Caricare documenti e articoli online  
INFtube.com è un sito progettato per cercare i documenti in vari tipi di file e il caricamento di articoli online.
 
Architettura
Biologia
Diritto
Economia
Educazione fisica
Filosofia
Generale
Geografia
Italiano
Letteratura
Marketing
Medicina Alimentazione Anatomia Cultura medica Igiene Ricette
Scienze
Storia
Tecnica
 



 
 
Meneame
 
Non ricordi la password?  ››  Iscriviti gratis
 

Virus: Herpes Simplex tipo 1 & 2

medicina

Inviare l'articolo a Facebook Inviala documento ad un amico Appunto e analisi gratis - tweeter Scheda libro l'a yahoo - corso di


ALTRI DOCUMENTI

Gli Esami del Sangue - AZOTEMIA
Virus: Herpes Simplex tipo 1 & 2

Virus: Herpes Simplex tipo 1 & 2

Fam: Herpesviridae, sottofamiglia degli Alphaherpesvirinae caratterizzati da uno spettro d'ospite molto ampio, dalla capacità di moltiplicarsi in diverse colture cellulari e di determinare inclusioni nucleari.

Caratteristiche:

  • Virione: tondeggiante di 150 - 200 nm di diametro, formato da peplos, involucro lipoproteico, tegumento( di natura proteica), si libera per gemmazione.
  • Nucleocapside: icoesaedrico che contiene un nucleoide formato da un rocchetto di natura proteica con avvolto il DNA.
  • Genoma: il genoma è costituito da un molecola di DNA bicatenario e lineare . Nel genoma degli Herpes virus sono quasi presenti sequenze di basi che si ripetono nello stesso ordine agli estremi della molecola e che permettono la sua circolazione essenziale per gli herpes simplex nella replicazione utilizzando questi un sistema rolling circle.
  • Replicazione: sito nucleare

Strategia replicativa: essendo un desossiribovirus con molecola bicatenaria può usare direttamente i meccanismi replicativi della cellula ospite. IL nucleocapside introdotto per fusione del peplos con la membrana cellulare penetra all' interno nel citoplasma dove viene trasportato dal citoscheletro al nucleo e attraverso il poro, attraverso funzioni virali rilascia il suo genoma. Qui il DNA viene trascritto dall'apparato cellulare in una serie di mRNA messaggeri(a -b). La trascrizione è simmetrica, e le proteine prodotte si possono dividere in precoci e tardive, le precoci trascrivono il nuovo DNA virale (bisogna ricordare infatti che l'organizzazione del genoma e diversa tra eucarioti e virus, le cellule sono incapaci di leggere messaggi policistronici, per cui non recepiscono messaggi di inizio e di fine della sintesi proteica all'interno dell' RNA- messaggero, per questo in alcuni virus i MRNA vengono tradotti in una poliproteina.) e interferiscono con le sintesi macromolecolari della cellula; le tardive in genere sono invece le proteine della progenie virale sintetizzate ad opera degli enzimi precoci dal nuovo DNA formato.

Azione patogena: per alcuni caratteri biologici e minori antigenici si distinguono 2 tipi di herpes simplex, denominati rispettivamente di tipo 1 e di tipo 2.

L' Herpesvirus di tipo 1 è il responsabile principale di manifestazioni erpetiche cutanee o mucose localizzate preferibilmente nella zona periorale e nella mucosa labiale

L' Herpesvirus di tipo 2 è il responsabile principale dell'erpete genitale localizzato sulla cute o sulla mucosa genitale maschile o femminile, va comunque sottolineato che la localizzazione non è un elemento predittivo accurato.

Le lesioni sono caratterizzate da elementi vescicolosi riuniti a grappolo a formare per lo più una chiazza unica, è presente una adenopatia satellite , queste vescicolette vanno in contro a rottura lasciando erosioni dolorose che vanno incontro a guarigione.


Infezione tipo 1 si contrae di sovente nella prima infanzia per contatto interumano tra individui con 252e43c lesioni oppure eliminanti il virus dalla saliva.


Infezionedi tipo 2 è spesso a trasmissione sessuale e quindi tipica dell'età adulta

Il meccanismo di penetrazione è basato sulla penetrazione attraverso lesioni di continuo delle superfici cutanee o mucose.

Il virus di tipo 2 può dare manifestazioni neoplastiche nella stessa sede delle manifestazioni erpetiche. Il meccanismo che sta alla base dell'azione oncogena di HSV-2 è duplice: quello del "colpire e scappare", infatti dalle prove sperimentali è emerso che le cellule tumorali trasformate dal HSV- 2 mantengono la loro caratteristiche tumorali anche in assenza del genoma virale, ciò ha fatto pensare che il virus attivasse degli oncogeni cellulari attraverso l'inserzione di particolari sequenze troppo piccole per essere individuate dagli odierni mezzi di ibridazione, capaci di aumentare la trascrizione di determinati oncogeni oppure in grado di determinare una azione mutagena; e quello di contenere un particolare oncogene codificante la proteina ICP10 che funzionando come un recettore di membrana per un fattore di crescita ha attività proteinchinasica e attiva un oncogene cellulare, è chiaro che in questo caso deve essere e trascritto il genoma virale.

Dalla sede di infezione primaria il virus può procedere attraverso le vie nervose o per via ematica fino ai gangli sensitivi, se l'infezione non procede fino al nevrasse il paziente sopravvive e diviene portatore di una infezione latente.

