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Atene ai tempi di Aristofane

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Atene ai tempi di Aristofane

Dopo le vittorie nelle battaglie di Platea e di Micale che avevano concluso nel 479 a.C. la seconda guerra persiana e la conseguente supremazia di Atene nella Lega di Delo, la città  era diventata così la polis più importante della Grecia, la massima potenza marittima e il principale polo di attrazione di ogni attività commerciale e culturale. La coesione della polis non poggiava su apparati militari, amministrativi o sacerdotali , che mancavano del tutto, bensì sullo sviluppo culturale. In questo periodo governa Pericle, che viene eletto stratego per 13 anni, dal 443 a.C. al 430 a.C. Sempre in questo periodo di grande splendore scoppia però la guerra con Sparta, chiamata guerra del Peloponneso, che dura dal 431 a.C. al 404 a. C. e che può essere divisa in tre fasi:

1.(dal 431 a.C. al 421 a.C.) Viene combattuta nell'Attica e nel Peloponneso. Le truppe di Sparta 343f54d invadono periodicamente l'Attica; un'epidemia di peste colpisce gli Ateniesi e tra i tanti muore anche Pericle. Anche a causa delle poche finanze, nel 421 viene stipulata la pace di Nicia.

2.(dal 421 al 411 a.C.)Dopo qualche anno di tregua Atene attacca Siracusa, cittadina siciliana legata a Sparta. Ma la spedizione, avvenuta nel 413 a.C. fallisce clamorosamente e Alcibiade, ateniese, si rifugia a Sparta.



3.( dal 411 a.C. al 404 a.C.)Nel 411 ad Atene crolla il regime democratico e se ne afferma uno oligarchico( una commissione di 10 membri nomina un consiglio di 400 membri).Ma quest'ultimo dura poco, e il demos riprende quasi subito il potere. Negli ultimi sette anni di guerra i Persiani si alleano con gli Spartani nella lotta contro Atene. Nel 406 a.C. gli Ateniesi vincono la battaglia navale delle Arginuse , ma non ne approfitta, e viene dilaniata da conflitti interni. L'anno dopo(405 a.C.) Lisandro, generale spartano, distrugge nella battaglia di Egospotami la flotta di Atene, che nel 404 è presa d'assedio e si arrende.

Sparta non distrugge Atene, ma le impone di distruggere le mura, di avere un presidio militare spartano e una forma di governo scelta dai vincitori, il Governo dei Trenta Tiranni: il potere è preso quindi da trenta aristocratici che aboliscono ogni costituzione e procedono  a sempre più dure repressioni. Il loro governo è però di breve durata e nel 403 a.C. Transibulo ed altri ateniesi rientrano in città, ristabilendo un governo moderato e la precedente costituzione.

               Aristofane

Le notizie intorno alla sua vita sono poche e poco sicure. Nacque intorno al 450 a.C., in Atene, nel Demo Citadeneo e morì nel 380 circa. Non abbiamo notizie dirette intorno alla sua prima educazione, ma risulta che sia stata accuratissima sia dalla ricchissima cultura che egli sfoggia nelle sue commedie sia dal superbo disprezzo che mostra ad ogni occasione contro l'ignoranza, la rozzezza e la goffaggine. In perfetta coerenza con questo suo orientamento spirituale militò nelle interne lotte politiche d'Atene, schierandosi decisamente col partito aristocratico, contro i demagoghi che allora spadroneggiavano ad Atene, come Cleone e Iperbolo:

