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Omero

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Omero

Tutto ciò che si sa di Omero è leggenda. Incerto è il suo luogo di nascita: probabilmente la città di Chio, o quella di Colofone, oppure Smirne, per anni la più quotata per motivi linguistici e culturali. Incerta è l'origine del suo nome, forse di etimologia non greca: potrebbe derivare da "ho mè horôn", ossia 'il non veggente' (la leggenda ci descrive infatti Omero come un aedo cieco), ma altri avanzano l'ipotesi che il su 212i81c o significato sia quello di 'ostaggio' oppure di 'raccoglitore'. Per quanto riguarda l'età in cui visse, le tesi più accreditate propendono per il VII°-VIII° secolo. Per Erodoto, invece, Omero sarebbe vissuto 4 secoli prima di lui, il che collocherebbe l'aedo nel IX° secolo. La maggior parte delle sue tarde biografie sono zeppe di notizie senza alcuna possibile corrispondenza con la realtà, come ad esempio l'aneddoto relativo alla sua gara poetica con Esiodo. Ad Omero, considerato il primo poeta epico, gli antichi attribuirono molte opere: oltre all'Iliade (che descrive le passioni istintive: l'ira, l'amore, l'amicizia, la pietà, il lutto) e all'Odissea (che descrive invece il mondo delle istituzioni: la famiglia, la patria, le leggi, i doveri) egli avrebbe composto dei poemi ciclici (Tebaide, Epigoni, Ciprie ecc.), una raccolta di inni, alcuni epigrammi e dei poemetti di genere giocoso.



A nessuno venne in mente che Omero potesse non essere mai esistito finché, nel III° secolo a.C., è nata la questione omerica, con i grammatici alessandrini e, passando per d'Aubignac, Vico, Wolf e le scoperte archeologiche si è giunti alle seguenti conclusioni:

1. Omero è un poeta realmente esistito;

2. Omero è il compositore della sola Iliade;

3. I poemi omerici presuppongono poemi epici molto più brevi, rivolti a glorificare un eroe o a celebrare un episodio.

Zenodoto non sollevò dei dubbi circa la paternità di alcuni versi dell'Iliade e dell'Odissea, presto seguito da Ellanico e Xenone i quali, insospettiti dall'apparente disomogeneità linguistica ed ambientale che correva tra i due poemi, ipotizzarono che il secondo fosse stato composto da un ignoto aedo ben 100 anni dopo il primo. Troppe le differenze fra Iliade e Odissea per poter essere state composte da un solo poeta: l'Iliade è tessuta sulla figura di Achille, uomo dotato di una forza ed un'audacia straordinaria, ma anche rozzo, spietato ed impulsivo;  sullo sfondo vi sono le ultime fasi della guerra fra Greci e Troiani, di cui il "Pelide" è protagonista. Nell'Odissea invece sono narrate le molteplici vicende che caratterizzano i vent'anni che Odisseo, uno degli eroi greci conquistatori di Troia, impiega per fare ritorno ad Itaca, la sua amata patria. I tratti fondamentali della figura di Odisseo, intelligentissimo e coraggioso amante della conoscenza, ed in generale il tipo di società che da questo poema emerge, ci fa capire che l'Odissea è cronologicamente molto posteriore all'Iliade.

Aristarco di Samotracia tentò di dare una spiegazione: l'Iliade e l'Odissea appartengono uno alla giovinezza e l'altro alla vecchiaia dello stesso autore (Omero, naturalmente). Col passare del tempo, però, le soluzioni non sembrarono più così a portata di mano e le correnti "unitaria" e "antiunitaria" (che sostenevano rispettivamente la tesi dell'autore unico e quella della pluralità di autori) si arricchirono delle ipotesi più variegate. Vico pensava che Omero non fosse mai esistito ma che fosse semplicemente stato assurto a simbolo della poesia greca dell'età eroica, nonostante i due principali poemi di quest'ultima si dovessero a più autori. A sua volta Wolf prospettò l'ipotesi che, in assenza della scrittura e nell'impossibilità di mandare a memoria 2.800 versi, differenti aedi fossero stati latori di diversi canti, riuniti poi in forma di poemi epici nell'epoca di Pisistrato. A loro si aggiunse una visione "archeologica" dell'Iliade e dell'Odissea, che vennero concepite come un insieme di stratificazioni attribuibili ad epoche differenti o come ampliamenti da nuclei originari. Con il passare del tempo lo sviluppo delle lettere comparate, della filologia, dello studio della letteratura popolare e degli scavi archeologici (che confermerebbero l'esistenza della scrittura già in epoca micenea), ha dato vita alla corrente cosiddetta "neounitaria", la quale non nega l'esistenza di originari canti primitivi, ma allo stesso tempo afferma con forza l'unità dei due poemi in quanto composti da un singolo autore, che avrebbe raccolto i nuclei originari e li avrebbe ordinati in maniera personale utilizzando il dialetto ionico ed il verso esametro, vale a dire la lingua e la metrica dell'Iliade e dell'Odissea. A questa corrente si aggiunge l'interpretazione dell'Iliade e dell'Odissea come 'enciclopedie tecnologiche', ossia come collezione di saperi e di pratiche oralmente tramandate, indispensabili alla coesione culturale. Al di là di tutte le possibili versioni, è quasi certo che Omero non sia mai esistito e che i due poemi siano stati tramandati da più aedi erranti. Ma, nonostante l'autore dell'Iliade e dell'Odissea si riduca ad un fantasma, rimane il mistero di una costruzione e di una sintesi che, probabilmente nel VI secolo, ordinarono la materia informe ed eterogenea dei racconti più antichi e ci tramandarono due opere dalla fortuna e dalla forza inestinguibili tra i greci come tra i romani, passando per il Medioevo e per l'Umanesimo, fino ai giorni nostri, offrendo a chiunque voglia leggerle due storie rimaste miticamente e straordinariamente avvincenti.










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