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MARCO AURELIO E LO STOICISMO

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MARCO AURELIO E LO STOICISMO

MARCO AURELIO E LO STOICISMO


Marco Aurelio Antonino nacque a Roma nel 121 e nel 161 succedette ad Antonino Pio nella carica di imperatore, che investì fino alla morte, nel180 d.C. Alla sua formazione concorsero Frontone per quanto concerneva gli studi retorici e Apollonio, il grande maestro venuto da Bisanzio a Roma per educare e formare alla filosofia l'erede dell'imperatore Antonino, che  gli trasmise i principi essenziali dello stoicismo. Infatti Marco Aurelio si interessò moltissimo 848e47i al pensiero stoico, in particolare quello di Epitteto, che mirava, attraverso la filosofia, al raggiungimento della saggezza e dell'equilibrio interiore. Con Epitteto, i fondamenti dell'etica stoica risultavano semplificati  in una netta distinzione tra libertà interiore e necessità oggettiva : il vero saggio sa capire che cosa dipende dall'individuo e che cosa rientra a far parte di un ineluttabile fato cosmico. Si tratta dunque di concentrarsi sulla sfera della libertà interiore: della morale stoica rimane in Epitteto la concezione fatalistica e la codizione dell'imperturbabilità del saggio. Marco Aurelio, intanto, viene ricordato come l'ultimo degli stoici. Anche con Claudio Massimo Marco Aurelio non ancora  imperatore apprese le virtù fondamentali dello stoico: il senso del dovere e il coraggio in ogni momento della propria vita; la capacita di assolvere i propri compiti a qualsiasi costo; l'autocontrollo, cioè l'assenza di stupori o turbamenti, di boria e ipocrisia; infine, e soprattutto, la clemenza. Un uomo con due anime che il
logoV, la suprema volontà dalla quale é governato il procedere dell'universo stoico, ha rinchiuso nel corpo di un imperatore dell'antica Roma condannandolo a una vita dissociata nella quale si scontrano precetti di altissimo valore umano e intellettuale e quella ragion di Stato che impone crudeltà, doppiezza, indifferenza per il diritto delle genti.
Sembra che scegliendo la filosofia di Zenone e  Seneca, egli cercasse una certezza, una precisa dimensione delle quali la sua personalità era originariamente vuota: forse per questo lo stoicismo di Marco Aurelio fu segnato dalla contraddizione.



 
Nella sua unica opera rimasta,
Ta eiV eauton (che possiamo tradurre Memorie, Ricordi, o letteralmente A se stesso),  che nasce dagli appunti con i quali ferma le riflessioni fatte sui campi di battaglia o nei momenti di felice solitudine, egli espresse la propria incoerenza. Dalla lettura  dell'opera e dalla storia della vita personale e politica di questo imperatore "saggio e illuminato" esce il ritratto di un uomo pieno di tormenti cui non é realmente congeniale la logica stoica: lo dimostra il fatto che egli la inseguì senza riuscire ad afferrarla, se non per qualche attimo e con le mani incerte dell'uomo reso debole dalla mancanza di una netta, precisa, irrinunciabile visione interiore, verso la quale Marco Aurelio aveva concentrato tutte le proprie forze. Accentuò peraltro una componente pessimista, della vita vista come fardello. Ma  le riflessioni sul mondo, la ricerca della verità (ricerca che nei fatti resta imprigionata nello sterile campo della teoretica) non vennero trasportati nella prassi. Indubbiamente Marco Aurelio si comportò da uomo austero, non dedito ai piaceri smodati del tempo, mantenne un comportamento modesto, interiorizzò certamente questi insegnamenti, ma non riuscì mai a sentire pienamente e con slancio la dottrina dell'adiaforia, dell'indifferente serenitá nei confronti del reale, dell'accettazione razionale dell'accadimento universale di cui facciamo parte e a sfuggire alle angosce che nascevano dall'evidente conflitto fra i suoi naturali istinti e la filosofia. Durante il suo impero si ebbero violente persecuzioni dei cristiani , non si intervenne più contro i cristiani solo in caso di denuncia (come aveva stabilito Traiano), ma furono perseguitati anche d'ufficio. Lo stoicismo, intanto, vide in Marco Aurelio il suo ultimo rappresentante, ma gran parte dei concetti stoici non si esaurirono, rifluendo anzi in altre ideologie, tra le quali quella cristiana.










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