verso la fine del v secolo infatti cominciavano a farsi largo nella vita politica , con grande scandalo dei ben pensanti, uomini la cui ricchezza non era ereditata, ma fondata sull'industria. Cleone ed Iperbolo erano entrambi imprenditori e appartenevano al partito radicale inviso ai pacifisti e ai possidenti : nella guerra vedevano infatti le occasioni di maggiori profitti. Sua arma era la commedia: nei suoi testi Aristofane prendeva di mira i propri concittadini, quelli meno importanti come quelli di spicco, dai filosofi ai generali, dai poeti ai politici. I suoi nemici, naturalmente, non stettero con le mani in mano: già dopo la rappresentazione di "I Babilonesi", la seconda delle sue commedie, Cleone gli aveva intentato un processo di usurpata cittadinanza : ma Aristofane ne uscì vincitore e, anziché rimanere intimidito, rincarò la dose. Da allora non sappiamo più quasi nulla della sua vita, se non che la sua attività poetica fu pressoché ininterrotta. Aristofane scrisse infatti 44 commedie, ma a noi ne sono pervenute solo 11: "Gli Acarnesi"(425 a.C.), "I Cavalieri"(424 a.C.), "Le Nuvole"(423 a C.), "Le vespe"(422 a C.), "La Pace" (421 a.C.), "Gli uccelli"(414 a.C.), "Lisistrata"(411a.C.), "Le Tesmoforiazuse" (411 a.C.), "Le Rane"(405 a.C.), "Le Ecclesiazuse"(393 a.C), "Il Pluto"(388 a.C.).I temi erano sempre argomenti importanti e scottanti nella vita della città: oltre alle rivendicazioni delle donne, al ruolo degli intellettuali, ai conflitti tra classi sociali, uno degli argomenti più frequenti nelle sue opere sono i problemi della guerra e il vivo desiderio della pace. Visse infatti durante la rovinosa guerra del Peloponneso, soffrendo insieme agli altri Ateniesi le difficoltà e le sciagure dello stato bellico, contro cui si schierò sempre con decisione. Ciò che più colpisce di Aristofane è la veemente passione politica e la determinazione con cui analizza e critica i problemi della polis nel momento in cui essa attraversa una grande crisi politica. Egli non condivide la democrazia vantata da Tucidide, ma la dipinge irrisoriamente come demagogia: nel governo attuale egli vede solo il trionfo della disonestà e dei gretti interessi personali ai danni della collettività, l'usurpazione delle sue risorse, la strumentalizzazione della sua miseria e ingenuità, il militarismo, la vigliaccheria e la depravazione morale. A tre mire erano specialmente rivolte le sue frecce. Contro la demagogia, che, facendo brillare agli occhi del popolo credulone le solite utopie di uguaglianza e felicità universale, lo trascinava alla corruzione e alla dissoluzione; contro la filosofia sofistica, che, riducendo la verità all'oscillante risultato della dialettica, scalzava i principi grandi e solenni su cui s'era innalzata la grandezza d'Atene; e contro l'arte, maestra una volta di virtù e ora di corruzione. Da ogni commedia  risulta infatti evidente la nostalgia dell'autore per un passato quasi idealizzato che esaltava le virtù militari e le virtù morali: austerità e sopportazione delle fatiche, rispetto del proprio corpo e della natura, e soprattutto rispetto di tradizioni a loro volta già consolidate e degli anziani che concretamente le rappresentano; non a caso quasi tutti gli eroi comici di ogni sua commedia sono contadini in tarda età.



                                

                                Le nuvole

 

Composta dapprima per le Dionisie del 423 e accolta piuttosto freddamente, "Le Nuvole" fu in seguito rielaborata da Aristofane, ed è appunto questa seconda stesura che è giunta fino a noi.

Il protagonista è Strepsiade, un contadino che è venuto a vivere in città in seguito al matrimonio con una donna aristocratica dalla quale ha avuto un figlio, Fidippide, che rischia adesso di dilapidare il suo matrimonio per la  mania dei cavalli.  Strepsiade pensa allora  di mandare da Socrate il ragazzo, perché impari l'arte della parola per mettere nel sacco i creditori. Ma poiché Fidippide rifiuta, Strepsiade decide di apprendere egli stesso l'insegnamento del filosofo. Accolto con diffidenza, meravigliato dagli strani comportamenti di Socrate e dei suoi discepoli, si trova ad apprendere cose ben diverse da ciò che si aspettava: la nuova teologia si basa infatti sulla negazione degli dei tradizionali e sulla loro sostituzione con le Nuvole. Questi ultimi sono personaggi ambigui e sfuggenti che formano il coro e simboleggiano l'astruseria e l'inconsistenza di certe speculazioni filosofiche. Proprio queste meditazioni si rivelano troppo difficili per Strepsiade, che dopo aver fatto infuriare Socrate per la propria ostinata ignoranza abbandona il Pensatoio e riesce a costringere il figlio Fidippide a frequentarlo. Socrate in persona evoca in scena i due Discorsi, Discorso Migliore e Discorso Peggiore, che disputano per contendersi l'educazione di Fidippide: vince Discorso Peggiore, rappresentante della nuova educazione libertina, che nel chiuso del Pensatoio fa di Fidippide un perfetto sofista. Fidippide, terminato l'apprendimento, applica da subito queste sue nuove conoscenze, e prima ancora dei creditori a farne le spese è proprio Strepsiade. Difatti il giovane sofista non solo percuote il padre, violando così uno dei tabù più sacri della cultura greca, ma gli dimostra a fil di logica di non averne solo il diritto, ma quasi il dovere. Di fronte ad un tale risultato il mito della nuova educazione crolla; le Nuvole rivelano a Strepsiade di averlo tratto in inganno e dichiarano l'iniquità di Socrate. Strepsiade allora cerca di far cambiare strada al ragazzo, e di fronte al fallimento sfoga la sua rabbia dando fuoco alla casa di Socrate e bruciando così tutti i filosofi.

Pare che Aristofane abbia affermato che le Nuvole era una tra le sue più belle commedie e in generale i posteri hanno concordato col suo giudizio: solo di tanto in tanto ci sono state critiche per l'indegno modo con cui Arisofane rappresenta Socrate. Ma in realtà il poeta, più che attaccare direttamente il filosofo e la sua dottrina, si è servito della sua figura, certo popolare ad Atene, per simboleggiare tutto il nuovo indirizzo sofistico, del quale egli era ferocemente nemico.

