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L'era dell'informazione - L'informazione elettronica

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L'era dell'informazione - L'informazione elettronica

- L'era dell'informazione -

Qual è stato quel fattore di accelerazione che ha incrementato il ruolo dell'informazione fino a farne un cardine delle sorti universali? Cosa ha determinato il cambiamento?

L'informazione elettronica

Dobbiamo constatare che siamo abituati ad attribuire all'informazione  connotazioni fisiche, materiali. Scritta o visiva che fosse, abbiamo imparato a riconoscere la natura, l'origine, la credibilità, il significato.

L'arrivo dell'informazione elettronica, ha pervaso le diverse manifestazioni dell'informazione tradizionale con il risultato di incrinare la stabilità e l'immutabilità che finora l'avevano contraddistinta.

Il cambiamento non ha riguardato direttamente "il cosa" informare, ma "il come" informare; cioè con quali modalità di acquisizione, conservazione, classificazione, fruizione.



A questa visione statica va affiancata un'osservazione in ottica dinamica, dal momento che è variato anche il sistema di comunicazione/trasmissione dell'informazione medesima.

La non materialità del dato e le relative conseguenze

In primo luogo, l'informazione sembra essere travolta da un progressivo, violentissimo processo di smaterializzazione.

La sempre maggiore generazione di informazioni ha determinato l'esigenza di una proporzionale capacità di conservazione/memorizzazione. Gli elaboratori elettronici hanno saputo offrire la soluzione più efficace, tanto per l'acquisizione e la conservazione, quanto per la trasmissione ed il loro rintraccio (retrieval). Il supporto informatico, ha ridotto gli spazi e ha eliminato gli elementi di riconoscimento della fonte dell'informazione: è scomparso (ho non si ha più la debita certezza) il "chi" e anche il "quando". Non esiste sistema completamente sicuro che possa garantire l'identità di chi formalmente è l'autore, né è dato modo di scoprire a quale momento risalga la confezione della notizia.

Cominciamo con il "chi". La firma sul giornale, il volto dell'interlocutore, la voce, la grafia e quant'altro, ci davano la possibilità - salvo errore o frode, comunque non a larga diffusione - di att 353h72d ribuire la paternità di una determinata informazione. Una informazione memorizzata su floppy disk o riportata in una pagina di Internet non sono effettivamente riconducibili ad un responsabile che non sia quello amministrativamente gravato da oneri di legge.

E' bene sapere che, nel mondo delle tecnologie, la sostituzione di persona, la cosiddetta "impersonation" , è faccenda di non secondaria frequenza. C'è chi - così facendo - si sostituisce all'operatore autorizzato a lavorare al terminale o a collegarsi ad una certa banca dati. C'è chi devia su terzi la responsabilità di quanto detto o fatto su persone estranee, colpevoli soltanto di non aver adoperato idonee precauzioni a tutela della propria serenità.

Per quanto concerne il "quando", ovvero il tempo, gli strumenti elettronici consentono di modificare data e orario, rendendo inattendibile ogni riferimento cronologico.

Un'informazione elettronica può essere fatta risalire  a qualsiasi istante, a gradimento di chi la confeziona e la  memorizza. Il computer ha un suo calendario, manovrabile a piacimento dall'operatore che può cambiare data e ora, facendo viaggiare l'elaboratore (e con esso le informazioni ) avanti o indietro nel tempo.

La diffusione

Il processo evolutivo determinato dall'avvento di sofisticate tecnologie di elaborazione e di comunicazione, non ha comportato soltanto mutamenti relativi alla natura dell'informazione, ma ha determinato sostanziali cambiamenti in ordine alla sua diffusione.

E' variata l'ampiezza: l'informazione ha progressivamente raggiunto contemporaneamente un sempre maggior numero di soggetti, distanti tra loro anche migliaia di chilometri.

E' cambiata radicalmente la velocità, divenuta iperbolica: l'informazione - un tempo successiva ai fatti cui si riferiva - è diventata immediatamente conseguente e poi addirittura simultanea.

