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LA CRISI DELL'IO - arte-analisi dell'opera di MUNCH,'L'URLO'

arte




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LA CRISI DELL'IO


Liceo classico.



introduzione

arte-analisi dell'opera di MUNCH,"L'URLO"



italiano-analisi del romanzo "LA COSCIENZA DI ZENO" di ITALO SVEVO

filosofia-Il concetto di tempo della coscienza di HENRI BERGSON

italiano-conclusione dell'analisi del romanzo di ITALO SVEVO




LA CRISI DELL'IO


I primi decenni del '900 sono contrassegnati da un diffuso senso di crisi, di vuoto e di precarietà che interessa in modo particolare alcune esperienze artistiche e letterarie di questo tempo.

Infatti, cio' che caratterizza questo periodo è la perdita di quei valori su cui si fondavano la società e la cultura ottocentesca, cioè ideali, certezze e fiducia nel progresso che sono venuti meno causando una frattura tra l'uomo contemporaneo e i valori spesso distorti e abberanti di cui è portatrice la societa'contemporanea, una societa' i cui profondi cambiamenti sono riconducibili alla crisi del positivismo che aveva segnato il fallimento della scienza, ritenuta dai positivisti come un infallibile mezzo di conoscenza della realta',che non era stata in grado di dare risposte riguardo le cause profonde dell'esistenza mettendo appunto in luce i limiti della conoscenza scientifica e della rappresentazione razionale e oggettiva della realta'.

Questa situazione provoca nell'uomo una crisi dei valori e la perdita delle fiducie borghesi in seguito appunto al declino di quella filosofia che aveva fornito le giustificazioni ideologiche a queste fiducie.

Ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi sempre piu' accentuata dell'individuo che si sente spogliato di ogni illusione e smarrito nei confronti di una realta' non piu' pienamente conoscibile, una crisi dell'io che diventa un fenomeno epocale,una rappresentazione della situazione sociale che trova la sua massima interpretazione, per quanto riguarda l'ambito artistico,in EDVARD MUNCH, precursore della pittura espressionista, che con la sua opera piu' famosa intitolata "L' URLO", ha dato voce e colore piu' di ogni altro a questo rantolo muto che percorre il Novecento,incarnando spietatamente la condizione esistenziale di questo periodo.

Munch è un autore di grande forza espressiva che trova nella drammatica evidenza di cromatismo intenso e sgargiante il miglior veicolo per affermare la sua visione pessimistica della societa' e del mondo contemporaneo.

L'immagine realistica-simbolica di Munch nasce dai viaggi a Parigi e quindi dalla sua tendenza a superare la pura visivita' tipica dell'impressionismo.

Egli infatti cerco' di descrivere le proprie emozioni in modo da generarizzarle addattandole alla vita interiore di ogni uomo.

Nella sua pittura trovano particolare espressione i temi dell'angoscia e della disperazione in quanto sentimenti che manifestano la conflittualita' interna dell'io.

Per mettere a fuoco il senso di quest'opera del 1893, nessuna descrizione è piu' efficace di quella data dall'artista stesso:




"Una sera passeggiavo per un sentiero,da una parte stava la citta' e sotto di me il fiordo.Ero stanco e malato.Mi fermai e guardai al di la' del fiordo, il sole stava tramondando,le nuvole erano tinte di rosso sangue.Sentii un urlo attraversare la natura:mi sembro' quasi di udirlo.Dipinsi questo quadro,dipinsi le nuvole come sangue vero.I colori stavano urlando."


La scena è fortemente autobiografica:la figura centrale è di un uomo privo di identità, scheletrico,con il volto che sembra un teschio concentrato nelle occhiaie vuote e nella bocca straziata che lancia un grido disperato e primordiale che si propaga intorno e si allarga e si allarga in lontananza mediante delle onde costituite da linee curve di colore blu, marrone,giallo,rosso che sembrano diffondersi come amplificazioni sonore fino all'orizzonte e al cielo occupando tutto lo spazio,mentre il ponte su cui si allontanano due persone indifferenti e quasi fuoriuscenti dalla tela,sembra prolungarsi all'infinito grazie alla prospettiva tesa e obliqua che da' una lunghezza allucinante al ponte.

