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SAGGIO BREVE IN AMBITO TECNICO-SCIENTIFICO - L'UTILITA' DELLO SCIENZIATO CONTRO LE PAURE DELLA GENTE

italiano

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SAGGIO BREVE IN AMBITO TECNICO-SCIENTIFICO

Argomento: la scienza: dubbi e paure dello scienziato

Destinazione: classe scolastica

L'UTILITA' DELLO SCIENZIATO CONTRO LE PAURE DELLA GENTE

Chi è l'uomo? In un dizionario la defini 535h75f zione a noi pervenuta è quella di ciascun essere umano dotato di ragione, sensibilità e ogni facoltà di natura non strettamente materiale; eppure a quanto pare noi continuiamo imperterriti a smentire tale determinazione, almeno in parte, o forse semplicemente non riusciamo ad accettare che non tutto può essere spiegato attraverso la ragione: lo stesso Pascal afferma che il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano. È ben debole, se non giunge a riconoscerlo. Tuttavia molte delle cose che ci circondano sono dimostrabili anche se non vogliamo rendercene conto e, per affermare che lo sono, occorre osservare, sperimentare, analizzare e questa attività è svolta nella sua totalità dalla scienza.

Lo scienziato si dedica a questa dottrina quindi studiandola, e cercandone e promuovendone gli sviluppi: egli dunque ha bisogno di verificare direttamente l'effetto dei suoi sforzi (W. Heisenberg) perché se si limita all'accumulo del sapere egli non è più di alcun aiuto alla nostra società, non può appunto promuovere i risultati da lui raggiunti e di conseguenza non riesce ad assolvere al suo compito di ricercatore. Le scoperte non sono una proprietà del singolo scienziato, ma un possesso dell'intera umanità, e gli uomini devono essere in grado di utilizzarle nel migliore dei modi, talvolta impedendone l'utilizzo laddove presentasse un danno, e non un vantaggio, per l'umanità. Lo scienziato vero sa riconoscere i suoi limiti, sa di essere uno strumento per il bene dell'umanità e sa che i suoi sforzi devono essere utilizzati ai fini pratici solo quando gli uomini ne hanno verificato il bene per l'umanità. È grazie alla capacità di scoprire ed utilizzare le invenzioni a fin di bene che noi, uomini, ci distinguiamo dagli altri esseri viventi: abbiamo bisogno di questa ricerca, ognuno di noi ne ha bisogno, come pure cerchiamo in continuazione il progresso, perché c'è un forte spirito di competizione che ci anima e non possiamo sopportare il fatto che qualcuno possa essere superiore a noi.

Nel ventesimo secolo la scienza è il simbolo del progresso e coincide addirittura con esso ma una nuova scoperta scientifica, pur producendo effetti positivi dal punto di vista economico e sociale, può comportare conseguenze pratiche e morali imprevedibili, se non catastrofiche: la ragione umana non riesce ancora a piegare le forze della natura, la razionalità e deve riconoscere che ci sono ancora un'infinità di cose che la sorpassano. Perché il progresso di questi secoli è avvenuto sullo sfondo di un bagliore di sospetti e paure, che di quando in quando si è acceso in vampate di odio e di rifiuto della ragione e di tutti i suoi prodotti (E. Hobsbawm)?

Il motivo è che in passato sono stati commessi troppi errori e su questi sbagli è pian piano andata a crearsi una fitta rete impenetrabile di pregiudizi che si aggrappano alle leggi della morale, e che quindi ci allontanano sempre più dalla figura del ricercatore che ci limitiamo a criticare di volta in volta. Malgrado gli sforzi e la disperazione degli scienziati per evitare l'immane catastrofe, ad esempio fu sganciata la prima bomba atomica, dimostrando come le pressioni politiche avessero interferito nella ricerca scientifica per la costruzione della bomba. Quindi se Rita Levi Montalcini afferma che gli scienziati hanno il diritto di partecipare alle decisioni politiche io invece sostengo il contrario: la politica non deve interferire con la scienza, non deve utilizzarla per raggiungere i suoi spietati fini.

Qualcuno potrebbe comunque affermare che il più delle volte gli esperimenti che dovrebbero portare allo sviluppo hanno conseguenze per niente accettabili e fuori dalla nostra cognizione del corretto: ancora una volta la scienza va a cozzare contro l'etica ma è un rischio che dobbiamo essere pronti ad affrontare e accettare perché solo attraverso la consapevolezza di questi incidenti di percorso è possibile andare avanti, solo con la presa di coscienza di qualcosa di inadeguato si può scartare quell'alternativa per dare spazio ad un'altra migliore, solo sbagliando s'impara.

Concludendo infine è possibile constatare che i progressi e l'innovazione entrano in contrasto con gli svantaggi costituiti dai rischi, dalle pressioni politiche e dalle paure della popolazione ma lo scienziato deve superare queste barriere, deve ribellarsi, ignorare chi cerca di dare più importanza alla morale e alla natura e pensare solamente a quello a cui potrebbero portare le sue invenzioni. Solo grazie a lui il mondo può evolvere, la società migliorare, l'uomo tribolare meno e deve contare su questi suoi meriti anche se il più delle volte non vengono riconosciuti.

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