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Microscopio a sfera di vetro

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Microscopio a sfera di vetro

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MICROSCOPIO A SFERA DI VETRO
Giorgio Carboni, Gennaio 1996

 


I N D I C E

- Introduzione
- Il microscopio di Leeuwenhoek
- Dal microscopio di Leeuwenhoek al nostro modello
- Costruzione del microscopio
- La preparazione dell'obiettivo
- Il dispositivo di messa a fuoco
- Lo stativo
- Il sistema di illuminazione
- Montaggio dell'obiettivo
- Impiego del microscopio
- Manutenzione
- In viaggio nel microcosmo!
- Acqua di stagno
- Esame di fibre tessili
- La cellula
- Pellicina di cipolla
- Tessuti vegetali
- Striscio di sangue
- Conclusione
- Bibliografia


INTRODUZIONE
indice

La natura produce eventi secondo un'ampia gamma di dimensioni. La maggior parte di essi sfugge alla nostra osservazione perchè la loro scala è troppo grande o troppo piccola. Bisognerebbe infatti essere dei giganti per seguire il percorso delle nuvole sui continenti e chissà quali dovrebbero essere le nostre dimensioni per poter contemplare il maestoso ruotare della nostra galassia. Se al contrario fossimo piccoli quanto una formica, potremmo osservare quello straordinario mondo in miniatura dove vivono esseri dalle forme bizzarre quali i protisti. Il microscopio è uno strumento che ci permette di uscire dalla nostra dimensione per entrare in quella del microcosmo. Una nevicata, un fiore, una pozzanghera, sembrano cose del tutto normali, prive di sorprese. Eppure, se poteste osservare la bellezza di un cristallo di neve, le forme nascoste nei fiori, la varietà e la stranezza delle piccolissime creature che si accontentano di abitare in una pozzanghera, vi meravigliereste sicuramente e vi accorgereste di essere circondati da un mondo affascinante e sconosciuto. Il microscopio è il veicolo adatto a condurvi in questo mondo stupefacente. Con questo strumento potrete esplorare il microcosmo.

Nel nostro tentativo di osservare oggetti molto piccoli, ci accorgiamo di non essere in grado di distinguere ad occhio nudo particolari di dimensioni inferiori a un decimo di millimetro. Allora l'uomo ha messo a punto strumenti, quali il microscopio, che gli hanno permesso di superare i propri limiti naturali. In realtà, non è necessario essere dei professionisti per poter accedere a una strumentazione semplice ma efficace. Come fecero alcuni uomini nel passato, anche noi, armati di pazienza e passione, cercheremo di penetrare nel microcosmo, alla ricerca di ciò che da soli gli occhi non possono vedere.

Quelle che seguono sono le istruzioni necessarie per la costruzione di un piccolo microscopio. Si tratta di uno strumento simile a quello realizzato da Anton van Leeuwenhoek nel XVII secolo (fig. 1), uno dei primi microscopi costruiti dall'uomo. Come il suo illustre antenato, anche il nostro microscopio è basato sull'impiego di una sola lente. Essa è piccola, ma molto potente.

IL MICROSCOPIO DI LEEUWENHOEK
indice

Molte importanti scoperte scientifiche sono state opera di dilettanti. Leeuwenhoek era un semplice mercante di stoffe. Nel suo mestiere venivano comunemente impiegate "perle di vetro", piccole 131c27b lenti quasi sferiche per l'esame dettagliato dei tessuti. A nessuno dei suoi colleghi venne in mente di osservare qualcosa di diverso dai tessuti, forse non immaginava neppure che ci fosse qualcosa di degno d'attenzione. Leeuwenhoek, invece, spinto da una naturale quanto insaziabile curiosità, si mise ad osservare tutto ciò che gli capitava intorno. Esaminò la saliva e il sangue, l'acqua degli stagni, l'aceto, la birra e una infinità di altre cose. Potenzialmente ogni soggetto era buono, ma l'acqua di stagno o anche di una effimera pozzanghera, più sporca era meglio si prestava all'occasione, era l'oggetto di indagine più interessante. Scoprì e descrisse molti microorganismi. Inviò relazioni alla prestigiosa Accademia Inglese delle Scienze, la Royal Society di Londra, che le diffuse ampiamente.

