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IL MOSAICO - ETIMOLOGIA DELLA PAROLA MOSAICO

storia dell arte


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IL MOSAICO - ETIMOLOGIA DELLA PAROLA MOSAICO

IL MOSAICO

ETIMOLOGIA DELLA PAROLA MOSAICO

La parola mosaico deriva dal latino medievale musaicus, cioè delle Muse, divinità minori figlie di Zeus e Mnemosine.

STORIA DEL MOSAICO

Non si sa quale popolo abbia per primo ideato questo sistema di decorazione. Si hanno comunque esempi di mosaico già tra gli antichi Greci, in Siria, in Palestina e fra i popoli italici; esso aveva soprattutto lo scopo di abbellimento estetico. Ma è con l'arte romana che comincia ad avere maggiore importanza ed è elevato a vera forma artistica.

Durante l'età imperiale, la ricerca eccessiva dell'effetto di mescolanza dei pochi colori a disposizione dell'artista finisce col provocare una sorta di accademismo che fa scadere il mosaico ad abilità artigiana, spesso priva di reale capacità stilistica. Infatti, si perde buona parte della bellezza delle forme 959g61j più semplici per ricercare qualcosa di teoricamente più "prezioso".



L'epoca in cui il mosaico conosce maggiore fioritura è quella paleocristiana, quando è usato molto diffusamente per la decorazione di chiese.

SCOPO DEL MOSAICO

Come già detto, i mosaici venivano usati primariamente all'interno delle chiese, ove erano molto importanti: la luce entra dalle finestre e si riflette su di essi, creando giochi di luce mirabolanti poiché ogni tessera ha una superficie ed inclinazione diversa. Essi costituiscono la "Bibbia dei poveri", un'enciclopedia visiva per i fedeli che non sanno leggere e capire il latino. Su di essi vengono, infatti, rappresentate scene religiose, quindi i cristiani potevano imparare la loro religione appunto tramite i mosaici.

Non raro l'uso di impiegare i mosaici per iscrizioni da apporsi all'esterno delle case, sia per anticipare il saluto (salve) agli ospiti, sia per premunirli dal pericolo del cane (cave canem), sia per altre necessità contingenti.

Talvolta i mosaici venivano usati anche per decorare il fondo delle piscine o delle terme, luoghi molto importanti per i Romani, che vi trascorrevano molto del loro tempo.

TECNICA DEL MOSAICO

Il mosaico è una tecnica di lavoro collettiva: infatti, ad esso collaborano più persone.

Il lavoro si articola in tre fasi:

·        L'artista più importante crea il disegno per le pareti o per i pavimenti;

·        Un gruppo ingrandisce il disegno riportandolo su cartoni;

·        Un altro gruppo taglia le pietre (o i vetri colorati o i pezzi di terracotta) in tessere e le accostano su di uno strato di cemento fresco (o di mastice), curando di smussare gli angoli secondo le necessità.

Le tessere vengono tagliate con uno scalpello, risultano quindi irregolari ed asimmetriche. Le più belle sono poste all'altezza dell'occhio, mentre le più brutte in alto. Sul pavimento, però, è impossibile evitare la vista di queste ultime, quindi il lavoro di chi taglia le pietre deve essere ancora più minuzioso, perché tutte le tessere o quasi devono essere regolari. Per limare le imperfezioni si usa una rasiera, una specie di grattugia per pietre.

L'opera che nasce si può definire divisionista. Gli artisti, infatti, dividono i colori: ad esempio, per ottenere l'arancione accostano tessere rosse e gialle, nel caso non ne avessero di quel colore.

TIPI DI MOSAICO

·        Pavimentum barbaricum: il tipo più semplice di mosaico, formato da ciottoli di fiume fissati anche senza un particolare ordine decorativo;

·        Pavimentum testaceum: ottenuto con malta formata da calce e coccio tritato (opus signinum);

·        Opus segmentatum: esso presentava una certa varietà di pietre, soprattutto marmi;

·        Pavimentum scutulatum: formato da un disegno a losanghe (scutulae);

·        Lithostroton: formato dapprima a intarsio di marmi (opus sectile), quindi a pavimentum tessellatum, con pezzi regolari che coprono completamente la superficie del mosaico senza mai far apparire il fondo;



·        Opus vermiculatum: formato da tasselli più fini, preziosi e variopinti.