Durante la latenza il genoma virale rimane in forma episomiale ed in seguito a stimoli può riattivarsi e dar luogo ad un ciclo di replicazione completo con formazione delle tipiche lesioni in corrispondenza della zona irradiata dal nervo sensitivo.Le infezioni ad ogni riattivazione può anche peggiorare .

Nelle colture di cellule produce lesioni molto evidenti e alcuni stipiti sono fortemente policariocitogeni (proteine del peplos).

Metodi di indagine: la diagnosi etiologica e possibile con l'isolamento del virus in colture cellulari prelevato dal punto in cui si ha la manifestazione,oppure con reazione di immunofluorescenza direttamente sul materiale patologico o sulle colture infettate con anticorpi monoclonali.

Virus: virus della varicella-zoster

Fam: Herpesviridae, sottofamiglia Alphaherpesvirinae caratterizzati da un ampio spettro d'ospite, dalla capacità di moltiplicarsi in diverse colture cellulari e di determinare inclusioni nucleari.

Caratteristiche: molto simili a quelle del HSV-1 e HSV-2

Strategia replicativa: identica a quella di HSV-1 e HSV-2

Azione patogena: gli Herpesvirus sono caratterizzati dalla capacità di provocare infezioni che dopo l'esaurimento della fase clinica susseguente all'infezione primaria

Si mantengono allo stato latente per molti anni anche per tutta la vita.

La varicella e l'Herpes zoster sono due manifestazioni causate dallo stesso virus.

La varicella è una manifestazione esantematica tipica della prima infanzia, che si contrae per via inalatoria ed è caratterizzata dalla comparsa di papulette cutanee che si risolvono in vescicole e guariscono con una piccola cicatrice.

La malattia passa a guarigione e le complicanze in genere in pazienti con una buona risposta cellulo-mediata sono rare(meningite e polmonite)

L 'Herpes zoster e invece una malattia dell'età adulta e si verifica, proprio perché causata dallo stesso virus solo in soggetti che hanno avuto la varicella.

Clinicamente si manifesta con la comparsa di vescicole cutanee nella zona innervata dal nervo sensitivo in cui il virus è andato in latenza, accompagnata in genere da forti dolori. Anche nell'Herpes zoster la guarigione spontanea è la regola e le complicanze sono assai rare tranne naturalmente nei soggetti immunodepressi. La patogenesi della zoster è legata alla persistenza asintomatica del virus, dopo la guarigione della varicella ,nei gangli dorsali di alcuni nervi sensitivi lungo le fibre dei quali,in direzione centrifuga, si dirige in seguito a riattivazione, il virus,sfociando nella manifestazione clinica della malattia nella zona cutanea innervata da tale nervo.

Sembra che la riattivazione sia un fenomeno abbastanza frequente ma che sia mantenuto a livello asintomatico dalla reazione immune (umorale e cellulo-mediata)

dell'organismo ospite.

Questo virus è un po' più selettivo per quanto riguarda la crescita in coltura , cresce in colture di fibroblasti umani producendo un effetto citopatico che si manifesta con lesioni focali per la trasmissione del virus da cellula a cellula.

Metodi di indagine: isolamento colturale o ricerca degli antigeni nell'essudato delle vescichette.

Virus: Citomegalovirus

Fam: Herpesviridae, sottofamiglia Betaherpesvirinae

Caratteristche: queste sono simili a quelle degli altri Herpesvirus, ma appartenendo alla sottofamiglia degli BetaHerpesvirinae presentano alcune differenze, presentano uno spettro d'ospite più ristretto e hanno un ciclo di riproduzione più lento con formazione di inclusioni citoplasmatiche oltre alle regolari nucleari.

Strategie replicative: strategia replicativa identica a quella degli altri Herpesvirus.

con accumulo di virus neoformati in inclusioni citoplasmatiche ( forse squilibrio tra assemblaggio e gemmazione ?)

Azione patogena: il nome di questo virus deriva proprio dalla caratteristica morfologia presentata dalle cellule infette, ingrossate con voluminose inclusioni citoplasmatiche e nucleari.

I citomegalovirus infettano numerosi vertebrati ma sono strettamente specie-specifici e l'infezione è trasmissibile solamente nell'ambito della specie ospite naturale e il virus cresce quindi solo in colture cellulari ottenute da tale specie.

Nelle colture cellulari la crescita è molto lenta e caratterizzata come nel virus della varicella-zoster da lesioni focali per via del fatto che il virus si trasmette da cellula a cellula.

L'infezione da citomegalovirus nella specie umana è molto comune si acquisisce i in genere nella prima infanzia, è quasi sempre asintomatica.

Le manifestazioni cliniche in cui si può manifestare l' infezione sono generalmente polmoniti e epatite.

L'infezione primaria della madre può trasmettersi per via transplacentare al figlio determinando la malattia citomegalica con inclusioni, le riattivazioni della malattia non determinano lo stesso rischio.

Il citomegalovirus può essere anche trasmesso con il sangue dei donatori ed è causa di mononucleosi o monocitosi.

Come tutti gli appartenenti della famiglia degli Herpesvirus. Il citomegalovirus persiste nell'individuo, dopo infezione primaria in uno stato di latenza la cui sede principale e costituita dalle cellule ematiche mononucleate. La riattivazione della malattia si può verificare in qualsiasi età ed in genere è dovuto ad un abbassaneto delle difese immunitarie, in questi caso la malattia può manifestarsi come forma asintomatica oppure come forme sistemiche a localizzazione polmonare o epatica.

Metodi di indagine: Per la diagnosi si può ricorre all'isolamento colturale che risulta abbastanza indaginoso, a causa dei lunghi periodi di incubazione, identificazione del virus si preferisce effettuarla con metodi di immunofluorescenza nei confronti di antigeni virali, oppure attraverso la ricerca di anticorpi generalmente con tecniche immunoenzimatiche .