La moderna microbiologia ebbe il suo fondatore in un semplice amatore, ma la comunità scientifica si accorse dell'importanza di queste scoperte solo dopo parecchi decenni. Il primo merito di Leeuwenhoek è stato quello di spostare l'attenzione dai tessuti agli oggetti naturali. Allo scopo di ottenere ingrandimenti sempre più elevati, egli lavorò lenti di dimensioni sempre più piccole, fino a 1-2 mm di diametro. Lenti così piccole e potenti sono difficili da manipolare e da mantenere a fuoco, per superare questi inconvenienti egli le montava fra due piastre di ottone forate. Sistemava inoltre i campioni da osservare sulla punta di una vite, in modo da potere regolare con cura la loro distanza dall'obiettivo. L'osservatore doveva tenere lo strumento molto vicino all'occhio e guardare attraverso la lente

Sostanzialmente questo strumento era formato da una sola lente di ingrandimento. Data l'elevata curvatura delle sue superfici, questa lente era molto potente e consentiva di raggiungere 300 ingrandimenti, circa 1/3 dell'ingrandimento di un microscopio moderno. In ottica, lo strumento formato da una sola lente è definito microscopio semplice. Ai tempi di Leeuwenhoek, Robert Hooke, fisico inglese, aveva già costruito un microscopio composto, formato da due gruppi di lenti: obiettivo e oculare, tuttavia le tecniche di costruzione delle lenti non erano ancora perfezionate, di conseguenza questo tipo di strumenti presentava gravi difetti ottici che lo rendeva meno efficace del microscopio semplice. E' solo nella prima metà dell'800 che il microscopio composto fu perfezionato.

Leeuwenhoek costruì centinaia di microscopi. Alcuni di questi ci sono pervenuti e sono conservati nei musei (fig. 1). Tutto sommato, questo apparecchio era ancora molto scomodo da usare e mancava di un efficace sistema di illuminazione.

DAL MICROSCOPIO DI LEEUWENHOEK AL NOSTRO MODELLO
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Negli anni '50 D.L. Stong, sulla rivista "Scientific American" riprese quell'antico microscopio, apportandogli importanti miglioramenti. Egli lo adattò all'impiego di vetrini da microscopia, introdusse uno specchio orientabile per inviare la luce attraverso i vetrini. La più importante innovazione di Stong riguarda però il metodo di preparazione dell'obiettivo. Mentre Leeuwenhoek levigava manualmente con abrasivi le superfici delle sue minuscole lenti biconvesse, Stong seguì un procedimento molto più semplice che sfruttava la tensione superficiale del vetro fuso per ottenere lenti sferiche molto precise. Lavorando una bacchetta di vetro sulla fiamma di un becco Bunsen, si possono ottenere con facilità sferette di vetro di ottima qualità da impiegare per la costruzione di microscopi semplici.

Recentemente, sulla rivista "Scienza e Vita" del dicembre '93, ho presentato un modello di microscopio a sfera di vetro derivato direttamente da quello di Stong, introducendo però alcuni altri miglioramenti. Il primo riguarda la struttura meccanica, più pratica da usare, il secondo riguarda il sistema di illuminazione. Al posto dello specchio, con il quale soltanto con grande difficoltà si riescono ad osservare gli oggetti con nitidezza, in questo modello c'è una lampada dotata di un diffusore circolare che assicura sempre una condizione ottimale di illuminazione.

Questo microscopio raggiunge 200 ingrandimenti e fornisce immagini di sorprendente nitidezza. La sua realizzazione offre fra l'altro la possibilità di godere delle sensazioni provate dagli scienziati di 300 anni fa. Esso schiude al principiante un affascinante campo di esperienze nella preparazione dei campioni da osservare e nella realizzazione di preparati permanenti. Per gli insegnanti può costituire un'interessante esperienza di laboratorio al termine della quale ogni studente disporrebbe di un piccolo microscopio fabbricato con le proprie mani. Durante questa esperienza, l'insegnante avrà l'occasione di introdurre concetti fondamentali di ottica e di biologia.

