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Leonardo da Vinci - artistica

storia dell arte

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 Leonardo da Vinci

 

  Fu un pittore di notevolissimo talento,ma anche un architetto ed uno scienziato. Figlio illegittimo del notaio ser Piero di Vinci, di cui non è ricordato il casato, e di Caterina, poi moglie di Acattabriga di Piero del Vacca. Dal 1469 si stabilì a Firenze, dove nel 1472 era già isc 646j96g ritto alla Compagnia dei Pittori. Nel 1476, anno in cui fu prosciolto da un'accusa di sodomia, era con Andrea del Verrocchio, di cui il Vasari dice che L. fu scolaro. Dal 1482-1483 era a Milano alla corte di Ludovico il Moro, inviatovi, secondo alcune fonti, in qualità di musico da Lorenzo il Magnifico. A Milano egli svolse intensa attività di pittore; attese ad un monumento per F. Sforza; fu apparatore di feste e scenografo, ingegnere militare, consultato per problemi di architettura. Questo periodo fu il più fecondo di opere compiutamente realizzate e di altre riprese in seguito. In particolare L. potè approfondire i propri studi scientifici e intraprenderne di nuovi, nel campo sia della fisica sia delle scienze naturali. La sconfitta di Ludovico il Moro (16 marzo 1500) costrinse L. a lasciare Milano. Insieme al matematico L. Pacioli, di cui era amicissimo, e allo scolaro Salai, L. partì per Venezia, fermandosi lungo il viaggio a Mantova alla corte di Isabella d'Este, dove fu accolto con grande favore e ricevette richieste di opere di pittura. Nel 1501 aveva già lasciato Venezia ed era di nuovo a Firenze, dove disegnò il primo cartone della Sant'Anna e dipinse per Florimond Robertet, segretario di Stato di Luigi XII, una Madonna forse scomparsa. In questo stesso periodo attese a intensi studi di geometria. Dal maggio 1502 al maggio 1503 L. fu lontano da Firenze, quasi sempre al servizio del duca Valentino (Cesare Borgia), a sua volta in stretto rapporto con Luigi XII. Sono di questo periodo i suoi viaggi a Urbino, Rimini, Cesena, Pesaro, Cesenatico e in altre città delle Marche e della Romagna. Ritornato a Firenze, si occupa ancora, per P. Soderini, di questioni militari e di canalizzazioni, di pittura, e incomincia a studiare il volo degli uccelli. Amareggiato per l'esito infelice del grande dipinto murale della Battaglia d'Anghiari, per la frustrazione dei suoi progetti di ingegnere e per l'incomprensione degli artisti e dei mecenati fiorentini, L. nel 1505 è di nuovo a Milano, protetto di Luigi XII. E' pero a Firenze nel marzo del 1508, in casa di Piero Martelli ove inizia uno zibaldone di annotazioni di matematica e fisica. Nel settembre dello stesso anno è però ancora a Milano, intento allo studio di sistemi di chiuse e di canali navigabili. Nel dicembre del 1512 il ritorno a Milano di Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro, costringeva L. a rifugiarsi a Vaprio presso il fedelissimo discepolo F. Melzi. Nel 1513, fu chiamato a Roma da Giuliano de' Medici, ma a Roma L. si vide escluso dalle grandi opere del tempo: i progetti per S. Pietro e la decorazione del Vaticano; gli fu portato via il trattato De Vocie che aveva composto; fu ostacolato nelle sue ricerche di anatomia. Sono probabilmente di questo periodo (1514) il riferimento a una sua opera matematica sulla quadratura del circolo e sulle superfici curvilinee, e l'inizio del suo De Ludo geometrico. Del 1514-1515 gli studi sul prosciugamento delle paludi pontine e sul porto di Civitavecchia; e la Leda, dipinta, pare, per Giuliano de' Medici. Nel 1515 L. annota la partenza da Roma di Giuliano de Medici e la morte di Luigi XII; nel 1516 trascrive le misurazioni della Basilica di San Paolo. Nel 1517 accetta l'ospitalità offertagli da Francesco I nel Castello di Cloux presso Amboise; L., benche impedito da paralisi alla mano destra, attendeva agli studi di anatomia e scienze militari. Nel 