La tragedia e l'angoscia dell'uomo di fronte al dolore della vita sono espressi principalmente dai forti urti cromatici,dai colori cupi ed espressivi nel loro contrasto e dalla violenta contrapposizione tra il chiaro scuro:infatti vengono usati colori caldi e luminosi con colori freddi e cupi.


Il tema del disagio esistenziale dell'uomo del novecento, è tradotta in ambito letterario da una radicale innovazione nel modo di scrivere,sia per quanto riguarda la struttura narrativa sia dal punto di vista tematico,con la trattazione di nuovi temi legati ad una dimensione piu' interiore del singolo individuo.

Un esempio di questo nuovo tipo di romanzo,definito come "romanzo della crisi",si puo' individuare ne "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo,in cui ritroviamo appunto una struttura molto innovativa che si discosta dalla tradizione classica del romanzo dell'Ottocento.

"La coscienza di Zeno" esce nel 1923 e si presenta come una autobiografia aperta ,in cui non si segue un discorso organico ma si aprono squarci su diverse situazioni e occasioni del protagonista.

Il protagonista è un personaggio fittizio,Zeno Cosini,ricco esponente della borghesia commerciale triestina che per guarire dalle sue nevrosi si rivolge ad uno psicoanalista,il Dottor S,il quale gli consiglia di scrivere le tappe fondamentali della sua vita da cui poi trarre il materiale necessario per una terapia psicoanalitica.


Una delle principali novita' di questo romanzo è l'uso di un narratore autodiegetico, Zeno Cosini,che parla di sè e della sua vita in prima persona attraverso una nuova tecnica espressiva,cioè il MONOLOGO INTERIORE,con cui Zeno ricostruisce la propria esistenza .

Questa tecnica unisce le idee non secondo un ordine logico e casuale ma secondo la soggettivita' del personaggio,venendo a costituire quindi un romanzo non di fatti ed eventi, ma di riflessione e di analisi minuziosa,quasi ossessiva,degli stati d'animo e dei conflitti interiori del protagonista.

L'uso di queste nuove tecniche espressive implica la frantumazione del personaggio e del tempo nel senso tradizionale;infatti l'incertezza dell'io narrante produce una serie di dubbi e di interrogazioni per cui Zeno non puo' condurre ordinatamente la narrazione secondo il così detto "tempo oggettivo" del romanzo ottocentesco ed il tempo della narrazione diventa quindi il tempo interiore della coscienza,detto "tempo misto",poichè gli avvenimenti che in essa si svolgono ,presenti secondo gli accostamenti analogici della coscienza,sono sempre alterati dal desiderio del narratore.

In questo modo la narrazione non segue piu' il modello del romanzo dell'800,basato sul resoconto di una vicenda dall'inizio alla fine secondo un percorso rettilineo che si svolge in una progressione cronologica,ma viene adottata una "struttura aperta",cioè il racconto non presenta gli eventi nella lora successione cronologica lineare ma adottando un tempo tutto soggettivo che causa l'interferenza di piu' piani temporali in cui il passato,cioè l'io narrato,riaffiora continuamente e si intreccia al presente,cioè l'io narrante che scrive,

in un movimento incessante,all'interno di un tempo misto ,proiezione della realta' della coscienza interna di Zeno.

La narrazione non è quindi lineare e progressiva ma va avanti e indietro continuamente,seguendo la memoria del protagonista e spezzandosi in tanti momenti.




Questo tempo misto usato da Svevo, si richiama al concetto di tempo della coscienza che viene posto al cnetro dell'opera principale del filosofo Henri Bergson, il maggior rappresentante dello spiritualismo francese.