COSTRUZIONE DEL MICROSCOPIO
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Il microscopio che ci apprestiamo a realizzare può essere diviso in quattro parti:
- la parte ottica;
- il dispositivo di messa a fuoco;
- la struttura di sostegno;
- il sistema di illuminazione.

Per una migliore comprensione delle soluzioni costruttive, è bene che il lettore faccia continuo riferimento alle figure 2 e 3. Le misure fornite sono da considerare solo come indicative dal momento che sono possibili anche soluzioni differenti da quelle che noi indichiamo. Nel caso in cui seguiate strade diverse, vi invitiamo a comunicarci le vostre proposte che esamineremo con interesse.

La parte ottica è costituita dall'obiettivo. Nel nostro caso si tratta di una piccola sfera di vetro, del diametro compreso fra 1,2 e 2,5 mm, che funziona da lente di ingrandimento. Date le sue piccole dimensioni, è molto potente e deve stare alla distanza di alcuni decimi di millimetro dagli oggetti da osservare.

LA PREPARAZIONE DELL'OBIETTIVO
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Per fabbricare l'obiettivo (fig. 4), occorre una bacchetta di vetro del diametro di 3-5 mm, un becco Bunsen e un paio di pinzette. Potete acquistare a poco prezzo questi attrezzi nei negozi di forniture chimiche. Per il becco Bunsen occorre anche una bombola da campeggio, un rubinetto, un riduttore di pressione e un tubo di gomma. Questi oggetti si acquistano presso un comune negozio di ferramenta. Con il fornello a gas della cucina ci vuole molta pazienza e non è facile ottenere risultati soddisfacenti: la fiamma non scalda a sufficienza il vetro e rischiate sempre di bruciarvi le dita. Con il becco Bunsen, invece, otterrete una fiamma concentrata e abbastanza potente, la cui intensità può essere regolata. Quest'apparecchio vi permette di lavorare stando comodamente seduti e ciò è importante per la realizzazione dei vostri delicati obiettivi.

Per ridurre la formazione di bollicine nelle sferette prodotte, lavate bene la bacchetta di vetro con acqua e sapone, poi non toccatela più nella parte centrale. Dopo aver acceso il becco Bunsen e regolata la fiamma, scaldate la parte centrale della bacchetta ruotandola con le dita. Quando il vetro si sarà ammorbidito a sufficienza, allontanatela dalla fiamma e tirate con decisione le due estremità fino ad ottenere un filo di vetro del diametro di circa 0,3 mm. Con le pinzette spezzate il filo a metà, senza mai toccarlo con le dita. Portate una delle due estremità ottenute sul fianco della fiamma e accostatela finchè comincerà a fondere formando una pallina. Alimentate questa sferetta avvicinando il filo alla fiamma finchè avrà raggiunto la dimensione di 1,5-2 mm, poi allontanatevi dalla fiamma e lasciate raffreddare la sferetta. Spezzate ora il filo a circa 10 mm dalla pallina. Questa coda vi servirà per incollare l'obiettivo nella sede conica. Quello che garantisce la forma sferica della pallina di vetro è la tensione superficiale del vetro fuso. Però la forza di gravità tende a deformare la sfera, quindi, per ottenere obiettivi di buona qualità, bisogna mantenere piccole dimensioni.

Occorre preparare almeno una dozzina di sferette, poi, con una lente abbastanza forte (questa volta acquistata), sceglietene una della dimensione giusta ed esente da bolle d'aria e da altre imperfezioni. Questa sarà l'obiettivo del microscopio. Le altre lenti buone vanno tenute di scorta. Sulla sferetta appena prodotta sono presenti tracce di idrocarburi. Essa deve essere pulita delicatamente con un fazzoletto inumidito di alcool oppure di saliva. L'ingrandimento dell'obiettivo è tanto maggiore quanto più esso è piccolo. Come si fa a determinarlo? Basta risolvere la seguente semplice relazione: I = 333/d, dove I è l'ingrandimento e d è il diametro della sferetta espresso in mm. Per esmpio, con una sfera di 1,66 mm di diametro otterrete circa 200 ingrandimenti.