1518 è assai probabile che L. partecipasse ad Amboise alle feste per il battesimo del Delfino e per il matrimonio di Lorenzo de' Medici con una nipote del re. Da appunti leonardeschi si apprende che egli studia un canale d'irrigazione tra Tours, Blois e la Saona. Del 23 aprile 1519 è il testamento di L., il cui originale è andato perduto. In esso dà disposizioni affinché sia seppellito nella chiesa di Saint-Florentin ad Amboise. Esecutore testamentario il Melzi al quale lascia tutti i manoscritti e gli "Instrumenti et Portracti circa l'arte sua e industria da pictori", nonché quanto ancora gli spetta dalla tesoreria reale. Lascia la vigna di Milano per metà al suo servitore e per metà al Salai; dispone per i poveri; lascia ai fratelli carnali in Firenze un podere a Fiesole e il suo deposito (400 scudi circa) presso Santa Maria Novella. Muore il 2 maggio 1519: le sue ceneri andarono disperse nei disordini delle guerre ugonotte. L'OPERA ARTISTICA

||  L'arte di L. si manifesta sin dai suoi inizi come cosciente rielaborazione della tradizione quattrocentesca mirante a rendere nell'arte lo spirito cosmico dell'universo. Nella raccolta postuma di appunti di L. che va sotto il nome di Trattato della pittura sostenne la superiorità della pittura sulla scultura appunto in nome delle straordinarie possibilità evocatrici, simili a quelle della poesia, ch'egli riconosceva alla prima. Eccezionale per il suo tempo è il peso che nel contesto complessivo delle opere hanno i segni; numerosi i dipinti e le opere non finite. Già nel 1473, a Firenze, disegna a penna il paesaggio ora agli Uffizi. Si hanno ancora prove della sua collaborazione col Verrocchio nella pittura del Battesimo (dipinto per la chiesa di San Salvi, dal cui chiostro passò poi a quello di Vallombrosane di Santa Verdiana) agli Uffizi. Opere pittoriche di questo primo periodo sono: il ritratto muliebre della galleria Liechtenstein a Vienna (la cosiddetta Ginevra Benci); l'Annunciazione (proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo di Monteoliveto ove era tradizionalmente attribuita a Domenico Ghirlandaio) agli Uffizi e l'altra più piccola al Louvre; la Madonna del Garofano a Monaco di Baviera; Testa di Medusa, in cui la tecnica dei rettili è tipicamente fiamminga; Angelo a mezzo busto, descritto dal Vasari nel guardaroba di Cosimo I in Palazzo Vecchio e perduto (ne esistono alcune copie di cui la migliore pare quella di Chéramy): opere che già furono attribuite al Verrocchio stesso o a Lorenzo di Credi. Nel 1478 L., in piena libertà artistica, dipinge la Madonna Dreyfus o Madonna che porge una melagrana al bambino (che fino a quarant'anni fa era considerato uno dei migliori frutti della bottega del Verrocchio e attribuito a Lorenzo di Credi) ora alla National Gallery di Washington e la Madonna del Fiore, ora all'Ermitage di Leningrado, che alle reminiscenze verrocchiesche unisce l'applicazione piena dello sfumato. Forse contemporaneamente L. disegnò la Madonna del Gatto (Uffizi), la Pala d'altare per la Cappella di S. Bernardo nel Palazzo Vecchio di Firenze (elencato fra le opere perdute), San Gerolamo, alla Pinacoteca Vaticana in cui l'Heydenreich vede nell'anatomia tesa del santo una suggestione del Pollaiolo. Al 1481 risale l'Adorazione dei Magi, commessa dai frati del convento di S. Donato a Scopeto (ora agli Uffizi) rimasta incompiuta per la partenza di L. per Milano. Nel 1483 a Milano fu allogata dagli scolari della Concezione a L. e ai fratelli Ambrogio ed Evangelista de Predis la tavola della Vergine delle Rocce. Secondo uno schema piramidale, la Vergine con Gesù, il Battista e un angelo si dispongono entro una grotta, aperta da squarci verso la luce lontana del tramonto. I contorni dei lineamenti si smarriscono, sfumano; il rilievo, velato, esplode dove la luce sfiora le cose: la gamma dei colori va sempre più limitandosi a poche tinte. Di questa tavola