Lavora praticamente da solo e spesso in posizioni molto scomode (che lo portarono anche ad avere problemi fisici). Quindi, per semplificare il suo compito, dipinge sull'ampia volta a botte ribassata una finta architettura (tecnica della quadratura) che consiste in cinque grandi archi e varie cornici e architravi ornati da capitelli e statue (anch'esse finte). In questo modo ottiene più settori, tutti comunque facenti parte dello stesso grande poema figurato,ovvero: nove blocchi centrali, in cui si vedono alcuni tratti della Genesi, che vanno dalla separazione della luce dalle tenebre all'ebbrezza di Noè; otto vele sovrastanti altrettante lunette, raffiguranti gli antenati di Cristo; quattro pennacchi agli angoli, che narrano gli episodi della miracolosa salvazione del popolo di Israele, interpretabili come prefigurazioni del Messia; dodici troni su cui siedono i cosiddetti Veggenti (sette profeti e cinque sibille); e, nei rimanenti spazi, si vedono invece gli "ignudi" e alcuni medaglioni. Tra tutti questi il più celebre è sicuramente la creazione di Adamo che raffigura l'attimo in cui il Signore sfiora con un dito Adamo e gli diffonde la vita, c'è una netta contrapposizione visiva tra i due personaggi, ma nessun altro dettaglio distoglie lo sguardo da quell'attimo. Gli uomini rappresentati raramente agiscono, ma piuttosto meditano sulle loro azioni e sul loro infelice destino, pur non rinunciando a lottare (evidente è l'impegno morale). La linea è netta, decisa e proporzionata alla potenza dei volumi che racchiude, i quali risultano esaltati, mentre il chiaroscuro, caratterizzato da passaggi tonali fra tinte apparentemente dissonanti fra loro, secondo un procedimento detto appunto cangiantismo, li fa emergere dal piano di fondo. Il colore è molto acceso e da vivacità ai corpi. La prospettiva non è unica, dato che l'occhio umano muovendosi sull'enorme superficie crea più punti di vista; inoltre le immagini viste da vicino sono deformate, ma viste da venti metri sono perfette.

Considerazioni finali: Michelangelo, come suo solito, interpreta ogni figura dipinta come una statua, ma qui, oltre a ciò, si libera da ogni legame con le consuetudini tradizionali e concepisce quello che può essere considerato il più grande ciclo di affreschi dell'arte occidentale.






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