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STORIA DELL'ASINO DI SAN GIUSEPPE

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STORIA DELL'ASINO DI SAN GIUSEPPE

Compare Neli si reca alla fiera di Buccheri perché vuole comprare un asino e ne vede uno che pensa faccia per lui. È ancora puledro e ha il pelame bianco e nero, come quelli della razza di san Giuseppe, che si crede siano gli asini più v 121j97b ili. Il padrone vuole trentacinque lire ma Neli vorrebbe abbassare il prezzo e così se ne va. A sera l'asino non è ancora stato venduto e così, con l'aiuto di un amico riesce a concludere l'affare per trentadue lire e cinquanta.

L'annata è buona e così l'asino riesce a guadagnarsi i soldi che è costato e la paglia che ha mangiato. Compare Neli ha però intenzione di comprare un mulo, "che è meglio", e così vende la bestia vigliacca a Massaro Cirino. Dopo che ha venduto l'asino a compare Neli "le annate vanno di male in peggio", tanto che deve vendere anche il mulo.

Nelle mani di Cirino l'asino ara i campi tutto il giorno, ma l'annata va male anche a lui a causa della siccità ed è costretto a vendere l'animale.

Compare Luciano il carrettiere lo compra per quindici lire, ma secondo lui "non val tanto, che non tira avanti ancora più di sei mesi". Grazie all'asino il carrettiere guadagna quindici tarì al giorno e riesce a rifarsi della morte della sua mula e pensa "che non è mica vero che gli asini di san Giuseppe sieno vigliacchi".

Quando la bestia non ne può proprio più di quel lavoro massacrante viene venduta a quello del gesso per sette lire. Venuto l'inverno il padrone decide però di rivenderla per "qualche lira" ad una vecchia lavandaia che ora vende legna in paese. Suo figlio un giorno viene colto in flagrante mentre sta rubando della legna e viene picchiato tanto che gli vengono le febbri. Il medico per curarlo si mangia tutti i loro soldi e così lei per rabbia scavezza un mandorlo lì vicino e all'alba lo carica sull'asino per andare a venderlo. Durante il tragitto,però, l'animale si accascia a terra privo di vita e la donna riesce soltanto a vendere la legna per cinque tarì.

  







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