I SOFISTI :

La sofistica( che deriva dal greco sofia, sapienza ) è una corrente di maestri di retorica, filosofia e politica sviluppatasi in Grecia nel V secolo a.C. Essa sposta l'interesse dallo studio del cosmo a quello dell'uomo e porta a una radicale modifica del concetto tradizionale di filosofia: l'oggetto infatti non è più il vero sapere, ma la capacità di far prevalere certe tesi rispetto ad altre. Essi erano giunti a concludere che la verità e la morale fossero opinabili: il vero quindi non esisteva, me era relativo e soggettivo. Ciascuno aveva il diritto di stabilire per proprio conto cosa fosse bene e cosa fosse male, ed era in grado di persuaderne gli altri. Secondo loro non si potevano affermare verità assolute che non potessero essere messe in discussione dalla forza della parola. Per questo approfondirono le forme di espressione persuasiva e in particolare la retorica: i sofisti raggiunsero la popolarità soprattutto ad Atene, dove istituirono frequentatissime scuole a pagamento. Ad Atene infatti l'educazione era privata e ognuno poteva scegliere autonomamente l'insegnante per i propri figli. L'educazione superiore avveniva presso un mastro di retorica o di filosofia e i primi a fare dell'educazione una professione furono proprio i sofisti. Essi sono portatori di un ideale panellenico, di per sé innovativo, perché non si sentono legati ad una polis e viaggiano di città in città in tutto il mondo greco. Inoltre l'uso spregiudicato della ragione, rivolta alla critica di ogni istituzione, convenzione e anche dogma filosofico non completamente fondato, li pone in contrasto con i valori e le tradizioni fortemente consolidate ad Atene, di cui Aristofane era un accanito difensore.




Il loro atteggiamento di dubbio circa la verità assoluta e la morale attirò comunque loro numerose critiche. In particolare Aristotele e Platone li condannarono per il loro relativismo, che li portava in cambio di denaro a insegnare la verità di qualsiasi principio.

Anche Socrate rivolge il suo interesse, come i sofisti, all'uomo e al suo comportamento e assume un atteggiamento nettamente antitradizionalista e razionalista. Socrate è anzitutto un critico, che vuol rendersi conto delle cose e perciò discute: il suo ideale è quello dell'exetazein, dell'interrogare le persone per controllare le loro verità, cioè per vedere se  i principi e i criteri su cui esse si basano nei loro giudizi e nelle loro azioni siano frutto di convinzione ragionata o semplice abitudine. Diversamente dai sofisti però la filosofia per Socrate non è semplicemente una tecnica al servizio dell'utile ma deve perseguire la verità, ponendosi finalità etiche di tipo universali, cioè valevoli per tutti gli uomini. Mentre la critica sofistica è negativa e giunge a dissolvere i valori oggettivi (- ciò che è bene per uno è male per un altro-), Socrate invece crede nell'esistenza di principi fondamentali, crede nella possibilità di giungere a stabilire obbiettivamente qual è la virtù dell'uomo.

A questo mira il suo tì estin, quid est, l'implacabile interrogare: egli interpella le persone più diverse, a cominciare dalle più umili, per giungere a individuare quei principi fondamentali che egli ammette di non conoscere ("So di non sapere").Il metodo di ricerca di Socrate è detto ironico-maieutico, e si basa sul dialogo che tende a mettere a nudo l'anima, per poi farle partorire il sapere. Per Socrate chi giunge a conoscere cos'è il bene non può non metterlo in pratica : anche in questo dimostra quanto sia lontano dall'individualismo utilitaristico dei sofisti. Eppure, molti suoi contemporanei fecero di lui una valutazione sommaria, focalizzando la loro attenzione solo su quel carattere innovativo del suo pensiero che richiamava il movimento sofista. Una delle testimonianze tipiche di questo atteggiamento sono "Le Nuvole" di Aristofane, anche se il fatto che l'opera non venisse accolta con pieno favore dimostri come, tra il pubblico ateniese, non tutti la pensassero allo stesso modo sul conto di Socrate. Uomo del buon vecchio tempo, nemico delle novità che sente pericolose per i valori tradizionali, Aristofane non si attarda a distinguere e rivolge i suoi strali contro colui che gli sembra il rappresentante migliore dell' antitradizionalismo del suo secolo.  Il suo implacabile e ironico interrogare, che dimostra l'inconsistenza del sapere tradizionale, e il suo spirito critico sono avvertiti come un pericolo per i fondamenti tradizionali dello stato greco. In realtà, quando viene condannato a morte per ateismo e corruzione dei giovani, egli rifiuta ogni proposito di fuga per rimanere fedele alle leggi della sua città. Non può certo considerarsi quindi un disgregatore dello stato: in un certo senso anzi rispecchia la mentalità del democratico ateniese, il quale esige che di ogni cosa gli sia resa conto e all'obbedienza non vuole essere costretto con la forza ma convinto con la persuasione. Ma poiché la sua critica non conosce limiti, egli arriva a suscitare il sospetto e l'irritazione di molti contemporanei, poiché mette in luce anche le contraddizioni della democrazia ateniese(contestava che ogni cittadino senza preparazione specifica potesse ricoprire cariche pubbliche). Si giunse così al paradosso: Socrate, bersaglio per eccellenza degli aristocratici, fu messo a morte dai democratici.







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