Virus: Epstein-Barr

Fam: Herpesviridae, sottofamiglia Gammaherpesvirinae

Caratteristiche: simili agli altri Herpesvirus con la differenza di avere uno stretto spettro d'ospite e si replicano pressoché in cellule linfoidi.

Strategia replicativa:idem altri Herpesvirus

Azione patogena: questo virus è l'agente etiologico della mononucleosi infettiva che è una malattia linfoproliferativa autolimitante diffusa nei giovani adulti, caratterizzata da febbre, faringite, linfoadenite, splenomegalia, insieme alla comparsa di in circolo di caratteristici grossi linfociti atipici.

In alcuni casi la malattia , che di norma evolve in una guarigione spontanea , si può accompagnare a fenomeni di diversa gravità che possono andare da esantemi a complicanze neurologiche (tutto dovuto alla risposta immunitaria contro cellule

B), Gli esantemi morbillosi si localizzano generalmente al tronco.

La fonte di infezione virale è l'uomo data l'elevata specificità del virus, l'eleiminazione avviene attraverso la saliva e la sede anatomica primariamente colpita che è rappresentata dall'epitelio oro-faringeo dove il virus si replica, da lì l' infezione raggiunge i linfociti B e in queste cellule è in grado di dare una infezione latente o abortiva, il confine tra le due e molto sottile. Si ha comunque in queste cellule la produzione di una certa quantità di antigeni virali che portano alla risposta immunitaria sopra menzionata. La latenza del virus nei linfociti B porta all'immortalizzazione della cellula stessa. Alcuni antigeni infatti prodotti dal DNA virale allo stato episomico o alcune volte integrato con il genoma virale, sono in grado di indurre trasformazione delle cellule infettate. Questi antigeni sono: EBNA ( proteine che si concentrano nel nucleo, e LMP che sono proteine di menbrana.

EBNA stimola la proliferazione cellulare attivando un oncogene cellulare c-fgr e gli stessi geni che portano alla produzione delle proteine LMP.

Quest'ultime portano all'attivazione di un altro oncogene bcl-2 un altro oncogene cellulare che contrasta l'apoptosi cellulare.

Queste modificazioni avviano le cellule verso una trasformazione neoplastica che sovviene in genere per traslocazione, fenomeno reso più probabile prorpio dl'' immortalizzazione, in pratica l'infezione da Epstein-Barr e l'iniziatore della trasgormazione neoplastica e favorisce la comparsa della traslocazione.

Nella patogenicità del virus nella prima fase litica al livello dell'epitelio oro-faringeo sta nella produzione di una proteina virale codificata da un gene virale che presenta una assoluta omologia con una interluchina interferendo così nella produzione di interferone e inibendo l'attività del cellule NK.

Metodi di indagine: Ricerca del genoma virale con sonde molecolari nelle cellule infette, oppure con antigeni nei confronti di antigeni strutturali o precoci. Oppure si è visto che durante la mononucleosi infettiva si producono anticorpi M eterofili in grado di interagire con emazie di pecora. Inoltre poiche questi anticorpi vengono prodotti anche in altre situazioni patologiche ma in questo caso gli anticorpi non vengono eliminati ne in assorbimento con rene di cavie e globuli rossi di bovino.

Virus: Papovavirus (due generi: papillomavirus, poliomavirus)

Fam: Papovaviridae

Caratteristiche:

  • Virioni: forma rotondeggiante sprovvisto di involucro pericapsidico (envelop)diametro di 55 (genere papillomavirus) o 45 (genere poliomavirus) si liberano in seguito alla lisi cellulare
  • Nucleocapside: isometrico
  • Genoma: il genoma è formato da una molecola di DNA bicatenario circolare della lunghezza di 8 kbp (papillomavirus) 5kbp (polimavirus)
  • Replicazione : sito di replicazione nucleare con lisi della cellula infetta

Strategia replicativa: il nucleocapside viene trasportato dal citoscheletro dal sito di ingresso fino al poro nucleare dal quale penetra il DNA virale rilasciato probabilmente in seguito a interazione con fattori cellulari in prossimità del poro. Qui il DNA viene trascritto in una serie di RNA messaggeri dall' apparato trascrittivo della cellula.

La capacità del genoma del virus di utilizzare l'apparato trascrittivo cellulare fa si che questo da solo possa costituire materiale infettante.

La trascrizione è in genere simmetrica, ossia viene operata in tutte e due le catene polinucleotidiche del genoma che vengono trascritte in senso opposto, si ha così la formazione di proteine precoci e tardive.

I messaggeri precoci sono trascritti dal genoma del virus, mentre quelli tardive dalle nuove molecole di DNA sintetizzate .

Le proteine precoci consentono in genere la replicazione del DNA e interferiscono nelle sintesi macromolecolari della cellula ospite.

Le proteine tardive sono le proteine strutturali della progenie virale.

La trascrizione del DNA virale viene facilitata in questo caso dalla sintesi di una proteina che facilita l'attacco della DNApolimerasi cellulare.

Azione patogena:

Papillomavirus: questi virus sono strettamente specie-specifici e se ne riconoscono almeno 70 tipi differenti con diverso potere patogeno.

Non si è potuta ancora ottenere la propagazione in colture di cellule .

I papillomavirus presentano una spiccato ed esclusivo tropismo per le cellule epiteliali dell' epidermide e delle mucose e la loro replicazione e ristretta a questo tipo di cellule è condizionata dallo stadio di differenziamento cellulare.

