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COMUNICAZIONE E WEB DESIGN

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COMUNICAZIONE E WEB DESIGN

COMUNICAZIONE E WEB DESIGN

 

Per parlare di comunicazione si deve partire dal presupposto che è un fenomeno dalle molteplici sfaccettature. Essa può essere fondamentalmente verbale o non verbale, ma non solo. Oggi sta prendendo sempre più piede quella che possiamo definire comunicazione elettronica, quella che fa riferimento ad Internet, strumento di molteplice utilizzo: dalla posta elettronica all'e-commerce, dall'informazione al divertimento rappresentato dai giochi on line.

Che Internet sia la più grande banca dati esistente, oggi ormai non ci sono più 242f52c dubbi, e ne è prova l'enorme diffusione dei cosiddetti motori di ricerca (strumenti che facilitano il recupero di informazioni altrimenti introvabili), ma il punto più oscuro del fenomeno è legato a due aspetti: ai vincoli tecnologici-informatici dello strumento, e soprattutto alla psicologia cognitiva connessa all'usabilità del Web. Delle due questioni tradizionalmente si considera soltanto la prima, perché solo sul campo informatico viene confessata un'ignoranza che, pur esistendo anche in quello psicologico, non vuole essere ammessa. E' dunque nostro compito occuparci di questo secondo aspetto.

Uno degli aspetti più interessanti del mondo Internet è quello delle strategie cognitive nelle ricerche sul Web, ossia al modo con cui accedere all'enorme quantità di informazioni che lo strumento ci offre. Per affrontare questo argomento ci si deve interrogare sulle circostanze e sui motivi per cui gli utenti sviluppano differenti strategie di accesso alla rete, strategie che possono essere diverse a prescindere dagli aspetti tecnologici-informatici.



Il problema centrale è rappresentato dalla scarsa conoscenza sui modi dell'interattività tra utente e sistema. Quando dobbiamo comunicare un concetto ci si deve porre il problema di come l'interlocutore percepisce il concetto stesso. I primi costruttori di computer si preoccupavano soltanto del funzionamento; erano strumenti progettati per chi già sapeva usarli. Quando le esigenze di mercato lo hanno imposto si è cominciato a parlare di affordance, ossia della necessità che l'oggetto fosse cognitivamente trasparente e quindi di più semplice utilizzo.

Una volta che si è compresa la necessità di creare un prodotto che rispecchi le strategie cognitive dell'utente si può cominciare a parlare di quella che è la vera e propria metodologia per il design di un sito Web.

Il primo passo da fare è comprendere gli scopi del mio sito Web; una volta fatto questo è estremamente importante conoscere gli utenti e gli ambienti d'uso: se conosco le persone che si rivolgono al mio servizio posso catturare la loro attenzione nel minor tempo possibile (aspetto non trascurabile visto che molte ricerche assicurano che se entro 15 secondi non è catturato, l'utente cambia sito) e posso quindi supplire alla mancanza di quel rapporto acquirente-venditore che, ad esempio, in un sito di e-commerce manca, oltre che all'enorme concorrenza cui ci si deve rassegnare. Uno strumento per realizzare tutto ciò è la possibilità di creare interattività: come ad esempio fare domande semplici, mirate, ma non troppo personali, le cui risposte ci permettono di capire cosa offrire e cosa no del nostro sito a quel determinato utente. Ma oltre all'utente si deve pensare anche a chi ha deciso di costruire il sito, pertanto si devono identificare i contenuti e i loro produttori per comprendere quali sono i loro bisogni.

Infine, per quanto riguarda il design vero e proprio, ci sono alcuni aspetti interessanti che vanno considerati. Prima cosa da fare è definire precisi riferimenti che indichino all'utente dove è e dove può andare all'interno del sito: molto frequenti, e altrettanto efficaci sono i diagrammi di flusso sul modello delle reti semantiche. Altro aspetto da considerare è la gradevolezza del sito Web: ci sono colori che in determinate combinazioni possono apparire molto gradevoli ma alla lunga possono rivelarsi stressanti, pertanto va rivolta molta attenzione a quelle che sembrano caratteristiche di minor importanza. Molto utile sarebbe ad esempio utilizzare il metodo sperimentale per studiare la riuscita di un sito: fare quindi ricerca attorno ad un gruppo sperimentale formato da quella che posso individuare come "utenza tipo" del mio sito. Da questo posso quindi costruire categorizzazioni centrate sull'utente. Una volta che conosco il mio utente posso offrirgli l'interattività che consiste nel definire l'organizzazione delle informazioni a partire dalle rappresentazioni dell'utente. E' da qui che nasce l'esigenza sempre più forte di sviluppare una ricerca sulle rappresentazioni categoriali dell'utente.




Vanno quindi considerati molti aspetti che fino ad oggi sono stati spesso trascurati, perché la struttura del sito può semplificare ma anche complicare la nostra navigazione. Una scelta apparentemente banale tra paging (utilizzando il metodo dei links) e scrolling (tutte le informazioni sulla stessa pagina), può significare la riuscita o il fallimento del sito. Pertanto, grande attenzione va senza dubbio rivolta al contenuto, ma non va sottovalutata la confezione, se così vogliamo chiamare il modo con cui presentiamo il contenuto.

Vanno quindi sottolineati due aspetti a mio avviso. Il primo è che oggi pochi siti rispettano quello che la ricerca suggerirebbe come utile per la loro riuscita. Il secondo è che nella comunicazione elettronica si è ancora troppo legati al guadagno e poco al servizio. Ci si preoccupa molto di più di creare un banner (link pubblicitario) gradevole piuttosto che migliorare il contenuto del sito, e questa è una strategia che da subito premia ma, a mio parere, a lungo andare stanca. Da qui infatti vediamo come molti siti cambiano in continuazione, non preoccupandosi di investire in ricerca ma andando per tentativi.

Corso di Scienze della Comunicazione

Corso di Psicologia dei processi cognitivi

Prof. Nicoletti







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