IL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

ETIMOLOGIA DELLA PAROLA MAUSOLEO

La parola mausoleo deriva dal latino mausoleum, dal greco [mausoléion]. Questa parola a sua volta deriva dal nome del satrapo Mausolo, vissuto nel IV sec. a.C., che si era fatto costruire un sepolcro monumentale, appunto il mausoleo.

PER CHI FU COSTRUITO?

Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia, moglie e madre di imperatori, vissuta in uno dei momenti più drammatici degli ultimi decenni dell'Impero Romano d'Occidente, avrebbe fatto costruire per sé, per il marito Costanzo III e per il fratello Onorio un mausoleo in Ravenna. Comunque non vi fu sepolta, poiché morì a Roma nel 450.

Altri sostengono che si tratti dell'oratorio dei Santi Celso e Nazario.

L'ESTERNO

La pianta può sembrare a croce greca, ma è a croce latina, benché la differenza tra il braccio longitudinale e gli altri sia minima. La costruzione è sprofondata nel terreno, e per questo ha perso la leggerezza che aveva un tempo. L'esterno è facciavista, quindi a mattoni, povero, semplice, sobrio. I tetti sono spioventi a due a due, in ognuno dei quattro bracci. La cupola, nascosta esternamente dal tiburio, è costruita, secondo l'uso bizantino, da anelli concentrici di anfore vuote, il che le conferisce leggerezza. Nonostante tutto, è elegante, grazie alle arcate a tutto sesto cieche, che danno un leggero movimento e un senso di slanciatezza.

L'INTERNO

L'interno, conformemente alla tradizione, è di straordinaria ricchezza, al contrario dell'esterno. Questo è un simbolo: infatti, così come la chiesa, anche il cristiano deve essere più ricco dentro che fuori, cioè che è più importante l'essere che l'apparire.

L'ambiente è scarsamente illuminato, perché la luce entra da piccole aperture e, siccome le finestre sono chiuse da lastre di alabastro, la luce reale viene filtrata, assumendo effetti irreali nel rifrangersi sulle superfici mosaicate.

Ogni braccio è sormontato da una volta a botte, e al loro incrociarsi v'è la cupola, non visibile da fuori. Le volte e la cupola sono decorate da magnifici mosaici.

·        Decorazione della cupola: quando si guarda, si ha un'impressione d'abbagliamento, dovuta al contrasto delle tessere turchesi (fredde) e dorate (calde). Essa è semplice ed al contempo ricca e ad effetto. Al centro c'è la croce, mentre agli angoli sono rappresentati i simboli degli evangelisti; il resto è coperto da una fitta trama di stelle dorate, che rappresentano la notte.

·        Decorazione della volta del braccio longitudinale: è un'unica decorazione astratta, molto notevole perché le forme sembrano cristalli stilizzati al microscopio. Esse sono simmetriche ed intervallati da fiori stilizzati. I colori che dominano sono l'oro, il bianco ed il turchese (lapis). Il ritmo può essere letto in vari modi: ad esempio, in orizzontale il ritmo è alternato; in diagonale può essere continuo, se si considerano le file di fiori e le file di cristalli; ecc.

·        Decorazione della lunetta (superficie parietale curva perché sovrastata da una volta) della parete d'ingresso: è rappresentato il buon pastore, una scena altamente simbolica. Il pastore è Cristo, un Cristo senza barba, quindi molto giovane, e con un abito 2D, privo di volume (mentre quest'ultimo è presente nella mano, nel braccio e nei piedi, creando un contrasto), un essere con molta umanità che, come noi, accarezza le pecore; le pecore, anch'esse con una leggera volumetria, sottolineate da un contorno e da giochi di colore bianco/grigio, sono tutte uguali fra loro: simboleggiano l'uguaglianza degli uomini di fronte a Dio. La composizione è simmetrica (ci sono tre pecore a destra e tre a sinistra), ma non speculare; sullo sfondo v'è un paesaggio suggerito con elementi vegetali stilizzati, ma tutto è posto su un unico piano: l'unica gradualità che c'è è quella della gradazione dei celesti.

 

 

 






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