Parlando del loro genoma e possibile identificare un notevole embricature dei geni (risparmio di spazio), questo è costituito da una molecola di DNA bicatenario a struttura circolare. E' possibile identificare 2 geni tardivi detti L1 e L2 e 7 geni precoci da E1- E7 . è prsente inoltre una regione codificante per il controllo della trascrizione genica.

I diversi tipi di papillomavirus non si devono considerare diversi tipi antigenici ma piuttosto diversi tipi genomici. La loro specificità per quanto riguarda il tropismo epiteliale dipende dalla presenza di fattori cellulari indispensabili per la sua replicazione.

L' infezione avviene attraverso il contatto con oggetti che permettano al virus di superare lo strato corneificato, ecco perché le lesioni da papillomavirus riguardanti i genitali avvengono solamente per contagio venereo. Il virus si replica in maniera in base alla strato cellulare colpito: nello strato basale il DNA virale si mantiene allo stato di plasmide esprimendo solo alcuni geni precoci, viene replicato ad ogni ciclo delle cellule e trasmesso quindi a quelle più superficiali, negli strati superficiali da luogo ad un vero ciclo replicativo con produzione di vera progenie virale. La sua eliminazione avviene nell'ambiente con la desquamazione dell' epitelio. In questa localizzazione anatomica sono abbastanza al sicuro dalle difese dell' organismo, anche se si è visto che una immunodepressione della risposta cellulo mediata può portare alla comparsa di lesioni di maggior estensione. Tutte le infezioni da papillomavirus sono caratterizzate da un'intensa proliferazione delle cellule basali e, conseguentemente dall'ispessimento localizzato dell'epitelio che si manifesta clinicamente in modo diverso a seconda della localizzazione: tra le lesioni cutanee riconosciamo le verruche comuni o volgari, alcuni tipi possono dare lesioni cutanee diffuse (epidermoplasia verruciforme)

Tra le lesioni mucose benigne invece ci sono i condilomi piani e acuminati.

Può accadere che nei casi di epidermoplasia verriciforme e in alcuni condilomi genitali e in papillomi laringei le lesioni subiscono una transizione maligna dando luogo a carcinomi. Questo fenomeno avviene generalmente quando il Dna virale si integra nel genoma, ciò suggerisce che le sequenze alterino in qualche modo alcuni segnali di controllo intragenomico, la regione trasformante nel genoma del virus è quella contenente i geni E6-E7.Questi due geni sono modulati da e2 che nelle integrazioni si interrompe. Le proteina E6 forma un complesso con P53 E7 con p105rb neutralizzandone le funzioni.

Non tutti i tipi di papillomavirus possono dare trasformazioni neoplastiche maligne ed è verosimile che altri fattori agiscano sinergicamente ai papillomavirus nella carcinogenesi umana. Una delle cause favorenti è la diminuzione della risposta immunitaria specialmente dell' immunità cellulo-mediata. Altre concause sono rappresentate da fattori ormonali e da carginogeni chimici nonché agenti fisici come i raggi ultravioletti e indagini radiografiche. Un indagine epidemiologica ha dimostrato che anche il fumo di tabacco e può essere un fattore di rischio.

Polimavirus:

i poliomavirus sono rappresentati dal virus BK e JC questi al contrario dei papillomavirus possono essere propagati in vitro attraverso colture cellulari, il che ha permesso di studiare il loro potere oncogeno sperimentale.

I due virus dal punto di vista comportamentale risultano molto simili, le infezioni sono ubiquitarie, nonostante ciò la dinamica e la patologia delle infezioni primarie risultano nell'ospite immunocompetente pressoché sconosciute. Considerata la larga diffusione è probabile che la sintomatologia sia di scarso rilievo. Dai dati sperimentali risulta che la localizzazione più probabile almeno per quanto riguarda il virus BK sia l'apparato respiratorio la diffusione di entrambe i virus risulta però a carico del circolo ematico dato che poi i due virus sono escreti con le urine.

In genere questi virus risultano presenti ( inteso come possibilità di evidenziarli) in soggetti con carenze immunitarie, per cui il deficit immunitario potrebbe influenzare la presenza di questi due virus in diversi modi o favorendo l'infezione primaria esogena in ospiti non immuni oppure riattivando il virus che si trovava in uno stato di latenza e questa sembra, data la larga diffusione, l'ipotesi più probabile. Nulla si conosce sul meccanismo che si trova alla base della latenza nelle cellule ospiti sembra però che esse siano per quanto riguarda il virus BK il tessuto renale e le tonsille, mentre per quanto riguarda JC nelle cellule epiteliali dei tubuli renali. Resta comunque da sottolineare che se in un soggetto immunocompetente la sintomatologia è irrilevante in individui deficitari il virus BK è in grado di riportare gravi danni all'apparato urinario, in seguito alla sua riattivazione e a causa della sua moltiplicazione, mentre il virus JC sembra sia associato in maniera piuttosto evidente alla leucoencefalite multifocale progressiva, la malattia è caratterizzata da lesioni diffuse della sostanza bianca con proliferazioni della glia e aree di demielinizzazione, in questa patologia sono stati rilevati ammassi di virioni nelle cellule nervose.

Una caratteristica è il potere oncogeno sperimentale di questi virus:

Questi virus che come abbiamo detto possiedono un genoma circolare sono in grado di indurre un fenotipo trasformato nelle cellule infettate in animali da esperimento qualora il virus non riesca per qualsiasi motivo a produrre un normale ciclo replicativo.

