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Petronio, Satyricon 80-82: Il narratore mitomane

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Petronio, Satyricon 80-82: Il narratore mitomane

80 E così Ascilto se ne va ringalluzzito con il premio e lascia gettato a terra in un luogo deserto il compagno, (fino a) poco prima a lui molto caro, e anche compare nella somiglianza della sorte (=nella buona e cattiva sorte).

   Così il nome amicizia, finchè conviene, dura;

la pedina[1] svolge volubile il (suo) servizio (=corre instabile) sulla scacchiera.

Finchè la fortuna dura, conservate (lo stesso) volto, amici;

ma quando crolla, volgete le facce in vergognosa fuga.

La compagnia porta in scena un mimo: quello è chiamato padre (impersona il padre),



questo figlio, quello ha il nome (=la parte) del ricco.

Poi quando il copione ha concluso le parti comiche,

torna la faccia vera, quella falsa muore.

81 Tuttavia non mi abbandonai a lungo alle lacrime, ma temendo che fra le altre disgrazie l'assistente Menelao mi trovasse pure solo nella locanda, raccolsi i (miei)stracci e, avvilito, presi in affitto un posto isolato e vicino alla spiaggia. Chiuso lì per 3 giorni, assillato nell'animo dalla solitudine e dall'affronto (subito), mi percuotevo il petto sofferente per i colpi e tra tanti disperati gemiti, gridavo anche di frequente: "Dunque la terra non mi ha potuto inghiottire in un baratro? Non (mi ha potuto risucchiare) il mare, infuriato pure con gli innocenti? Sono sfuggito alla giustizia, ho scampato la sabbia del circo, ho assassinato un ospite, per finire, fra tanti titoli di baldanza, in una pensioncina di una città greca[2], mendico, esule, abbandonato? E chi mi ha costretto a questa solitudine? Un ragazzino corrotto da ogni libidine e per sua stessa ammissione degno dell'esilio, diventato libero grazie allo stupro, nato libero grazie allo stupro, gli anni del quale passarono (giocando) a dadi, che si dava in affitto come donna anche a chi lo credeva un uomo. Cosa (dire) di quell'altro? Che il giorno della toga virile ha indossato la stola, che fu persuaso dalla madre a non esser uomo, che fece il lavoro della meretrice (quando era) in prigione, che dopo aver smosso e rivoltato il terreno del suo desiderio sessuale, ha tradito il nome di un'antica amicizia e, per vergogna, come una donna libidinosa, vendette tutto per il contatto di un'unica notte. Ora gli amanti giacciono abbracciati per intere notti e magari, stremati dagli scambievoli piaceri, ridono della mia solitudine. Ma non impunemente. Infatti o io non sono un uomo, e libero (per di più), o laverò il mio oltraggio nel sangue criminale (=dei colpevoli)".

82 Al termine di questo sproloquio, (mi)cingo il fianco con la spada, e perché la debolezza fisica non compromettesse la missione, mi rimetto in forze con una grande abbuffata. Poi mi precipito fuori e, come abitudine del pazzo, faccio il giro di tutti i portici. Ma mentre con sguardo fisso ed efferato medito nient'altro che strage e sangue, e porto sempre più spesso la mano all'elsa della spada, che avevo destinato alla vendetta, mi notò un soldato, sia che quello fosse un vagabondo o un brigante notturno, e disse: "Alt camerata. Di che legione sei, o di quale centuria?". Avendo inventato senza tentennamenti un centurione e una legione, quello ribattè: "Dimmi dunque, nel vostro esercito i soldati vanno in giro coi sandali bianchi[3]?". Quando poi dalla (mia) faccia e dallo stesso imbarazzo lasciai trasparire la menzogna, (egli mi) ordinò di riporre le armi e fare attenzione ai guai. Quindi disarmato, e per giunta fatta rinuncia alla vendetta, torno indietro alla pensione e piano piano, sbollita la rabbia, cominciai a ringraziare la spudoratezza di quel cialtrone.




   

   



[1] La pedina avanza secondo il lancio dei dadi -> incostanza della sorte

[2] Forse si tratta di Napoli, metropoli della Magna Grecia

[3] Phaesicium: calzatura di orogine greca. A Roma era portata da donne, filosofi, giovani e gente del contado; non dai soldati che indossavano stivali detti caligae.







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