I problemi di riscontro e verifica

A fronte di sorprendenti e apprezzabili crescite in ampiezza e velocità di diffusione, ci si trova a dar conto ad una seria di problemi direttamente correlati, inerenti la possibilità di verificare l'attendibilità di una notizia, di eseguirne un riscontro in merito alla fondatezza, di effettuarne un confronto con altre fonti.

I sistemi di irradiazione dell'informazione, sia questa stampata o affidata a mezzi radiofonici o televisivi, hanno connotazioni di professionalità non più esclusiva ai soggetti autorizzati. Un personal computer di comune disponibilità domestica è capace di realizzare documenti a stampa degni della miglior tipolitografia e immagini digitali da far invidia al più evoluto network TV.

Siamo entrati nell'era della "multimedialità", che è lo strumento della creazione dell'irreale. E' il sistema per rendere impossibile il riscontro dell'attendibilità delle informazioni. Ogni verifica è impedita dalla spettacolarità delle immagini, dalla sorprendente verosimiglianza di quel che viene proposto. Il gioco delle elaborazioni grafiche computerizzate può davvero costare caro all'opinione pubblica.e il giorno che una cosa succede davvero non si saprà più a chi dover credere.

Le difficoltà di controllo dell'informazione

Se è vero che ci sono difficoltà di controllo dell'informazione, va detto che la difficoltà è riferita sia a chi ne fruisce come utente finale, sia a chi ne è fonte. Se lo spettatore/lettore deve preoccuparsi di quel che vede, sente dire o legge, il fornitore del servizio video, audio o stampa non può dormire certo sogni tranquilli. Se è vero che quest'ultimo può divulgare informazioni non veritiere, alterate o stravolte, è altrettanto fondato il timore che qualcuno possa modificarle nell'itinerario che va dalla fonte al destinatario. E' il caso di un quotidiano modificato mentre la rotativa lo sta per sfornare o di un telegiornale fasullo che entra nelle  case di ignari cittadini che non sanno né possono sapere che il ripetitore sta inviando un programma artefatto e illegale grazie ad un blitz di qualche malintenzionato hi-tech.

E' evidente che un "media" controllato può e viene usato per pilotare l'opinione pubblica  verso un determinato obbiettivo.  E come se non bastasse, la tecnologia può consentire la realizzazioni di prodotti di informazione di estrema verosimiglianza e che non è possibile riconoscere come risultato di una sofisticata finzione.

Le autostrade dell'informazione

Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da una prorompente invasione di innovativi sistemi di telecomunicazione. Si è giunti a travasare dati tra due apparati di elaborazione riducendo i tempi (e i relativi costi) di connessione, "impacchettando" - dopo opportuna digitalizzazione - testi, voci e suoni, immagini statiche e in movimento, annullando le distanze e le attese.

C'è chi le ha chiamate autostrade dell'informazione, osannandone la velocità e mille altri pregi.

Ma non è poi tutto così luccicante.

Queste autostrade dell'informazione consentono a bit e byte di sfrecciare a velocità impressionante.

Non ci sono controlli, né controllori chiamati all'esercizio di funzioni istituzionali. Non esiste il vero e il falso, il giusto o l'iniquo, il buono o il cattivo.

A dispetto delle testate giornalistiche, soggette a mille incombenze e controlli, su Internet, chiunque può "pubblicare" qualunque cosa, può diffondere informazioni destabilizzanti, può commettere le più bizzarre apologie di reato, può operare un massiccio volantinaggio di materiale pornografico di qualsivoglia genere, può fare promozioni di attività antirazziali ne confronti di questa o quella etnia, può danneggiare archivi e basi di dati, può alterare le notizie di questo o quel giornale telematico, può intromettersi e recare fastidio e offesa a chicchessia.

La vulnerabilità sociale

L'immediata conseguenza delle considerazioni appena scorse è un impressionate stato di vulnerabilità sociale.