IL DISPOSITIVO DI MESSA A FUOCO
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La messa a fuoco viene fatta avvicinando o allontanando l'obiettivo dal campione. A tale fine, la lente viene montata su di una lama metallica collegata a due viti. La prima, più grossolana, permette movimenti più rapidi ma meno precisi (regolazione macrometrica). La seconda, dotata di una filettatura più fine, permette una messa a fuoco più accurata (regolazione micrometrica).
Una seconda lama metallica è avvitata sotto il piano portavetrini e sostiene la vite macrometrica. Queste due lame metalliche, dello spessore di 1 mm, possono essere costituite da ottone o acciaio.

Il vostro obiettivo è montato sulla lama metallica superiore, in corrispondenza di un apposito forellino che chiameremo sede. Nella figura 3 sono indicate le quote per la realizzazione della sede per l'obiettivo. La curva ad "U" delle due lamine metalliche serve a mantenere allineate le viti e ad evitare quindi l'instabilità dell'obiettivo.
Come si vede dalle figure 2 e 3, la lama porta obiettivo è un po' incurvata, altrimenti non farebbe presa sul piano porta vetrini, non starebbe ferma e oscillerebbe di qua e di là. Per conferirle stabilità bisogna piegare leggermente la lama macrometrica verso l'alto, in questo modo la lama porta obiettivo si incurva elasticamente e si stabilizza. Effettuate questa operazione prima di montare l'obiettivo altrimenti rischiate di staccarlo e di danneggiarlo.
La punta della vite micrometrica deve essere arrotondata per evitare di graffiare il piano su cui striscia.

LO STATIVO
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La struttura di sostegno, o stativo, è di realizzazione particolarmente semplice. Si tratta di costruire una scatoletta aperta su due facce. Per la base e i due lati potete usare tavolette di legno fissate con chiodi e Vinavil. Per il piano superiore, dove vengono appoggiati i vetrini e striscia la vite di messa a fuoco micrometrica, è necessario impiegare un materiale liscio e duro, per esempio della formica. Su questo piano, che chiameremo porta vetrini, bisogna praticare un foro di circa 10 mm di diametro per permettere il passaggio della luce dell'illuminatore. Devono inoltre essere praticati due fori per le viti di fissaggio della lama macrometrica. Su una delle due pareti laterali dello stativo si deve realizzare una scanalatura per alloggiare la lama. Infine, il piano porta vetrini deve essere fissato alla base per mezzo di viti perchè deve poter essere rimosso.

IL SISTEMA DI ILLUMINAZIONE
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Dopo l'obiettivo, il sistema di illuminazione è la parte più critica di tutto il sistema. Se è ben regolato, permette di raggiungere una nitidezza sorprendente per uno strumento così semplice, altrimenti baffi di luce confonderanno ogni particolare. E' importante che la sorgente luminosa abbia una forma circolare, che possieda una luminosità uniforme e che sia di una dimensione adeguata. Il Sole non va bene: è troppo potente e ha una superficie emittente troppo piccola. Impiegando la luce solare, gli oggetti appaiono al microscopio come ammassi di granulosità estremamente contrastati e privi di dettaglio. Ho provato a impiegare uno specchio orientabile per raccogliere la luce di lampade oppure proveniente da finestre, secondo le indicazioni di Stong alle quali abbiamo accennato prima. E' una soluzione semplice, ma la regolazione dello specchio è sempre molto critica, inoltre non si può più muovere il microscopio senza perdere la regolazione faticosamente raggiunta. Se impiegate lampade al neon, a causa della loro forma allungata, gli oggetti risulteranno nitidi solo in una direzione. Per ragioni simili sono da escludere lampade con il filamento nudo.