Bergson distingue il tempo esterno della scienza da quello della coscienza(della vita) che prende il nome di durata:è una realtà qualitativa che non si lascia sezionare in elementi quantitativi distinti uno dall'altro,ma che è costituito da momenti irripetibili che si compenetrano tra loro,e che realizzano un insieme in continua evoluzione,la cui realtà è il fluire contiuno. Il tempo concretamente vissuto dalla coscienza è una durata continua e per durata si intende che l'io vive il presente con la memoria del passato e l'anticipazione del futuro.

Passato e futuro possono vivere solo in una coscienza che li salda nel presente.

La durata è la forma propria dell'essere della coscienza,il cui carattere è di fluire in un tutto di continuo poichè ciascun stato della coscienza fluisce in stati successivi,formando un tutto dinamico che è il fluire della vita stessa.Il tempo della coscienza per Bergson si caratterizza come durata ed è irreversibile perchè cio' che è contenuto nella memoria non puo' essere ripetuto.

I momenti della coscienza inoltre non sono tra loro identici (come quello del tempo spazializzato e matematizzato che sono quantitativamente identici),la coscienza infatti puo' conferire loro piu' o meno valore.


Il tempo misto utilizzato da Italo Svevo dopo gli studi di Bergson sulla concezione del tempo,si concretizza in modo evidente nella struttura stessa del romanzo che è suddiviso in 8 capitoli,di cui i primi 7 sono una ricostruzione del periodo passato di Zeno mentre l'ultimo,l'ottavo,è costituito dalle pagine del diario scritto da Zeno stesso,consigliato dal Dottor S,in cui sono segnate le vicendefondamentali della sua vita.

Tutti i capitoli sono episodi completamente autonomi e indipendenti uno dall'altro dato che la ricostruzione del proprio passato attuata da Zeno, si concentra intorno ad alcuni nuclei fondamentali ad ognuno dei quali è dedicato un capitolo.

Per questo motivo,capita che alcuni eventi contemporanei possono essere raccontati in piu' capitoli ,perchè si riferiscono a dei nuclei tematici differenti,e inversamente che singoli capitoli dedicati ad un tema particolare,si estendando abbracciando ampi periodo della vita di Zeno.


In questo modo non si ha una cronologia dei fatti ma il racconto di vari episodi della vita di Zeno che riguardano sempre gli stessi anni e che corrispondono a momenti particolari della sua vita ,senza una precisa scansione temporale,dato che nel tempo misto della coscienza passato e presente si richiamano a vicenda.

Siamo di fronte di fronte ad una vera e propria difficolta' nell'ordinare cronologicamente gli eventi e le situazioni della vita del protagonista e questo perchè in realta' Svevo vuole farci vedere tanti

Zeno quanti sono gli episodi della sua vita,senza darci una immagine concreta e univoca del protagonista,ma distruggendo il rapporto cronologico tra i fatti  e i nessi cronologici che ci sarebbero in una struttura lineare attraverso l'accavallarsi delle interpretazioni dei fatti di vari momenti e la sovrapposizione di riflessioni di momenti diversi che non trovano soluzione neanche nel presente.

In questo si manifesta la frantumazione del personaggio che si nota inoltre anche nell'uso di una doppia prefazione del romanzo:nella prima il Dottor S.dice di aver pubblicato il libro per vendetta,in quanto il suo paziente non vuole piu' curarsi.Questa prefazione lascia un po' sconcertati all'interno della finzione perchè un dottore non dovrebbe mai venir meno al suo codice deontologico e da qui nasc l'ipotesi che questa introduzione sia in realta' stata scritta dallo stesso Zeno nel tentativo di mettere in cattiva luce il dottor S.gia' dalle prime pagine.


Il secondo preambolo invece è una sorta di prefazione dei suoi ricordi in cui Zeno cerca di far riemergere gli anni della sua infanzia e in cui parla della sua malattia e dei motivi che l'hanno spinto a rivolgersi al dottor S.

Svevo in conclusione ha anticipato alcuni temi fondamentali del nostro tempo,cioè il tema della fragilita' e dell'inconsistenza dell'io,temi che verranno compresi pienamente nel secondo dopoguerra,in seguito ad una maggiore diffusione della letteratura straniera del Novecento.






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