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media

     Così Renato Barilli in 'Estetica e società tecnologica', (pgg. 27-29): "1) il medium è il messaggio [.] 2) le culture divengono secondo i principi di un materialismo storico tecnologico [.] 3) i media si distinguono in primari e secondari, con un ruolo, per questi ultimi, di anticipazione-previsione rispetto agli altri; 4) ci sono media caldi e media freddi (sono freddi i media che procurano uno sviluppo armonico e globale della superficie mediale di contatto, in modo che alle nostre facoltà sensoriali sia consentit 616g64g o un esercizio fondamentalmente sin-estetico [.]. Sono caldi invece i media che portano all'ipertrofia di qualche canale percettivo a spese di altri, interrompendo la continuità sinestetica, portando a un eccesso di sviluppo e di specializzazione qualche area della superficie di contatto a scapito di altre; 5) dagli uni si passa agli altri attraverso un surriscaldamento (surgelamento) che porta a sorpassare un limite di rottura e a rovesciare le rispettive tendenze [.]. I primi media, ovviamente, sono quelli naturali: le mani, i piedi, gli occhi, le orecchie; ma già qui si può constatare l'impossibilità di stabilire che cosa è corpo proprio e che cosa corpo aggiunto con funzione mediatrice."

Noi mediamo il nostro essere attraverso il sistema nervoso e la tecnologia è di fatto un prolungamento della nostra sensorialità, dunque essa si può definire come un sistema nervoso esterno, 'superorganico'. Allo stesso tempo i media acquistano sempre più ai nostri occhi un carattere di immaterialità, ma il loro funzionamento è totalmente materiale, essendo strumenti decisivi nel formare lo scambio. Bisogna insomma evitare d'intendere i media preferenzialmente come mezzi di produzione.



Per esempio i media di carattere secondario, ideazionale piuttosto che materiale, strumenti attraverso cui una cultura svolge i propri interessi artistici, etici, politici ecc., molte volte anticipano di fatto i grandi rivolgimenti materlali-tecnologici, o comunque ne sono tra le più valide modalità di esplorazione.

Secondo la dottrina macluhanesca i media non sono veicoli neutri e non servono primariamente per comunicare, bensì sono dei formatori di esperienza: l'uomo forma l'ambiente, ma allo stesso tempo ne è formato. Il fatto è che il rapporto uomo-ambiente non è mai risolto da un unico medium o da un unico tipo di media: l'interazione si risolve piuttosto in quella che si potrebbe dire una superficie mediale, una sorta di 'epitelio di contatto'. Importante è l'idea di un continuum di parti solidali: ogni alterazione avvenuta in un punto della superficie mediale si riflette su ogni altro punto, la porta a ristrutturarsi in un diverso equilibrio. Accanto alla relazionalità, per così dire, 'longitudinale'; uomo-ambiente ce n'è anche una trasversale dei media tra loro. Si potrebbe partire da un punto qualsiasi della superficie mediale uomo-ambiente, e di lì inferire l'assetto di qualsiasi altro punto.

"Siamo noi che istituiamo  di volta in volta i vari media tecnologici caratterizzanti un intero ciclo culturale ma una volta istituiti (inventati), questi si rivelano più forti di noi, sfuggono in larga misura al nostro controllo, esercitano su di noi effetti che non erano prevedibili; la funzione è più forte dell'organo; quest'ultimo (cioè, nel caso in questione, l'uomo) non esiste già interamente costituito, ma è un qualcosa di fluido incessantemente rimodellato da quella." (Barilli, 'Estetica e società tecnolgica', pg. 31).




Oggi si parla di materialismo culturale: l'uomo ha perso il controllo, nell'azione culturale, della 'dura materialità' dei media, che presenta una situazione 'altra da sé, di alienazione "cui si dovrà cercare di reagire 'disoccultando' l'immancabile rapporto organico tra la nostra presenza e i potenti media naturalizzati, ritrovando in pieno la nostra responsabilità e complicità nei loro confronti. Sarà il ruolo di intelletuali, artisti, operatori d'avanguardia in genere".(Rif. biblio.come sopra).

E appunto per questo fattore di alienazione il 'gruppo', nella stragrande maggioranza, diffida dei nuovi media materiali appena introdotti, li avverte come un'insidia proveniente dall'esterno. Oppure lo stesso gruppo li accetta per i benefìci contingenti e locali riportabili a corto raggio in sede pratica, senza peraltro sentirsi obbligato a rivedere l'intero assetto della propria superficie mediale, delle proprie facoltà estetico-intellettive. Di qui il prodursi di una frattura tra mezzi strutturali e mezzi sovrastrutturali. La televisione non è un momento parossistico della passività ricettiva causata nell'uomo di oggi dai bombardamento di notizie, e soprattutto di immagini che gli provengono dai rotocalchi; c'è in essa, al contrario, una ristrutturazione radicale dell'immagine stessa, tale da acuire le capacità di intervento dello spettatore piuttosto che di spegnerle.

"La vita dei media affonda radicalmente in una dimensione storica di divenire incessante". (Barilli R. su McLuhan, 'Estetica e società tecnologica').







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