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Il problema della bioetica collegato alla mucca pazza

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Il problema della bioetica collegato alla mucca pazza

Il problema della bioetica collegato alla mucca pazza

Negli ultimi decenni del XX secolo la scienza ha raggiunto dei traguardi importantissimi, addirittura insperati, che però, se da una parte hanno migliorato la quantità e la qualità della  vita dell'uomo, dall'altra lo hanno posto di fronte a seri problemi morali ed etici.     Sempre più spesso, infatti, ci troviamo a dover affrontare tali problematiche e, tra queste, l'evento che sta creando più scalpore sul momento è proprio quello della cosiddetta "mucca pazza".

Questa sindrome è soltanto un esempio, di ciò che può accadere quando l'uomo pretende di forzare la natura al su 141f53b o servizio, rompendo il ciclo naturale, modificando le nicchie evoluzionistiche e l'equilibrio che da milioni di anni consente ad ogni organismo vivente di convivere con gli altri sulla Terra.. Infatti, per produrre bovini dalle carni più redditizie, ha fatto mangiare ad animali erbivori mangimi ricavati da altri animali, trasformandoli, quindi, in carnivori. Il tutto per la logica del profitto, perché alimentare tali bestie con gli sfarinati costa meno che portarli al pascolo, ma alla fine la natura si è ribellata con le conseguenze che purtroppo conosciamo. Infatti, non accontentandosi di ciò, gli allevatori, sempre nell'ottica del risparmio, hanno osato utilizzare, per la produzione degli sfarinati, carni di pecore o di bovini malati, trasmettendo patologie, prima agli animali stessi e poi all'uomo. A causa della loro sconsideratezza, siamo arrivati a  dover convivere con l'angoscia profonda di venire o essere venuti a contatto con carni infette e, quindi, di poter contrarre una  terribile malattia, la V-CJD, corrispondente alla BSE bovina.



 La BSE, cioè l'encefalopatia spongiforme bovina, è una malattia degenerativa del cervello che colpisce i bovini,  causata da una proteina, il prione, in grado di duplicarsi in modo irrefrenabile, resistente al calore e ai comuni disinfettanti. 

 L'uomo, tramite l'ingestione di carni infette, può contrarre una malattia mortale, variante della CJD,  associata alla BSE, che colpisce il sistema nervoso anche di soggetti giovani, portandoli inesorabilmente alla morte.. 

La scarsa lungimiranza e l'eccessiva avidità degli allevatori si è, quindi, ritorta a nostro e loro svantaggio, sia a livello psicologico, gettandoci nel panico più totale, sia a livello finanziario, determinando un crollo dell'economia legata alla vendita delle carni di tutti i paesi incriminati. Inoltre, l'allarme "mucca pazza", ha comportato danni non solo per gli allevatori che hanno operato con procedure corrette e per tutte quelle persone che operano nel settore, ma anche, cosa non molto pubblicizzata, seppure gravissima, in quello farmaceutico, vedi medicinali i cui componenti sono derivati da prodotti bovini (estratti placentari, cerebrali e midollari., soprattutto iniettabili), e in quello della   cosmesi (creme, lozioni,  realizzati con derivati animali) . Nel 1996, l'anno in cui per prima volta si è parlato di questo problema, si è cercato di attuare, a livello nazionale, alcune strategie di prevenzione, che tuttavia sono state poco proficue perché hanno trovato un serio ostacolo nella logica "vincente" della globalizzazione dei mercati mondiali, che non tollera vincoli di alcun genere. 

Finalmente, resasi conto della gravità del problema e sotto pressione della Comunità scientifica, la Comunità Europea ha emanato una serie di norme per tutelare la salute umana ed animale, quali l'abbattimento dei bovini e ovini malati, il divieto di utilizzare farine animali nell'alimentazione dei ruminanti,  bloccandone anche le esportazioni. 

Secondo me  molti avvenimenti spiacevoli potrebbero essere evitati, soprattutto se i vertici del potere politico, (condizionati da quello) economico, non agissero solo nei loro interessi e cercassero di riflettere sulle conseguenze, anche future, delle loro scelte. Forse tra poco i mass media diranno che il problema è risolto, come avvenne quattro anni fa in Gran Bretagna, ma se non si interviene secondo ragione probabilmente l'uomo porterà se stesso e tutta la sua vita ad una totale degenerazione e alla fine.




 Quindi, questo fenomeno ha evidenziato ancora una volta la necessità di identificare valori e norme che guidino l'agire umano negli interventi sulla natura. Infatti il morbo della "mucca pazza"  è solo uno dei problemi che ci fa riflettere sull'importanza della bioetica, cioè di una morale legata alla vita.   Sicuramente di pari importanza sono,  moltissimi altri imput ( la clonazione, la produzione di stem cells per i trapianti, l'identificazione del genoma umano e le sue eventuali manipolazioni, la fecondazione in provetta ..), che coinvolgono valori  quali la procreazione, la libertà, la religione, la morale, l'etica .. 

Le scoperte scientifiche hanno  creato  da una parte una bioetica diacronica, tale da evitare la catastrofe causata dal progresso, e dall'altra una di tipo sincronico e tale da responsabilizzare l'uomo a prescindere dalle conseguenze  dell'utilizzo di certe tecniche.

A mio parere, le scoperte scientifiche non sono mai buone o cattive in assoluto, il loro valore dipende dal contesto in cui vengono effettuate e applicate, un contesto dinamico che obbliga ad un continuo quanto difficile esercizio   di onestà, considerando che scienza e etica non possono e non devono venire in conflitto, ma lavorare di pari passo per assicurare una sopravvivenza serena della stessa umanità, nel rispetto della vita e della libertà di ciascuno. 

Il  guaio è che l'opinione pubblica s'interessa di un argomento solo quando si manifesta e dopo un breve periodo tutti cadono nell'indifferenza. È necessario, quindi, sensibilizzare la popolazione ad un maggior senso di responsabilità e lungimiranza.   







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