si posseggono due redazioni: una al Louvre di Parigi; l'altra alla National Gallery di Londra. Seguono: Testa di fanciulla (La Donna Scapigliata) alla Galleria Nazionale di Parma: abbozzo a terra ombra impiastricciato di vecchia ambra inverdita; Madonna che allatta il bambino (Madonna Litta) all'Ermitage di Leningrado da riferirsi al primo soggiorno milanese di L. Seconda grande opera pittorica del periodo milanese è il Cenacolo nel refettorio delle Grazie, purtroppo giunto a noi in stato miserevole per esser stato dipinto da L. non a buon fresco ma a tempera. Nell'ampia sala gli apostoli sono disposti, secondo un ritmo ternario, a contrasto col divino isolamento del Redentore. In questo periodo l'attività di L. fu varia e molteplice: dalla decorazione del castello Sforzesco di Milano (sala delle Asse, ampiamente restaurata), ai ritratti di Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli; dalla Leda (nota attraverso repliche) al monumento a F. Sforza; dal Redentore all'Assunta con i Santi Domenico e Pietro da Verona, Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, già a Milano in Santa Maria delle Grazie. Tali opere sono andate perdute. Rimangono il ritratto del Louvre, la Dama dalla reticella al perle (forse Beatrice d'Este) alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano; quella della Dama dell'ermellino della galleria Czartoryski di Cracovia; la Belle Ferronnière, al Louvre, ritratto di una duchessa di Mantova la cui origine oscilla tra il 1482 e il 1497; Ritratto di Isabella d'Este al Louvre: a carboncino e pastello (matita nera e sanguigna) con tocchi di rosso nelle carni e nei capelli e di giallo nelle vesti; Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e San Giovanni alla National Gallery di Londra, a carboncino con lumi di biacca e chiaroscuro: assieme al precedente ritratto, costituisce l'unico cartone superstite dei molti che senza dubbio L. eseguì per opere di qualche importanza. Nel 1500 L. è nuovamente a Firenze. Ebbe allogazione da Pier Soderini del David, poi affidato a Michelangelo; compose il cartone per Sant'Anna condotta in pittura al termine della sua vita. Sempre a Firenze, più tardi (1503), L. ebbe incarico di dipingere su una parete della sala del Maggior Consiglio, un episodio della Battaglla d'Anghiari (sulla parete opposta Michelangelo doveva affrescare la Battaglia ai Cascina). Anche qui L. tentò di affrontare un problema tecnico, con l'intento di restaurare l'antica tecnica dell'encausto. Ma il risultato fu disastroso e L. abbandonò la pittura appena iniziata. I cartoni per essa furono oggetto di studio degli artisti, ed andarono distrutti. Forse L. eseguì in quel tempo (verso il 1503) il ritratto che va sotto il nome fantastico di Gioconda (molto probabilmente Lisa Gherardini, nata nel 1479, sposa a Francesco Bartolomeo del Giocondo). Al celebre vago sorriso s'accorda il velato paese intriso di nebbie sfatte e da esse reso surreale: questo paesaggio non è lungo le rive dell'Arno ma in Lombardia, nell'atmosfera autunnale densa di brume. L'attività artistica di L. durante il secondo periodo milanese (1507 circa) rimane pressochèoscura. Durante il soggiorno in Francia L. compì il S. Giovanni Battista ora al Louvre; il Bacco, sempre al Louvre, che sembra certo fosse nato come figurazione di S. Giovanni Battista; e terminò la S. Anna. In questo quadro, concepito con sottili intenti iconografici, la luce diffusa stinge i colori: lo sfumato diviene piu prezioso, più lieve. Il S. Giovanni (ora al Louvre) è opera meno felice e rivela la stanchezza dell'artista, questo lavoro di L., finito al limite di ogni tecnica possibile e quasi monocromo, è interamente di sua mano. L'arte di L. influenzò variamente artisti settentrionali (Dürer, forse lo stesso Bosch) e italiani (Giorgione, Correggio, Fra' Bartolomeo e A. del Sarto); l'arte stessa di Raffaello non si sottrasse al