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Elegia

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Elegia



Lavoro svolto da:
Marco Carbone
Mimmo Cocco
Mario Giacalone
Giorgio Stampa


Origini e Sviluppo dell' Elegia

«Nell' elegia sfidiamo i greci», afferma con senso di orgoglio tutto romano Quintiliano nel I sec. d.C.; ma l' elegia ha origini molto antiche: culla di essa fu la Ionia asiatica con le isole donde passò al Peloponneso nel VII sec. a.C.
Nei secoli VII e VI il panorama culturale della Grecia é assai articolato, in diretto collegamento con la frammentarietà della situazione politica. Nei vari centri e 949c27j llenici, già floridi per i commerci e ferventi di contrasti politici, si sviluppano alcuni generi letterari che spesso esprimono le tensioni e le aspirazioni individuali o collettive dei cittadini. In quest' epoca si afferma la prima poesia elegiaca, lontanissima da quelle che saranno poi le soluzioni romane. Essa prese il nome, all' origine, non dal contenuto, ma dalla forma metrica della strofa di due versi, esametro e pentametro, che insieme alla varietà di spiriti poetici ci riportano ad età assai remote, quando essa era semplice querimonia in onore dei defunti. Incerta é l' etimologia della parola, probabilmente non ellenica, ma proveniente dall' Asia Minore (la parola "elegos", derivante dal frigio, significa "canna", "flauto" con cui si accompagnava il flebile canto). Muovendo dal motivo funebre, assunse via via aspetti e caratteri diversi: fu patriottica e guerresca con Callino e Tirteo, amorosa e pessimistica con Mimnermo, politica e morale con Solone e Teognide, filosofica con Senofane e gnomica con Focilide. Nell' età ellenistica, pur conservando la sua forma tradizionale, si privò pressoché interamente dell' elemento personale per diventare erudita e mitologica.
Originariamente anche l' elegia latina vantava i suoi precedenti in quella greca, particolarmente ellenistica; ma oggi la tesi di chi sosteneva una derivazione diretta dell' elegia latina da quella ellenistica é generalmente rifiutata a causa di alcune sostanziali differenze. Il tratto distintivo dell' elegia latina é l' impostazione fortemente soggettiva, autobiografica, che non ha precedenti in nessuno dei poeti elegiaci ellenistici. All' elegia ellenistica, resa convenzionale dalla presenza quasi esclusiva del mito e dell' erudizione fine a se stessa, gli autori latini contrapposero, dunque, una poesia di introspezione in cui il mito acquistava una funzione accessoria e il servitium d' amore per la donna diventava centro di ispirazione. Il periodo di massima fioritura dell' elegia é la seconda metà del I sec. a.C.; ma complessa, e difficilmente individuabile é l' origine e il processo di formazione di questo genere letterario che, nel periodo suddetto, presenta caratteri abbastanza netti di omogeneità e compattezza. Introdotta da Ennio, a Roma essa é canto dell' anima che si confessa, narrazione del proprio "io", rivelazione di quel che si agita nel cuore del poeta, di quel che egli vuole e disvuole. I suoi temi sono essenzialmente due: l' amore e la campagna, anche se spesso non si distinguono, ma vengono fusi l' uno nell' altro con ricca e fine sentimentalità. L' amore specialmente, sentito si come felicità e sublimazione di sogno, ma anche come tristezza, dolore, passione che conosce più lacrime che gioie, é per il poeta elegiaco l' esperienza unica e assoluta che riempie l' esistenza e le dà senso. Col primo tema eccelsero Cornelio Gallo, Properzio e Ovidio. L' amore si mescola invece alla nostalgia per la semplice vita agreste in Tibullo, specchio delle aspirazioni alla pace e alla serenità proprie di quegli anni in cui Roma era turbata da guerre civili.
Nel medioevo il termine elegia assume un significato più estensivo, legato al tono dell' ispirazione più che al metro; Dante nel "De vulgari eloquentia" lo definì "stile degli infelici", mettendolo in relazione a quello "superiore" della tragedia e a quello "inferiore" della commedia. Anche Boccaccio chiama il suo romanzo "Elegia di Madonna Fiammetta" per il suo tono patetico e doloroso. Durante l' umanesimo la poesia elegiaca in latino ebbe molto successo grazie ad autori come Giovanni Pontano, il Poliziano e Iacopo Sannazzaro. Nelle letterature moderne essa si caratterizzò più per i toni nostalgici e malinconici che per particolari forme metriche; fra gli autori della letteratura inglese, dopo Edmund Spenser e John Milton, ne troviamo esempi in Thomas Gray e Percy Bysshe Shelley. L' elegia ebbe un posto di spicco nella letteratura tedesca, soprattutto a partire dal Settecento che usò una particolare struttura metrica per riprodurre il ritmo quantitativo del distico latino come Johann Wolfgang von Goethe. Nella letteratura italiana il metro elegiaco fu rielaborato alla fine dell' Ottocento da Giosué Carducci.


© 1999 Marco Carbone, Domenico Cocco, Mario Giacalone, Giorgio Stampa.

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