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Gli incidenti stradali: prevenire è meglio che curare

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Gli incidenti stradali: prevenire è meglio che curare

Gli incidenti stradali: prevenire è meglio che curare

Ogni anno in Italia si verificano in media 59.188 incidenti stradali, causando la morte di 1044 persone e il ferimento di altre 27713. Nel 1999 le statistiche parlano di 219032 incidenti  stradali ogni anno e di 868 feriti e 18 persone morte ogni giorno.

Questo ci può far notare che un leggero miglioramento della situazi 353c24d one c'è stato ma tuttora il problema degli incidenti stradali incombe sulla nostra società.[1]

I giovani : vittime della loro imprudenza

Gli incidenti stradali per i ragazzi dai quindici ai ventiquattro anni sono la prima causa di morte, più delle malattie, più di tutti i ragazzi che hanno perso la vita in tutte le missioni all'estero, più delle altre tragedie di altra natura messe insieme, più di tutte le vittime del terrorismo degli ultimi 30 anni.

Sconcertanti risultano essere però i risultati emersi da un'indagine condotta da Eta Meta Research su un campione di mille neopatentati. I ragazzi non si rendono conto del problema, il 37% di loro rimane stupefatto e incredulo quando si parla del tasso di mortalità sulle strade che li riguarda direttamente, l'8% si mostra addirittura disinteressato e solo il 7% è consapevole.



Non parlano di incidenti o di sicurezza stradale e se lo fanno è perché è accaduto qualcosa a qualche amico.

La realtà è che tra i giovani è purtroppo ancora molto diffuso il mito della velocità e della trasgressione alla guida , vogliono trasgredire, emergere dal gruppo, dimostrare coraggio e si sentono "invincibili".

Si sentono invincibili e così non rispettano il limite di velocità, non mantengono la distanza di sicurezza , non usano le cinture o il casco e muoiono su una strada.

L'imprudenza è il male dei giovani d'oggi che amano il rischio e che si fidano a farsi dare un passaggio da un amico ubriaco dopo una serata in discoteca se questo dice di essere in grado di farlo.

Solo il 9% impedisce all'amico di guidare e il 6% avvisa la sua famiglia.

Dati che fanno pensare al perché i giovani siano così imprudenti. A questa domanda hanno provato a rispondere gli esperti che ci dicono che mancano i sogni e i progetti nel futuro e non si da valore alla vita.

Troppi sono i modelli sbagliati che i ragazzi assimilano da quelli presentati dai media. Le famiglie non aiutano certo a risolvere il problema; molto spesso i genitori cercano di accontentare i propri figli ed ecco che al neopatentato arriva la bella macchina potente sempre desiderata, con questa riuscirà sicuramente a trovare le emozioni forti di cui era alla ricerca.[2]

Reagire al problema e trovare una soluzione

Finalmente il governo ha approntato un disegno di legge in materia di sicurezza stradale, che annuncia "tolleranza zero" per le violazioni più gravi del codice della strada, a cominciare dalla guida in stato di ebbrezza. E soprattutto sono stati annunciati maggiori controlli da parte delle forze dell'ordine che dovranno passare da 200.000 a un milione nel corso dell'anno e riguarderanno tanto gli alcolici quanto gli stupefacenti.

I neopatentati secondo le nuove norme potranno mettersi alla guida solo di veicoli di piccola-media cilindrata, ci saranno sanzioni fino ai 594 euro o l'eventuale sospensione della patente da 1 a 6 mesi per l'uso del cellulare alla guida e la revoca della patente per chi fa conversione in autostrada o in strade a grande scorrimento e va contromano.

Per le 12 tratte più a rischio i gestori dovranno mettere in atto misure per migliorarne la sicurezza mentre per la guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti supermulte fino ai 24000 euro, sospensione della patente fino a due anni o revoca o fermo del veicolo per un certo numero di giorni.

Ma questa guerra di prevenzione non può limitarsi alle leggi e ai controlli.

La società deve cambiare mentalità e numerose sono le iniziative prese per sensibilizzare i giovani al problema.

Un piccolo passo è stato fatto in questi giorni con il tentativo di introdurre anche in Italia l'abitudine di uscire in compagnia con un guidatore che si assuma la responsabilità di non bere ed ecco il braccialetto con una scritta che dice "guido? non bevo", proprio per diffondere una maggiore consapevolezza dei guasti che guidare sotto l'effetto dell'alcol può creare.

Troppi sono infatti i giovani che risultano positivi al "palloncino" con una presenza superiore a 0,5 g/l di alcol nel sangue, indicata come limite massimo dal Codice della strada.[3]

Pubblicizzare il bere e il guidare responsabile è il compito che si assumono anche gli spot alla televisione, i testimonial come Luciana Littizzietto che ai ragazzi dice "non fumatevi e non bevetevi la vita prima di salire in macchina"[4] o come Marco Maccarini che propone ai giovani il modello inglese del guidatore sobrio e le insegne che troviamo sulle strade che ci dicono che l'abuso di alcol rovina il sapore della guida. Sono proprio le campagne pubblicitarie, l'educazione stradale a scuola e i progetti di sicurezza che coinvolgono direttamente i giovani che possono insegnare a vivere in maniera responsabile.[5]




Gli psicologi ci dicono che poco efficaci sono le campagne choc ma sensibilizzare i ragazzi si può e così ecco le foto e le croci in piazza Brà per ricordare chi non c'è più e per far riflettere chi c'è ancora.[6]

Nascono anche associazioni come l' Aifvs, Associazione familiari e vittime della strada che si impegnano affinché le morti dei loro cari servano alla vita di altri e propongono tra le altre richieste , la  chiusura anticipata delle discoteche, l'introduzione nell'auto del limitatore di velocità e della "scatola nera" per verificare il comportamento dl "pirata della strada", e chiedono collaborazione alla case costruttrici di auto che superano i 250 km orari.

Non ci si può limitare a contare le vittime della strada ogni fine settimana e stilare statistiche.

Vanno combattuti il nulla e il vuoto in cui i ragazzi galleggiano, il nichilismo della loro esistenza. Troppo spesso i giovani giocano con la loro vita e devono essere fermati.



[1] dati ufficiali della polizia di Stato (2007) e da la Repubblica, 26/09/2000

[2] da il Corriere della Sera, 20/11/2007

[3] da "Quattroruote", dicembre 2007

[4] da il Corriere della Sera, 20/11/2007

[5] da il Corriere della Sera 20/11/2007

[6] da L' Arena, 25/11/2007







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