fascino di Leonardo. Una concezione e una pratica dell'arte opposte a quelle di L. ebbe Michelangelo. . Scultura - L'attività di scultore di L. non ebbe l'importanza di quella del pittore. Dal 1483 al 1500 egli attese all'immane monumento equestre di F. Sforza (il cavallo misurava alla cervice circa m 7,20), la cui forma di creta fu distrutta al tempo dell'occupazione francese. Dal 1508 al 1511 sono databili altri disegni per un monumento a G. G. Trivulzio. Alcune sculture del XV-XVI sec. sono state attribuite a L.: in esse si è vista la sua collaborazione in sculture del Verrocchio. L. non ha diretto o progettato la costruzione di nessun edificio giunto sino a noi; pertanto il suo pensiero architettonico può essere ricostruito soltanto in base ai suoi scritti, ai suoi disegni e alla documentazione offerta da alcuni suoi dipinti. L. concepisce un tipo di disegno architettonico essenzialmente nuovo ai suoi tempi, basato sullo spaccato e sulla resa corretta della prospettiva a volo d'uccello. A Milano, dove egli era in contatto con D. Bramante, L. si occupò dei progetti del duomo di Pavia, di particolari problemi costruttivi del tiburio del Duomo di Milano. Notevoli i suoi studi urbanistici in rapporto alla distribuzione del traffico, alla canalizzazione, all'igiene (specialmente nel primo periodo milanese). Si pensa a un intervento di L. sulla progettazione del castello di Chambord, iniziato nel 1518 per Francesco I. L'OPERA SCIENTIFICA - Nella natura L. scorge pitagoricamente una trama di rapporti razionali (ragioni), esattamente calcolabili e misurabili, che può essere colta dall'uomo per mezzo dell'esperienza, al di fuori d'ogni autorità. Il pensiero di L. come filosofo naturale prelude al razionalismo matematico di Galileo. . Aritmetica e geometria - L'aritmetica e la geometria sono per L. fondamento di tutte le scienze naturali, in particolare della meccanica. Tuttavia, le conoscenze matematiche di L. restarono relativamente limitate. Perciò non si può dire che L. abbia dato un notevole contributo originale alle matematiche: la prospettiva aerea, della quale L. è uno dei fondatori, è a cavallo tra l'ottica fisica e la geometria propriamente detta. Interessa notare che L. in taluni suoi appunti (per esempio nel proporre un nuovo metodo per calcolare il volume della sfera), adopera qualcuno di quei procedimenti geometrici di tipo infinitesimale, che saranno più di un secolo dopo ritrovati e perfezionati da Galileo,B. Cavalieri e E. Torricelli; interessanti anche i risultati e gli studi di L. relativi alle lunule quadrabili elementarmente. . Meccanica - La meccanica può ben considerarsi la scienza prediletta da L., alla quale può dirsi che egli abbia portato il maggiore contributo di originalità. Le sue fonti maggiori d'informazione sono, oltre le opere di Aristotele e di Archimede, i libri De ponderibus di Giordano Nemorario. Riprendendo le loro ricerche sulla leva e la bilancia, gli si fa chiara la nozione del momento di una forza rispetto a un punto. Da Giordano Nemorario, L. trae pure la conoscenza della condizione di equilibrio su un piano inclinato, rimasta ignota alla meccanica greca. Dallo stesso Giordano Nemorario e da Biagio da Parma deriva il concetto che modernamente si esprime nel principio del parallelogramma delle forze e lo applica a risolvere il problema della determinazione delle tensioni nei due tratti di una fune fissata agli estremi e soggetta ad un peso in un punto intermedio: così scopre alcuni casi particolari di quel che sarà, circa due secoli più tardi, il teorema di Varignon, e utilizza la scoperta per trattare questioni relative all'equilibrio di un solido girevole attorno a un asse o a un punto fisso. Da Aristotele, L. trae le sue limpide considerazioni sulla stabilità della bilancia, e da queste giunge alla nozione di poligono di sostentazione e alla conseguente condizione di equilibrio di