In questo caso il DNA virale si integra nel DNA cellulare (questo evento di per se non rappresenta per i polimavirus il fatto scatenante la trasformazione) e codifica le proteine precoci, gli antigeni precoci prodotti sono T grande, T medio e t piccolo.

T grande sembra in grado di amplificare la replicazione del DNA virale come di quello cellulare e di stimolare la proliferazione cellulare legandosi ad una proteina p53 regolatoria prodotta da oncogeni soppressori.

I tre antigeni precoci virali sono comunque indispensabili per mantenere il fenotipo trasformato, infatti T Medio si lega ad una fosfoproteina, prodotta da un altro oncogene soppressore, che regola i messaggi di trasduzione del segnale e l'antigene t piccolo coopera nelle funzioni di T grande.

Virus: Parvovirus umano B19 ( genere eritorvirus o parvovirus in via di definizione)

Fam: Parvovirinae ( a questa famiglia appartengono i generi Parvovirus, dependovirus e densovirus, quest'ultimo genere comprende i parvovirus degli insetti) sono i più piccoli virus ad DNA.

Caratteristiche:

  • Virione: privo di peplos o envelop rotondeggiante si libera per lisi cellulare, diametro 18- 26 nm
  • Nucleocapside: simmetria icoesaedrica, 2 o 4 proteine strutturali ripetute a formare 60 capsomeri.
  • Genoma: una molecola di DNA monocatenario lineare di circa 5 kb.
  • Replicazione: sito nucleare, la maggior parte di questi virus sono a replicazione autonoma ma necessitano per la loro replicazione di cellule in fase S.

Strategia replicativa: la strategia replicativa di questa famiglia è molto simile tra i diversi generi, anche cioè tra i dependovirus che necessitano di un coinfezione da parte di adenovirus o herpesvirus per essere in grado di portare a termine un normale ciclo replicativo.

La replicazione è possibile solamente in cellule in fase S, cioè quella particolare fase durante la quale il DNA cellulare si replica, questa condizione e dovuta alla particolare struttura del genoma virale. Infatti essendo questo monocatenario necessita delle DNApolimerasi cellulari per replicare la parte mancante di molecola di DNA in modo da poter poi utilizzare l'apparato proteino-sintetico cellulare.

Il modello replicativo proposto prevede quindi che alcune sequenze nucleotidiche all' estremità 3' siano ripetute consentendo così un ripiegamento a forcina della porzione terminale della molecola e formando un innesco adatto alle DNA polimerasi e consentendo la sintesi della catena nucleotidica mancante. Una volta formata una molecola di DNA bicatenario essa viene tagliata in un punto specifico opposto alla neosintesi con formazione dando luogo a due catene polinucleotidiche complementari prive delle sequenze ripetute.

Cosi costituito il genoma virale può essere trascritto producendo RNA messaggeri che sono poi tradotti nelle proteine strutturali.Qesto meccanismo replicativo viene utilizzato anche dai dependovirus,si è ipotizzato quindi che la funzione della coinfezione sia quella di indebolire, limitareo danneggiare il metabolismo cellulare favorendo cosi la replicazione virale.

Azione patogena: il parvovirus è un virus strettamente specifico per la specie umana e con un tropismo cellulare limitato alle cellule nucleate della serie eritroide che sono le uniche a possedere il recettore specifico (progenitori e precursori emopoietici).

Per questo è stato recentemente proposto di fare del parvovirus un genere a parte con la denomiazione di Eritrovirus.

IL parvovirus pur essendo un virus autonomo può replicarsi come tutti i parvovirus solamente in cellule in attiva moltiplicazione., non è sorprendente che il suo potere patogeno si esplichi essenzialmente nei confronti delle cellule della serie eritroide.

La sua scoperta è avvenuta per caso durante un esame al microscopio elettronico di alcuni sieri di sangue che avevano reagito in modo analogo alla ricerca di antigeni per il virus dell'epatite B.

Le ricerche che si sono effettuate hanno rilevato che l'infezione da B19 sono molto diffuse circa il 70% della popolazione adulta presente anticorpi nei confronti degli antigeni virali. La prima infezione si verifica in genere molto precocemente nella maggior parte dei casi decorre in maniera asintomatica o con fugaci stati febbrili, in una certa quota di soggetti per la massima parte in età pediatrica si verifica un caratteristico esantema da danneggiamento endoteliale mediato da immunocomplessi clinicamente sotto il nome di Eritema infettivo.

Il virus B19 è responsabile di oltre il 905 delle crisi aplastiche transitorie, che si osservano in corso di anemia emolitica cronica e che sono caratterizzate dalla caduta critica del tasso di emoglobina nel sangue, da una sparizione dei reticolociti circolanti e da una virtuale assenza di cellule della linea eritroide nel midollo osseo, generalmente questa è una situazione transitoria che grazie alla difesa dell'organismo tende a risolversi in alcuni giorni tuttavia in alcuni casi può presentare un andamento di notevole gravità. La patogenesi e legata senza dubbio al danno determinato dalla replicazione del virus nelle cellule della serie eritroide. Nei pazienti immunodepressi l'infezione da virus B19 può determinare anemie croniche. Se l'infezione viene contratta in gravidanza essa può essere causa di aborto nel caso in cui si abbia trasmissione transplacentare, la patogenesi anche in questo caso è dovuta alla replicazione del virus B19 nelle cellule progenitrici della serie eritroide.

Metodi di indagine: la diagnosi etiologica si basa sulla ricerca del virus nel siero ottenuto dal paziente in fase acuta dove raggiunge concentrazioni elevatissime, ricerche per mezzo di tecniche immunologiche o mediante l'utilizo di sonde molecolari.

