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Tibullo é senza dubbio il più delicato degli elegiaci latini. Temperamento istintivamente idillico, anima religiosa, canta la vita rustica e la campagna italica, i riti e le cerimonie sacre, le antiche tradizioni domestiche con accenti non più riascoltati nella poesia latina. Come già negli altri poeti elegiaci in Tibullo notiamo la presenza del tema amoroso, fortemente enfatizzato dal poeta e l' innovativo inserimento del tema agreste. Questi vengono a fondersi nell' accennato lavoro che fa il poeta per renderli inscindibili fr 343j92d a loro. Scrive diversi libri di elegia e, prendendo spunto da Virgilio, rende la sua opera simile, per struttura e temi, alle Bucoliche del grande maestro mantovano. Infatti nel primo libro scrive dieci elegie inserendo nello sfondo della felice vita di campagna il canto dell' amore che egli prova verso la sua donna ideale, Delia.
La prima elegia, bellissima, é composta alla vigilia di una spedizione di Messalla, suo protettore e intimo amico, che il poeta seguirà: questo rende più forte il suo attaccamento alla dolcezza dei campi ed alla bellezza di Delia. Tibullo ama la vita campestre, ma non sa concepirla senza Delia; ama veramente i campi, le antiche pietre cinte di fiori, il biondeggiare dell spighe, l' ombra degli alberi, la frescura del ruscello, la fatica dell' aratura, la vigilanza del gregge, la casa rustica che protegge dai venti: ma, tutto questo, con Delia.
Nessun motivo é così caro a Tibullo, e con tanta musicale dolcezza cantato, né si deve pensare che il suo amore per la campagna sia letterario e convenzionale. Tibullo la sente parte della sua vita e delle sue abitudini umane; viene dalla campagna, alla quale é rimasto illegalmente legato, e ad essa ritorna spinto da un bisogno, fisico e spirituale insieme, a cercarvi tranquillità, pace e riposo. I canti più belli sono quelli che sbocciano da questo lirico mondo agreste, dove si esplica a fondo l' umanità e l' interiorità del poeta, e dove la nota campestre diventa squisitamente tibulliana. Andando ad esaminare più dettagliatamente il brano "il Sogno del Poeta" notiamo l' avversione verso le ricchezze, le guerre, e la trasformazione dell' autore stesso da poeta-contadino a poeta-innamorato. Tibullo era di famiglia equestre ed avrebbe perso parte delle sue ricchezze per effetto delle espropriazioni, mantenendone però a sufficienza per garantirsi tranquillità, benessere, libertà spirituale e materiale evitando preoccupazioni, fastidi e responsabilità ed invidia del prossimo. Tibullo in complesso fu soddisfatto della sua situazione in cui il denaro poteva essergli servo, non divenirgli padrone.
Nei primi versi vediamo che il poeta condanna miserevolmente coloro i quali ambiscono a possedere grandi ricchezze e li ammonisce avvertendoli che la continua apprensione dell' avvicinarsi del nemico può impedire loro una vita tranquilla. Indi contrappone il suo ideale di vita modesta, la sua aspirazione ad una esistenza modesta e quieta. Il poeta utilizza metà della sua opera per spiegare la vita contadina, i suoi lavori e i suoi riti.
Tibullo, in una campagna idealizzata, impersona la figura di un contadino che, come ogni altro suo simile, oltre al lavoro indefesso, chiede supporto agli dei, affinché gli garantiscano un raccolto abbondante. Strettamente connesso con il motivo agreste é dunque il motivo religioso. Sentimento personale e profondo anch' esso, davvero agli antipodi della spiritualità corrente nelle classi colte dell' età augustea, dominate dal materialismo epicureo e da credenze sincretistiche. Tibullo, per educazione familiare e per sanità di principi morali, era rimasto legato alle tradizioni della sua gente, alla fede, rimasta intatta, degli umili coltivatori, agli antichi dei della campagna e della casa, che avevano imparato a venerare bambino. La santità dei campi e la religione sono due punti centrali nella poesia di Tibullo. Egli é persuaso che «fra umili genti piacque agli dei dispensare benefici»: é un concetto etico nella religiosità tibulliana. Quindi assistiamo a continue invocazioni agli dei e il desiderio e la speranza di non essere abbandonato da loro, compiendo anche qualche gesto sacrificale. Il poeta dichiara il suo desiderio a vivere contento di poco, senza essere costretto a viaggiare, libero di ristorarsi nella frescura della campagna. Intanto sopporterà di buon grado il lavoro dei campi e della pastorizia, augurandosi però che lupi e ladri risparmino il suo piccolo gregge. Nella parte finale notiamo la presenza dell' ultima invocazione agli dei affinché accettino serenamente i doni offerti loro da tutti gli abitanti della campagna, nonostante mensa e recipienti possano essere rustici.


© 1999 Marco Carbone, Domenico Cocco, Mario Giacalone, Giorgio Stampa.

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