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Apollo - Lessico

greco




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Apollo

Dio del calore solare e della bellezza, quindi delle arti plastiche, della musica e della poesia; era colui che conosce l'avvenire e che purifica. La sua potenza era immensa.

Figlio di Zeus* e di Latona*, aveva come sorella gemella Artemide*, proprio come il Sole è fratello della Luna. Dopo molte tribolazioni sua madre lo mise al mondo a Delo, che divenne un'isola sacra dove da quel momento ness 646d32g uno ebbe il diritto di nascere o morire. Da quell'isola Apollo partì per il paese degli Iperborei*: vi restò per un anno, poi, nel mezzo dell'estate, andò a Delfi, ove uccise Pitone*, un mostro che infestava il paese. Per celebrare la sua vittoria, dette inizio ai giochi detti «Pitici», si impadronì dell'oracolo di Temi*, che controllava il mostro, e vi consacrò un treppiede sul quale sedette poi la Pizia, sacerdotessa che prediceva il futuro in modo oscuro.

Apollo fu per due volte esiliato dall'Olimpo*. La prima volta, per avere complottato contro Zeus con Poseidone*, Era* e Atena*, dovette costruire le mura di Troia* per il suo re Laomedonte; ma poiché questi non lo pagava, mandò la peste sulla città. La seconda volta, per aver trafitto con le sue frecce i Ciclopi*, alleati di Zeus, fu inviato in Tessaglia a custodire le greggi del re Admeto, amato marito di Alceste.* Dopo queste prove Apollo fu libero.




Il più bello degli dei ebbe naturalmente molti amori. Tra le ninfe*, Cirene, che concepì con lui Aristeo; Clizia, che egli trasformò in eliotropo per punirla del suo tradimento; Dafne, che pur di sfuggire al dio chiese ed ottenne di essere mutata in alloro. Tra le Muse, Talia, che ebbe da lui i Coribanti; Urania, con la quale, si dice, generò Orfeo*. Tra le mortali, l'infedele Coronide, il cui figlio fu Asclepio*; Creusa, che generò Ione; Castalia, semplice fanciulla di Delfi, che volle sfuggirlo e fu per questo tramutata in fonte d'acqua pura; Psamatea, che concepì Lino*; Cassandra*, tremendamente punita per aver rifiutato di cedere al dio. Amò pure il giovane Giacinto*, che morì accidentalmente e che egli trasformò in fiore, mentre la metamorfosi di Ciparisso in cipresso lo afflisse profondamente.

Gli attributi di Apollo erano molteplici. Come dio dell'armonia, inventò la musica e la poesia, che toccano il cuore degli uomini e degli dei; si servì della lira, che aveva ottenuto da Ermes*, come del flauto, oggetto di una vivace disputa con Marsia*, che finì scorticato vivo.

Era Apollo ad ispirare ai poeti i versi e la loro metrica. Spesso dirigeva le danze delle Muse sul monte Parnaso*: era allora «Apollo musagete». Le Cariti* lo accompagnavano. Sapeva anche curare il corpo, dal quale allontanava ogni sozzura. Era il «brillante», il «luminoso» (Foibòs in greco), dio del calore del Sole che fa nascere e maturare i frutti, riportandoli all'umanità al ritorno dal paese degli Iperborei. La sua potenza, come quella del Sole di cui egli era un'immagine mitica, era terribile: uccise brutalmente con le sue frecce i figli di Niobe*; mandò la peste ad Agamennone* che non aveva rispettato la figlia del suo sacerdote Crise; dio guerriero, fu al fianco dei Troiani durante la guerra contro gli Achei. Lupi, caprioli, cigni, corvi, delfini erano i suoi animali preferiti, e la sua pianta sacra era l'alloro, del quale la Pizia in estasi profetica masticava le foglie.

I Romani adottarono presto questa prestigiosa divinità, mantenendone il nome e sottolineandone in particolare il potere taumaturgico e le qualità solari (spesso divenne Febo). L'imperatore Augusto (63 a.C.-14 d.C.) ne fece il suo dio tutelare e si dichiarò suo figlio.


. Lessico. L'aggettivo «apollineo» qualifica ciò che è caratterizzato dalla misura, l'equilibrio e l'armonia, e si oppone al «dionisiaco»

dioniso

Nel linguaggio corrente, un «Apollo» è un giovane di perfetta bellezza. Il nome del dio è stato dato anche a una bellissima farfalla (Parnassius apollo).

La forma latina del nome del dio (Apollo) è diventata il nome del primo programma spaziale americano di esplorazione della Luna.

. Lett. Apollo è presente in tutta l'Iliade, dove è spesso protettore di Paride*. Tutti i poeti greci e latini gli resero omaggio come all'ispiratore divino delle loro opere. Ne La Repubblica come ne Le Leggi, Platone (428-348 a.C.) insiste sull'importanza del culto di Apollo, necessario alle masse che credono nei riti magici.



Per il Medioevo e il Rinascimento Apollo si confuse spesso, in una prospettiva poetica, con Dio stesso - così, ad esempio, nel drammaturgo portoghese Vicente (Tempio di Apollo, XVI secolo), o in Ronsard e nei poeti della Pléiade, per i quali l'artista ispirato è un «sacerdote di Apollo». Col passare del tempo Apollo divenne soprattutto il simbolo della divina regalità solare.

Con il romanticismo il dio tornò ad incarnare la violenza dell'ispirazione artistica. In Iperione o l'eremita in Grecia (1797 - 99) di Hölderlin Apollo si identifica con Giove*, Dioniso* e Cristo, con il nome di Iperione, padre di Elio* a lui assimilato; il poeta è investito, secondo l'autore, di una missione divina, ed esprime con la sua rivolta il ricordo della sua origine solare. Ancora, in Keats (Iperione, 1819), Apollo incarna l'accesso alla sapienza e la ricerca di una poesia nuova. In Nietzsche, in particolare ne La nascita della tragedia (1872), Apollo giunge a rappresentare, al culmine di una riflessione estetica, il mondo del sogno, dell'ordine e della misura, opposto in questo a Dioniso, simbolo dell'ebbrezza e del traboccare delle forze creatrici: è da tale definizione che fu coniato il termine «apollineo».

. Icon. Tra le numerose sculture dell'antichità che celebrano il dio, citiamo l'Apollo di Veio, terracotta etrusca, VI secolo a.C., Roma; l'Apollo sauroctono, Prassitele, IV secolo a.C., copia romana, Louvre. Come dio solare Apollo è onnipresente a Versailles, città del Re-Sole: ricordiamo l'opera di François Girardon, Apollo servito dalle Muse, scultura per il boschetto di Apollo, 1666-1673. Gli artisti scelsero spesso scene piene di movimento (Bernini, Apollo e Dafne, circa 1620, Roma; Rodin, Apollo che schiaccia il serpente Pitone, gesso, 1895, Buenos Aires) o di emozione (Raffaello, Apollo e Marsia, 1509, Roma).

. Mus. Mozart, Apollo e Giacinto, 1767; Stravinskij, Apollon Musagète, balletto, 1928. Molte tra le prime opere della storia della musica hanno come soggetto l'amore del dio per Dafne: la più antica è quella di Jacopo Peri (Dafne, 1597); la più famosa quella di Richard Strauss (Dafne, 1938).








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