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RELAZIONE DEL TARDO GOTICO E DELLA SCUOLA SENESE

storia dell arte


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RELAZIONE DEL TARDO GOTICO E DELLA SCUOLA SENESE

RELAZIONE   DEL   TARDO   GOTICO   E   DELLA   SCUOLA   SENESE.

L'Ottocento vide un grande sviluppo degli studi storici sul gotico e l'immenso campo di ricerca fornito dai molteplici aspetti del fenomeno offre ancora spunti alla critica contemporanea. Da questo lavorio critico è nata una complessa terminologia per qualificare diversi aspetti stilistici del gotico, come per esempio il gotico fiammeggiante (o, in Italia, gotico fiorito), riferito all'architettura gotica tarda (secolo XV - metà secolo XVI), caratterizzata da un accentuato verticalismo, da effetti dinamici e coloristici e da un'esuberante decorazione scultorea.

Il naturalismo gotico è un equilibrio instabile tra l'affermazione e la 838g61i negazione dei valori mondani, come tutta la cavalleria è in sé stessa una contraddizione, e tutta la vita religiosa oscilla fra dogmatismo e interiorità, fede clericale e pietà laica, ortodossia e soggettivismo.

Il dualismo che appare nelle tendenze economiche, sociali, religiose e filosofiche, nel rapporto tra economia di consumo ed economia di profitto, tra feudalesimo e borghesia, trascendenza e immanenza, realismo e nominalismo, ci si presenta anche nel razionalismo e nell'irrazionalismo dell'arte gotica e soprattutto dell'architettura.




In epoche come il gotico, quando tutta la civiltà è lacerata da antagonismo, accade spesso che nell'arte la tecnica sia razionale ma irrazionali i principi formali.

La chiesa gotica è in uno stato di divenire: è un processo, non un risultato. L'effetto dinamico è così predominante che ogni altra cosa appare solo un mezzo a quel fine.

Un edificio gotico non è solo dinamico in sé stesso: mette in moto anche chi lo guarda e trasforma l'atto della fruizione artistica in un processo.

L'intensità affettiva del gotico, in sé, non è nuova; anche la tarda classicità era commossa, anzi patetica ma nuova è l'intimità espressiva che a ogni opera d'arte gotica e post-gotica dà un carattere di confessione. Col gotico comincia il lirismo dell'arte moderna, ma comincia anche il moderno virtuosismo.

Cantiere e Arte si distinguono perché il primo è un'organizzazione gerarchica di salariati ai fini di un lavoro comune, mentre l'altra è un'associazione ugualitaria di imprenditori autonomi.

Nel periodo romanico tutto il lavoro artistico si svolge sull'edificio stesso. Dal secolo XII lo scultore esegue le sue sculture non più in chiesa ma accanto alla chiesa. All'edificio si applicano solo i pezzi già finiti.

Durante il tardo-gotico l'originaria uguaglianza degli artigiani organizzati nelle Arti cede il passo a una differenziazione graduata secondo la potenza politica e i mezzi finanziari. Da principio i piccoli maestri vengono scacciati dalle Arti maggiori, poi anch'essi si premuniscono contro l'afflusso dal basso e proibiscono ai compagni più poveri di pervenire al grado di maestri.

Il naturalismo dell'arte gotica nel suo fiore corrisponde in certo qual modo a quello della Grecia classica; l'imitazione della realtà si muove nei limiti di severe forme compositive. Il naturalismo tardo-gotico spezza (come l'arte del IV secolo a.C. e dell'ellenismo) questa unità formale, e si dedica all'imitazione della realtà con un'incuranza spesso brutale per la struttura formale.




In Italia si sviluppò una tradizione indipendente rispetto al resto d'Europa che si rifece dapprima all'eredità classica e bizantina e in seguito alle innovazioni compostive - volte alla ricerca di una sempre maggiore profondità - introdotte da Cimabue, Giotto e dalla pittura senese del XIII-XIV secolo: uno stile che avrebbe avuto una grande influenza sullo sviluppo del gotico internazionale.

La prosperità economica, l'apertura (almeno fino alla prima metà del Trecento) sia verso l'Oriente sia verso i Paesi d'Oltralpe (specialmente la Francia), l'esistenza di un grandioso cantiere per il duomo che richiamava prestigiose personalità (tra cui quelle di Nicola e Giovanni Pisano) permisero la fioritura a Siena di una civiltà artistica che trovò la sua più spiccata individualità (tale da essere definita dalla critica come "scuola") nel periodo compreso tra la metà del secolo XIII, col formarsi di un'area di cultura bizantineggiante intorno a Guido da Siena, e la metà del secolo XV, quando gli elementi della tradizione tardogotica locale si fusero con quelli rinascimentali. In quest'arco di tempo le espressioni pittoriche senesi si presentano con caratteri stilistici coerenti e originali, ponendosi come un altro polo rispetto alla cultura fiorentina (Giotto, giotteschi) per la fusione delle più alte tradizioni bizantine con gli eleganti modi gotici d'Occidente (Duccio di Buoninsegna), per il raffinatissimo gusto lineare e cromatico (Simone Martini, Niccolò di Ser Sozzo Tegliacci), per l'interpretazione profana, "cortese", dei temi sacri e allegorici (Ambrogio e Pietro Lorenzetti, Lippo Vanni). Eredi della grande tradizione trecentesca furono Taddeo di Bartolo, col quale le più valide esperienze della pittura senese ebbero larga divulgazione dalla Liguria all'Umbria alla Sicilia, e soprattutto Stefano di Giovanni detto il Sassetta e Sano di Pietro, nelle cui opere, ancora legate alla tradizione gotica senese, si avverte la personalissima lettura delle novità di Masaccio e Brunelleschi. Con le personalità di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, di Matteo di Giovanni, di Neroccio di Bartolomeo, di Guidoccio Cozzarelli appaiono evidenti l'assimilazione delle più varie correnti figurative del Quattrocento, da quella fiorentina a quella padovano-mantegnesca, e la perdita, per la Scuola senese, di peculiari caratteri distintivi. Uno stile che avrebbe avuto una grande influenza sullo sviluppo del gotico internazionale.







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