Una soluzione molto efficace e comoda è costituita da una scatolina contenente una lampadina da torcia elettrica, alimentata con una batteria piatta da 4,5 V. Questa soluzione vi offre sempre le migliori condizioni di illuminazione senza dovere compiere faticose regolazioni e vi permette di consegnare il microscopio ad un altro osservatore senza perdere la regolazione. La batteria può essere fissata alla parete con un semplice elastico. Come tutti sanno, le batterie sono dispettose e si esauriscono sempre quando servono. Quindi, oltre la batteria, è.conveniente installare un connettore da pannello per poter fornire l'energia necessaria con un alimentatore elettrico. Quando si impiega l'alimentatore, la batteria deve essere esclusa.

Per realizzare la scatolina dell'illuminatore potete utilizzare un contenitore per pellicole formato 24x36 tagliato a metà. Per trattenere il coperchio, ripassate il bordo tagliato sul fornello. Montate poi la lampada nell'apposito portalampade a sua volta inserito in un foro laterale della scatolina. Per aumentare l'efficienza dell'illuminatore, rivestite l'interno della scatolina con carta bianca, o meglio verde chiaro per elevare la temperatura di colore della luce. Fissate la scatolina al telaio con una vite. La luce dovrà passare per un'apertura circolare di 8 mm di diametro, realizzata sul coperchio. E' indispensabile schermare l'apertura con un dischetto di plastica opalina, perchè in questo modo si nasconde il filamento e si genera una superficie circolare uniformemente luminosa. Questo schermo non deve essere tanto trasparente da lasciare intravvedere il filamento, nè tanto opaco da assorbire troppa luce. Osservando la figura 3, notate come si trovino allineati sullo stesso asse verticale: l'illuminatore, il foro sul piano porta vetrini, i vetrini con il campione da osservare, la sede conica con l'obiettivo, l'occhio.

MONTAGGIO DELL'OBIETTIVO
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L'obiettivo deve essere incollato sotto la lama metallica di messa a fuoco, in corrispondenza dell'apposita sede conica (fig. 5). Prima di effettuare questa operazione, è necessario avere verniciato di nero opaco la sede dell'obiettivo e un tratto di lama tutt'attorno ad esso. Questo serve a ridurre riflessi e luci parassite e va fatto su entrambe le facce della lama. Per questa operazione è comoda una bomboletta di vernice spray, ma si può anche seguire il più convenzionale metodo della vernice in barattolo, stesa con il pennello. Per incollare l'obiettivo, va bene una goccia di smalto per unghie disposta solo sul filo di vetro a cui è collegata la sferetta. Senza toccare l'obiettivo con le dita, occorre premerlo un poco contro la sede in modo da togliere gli eventuali giochi. Infatti, se dovesse passare della luce fra lente e sede, diminuirebbe il contrasto dell'immagine.

IMPIEGO DEL MICROSCOPIO
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Questo apparecchio è adatto all'osservazione di oggetti per trasparenza. A tale scopo vanno bene oggetti molto piccoli, comunque sottili e trasparenti. Il campione da osservare va posto su di un vetrino portaoggetti. Con un contagocce, fate cadere sopra un paio di gocce d'acqua. Quindi coprite tutto con un vetrino coprioggetti (fig. 6). Prima di porre il preparato sul piano di osservazione, accendete l'illuminatore. Poi, nel sistemare il vetrino sotto l'obiettivo, fate attenzione a non urtarlo nè bagnarlo con l'acqua. Questa lente dovrà essere distante alcuni decimi di millimetro dal vetrino coprioggetti.

 

Centrate il campione osservando anche le variazioni della luce che passa per l'obiettivo. Avvicinate ora un occhio all'obiettivo, fino a quando non scorgerete il campo di osservazione allargarsi convenientemente. A questo punto manovrate le viti di messa a fuoco per regolare la nitidezza dell'immagine. Muovendo la lama portaobiettivo e il vetrino (figura 7) potete agevolmente esplorare il campo di osservazione. All'inizio è un problema trovare un posto per il naso. Tuttavia, inclinando il capo, risolverete questo imbarazzante inconveniente.