È possibile tentare anche una terapia con immunoglobuline umane contenenti gli anticorpi anti-B19 .

Virus: Paramyxovirus,Morbillivirus, Pneumovirus

Fam: Paramyxovirinae, comprende tutti e tre i generi

Caratteristiche:

  • Virione: i virioni sono pleomorfi generalmente sferici provvisti di peplos con larghi peplomeri.
  • Nucleocapsode: elicoidale
  • Genoma: è costituito da una molecola di RNA (ribovirus) lineare monocatenario e di senso negativo(-), cioè complementare ad un normale RNA messaggero quindi non traducibile dall'apparato proteino-sintetico.
  • Replicazione: sito citoplasmatico e liberazione per gemmazione.

Strategie replicativa: essendo un ribovirus a genoma negativo, il suo RNA non ha capacità infettanti perché non è in grado di funzionare come un RNA messaggero, per cui il problema principale di questa classe di virus è quello di provvedere all' immediata trascrizione del proprio genoma. Il genoma dei ribovirus a genoma negativo deve svolgere una doppia funzione di template sia per la propria replicazione che per la trascrizione degli RNA messaggeri.

La trascrizione è effettuata da una trascrittasi virale presente nel virione al momento dell'infezione, l'enzima è una RNA polimerasi RNA dipendente ed ha una funzione molto simile alla polimerasi dei ribovirus ad RNA positivo, ma i ribovirus ad RNA negativo anziché lasciarsi l'enzima alle spalle lo inglobano nei virioni neoformati visto che la sua presenza è immediatamente necessaria. La trascrizione dell' RNA (-) porta alla produzione di due classi di RNA(+), una delle quali dopo una serie di rimaneggiamenti con riduzione delle dimensioni, va a formare una serie di RNA messaggeri monocistronici che vengono tradotti nelle varie proteine virus-specifiche,

L'altra molecola serve invece come template per il nuovo RNA (-) che formerà il genoma delle particelle virali neoformate.

Azione patogena: parlando ancora in generale possiamo dire che questa famiglia di virus presenta una notevole stabilità antigenica visto la natura non segmentata del suo genoma, le principali attività biologiche di questi virus gli derivano dalle proteine glicosilate del involucro lipoproteico (virus labile al trattamento con tensioattivi)

Queste sono la proteina H, NH, G e F (peplomeri), le attività conferite sono rispettivamente l'emoagglutinazione, neuroaminidasica, emolitica.

Non tutti i generi possiedono le stesse attività biologiche, per tutti però vale l' attività fusogena conferita dalla proteina F, questa per poter funzionare deve essere tagliato da proteasi cellulari in due frammenti F1 e F2, il frammento F1 è quello ancorato all'inviluppo lipoproteico e che possiede la capacità fusogena( idrofobicità), per il suo particolare meccanismo di attivazione necessita prima di esplicare la sua attività del legame del virus alla superficie cellulare. Questa legame avviene tramite un'altra proteina l' H che è quella in grado di effettuare l'emoagglutinazione , nei paramyxovirus questa proteina possiede anche l'attività neuroaminidasica e viene detta NH, nei pneumovirus invece questa attività non è presente e la proteina responsabile del loro legame con cellule nucleate è detta proteina G.

Oltre alle glicoproteine dell'inviluppo sono codificate dal genoma virale anche alcune proteine strutturali del nucleocapside esse sono: NL, L, P, M. Queste proteine hanno una funzione di protezione ed enzimatica, sono quindi associate alla struttura elicoidale del ribonucleoproteica, in particolare la proteina M sembra avere una attività importante nella maturazione virale.

Il ciclo replicativo di questi virus è molto lento e determina degli inclusi citoplasmatici ma talvolta anche nucleari, possono dare infezioni persistenti, sono patogeni per l'uomo i seguenti virus:

  • Virus della parotide (paramyxovirus)
  • Virus parainfluenzale (paramyxovirus)
  • Virus del morbillo (morbillovirus)
  • Virus respiratorio sinciziale (pneumovirus)

Virus della parotide

Questo virus è l'agente etiologico della parotide epidemica che si presenta con il sintomo saliente dell' ingrossamento molto evidente delle ghiandole parotidi che conferiscono al malato un aspetto caratteristico. L'affezione è moderatamente febbrile e passa spontaneamente a guarigione, in acuni casi sono possibili complicazioni a carico del pancreas e del sistema nervoso oppure nei maschi in età postpuberale è possibile la comparsa di orchite mono o bilaterale alla quale fa seguito impotentia generandi. L'infezione si contrae attraverso la saliva, il virus crea inclusioni citoplasmatiche e provoca la comparsa di policariociti. La diagnosi consiste nella ricerca del virus che ha senso solo in caso di complicazione.

Virus parainfluenzali:

se ne conoscono 4 diversi tipi antigenici che provocano in genere infezioni limitate all' epitelio delle vie respiratorie e con un breve periodo di incubazione in quanto la sintomatologia dipende dalla moltiplicazione virale nella zona di penetrazione del virus. Negli adulti generalmente interessa solamente la mucosa della nasofaringe mentre nei bambini l'infezione può diffondersi anche alle vie respiratorie profonde. L'immunità conseguente all' infezione è modesta e deriva dalle IgA, per cui le infezioni sono frequenti. A differenza dei virus infuenzali i virus parainfluenzali non provocano mai estese manifestazioni epidemiche. E sono responsabili di una variabile percentuale di infezioni durante respiratorie durante tutto l'anno, specialmente nella stagione invernale. La diagnosi di pende dall'isolamento del virus che produce inclusioni citoplasmatiche nella colture cellulari.