un solido pesante poggiato su un sostegno orizzontale. La teoria delle macchine semplici è oggetto di numerosi altri appunti. Nella teoria dei baricentri L. compie il solo reale progresso che sia stato ottenuto da Archimede in poi, soprattutto assegnando, senza peraltro farci conoscere il metodo che lo condusse alla scoperta, il baricentro del tetraedro e quello d'una qualunque piramide. In ciò Galileo fu dunque preceduto, senza naturalmente nulla saperne, da Leonardo. E' in L. Galileo ebbe pure un predecessore nelle ricerche relative alla nuova scienza della resistenza dei materiali. Pure indubbiamente primo è L. nel considerare in modo razionale l'attrito o confregazione e i suoi effetti nelle macchine e nei veicoli, e a istituire esperienze che, salvo la maggiore raffinatezza, non differiscono da quelle ideate tre secoli dopo da Ch.-A. Coulomb. Le conoscenze dinamiche di L. derivano e si ricollegano a quelle della dinamica greca. Compaiono così in L. le prime precise idee sul concetto di forza e di percussione e sulla resistenza dell'aria che, in accordo con la teoria dell'impeto di Buridan e in netto contrasto con quella aristotelica, viene correttamente considerata come un ostacolo che `impedisce ed abbrevia il moto al mobile'. Circa le leggi della dinamica, L. deve essere certamente annoverato tra coloro che hanno maggiormente contribuito alla scoperta della prima legge, o legge d'inerzia; invece per la seconda legge resta fermo alla dinamica aristotelica che postula la proporzionalità tra forza e velocità. Circa la libera caduta dei gravi nel vuoto, L. intuisce la relazione tra velocità e tempo, ma non quella tra spazio e tempo scoperta poi da Galileo. In sostanza il persistere delle teorie aristoteliche è anche per L. un grave intralcio a un coerente sviluppo della dinamica. Nel moto dei gravi per archi e corde di cerchio non gli sfugge il fatto che il moto per l'arco si fa in minor tempo che per la corda; e ancora riguardo alla caduta dei gravi intuisce gli effetti che su essa provoca la rotazione della Terra per effetto della quale il grave viene deviato verso Est. . Idraulica e aerodinamica - I lavori di ingegnere idraulico portarono L. a occuparsi del moto dell'acqua. Egli enuncia il principio dei vasi comunicanti anche per liquidi di densità e, un secolo e mezzo prima di Pascal, il principio fondamentale dell'idrostatica. Dà un'esatta interpretazione del paradosso idrostatico e stabilisce, per il moto delle acque correnti, il principio della portata costante, secondo il quale in un corso di acqua uniforme a sezione variabile la velocità della corrente varia in ragione inversa della sezione. Inoltre egli è da considerare come il fondatore della teoria del moto ondoso nel mare. I suoi studi sul volo degli uccelli e sul volo strumentale lo portarono a investigare le leggi dell'aerodinamica: egli osservò la compressibilità e il peso dell'aria e intuì l'importanza di codesti elementi ai fini del volo, ai fini cioè del sostentamento nell'aria del più pesante. L. stabilì altresì il principio di reciprocità aerodinamica, secondo il quale lemutue azioni fra solido e aria variano solo con la velocità relativa; fu il primo a considerare il centro di pressione e la sua relazione col baricentro del corpo e forse anche ad avere intuizione delle linee di corrente. . Ottica, astronomia - Seguendo generalmente le idee aristoteliche o quelle degli Arabi, L. accetta in ottica la teoria delle specie, emanate dai corpi luminosi e propagantisi nell'aria o nell'etere per onde sferiche come il suono, istantaneamente o quasi: si occupa di problemi della visione semplice e di quella binoculare, della dispersione della luce, della teoria delle ombre. La perspicua descrizione della camera oscura e della sua teoria, già nota agli Arabi, mostra che egli ne aveva intuito l'applicazione che se ne fa nell'occhio. Lo studio della riflessione