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Critica alla Società Di Wilde

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Critica alla Società Di Wilde

Perfino Wilde cercò di seguire la filosofia estetica nella sua vita, suscitando stupore e scandalo, provò sempre a disorientare le persone che lo circondavano assumendo atteggiamenti a volte contraddittori tra loro. Tutto questo fu sicuramente un atteggiamento di sfida e di protesta verso la società, una società fredda e rigida, fondata tutto sull'apparenza e non sulla sostanza. Una società dove l'artista, per essere considerato, doveva dare al pubblico quello che il pubblico voleva e non più quello che egli si sentiva di dare, una società superficiale e materialista in cui contavano solo i beni posseduti o i soldi guadagnati, una società divisa, degradata e conflittuale dove i ricchi si arricchivano sempre di più e dove i poveri erano sempre più p 454e45e overi, dove la giustizia e libertà erano un lusso che pochi si potevano permettere, una società schiava del profitto e della speculazione dove gli affari contavano tutto e i rapporti sociali si appiattivano al solo interesse economico. La nuova classe sociale dominante era la borghesia che si era arricchita enormemente grazie al massiccio processo di industrializzazione inglese durante i primi anni dell'800, essa aveva scalzato la vecchia aristocrazia ormai decaduta, e tutto questo cambiò radicalmente l'orizzonte degli artisti: essi infatti erano tradizionalmente legati alla classe nobiliare per la quale lavoravano e dalla quale venivano mantenuti. Ora però i nobili non erano più in grado di mantenere attorno a sé un gruppo di artisti, non avevano più le risorse, era una classe sociale che stava morendo. Quindi gli artisti si trovavano di fronte ad un bivio: o affondare insieme alla nobiltà o cercare nuovi sbocchi per divulgare le loro opere e cercare quindi di mantenersi. Naturalmente la stragrande maggioranza degli artisti abbracciò la seconda ipotesi, ma questo li porto allo scontro con una realtà molto diversa dalle corti nobiliari.



Come abbiamo detto la nuova classe predominante era la borghesia che però era una classe sociale molto concreta e calcolatrice, con il commercio, le speculazioni, gli investimenti si era guadagnata un posto importante in tutta la società europea. Ma questi uomini, in generale, non possedevano certamente la cultura di un nobile, non avevano studiato, non erano colti e quindi era naturale che non potessero apprezzare le opere raffinate degli artisti, che dunque dovettero adattarsi al livello culturale dei nuovi "padroni". Gli artisti così per vivere dovettero mettersi in proprio e produrre non solo per un elite esclusiva di persone ma per tutti.

I contenuti stessi dovevano cambiare, non interessava più un'arte astratta e lontana dalle persone, la società voleva un'arte concreta di significato universale, che tutti potessero capire e comprendere, da qui alla svalutazione della figura del poeta il passo è breve.

L'artista non è più colui che crea cose straordinarie, ma è un uomo come tanti che racconta una storia dal suo punto di vista, una storia che magari non è quello che gli interessa veramente ma è la storia che il pubblico vuole. L'arte in questo modo diventa una merce, si svaluta e perde quel connotato di fonte di saggezza ed esperienza.

Ma c'è chi si rifiuta di subordinarsi a tutto questo, ed è in quest'ottica che si inseriscono gli atteggiamenti limite di Wilde. Egli rifiuta categoricamente questa nuova figura dell'artista e cerca di riprendere il vecchio modello, che però è superato ed obsoleto per questa società.

L'atteggiamento di protesta è evidente; oltre che nella sua vita, anche nelle sue opere dove la ricca borghesia e la vecchia nobiltà decaduta vengono ridicolizzate, egli fa apparire i personaggi appartenenti a queste classi sociali come sciocchi, viziati, si preoccupano per gli aspetti più banali della vita ignorado completamente gli aspetti fondamentali, i valori vengono completamente ribaltati, le decisioni vengono prese sulla base di principi completamente ribaltati, nelle sue opere nulla è ovvio.

La commedia "The Importance of Being Ernest" ridicolizza palesemente le due classi sociali, ma queste non capirono che l'ignoranza e la stupidità messe in scena sul palcoscenico rappresentavano proprio il loro stereotipo, e questa fu la rivincita dell'artista cercata da Wilde: riuscire ad aver successo tra il pubblico pur mantenendo le distanze da questo e manifestando la propria superiorità in quanto artista, fece tutto ciò senza che nessuno di loro se ne accorgesse.

La concezione del cristianesimo e la critica alla società




Kierkegaard è molto critico nei confronti della società contemporanea, che ormai dà più peso agli aspetti futili e puramente materiali della vita; secondo lui l'uomo ha perso il concetto originale di fede e l'ha sostituito con qualcosa che non susciti in lui disperazione ed angoscia. Tutto questo è causato dal profondo cambiamento e dalla profonda crisi che la società dell'intero '800 stava subendo, crisi che portò l'individuo a considerare solo gli aspetti più materiali della vita e naturalmente la religione, non avendo nulla a che fare con il materiale, venne accantonata. Inoltre la rivoluzione industriale portò le classi sociali più basse a vivere in condizioni di degrado spaventose, e in questo "mondo" non si poteva certo andare a parlare di fede e di valori religiosi.

Kierkegaard voleva solo che fosse dato il giusto peso alle cose non pretendeva il fanatismo ma non sopportava che un aspetto della nostra vita così importante come la religione, come Dio, fosse preso alla leggera. Ormai le persone pregavano solo perché speravano che i loro desideri venissero esauditi, si andava in chiesa solo per mostrarsi e per apparire, o per abitudine, in tutte queste azioni Dio non c'era più. Il Cristianesimo non è religione consolante, lo è diventata solo per un nostro interesse a non faticare, a non doverci misurare con un salto nel vuoto, nel nulla più inesplorato, lo stesso Freud affermò che l'aver paura di ciò che non si conosce è una caratteristica insita nell'uomo.

La critica di Kierkegaard comunque non si ferma solo alla società, ma si estende alla gran parte del clero colpevole di questo inarrestabile processo di distaccamento delle persone dalla fede cristiana. La chiesa infatti ha perso di vista le sue origini dando sempre più importanza ai beni materiali e non alla sfera spirituale della vita. Troppi erano gli interessi che muovevano la chiesa, troppo retrogrado era il suo criterio di valutazione, la società stava cambiando in peggio e il clero invece che cercare di recuperare quella sacralità che via, via si era persa tendeva a pensare a se stesso, a come mantenere le proprie ricchezze. Kierkegaard fece notare come gli atteggiamenti adottati dalla chiesa andassero contro gli insegnamenti che lo stesso Gesù aveva impartito alla prima società cristiana. Fece notare come la mancanza di fede aveva colpito anche la chiesa, che avrebbe dovuto essere la testimone della fede cristiana, l'alto clero ormai non era più interessato a divulgare la dottrina cristiana ma solo a mantenere il prestigio e i privilegi ottenuti durante l'età medioevale. Kierkegaard così ci presenta uno scenario di profonda crisi e che molto difficilmente potrà essere risolto, solo il singolo con la sua coscienza potrà trarre le conclusioni da questa analisi e magari, nel suo piccolo, trovare una soluzione.  







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