Virus del morbillo:

Se ne conosce un unico antigene e l'ospite naturale è l'uomo. Cresce bene in diverse colture cellulari, forma inclusi citoplasmatici ma anche nucleari, l'infezione è caratteristica dell'infanzia e si contrae per via inalatoria. Inizialmente il virus si moltiplica nella mucosa respiratoria, donde diffonde ai linfonodi regionali e poi per via ematica alle cellule del reticolo endoteliale dove produce evidenti policariociti. Il virus si moltiplica anche nei macrofagi e nei linfociti. Tipico della malattia è il caratteristico esantema di tipo allergico. La malattia guarisce spontaneamente e porta ad una immunità duratura, talvolta però può portare a complicazioni soprattutto neurologiche dovute ad una infezione persistente(panencefalite acuta subsclerosante)

Virus respiratorio sinciziale:

Il virus RS è la più frequente causa di infezioni delle basse vie respiratorie (bronchiti e polmoniti) nella prima infanzia che si presentano tutti gli inverni sotto forma di piccole manifestazioni epidemiche con elevata mortalità , mentre negli adulti provocano infezioni delle prime vie respiratorie. Se ne conosce un solo tipo antigenico ,cresce in molti tipi di coture cellulari e l'effetto citopatico consiste nella formazione di policariociti, estremamente labile all'esterno.

La diagnosi si effettua con immunofluorescenza indiretta o con l'isolamento del virus nelle colture cellulari.

Virus: Virus dell'influenza ( tipo A,B,C)

Fam: Orthomyxoviridae

Caratteristiche:

  • Virioni: forma pleomorfa spesso rotondeggiante a volte filiforme, provvisti di peplos con diametro di 90-120 nm
  • Nucleocapside: a simmetria elicoidale di 9-15 nm
  • Genoma: formato da 7 (influenzavirus C) o 8 (influenzavirus A e B) segmenti di RNA ( ribovirus) monocatenari, lineari, di senso negativo (-) della lunghezza complessiva di 13,6 kb.
  • Replicazione: citoplasmatica con liberazione per gemmazione in genere dalla membrana cellulare.

Strategia replicativa: essendo un ribovirus a RNA negativo il suo genoma non ha capacità infettante, ma lo diventa solo nel caso in cui il virus possieda la sua trascrittasi RNA dipendente. A molecola di RNA serve da stampo sia per gli RNA messaggeri che per il nuovo genoma virale in questo caso è indispensabile la formazione di un RNA (+) intermedio. Gli RNA messaggeri prodotti dall' RNA (-) possono essere utilizzati direttamente dall'apparato traduzionale cellulare.

Per il virus dell'influenza in particolare, bisogna sottolineare il fatto, che a differenza dei Paramyxovirus, la fusione dell'involucro pericapsidico avviene a PH acido all'interno della di una vescicola endocitotica.

Azione patogena: Le proteine più importanti che vengono codificate dal genoma virale almeno per quanto riguarda la patologia sono quelle più superficiali, quelle cioè che permetto il legame del virus alle cellule sensibili. Nell' involucro pericapsidico si possono riconoscere quindi la proteina neuraminidasi e agglutinina.

Quest'ultima rappresenta l'antirecettore virale che consente al virus dell' influenza di legarsiai recettori cellulari (acido sialico).

A differenza dei Paramyxovirus l' attività fusogena e quella emoagglutinante sono associate allo stesso recettore, mentre l'attività neuraminidasica è associata ad un altro antirecettore (il virus C si discosta da questa descrizione poiché associa tutte e tre le attività biologiche ad un unico recettore).

L'azione fusogena è a conseguenza di modificazioni conformazionale del recettore HA ad opera di proteasi cellulari che a scindono in due frammenti HA1 e HA2, quest'ultima è la parte idrofobica con proprietà fusogena.

Questa attività necessita per manifestarsi ambiente acido, per cui si esplica solamente all'interno delle vescicole endocitotiche. Per queste ragione i virus influenzali sono privi di attività policariocitogena ed emolitica.

L 'attivivtà neuraminidasica è indispensabile per il processo di gemmazione del virus. I peplomeri che esplicano questa attività sono molto numerosi allungati con forma allargata all'estremo terminale (a fungo).

I virus influenzali si dividono in tre specie antigenicamente distinte, all'interno delle quali è possibile riconoscere degli stipiti che presentano però le stesse proteine strutturali interne. Le tre specie sono influenazvirus A, B, C.

Tutti e tre i virus possono infettare l'uomo in particolare il virus a il più temibile può infettare anche una serie di animali ( uccelli, cavalli, suini).

L'influenza è una malattia con una precisa fisionomia clinica con manifestazioni sistemiche marcate, comprendenti febbre, brividi,cefalea,dolori muscolari generalizzati, segni di infezione delle prime vie aeree e sovente un accentuato stato di prostrazione e fotofobia.

L 'infezione si contrae per via inalatoria e rimane localizzata sulla mucosa respiratoria con rare complicanze del parenchima polmonare. Il danneggiamento dell' epitelio vibratile delle prime vie respiratorie rende abbastanza facile a sovrapposizione di complicanze batteriche. L 'influenza guarisce di solito spontaneamente e a guarigione si accompagna sempre ad una buona immunità.