Una corretta valutazione dei livelli di sicurezza del sistema e della vulnerabilità sociale, impone di tenere conto della indiscriminata penetrazione del computer nel contesto quotidiano e il ruolo che questo ha assunto nei trasporti , nella difesa nazionale, nelle comunicazioni, negli scambi finanziari, nelle operazioni commerciali, nella gestione della pubblica sicurezza e della giustizia, nel settore dell'energia, dell'industria, nei servizi sociali e così a seguire.



L'entità a sé stante

L'informazione, lo possiamo constatare tutti i giorni, ha un suo valore proprio.

Ciascuna informazione, ha un suo peso specifico, una sua importanza, un suo valore, una sua influenza su chi ne è destinatario o semplice spettatore.

L'informazione determina reazioni che vanno dalla totale indifferenza al massimo interesse. Il relativo contenuto - qualunque sia la reazione - innesca una serie di scelte e di iniziative, siano queste di "azione" o di "omissione", o più semplicemente di non fare.

E' evidente che più è elevata la qualità dell'informazione, migliori sono le basi su cui si deve fondare la decisione di chi ha avuto l'opportunità di aggiornamento o di conoscenza in questione.

La superiorità dell'informazione

Un'informazione, abbiamo appena visto, è in grado  di condizionare un soggetto, sia questo diretto destinatario o semplicemente spettatore. Gli equilibri sociali, economici e politici sono spesso legati a una singola informazione. Ne consegue che chi ha il dominio di quella informazione, e quindi è capace di divulgarla, diffonderla capillarmente o tenerla celata al massimo riserbo, ha in mano le sorti dell'universo industriale e commerciale e in genere della società.

E' fin troppo facile accorgersi che non c'è una sola informazione e, consideratane l'abbondanza in quantità e qualità, è naturale riconoscere che non basta una sola informazione per avere "potere contrattuale" con la realtà circostante.

Il dominio dell'informazione, o la superiorità dell'informazione che dir si voglia , indica quella condizione in cui uno schieramento combattente ha il pressoché totale controllo del campo di battaglia, mentre l'avversario è tagliato fuori da tutte le fonti d'informazione. Si parla di "superiorità" di informazione: chi più sa, più può, regola consolidata nel contesto bellico. La superiorità dell'informazione non può essere misurata quantitativamente come la superiorità aerea o quella di spettro elettromagnetico. Così, poco alla volta, quel "di più" è sembrato non essere sufficiente. Si è fatta largo l'opinione che occorra non la "superiorità", ma la "supremazia" di informazione.

La supremazia d'informazione

I principi della guerra del futuro si basano proprio sulla supremazia d'informazione.

Nel conflitto, la coalizione opposta a Saddam Hussein da una parte ha impedito all'Iraq di poter diffondere proprie notizie e comunicazioni e di farne uso, dall'altra ha gestito sistematicamente le proprie risorse per monopolizzare l'informazione, offrendo prodotti di elevata qualità, e apparente obbiettività in grado di accontentare la globalità del pubblico mondiale e di non richiedere alcuna alternativa. Ma la lezione ottenuta dalla Guerra del Golfo è negativa. La formazione militare capeggiata dagli americani ha si spezzato la capacità irachena di elaborare informazioni, ma non è stata in grado di "inquinare" il paese di Saddam con un'informazione alternativa, consentendo vita troppo facile all'efferato avversario e forse allungando la durata del conflitto. La conquista dell'universo dei dati, è il fattore vincente delle guerre future.

L'informazione sul campo di battaglia del XXI secolo

Abbiamo introdotto la guerra e già gli addetti ai lavori si preoccupano di quella del prossimo secolo. In un libro di Arthur DeGroat e David Nilsen, (Information, Combat Power and the Digital Battlefield) i due scrittori, ammettendo di non aver scoperto nulla di nuovo, prendono spunto dalla formula E=mc2 di Einstein, ma propongono - nel riconoscere il valore dell'alchimia tradizionale mirata a energia e materia - un nuovo paradigma incentrato sull'informazione.