MANUTENZIONE
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Non toccate mai l'obiettivo con le dita. Ogni tanto pulitelo delicatamente utilizzando cotone avvolto attorno ad uno stecchino e inumidito. Nel fare questo, sostenete l'obiettivo da sotto per evitare di rompere il sottile gambo di vetro cui è attaccato. Dopo l'uso, riponete il microscopio con tutti gli accessori dentro una scatola chiusa.

IN VIAGGIO NEL MICROCOSMO!
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Materiale occorrente: il microscopio, una scatola di vetrini portaoggetti, una di vetrini coprioggetti, pipetta o contagocce, pinzette a punta sottile. Questi materiali, e altri che verranno indicati in seguito, sono reperibili presso i negozi di prodotti chimici e forniture di laboratorio, che sono situati spesso vicino alle università.

ACQUA DI STAGNO
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Raccogliete un campione d'acqua da uno stagno o da qualsiasi altro specchio d'acqua, anche molto piccolo. Vanno molto bene quelli con masse verdastre. L'osservazione di acqua di questo tipo permette di scorgere piccoli esseri, dalle forme più impensate, che si muovono in modo strano (fig. 8). Alcuni sono alghe unicellulari, e non meravigliatevi se, anzichè possedere radici, nuotano velocemente. Questa categoria di esseri viventi costituisce il regno dei protisti (più comunemente e impropriamente conosciuti come protozoi). Tra di essi c'è anche il nostro bis-bis-...nonno. Sono formati da una sola cellula (eucariotica), possiedono cloroplasti, nuotano per mezzo di un flagello. Alcuni biologi chiamano questo nostro lontano avo "fitoflagellato ancestrale".


ESAME DI FIBRE TESSILI
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Prelevate un ciuffetto di fili da un pullover, metteteli sul portaoggetti, deponete 2 gocce d'acqua, montate il coprioggetti. Al microscopio, questi fili appaiono come barre trasparenti. I fili di lana si riconoscono per la presenza di sottili linee irregolari e trasversali. Il cotone richiama alla mente foglie di mais ammucchiate. Le fibre artificiali possiedono striature longitudinali e a volte delle bollicine. Il comportamento di queste fibre avvicinate ad una fiamma può completarne l'identificazione. Molto suggestivo appare il tessuto di una calza di nylon (fig. 9). Montatene un pezzetto sul vetrino, mostratelo ad un amico per mezzo del microscopio e chiedetegli di cosa si tratta.

LA CELLULA
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Osservate al microscopio una sottile fettina di sughero o di midollo di sambuco. Vedrete tante cellette. I primi biologi le chiamarono cellule, dal latino cellulae, ossia "piccole celle". Gli animali e le piante sono formati da cellule, migliaia di miliardi di cellule. Esse costituiscono la parte elementare degli esseri viventi. Microbi e protisti sono invece unicellulari. Quello che meraviglia dei protisti è che possiedono in una sola cellula tante complesse funzioni proprie degli organismi pluricellulari. Ciglia e flagelli per nuotare, introflessioni della membrana per fagocitare particelle, vacuoli pieni di enzimi digestivi per demolire e assimilare il cibo, ancora vacuoli per espellere i rifiuti, etc.

PELLICINA DI CIPOLLA
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Le cellule del sughero e del midollo di sambuco sono morte. Per osservarne di vive, prendete una cipolla. Tagliatela a spicchi, poi estraetene una squama. Con le pinzette, cercate di sollevarne la pellicina che la riveste. Prelevatene un pezzetto e ponetelo sul portaoggetti. Disponete le solite 2 gocce d'acqua e coprite. Questo tessuto epiteliale è costituito da un solo strato di cellule. Questo è importante perchè ci permette di osservare le cellule senza dover effettuare difficoltose sezioni sottili. Al microscopio, questo tessuto monocellulare appare come un pavimento di piastrelle (fig. 10). Mentre le cellule isolate possono avere una forma sferoidale, quando sono affiancate le une alle altre assumono per lo più una forma poligonale, come le bolle di sapone e i cristalli dei metalli.