di un fascio di raggi paralleli in una sfera cava lo porta alla nitida considerazione delle caustiche di riflessione. L. non si occupò in modo particolare di astronomia, ma le poche osservazioni che ha lasciato ne mostrano anche in questo campo l'acutezza profonda delle intuizioni. Certamente egli dovette avere un'idea abbastanza precisa, e contraria alle vedute tradizionali, della posizione della Terra nell'universo: riconobbe che il Sole illumina i pianeti e che essenziale è la sua influenza sulla vita terrestre; disegnò le macchie della Luna: per primo spiegò quel che egli chiama il fenomeno della luce cinerea, che ancora ai tempi di Galileo fu oggetto di discussioni e di errate interpretazioni. . Geologia - In geologia storica, L. fu nettunista, e in senso nettunista egli spiega la presenza dei fossili marini (nicchi) in località distanti dal mare, contraddicendo la teoria che faceva dipendere il fenomeno dal diluvio universale. . Anatomia e fisiologia - I suoi disegni anatomici rappresentano il primo materiale iconografico scientificamente elaborato e aprono la serie dei validi e coraggiosi tentativi di disancoramento dell'anatomia umana dalle concezioni allora imperanti da ben tredici secoli, in parte codificate da Galeno. Numerose furono le dissezioni operate da L. nonostante le difficoltà di diversa natura, tra l'altro, a Roma, una denuncia dell'artefice tedesco Giovanni degli Specchi additò L. al papa come profanatore di salme. I contributi di L. in anatomia e in fisiologia sono imponenti. In campo osteologico sono particolarmente rilevanti: la scoperta del seno mascellare (detto anche antro di Higmore, dal nome del medico e anatomista inglese che lo descrisse nel 1651); la prima esatta raffigurazione della colonna vertebrale con le sue curve fisiologiche giustamente valutate; la corretta interpretazione dell'osso sacro, considerato come risultante dalla fusione di cinque vertebre (e non di tre, come voleva l'anatomia tradizionale); il riscontro della giusta inclinazione del bacino; ecc. Gli studi sull'apparato muscolare hanno portato L. a compiere la prima rassegna iconografica dei muscoli dell'uomo; a studiare la funzione dei vari muscoli degli arti sostituendoli con fili di rame; ad introdurre un originale metodo di studio degli elementi morfologici degli arti, basato sull'impiego di tagli trasversali praticati a piani diversi (procedimento usato anche dai moderni anatomisti); e quello della descrizione per strati. Pazienti studi dedicò anche all'apparato circolatorio, e frutto di questi fu la scoperta di quella formazione intracardiaca che oggi in suo onore è chiamata trabecola arcuata di L. da Vinci. Per studiare, la conformazione delle cavità ventricolari del cuore e del cervello ne riprodusse il calco, introducendo in esse cera liquida od altre sostanze solidificabili. E' probabile che per lo studio della fisiologia del sistema nervoso L. abbia effettuato qualche esperimento di vivisezione. L'incorporamento dell'occhio in materiale coagulabile (albume d'uovo) per poterlo tagliare senza pregiudizio dei rapporti dei suoi costituenti, fanno di L., in un certo senso, un precursore dei metodi di inclusione usati nella moderna istologia. Egli studiò anche la funzione visiva in quasi tutti i suoi aspetti fondamentali tra cui: il senso stereoscopico, l'acuità visiva, la sensibilità cromatica, le modificazioni pupillari al variare dell'intensità degli stimoli luminosi, le illusioni ottiche, la questione della grandezza delle immagini in rapporto all'angolo visivo, ecc. Del fegato L. dà la prima raffigurazione sostanzialmente esatta; fa interessanti considerazioni sui processi nutritivi e sembra intuire, sia pure vagamente, il concetto del ricambio materiale. Il meccanismo degli atti respiratori e della fonazione interessò molto L. che avrebbe addirittura elaborato un trattatello, finito nel 1514, ma andato perduto.