Così come energia e materia sono due forme della stessa cosa, analoga relazione esiste tra informazione e forza di combattimento. La formula dei due ricercatori dell'Advanced Warfighting Working Group dell'Esercito Americano è la seguente:

Combat Power = Information x (the speed of light)2

ovvero la potenza/capacità di combattimento è uguale all'informazione moltiplicata per la velocità della luce al quadrato (Alessandro Magno nel 300 a.C. già sapeva che la supremazia dell'informazione era l'arma più letale).

Niente di matematico nell'equazione, ma sotto il profilo concettuale una gran verità.

La velocità dell'informazione, sempre più elevata e sempre meno misurabile e comparabile, è il vantaggio competitivo che si può avere nei confronti dell'avversario. D'altronde, il generale Sullivan, Capo di Stato Maggiore dell'US Army, in proposito ha detto "L'informazione è l'equivalente della vittoria sul campo di battaglia".

La quinta dimensione del campo di battaglia

All'inizio del Ventesimo secolo, la terra e il mare erano le due possibili dimensioni della guerra. La terza dimensione, quella verticale, è quella del combattimento aereo che conosce il suo apice nella Seconda guerra mondiale. La quarta dimensione è quella spaziale degli STARS (Surveillance and Target Attack Radar System, che sembarno videogames, ma sono terribilmente veri congegni di guerra elettronica), degli AWACS (Airborne Warning and Control Systems, le gigantesche piattaforme volanti dell'USAF), dei satelliti e di altre avveniristiche dotazioni belliche. Per intendersi, quella della Guerra del Golfo. La quinta dimensione è quella delle operazioni sulle informazioni. Il dominio delle informazioni è infatti il fattore critico per il successo militare del futuro, perché, come diceva Churchill: in tempo di guerra la verità è così preziosa che dovrebbe essere sempre tutelata da una scorta di bugie. A voler muovere obbiezioni su questa citazione del vecchio statista britannico, le bugie e le informazioni comunque falsate sono preziose anche in tempo di pace.Sempre ammesso che la pace esista davvero e non sia soltanto una mera illusione.

L'informazione in ambito tecnologico

L'informazione è cambiata con il cambiare dei tempi. Il mutamento, non riguarda il suo contenuto, ma piuttosto tutte le attività di contorno.

·        Acquisizione. Negli ultimi anni ci si è accorti di una grande abbondanza di informazione, che ha determinato il passaggio dalla "ricerca" alla "selezione". Il vero e proprio profluvio di dati e notizie rischia di inondare scrivanie e tavoli di lavoro, rallentando i già affaticati processi decisionali.




Alla selezione devono far seguito l'analisi e la classificazione, attività che devono essere rigorose più di quanto non lo fossero in passato. L'utilizzo di dotazioni tecnologiche per i successivi stoccaggio, ricerca e impiego, impone il rispetto di regole rigide: gli elementi identificativi e le voci - chiave devono essere di precisione chirurgica, perché al momento debito, il computer - che non ammette approssimazioni di sorta - potrebbe non rintracciare quanto occorra al suo utilizzatore. Inoltre, non va sottovalutato il fatto che - allo stato attuale - la maggioranza delle informazioni è già in formato digitale, consultabili attraverso sofisticati apparati di elaborazione dati. La circostanza ha determinato problemi di accesso alle informazioni, vincolate ormai alla conoscenza e alla pratica nell'uso del computer e attrezzi simili. Nella mappa sociale si è delineata così una nuova categoria di disabili, costituita dai soggetti penalizzati dal non essere in grado di adoperare il "personal" o un terminale.

La vita di tutti i giorni si è complicata, si sono create nuove caste. A quella dei sacerdoti, dei guerrieri, dei burocrati, si affianca quella di gestori ed esperti dell'Information Technology.

In contrapposizione ha perso forma una nuova categoria di poveri quella degli esclusi dall'accesso all'informazione digitale e dalle possibilità di azione, comando, controllo e potere a questa connessa.

·        Conservazione. La conservazione delle informazioni, è passata dal supporto cartaceo alla microfilmatura e poi alla memorizzazione elettronica su supporto magnetico, nastro o disco che fosse. Le classiche misure di protezione del patrimonio informativo cartaceo non risultano idonee. I documenti tradizionali richiedono un accesso fisico e la materiale consultazione. Una cassaforte, un sistema d'allarme, un servizio di guardia: tutte ricette valide un tempo, ma inefficaci per tutelare i dati nel formato elettronico dei nostri giorni.