Potete distinguere bene la parete cellulare e una masserella sferoidale, il nucleo. Nel nucleo è contenuto il DNA, il progetto dell'intera cipolla. Se avete del Blu di Metile (lo si acquista nei negozi di forniture di chimica), preparate una soluzione allo 0,5% in acqua bidistillata (si trova nelle farmacie). Immergete nella soluzione colorante la pellicina ricavata da una cipolla fresca, appena raccolta dall'orto, oppure lasciata alcuni giorni a radicare in un bicchiere con acqua, quindi biologicamente attiva. Il Blu di Metile metterà in evidenza il nucleo delle cellule, impartendogli un intenso colore blu. Se le cellule sono ancora attive, potrete scorgere nel nucleo uno o due dischetti ancora più intensamente colorati. Si tratta del nucleolo. In esso è in atto la trascrizione di DNA per la produzione di proteine.

TESSUTI VEGETALI
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Una foglia è troppo spessa per essere osservata direttamente. Occorre ricavare una sottile sezione trasversale. Ma la foglia si piega mentre cercate di tagliarla. Per superare questo problema prendete un pezzo di midollo di sambuco (si estrae da un ramo secco di quella pianta). Tagliatelo per il lungo e sistematevi la foglia come in un panino. Con una lametta nuova potrete ora tagliare sottili fettine senza che la foglia si fletta (fig. 11).

 

Con un po' di pratica, acquisterete l'abilità necessaria per realizzare fettine dello spessore di una cellula circa. Nella parte superiore della sezione di foglia potete distinguere uno strato di cellule disposte a palizzata, in quella inferiore un tessuto spugnoso nel quale avvengono gli scambi gassosi e, sull'epidermide, piccole aperture chiamate stomi. All'interno di queste cellule potete scorgere i cloroplasti, organelli nei quali avviene la fotosintesi. Utilizzando la luce del Sole, questi organelli trasformano anidride carbonica e acqua in zuccheri, come scarto si ha ossigeno. In modo analogo alla foglia, potete osservare altri tessuti vegetali, per esempio il fusto di piante erbacee. La sezione di un petalo di viola del pensiero mostra le cellule epidermiche digitiformi (fig. 12). Al loro interno potete distinguere i cromoplasti, organuli che danno il colore al petalo.

STRISCIO DI SANGUE
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Per vedere i globuli rossi del sangue dovete preparare uno "striscio". Con un ago sterilizzato alla fiamma bucatevi un polpastrello. Disponete una goccia di sangue sul vetrino portaoggetti. Come indicato nella figura 13, avvicinate il coprioggetti tenuto inclinato alla goccia finchè questa aderisce e corre lungo tutto lo spigolo di contatto. Avanzate ora con il coprioggetti in modo da distribuire il sangue sul vetrino sottostante. Potete osservare questo preparato senza aggiungere acqua, nè montare il coprioggetti.

CONCLUSIONE
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Il microcosmo è straordinariamente ricco di meraviglie. Strani abitanti vivono in luoghi impensati. I testi indicati in bibliografia vi aiuteranno nella vostra caccia di vorticelle, rotiferi, diatomee, parameci, amebe. Chissà che non vi capiti di incontrare anche un'idra, curioso essere a forma di polipo, tutto verde perchè molte sue cellule possiedono cloroplasti e attuano la fotosintesi. Non avete il tempo di dire "Che strana pianta", che essa cattura una preda con uno dei suoi tentacoli urticanti e la ingerisce. Poi magari la vedete anche muoversi "a compasso" o facendo capriole. Allora è un animale! L'idra non sembra curarsi di questo problema tutto nostro, si fissa al fondo e distende al Sole i suoi verdi tentacoli.

BIBLIOGRAFIA
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1> Dietle H. Il microscopio nella scuola; La Scuola, Brescia 1977;

2> Ninomiya T. Manuale di esperimenti di microscopia; PAIM, Firenze;

3> Manfredi P. Microscopia per il naturalista dilettante; HOEPLI, Milano, 1958;

4> Streble H., Krauter D. Atlante dei microoganismi acquatici; Muzzio, Padova, 1984.


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