||  In anatomia artistica, infine, L. pur attenendosi per lo più ai canoni di Vitruvio e di Varrone formulò alcuni principi antropometrici; così, ad esempio, egli faceva corrispondere la lunghezza del piede ad 1/7di quella dell'intero corpo (piede leonardesco) anziche 1/6, come aveva codificato Vitruvio. . Zoologia - L. prospettò con chiarezza le affinità morfologiche e funzionali che corrono fra l'uomo `prima bestia infra gli animali' e varie specie di Mammiferi, specialmente le scimmie, Carnivori, Artiodattili e Perissodattili. . Botanica - Sviluppò osservazioni che vanno al di là dell'interesse iconografico. Nello studio della fillotassi, L. osservò la disposizione quincunciale (2/5), rilevata poi dal Brown (1658); studiò il geotropismo negativo e l'eliotropismo positivo; i movimenti delle linfe negli organismi vegetali e i loro effetti; infine per primo dedusse l'età e l'orientamento originario dei fusti dalla osservazione dei cerchi concentrici della sezione. IDEE INVENZIONI OPERE E PROGETTI - Nel campo dell'idraulica pare sia di L. la sistemazione del canale della Martesana; e suoi sono il progetto di sistemazione dell'Adda, e un grande e complesso piano di bonifica delle Paludi Pontine. A servizio di Firenze studiò, a fini strategici, un progetto per la deviazione dell'Arno a monte di Pisa, che ebbe il caloroso appoggio di N. Machiavelli. Al servizio di Venezia, per l'incombente minaccia dei Turchi che avevano invaso il Friuli, studiò il percorso dei maggiori fiumi del Veneto, ideando tra l'altro un serraglio mobile sull'Isonzo presso Gorizia, allo scopo di elevare il livello del fiume e provocare così l'allagamento della pianura. Durante il suo soggiorno in Francia progettò il canale di Romorantin che doveva collegare Rodano e Loira. I progetti di canali e bonifiche sono quasi sempre accompagnati dallo studio di adeguati strumenti di lavoro; cavafanghi, draghe, pompe, apparecchi di sollevamento dei materiali, ecc.; e ai piani di bonifica sono associati piani edilizi e urbanistici conformi ai migliori canoni della tecnica urbanistica e dell'ingegneria sanitaria moderna. Non può invece essere attribuita a L. l'invenzione delle conche di navigazione. Gli studi sul volo strumentale risalgono in parte al primo periodo del soggiorno a Milano, tra il 1486 e il 1490, e in parte al secondo periodo del soggiorno a Firenze, verso il 1505, e a Fiesole. L. attuò macchine che, se pur valide oggi soltanto per un interesse storico, restano per i suoi tempi capolavori di ingegnosità. Tra codeste macchine volanti sono il paracadute, e l'elicottero in cui viene impiegata come organo propulsore la vite.

||  L. fu anche un espertissimo tecnico militare. Tra le sue idee e progetti: studi per sottomarini, disegni di cannoni (con carrello e dispositivi per la rapida elevazione del fusto) e di bombarde per il lancio di bombe esplosive; cannoni a organo, costituiti da molte piccole canne disposte a raggiera che possono sparare simultaneamente; cannoni a revolver; ponti da campo, carri coperti con artiglierie; l'architronito, sorta di cannone in cui si sfrutta la forza espansiva del vapor d'acqua (peraltro già conosciuto dai Bizantini); battelli incendiari; e poi ancora norme di guerra terrestre e navale, ecc. Fra gli altri meccanismi e dispositivi studiati da L. meritano d'esser citati l'incannatoio automatico e la cimatrice; poi innumerevoli artifizi per la trasformazione di moti progressivi in moti alternativi e di moti continui in moti intermittenti; argani, torni, perforatrici, seghe meccaniche, macchine per la filettatura delle viti; trivelle; ponti girevoli; laminatoi, ecc. (Vinci, Firenze 1452 - castello di Cloux, od. Clos, Lucé, presso Amboise 1519).

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