Un database, scrigno informatico dai mille segreti, può essere consultato - anche indebitamente -  persino a migliaia di chilometri di distanza. Occorrono procedure di sicurezza che limitino l'accesso ai soli soggetti autorizzati, che impediscano l'alterazione dei dati, che non consentano modifiche a chi non ne sia legittimato.

Si può fare ricorso a soluzioni di controllo con identificazione/riconoscimento dell'utente  - grazie a parole chiave o carte magnetiche, laser a microprocessore - e a programmi di "tracciamento" delle operazioni per capire "chi - fa - che- cosa".

Particolare attenzione va riservata alle informazioni "sensibili". Queste devono essere oggetto di altre precauzioni come la crittografia (sistema di cifratura con particolari algoritmi o formule matematiche, che origina un documento illeggibile, di possibile ricostruzione soltanto da parte di chi dispone della corretta sequenza matematica), la steganografia (la tecnica che consente  di nascondere un testo all'interno di un'immagine).

·        Distribuzione. L'informazione - se non è confezionata in un "formato" comprensibile anche per l'interlocutore - rischia di perdere significato e valore soprattutto diventa indecifrabile e non utilizzabile. Il disordinato proliferare di strumenti e programmi informatici - sovente non compatibili tra loro - può dar luogo a serie difficoltà di diffusione dell'informazione persino nel medesimo contesto lavorativo. E quando si esce dal proprio ambito, saltano fuori le questioni relative al rischio di intrusione di estranei nella trasmissione dei dati: i messaggi possono essere "corretti" lungo la linea che li trasporta a destinazione e le informazioni in essi inglobati rischiano di perdere le originarie caratteristiche di contenuto e di forma.

Il costante test di rispondenza e di affidabilità

Il controllo dell'informazione elettronica è difficile, per non dire impossibile. E sapendo che questo problema può essere il fulcro di un conflitto dalle dimensioni inimmaginabili, la necessità di assicurarsi integrità, fondatezza, rispondenza al vero è permeata dal naturale istinto di sopravvivenza che è in ciascuno di noi.

L'informazione, ha condizionato le sorti dell'universo, e poco alla volta è assurta al ruolo di arma non letale capace di conseguenze più drammatiche delle esplosioni degli ordigni nucleari.

Teorie e tecniche sociali dell'informazione

Non è possibile parlare di una teoria della comunicazione, come pure definire cosa si debba intendere con il concetto ad essa relativo. Non esiste una sola idea, bensì tante idee quante sono le derivazioni scientifiche e culturali in vario modo implicate nell'analisi.

La cultura "jamming" e la fine del concetto del "nemico"

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e l'abbattimento del muro di Berlino non cade solo un sistema politico, ma una concezione del mondo. Per chi si occupa di guerra dell'informazione è fin troppo evidente che la caduta della "politica dei due blocchi", erede della grande contrapposizione capitalismo - anticapitalismo, resa scientifica teoricamente da Marx e operativamente da Lenin, produce la dissoluzione di due grandi polarizzazioni di opinione.

Ora, il "nemico" non è più definibile a priori. Si parla sempre più spesso di "avversario", al termine "guerra" in campo militare si va sostituendo quello di peacekeeping.

Nessuna società si può permettere la totale libera circolazione delle informazioni; le informazioni debbono essere proposte entro "limiti di prudenza" , per non far saltare tutto il sistema. I media, le loro proprietà, i loro committenti producono ormai messaggi all'infinito.

Sembra sempre più giusto inserirsi in questa produzione per essere  socialmente attivi. Nascono gli hackers e i crackers, si sviluppa la cultura "jamming", che vuole svegliare i dormienti obbligati a consumare la comunicazione senza fare domande vere. Questa cultura è l'arma risolutiva della guerra degli Anni Novanta.

Informare o comunicare?

Le parole possono giocare sempre brutti scherzi. Se provate a definire il fenomeno rappresentato dai termini comunicazione e informazione facendolo viaggiare nel tempo e nello spazio, vi rendete ben presto conto, che i due termini, pur essendo equivalenti nascondono una differenza sottile.

Comunicare deriva dal latino dotto "commune", etimo composto da "munus" e "cum", vale a dire "che compie il suo incarico insieme ad altri". Da qui qualcosa che "appartiene a più persone" o che si "trasmette" ad altre.

La chiesa stessa parla di "comunione" dando a questo termine il senso di "unione".

Informare, modellare secondo una forma chiusa, deriva anch'esso dal latino: "in - formare" cioè "dare forma". Di qui dare notizia, cioè informazione, rappresentazione, idea, forma - formula.

Probabilmente i termini indicano due momenti distinti dello stesso fenomeno. Al lettore attento non può però sfuggire che l'utilizzo del termine comunicazione appare più asettico quasi meccanico, legato a qualcosa di oggettivo o materiale che si sposta, meno adatto alle manipolazioni.

Mentre il termine informare denuncia subito sia tutto il suo intento manipolatorio, sia il suo essere legato alle forme immateriali del mondo delle rappresentazioni.

Anche il termine "dato", tanto a caro ai sostenitori dell'obiettività non sfugge allo stesso destino.

Dato, come aggettivo, significa "trasferito ad altri" o "fatto avere ad altri" (questa definizione risale al 1292). Come sostantivo, significa "elemento o serie di elementi accertati e verificati, che possono servire di base ad ulteriori ricerche, indagini e che comunque consentono di giungere a determinare conclusioni" (concetto datato 1573).



Ci preme ricordare che "data" significa sin dal medioevo "consegnata" o meglio "lettera data". Come si vede, nulla - in realtà - sfugge all'influenza dell'uomo nel tentativo di raggiungere categorie assolute asettiche.

Proposte per uno schema interpretativo

Un guerriero della comunicazione deve sapere che la mente umana si è organizzata per studiare il fenomeno cercando di trarre molto spesso vantaggi anche attraverso l'utilizzo di strumenti appositamente  individuati. Solo così, si può lavorare a rovescio, identificando non solo le finalità delle analisi, ma la reale bontà del metodo.

Un guerriero della comunicazione, non può e non deve trascurare nulla: "La vita è informazione" dicevano i saggi tibetani, e da Napoli un altro guru aggiunge "Gli esami non finiscono mai". Attenzione, quindi, il DNA della comunicazione è sempre presente e vive con noi.

Dalle frasi scambiate in famiglia a quelle dei venditori porta a porta, da quelle dei questuanti a quelle degli scienziati della comunicazione, il filo è continuo. Ogni approccio serve per analizzare gli infiniti aspetti del fenomeno "comunicazione".

Lo schema pratico - da usare come guida nelle nostre azioni comunicative - dovrebbe reggere da esempio.

-         per spiegare la comunicazione familiare

-         per assicurare il contatto tra un'emittente televisiva ed il suo pubblico

-         per realizzare una campagna pubblicitaria

-         per comunicare qualcosa ad un collega.

Innanzi tutto, sarà necessario conoscere i soggetti che costituiscono i termini della relazione informativa

-         chi informa

-         chi è informato

Si badi bene: sono entrambi soggetti. Sanno cioè (o possono sapere) quello che dicono o quello che vogliono.

Occorre sempre studiare attentamente sia il soggetto promotore, sia quello recettore. Quest'ultimo ha molte più difese di quanto immaginiamo. E' indispensabile definire per entrambi almeno

-         cultura

-         motivazione

-         interesse

-         organizzazione, ecc.

Occorre "in - formare", vale a dire mettere in forma l'oggetto della comunicazione ("mettere in comune) rappresentandolo nel modo più idoneo affinché il recettore possa aderirvi.

Non esiste nessuna notizia che già non abbia un suo pubblico determinato o determinabile.

E' bene ricordare che i processi di comunicazione si formano sempre e soltanto con l'adesione del recettore alle vostre formule. Il comportamento successivo ha però bisogno di altri fattori di conformità perché si realizzi.

Un ultimo consiglio.

Dire sempre la verità. Nessuno ci crederà.

Qualcuno lo chiama "disinfotainment"

Uccidere un uomo è cosa da poco, uccidere un'opinione produce effetti più duraturi. Uno dei grandi progressi di questo secolo è stato senza dubbio il grande passaggio dalla guerra convenzionale alla guerra con i media, cioè alla disinformazione. In confronto a quanto avvenne in seguito Hitler stesso era un ottimista.

A differenza del passato, viviamo la guerra che è ormai quotidiana senza accorgercene: siamo costantemente sotto il fuoco dei media, bombardati di messaggi e in balia di forze che tentano di imporci i nostri stessi valori, il progresso, la pace e la democrazia , come se fossero merci, facendoceli addirittura pagare.

La funzione dei media non è quella di produrre beni materiali, ma rappresentazioni della realtà, quindi di influenzare idee e percezioni.

Abbiamo  superato l'era della disinformazione, nata negli Anni Quaranta e siamo entrati, senza accorgercene in quella della "disinformazione/intrattenimento" cioè del "disinfotainment" (ovvero "DISINFOrmation - enterTAINMENT")

Il sabotaggio mediatico

L'arte della guerriglia mediatica teorizza e applica il "presupposto che sia possibile agire dentro il sistema della comunicazione massmediatica, combattendolo con le sue stesse armi".

Il sistema, organizzazione e professionisti dell'informazione, agiranno automaticamente se attivati da "esche" adeguate. E' così che sono nati i casi di "orrorismo" in Italia, come la confessione drammatica di una prostituta sieropositiva pentita di aver infettato i suoi clienti usando preservativi forati. In Italia, e soprattutto nel bolognese, si diffuse un vero e proprio terrore; portato nelle case da fiumi d'inchiostro che rappresentavano il pensiero di innumerevoli specialisti, addirittura il Carlino pubblicò uno speciale di due pagine. Anche in questo caso era tutto uno scherzo.

Per attivare l'operatore dei mass - media (il cacciatore di notizie) nella rete, occorre agire sul margine di verificabilità della notizia che s'intende spacciare. Ogni notizia ha un suo nucleo verificabile ed una vasta e tratteggiata zona di inverificabilità, che definiremo penombra

- attraversata da leggende metropolitane, dicerie, voci di corridoio - per fabulare senza limiti, infarcire e confezionare la notizia nel modo più vedibile possibile. Così anche il guerriero mediatico, il truffatore, gioca sul rapporto stretto tra il nucleo di verità (o meglio di verificabilità) e la vasta area di penombra che circonda la notizia. La penombra è il terreno di gioca tra i

mass - media e il guerriero mediatico.

La disinformazione deve sempre fondarsi su un sostrato di verità.

Effettivamente, questa è la più vecchia regola seguita da tutti coloro che praticano l'informazione come arte della guerra. Il manipolatore di notizie deve sempre trovare spunti nella realtà; lo spaccio di notizie false, la truffa mediatica, non può basarsi solo sulla fantasia: occorre modificare la realtà, ovvero in - formarla, ma senza che il cacciatore di notizie possa accorgersene. Questi non deve poter distinguere tra realtà e fabulazione, occorre fargli credere di avere il controllo assoluto sul materiale a disposizione. Occorre insomma sfruttare la sua stessa presunzione professionale. Deve saper credere di esserci arrivato da solo e, magari, casualmente. Più sarà sicuro di questo, più sarà vulnerabile alla manipolazione.

E' la stessa tecnica usata nel controspionaggio verso le "talpe" identificate: non si eliminano, ma si passano informazioni distorte o false. Sarà lui a farne notizia, se giornalista, o a riportarle come "segreti" se spia.

Una vera e propria guerra invisibile a morti zero che ha per obbiettivo non soltanto le nostre opinioni, ma le nostre tasche e il mercato.







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