Nonostante ciò il virus è in grado di determinare vaste epidemie o addirittura pandemie , ciò è dovuto alla notevole resistenza del virus nell'ambiente e alla diffusione per via inalatoria nonché alla comparsa di virus che differiscono nella struttura delle proteine-virus-specifiche superficiali. La notevole diffusione del virus e la conseguente diffusione degli anticorpi costituiscono una pressione di selezione abbastanza forte per favorire la proliferazione dei nuovi virus meno facilmente neutralizzabili. Le differenze antigeniche tra le proteine di superficie sono di due tipi: leggere o abbastanza notevoli. Nel primo caso, cioè nel caso in cui il virus differisca dal virus precedente solamente per lievi differenze antigeniche in genere la sostituzione riguarda pochi aminoacidi , si verificano generalmente delle epidemie, ciò è dovuto al fatto che gli anticorpi riconoscono in parte il virus ed eplicano seppure in maniera minore una azione protettiva, nel secondo caso invece la differenza antigenica è notevole con sostituzione di un gene intero per cui gli anticorpi non sono in grado di esplicare alcuna funzione di copertura. Queste sostituzioni possono derivare in parte da mutazioni puntiformi abbastanza frequenti (ogni anno) per quanto riguarda i virus A e B, responsabili quindi delle lievi differenze antigeniche ( antigenic drift), mentre per le modificazioni antigeniche maggiori è implicata una ricombinazione tra virus diversi animali ed umani, tipica situazione del virus A (capaca di infettare più ospiti che porta alla comparsa in tempi più lunghi di vere e prorpie pandemie(antigenic shift).Crescono bene in colture di fibroblasti senza effetto citopatico per molti giorni. L'immunizzazione si basa sull'isolamento precoce dei primi casi influenzali autunnali con la possibilità cosi di includere nei vaccini già esistenti i nuovi mutanti.

Metodi di identificazione: isolamento del virus in embrione di pollo (cavità amniotica)

Capacità di emoagglutinazione, prova di inibizione dell'agglutinazione con sieri noti

Ricerca di anticorpi in due campioni di siero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Virus: virus della rabbia (gen. lyssavirus)

Fam: Rhabdoviridae

Caratteristiche:

  • Virione: allungato di forma cilindroconica ( a proiettile) di 70-85 nm e una lunghezza di 130-380 nm, consiste di un involucro lipoproteico con larghi peplomeri.
  • Nucleocapside: simmetria elicoidale regolarmente avvolto a spirale.
  • Genoma: RNA lineare di senso negativo (-) monocatenario 13-16 kb.(ovviamente presenza di una RNA polimerasi RNA dipendente nel virione)
  • Replicazione: citoplasmatica e la liberazione dei virioni avviene per gemmazione dalle membrane cellulari.

Strategia replicativa: idem degli altri virus a RNA negativo.

Azione patogena: il virus della rabbia è in grado di infettare tutti i vertebrati omeotermi sebbene in natura ricorra soprattutto in cani, gatti, volpi, lupi, scoiattoli ed alcuni altri roditori. Il topino è l'animale più usato in laboratorio, in quest'ultimo luogo il viruus può essere coltivato anche in colture cellulari nonché in embrione di pollo (cavità amiotica).In queste colture il virus può essere evidenziato per immunofluorescenza ma non sempre per effetto citopatico.

Il virus della rabbia contiene 5 diverse proteine rappresentate rispettivamente dalle proteine M (proteina matrice) N(proteina nucleocapside)G (glicoproteina che costituisce la base dei peplomeri) oltre alla polimerasi L e alla fosfoproteina NS associata al nucleocapside.

Naturalmente tutte le proteine virali sono dotate di proprietà antigeniche ma solo quelle contro la glicoproteina G sono efficaci contro l'infezione.

Questa proteina può variare antigenicamente per cui si ha una protezione soo in caso di corrispondenza antigenica tra il virus usato per l'immunizzazione e quello verso i quale ci si vuole proteggere.

In Europa la rabbia si presenta con due aspetti epidemiologici: la rabbia urbana e quella silvestre.

Sempre maggior rilievo sta acquistando la volpe che è diventata la specie animale serbatoio per diverse motivazioni: capacità di adattamento alle più svariate situazioni ambientali, struttura in nuclei famigliari e alta densità di popolazione.

Per l'infezione umana il più importante vettore è il cane, i primi sintomi della malattia sono una encefalomielite che porta ad una aumentata aggressività.

L'animale rabbioso elimina il virus con la saliva a partire da 8-10 giorni prima dell'inizio della sintomatologia morbosa.

La patogenesi consiste nella migrazione del virus attraverso le terminazioni sensitive periferiche e migra lentamente lungo le loro guaine verso il sistema nervoso centrale impiegando fino a 4 settimane, questo tempo può essere sfruttato fortunatamente come tempo necessario per intervenire con adeguati trattamenti immunitari.

Una volta giunto nel sistema nervoso il virus si moltiplica provocando lesioni gravissime tipiche dell'encefalite rabbica, dopo di che il virus si dirige sempre lungo le guaine delle terminazioni nervose in direzione centrifuga e viene liberato attraverso le ghiandole salivari.

La rabbia quindi si manifesta con encefalite acuta iperestesie sensoriali , allucinazioni e contratture muscolari dolorose con aerofobia e idrofobia, la malattia è breve e si può distinguere in una fase furiosa e in una paralitica, la prognosi e sempre infausta.

Le lesioni istopatologiche corrispondono ad una degenerazione delle cellule nervose estesi processi di demielizzazione comparsa nel citoplasma dei neuroni dei corpi del Negri.

Metodi di identificazione: a diagnosi può essere identificata post mortem mediante la ricerca degli antigeni, il virus può essere isolato dalla saliva del vivente oppure attraverso l'osservazione dell'animale che ha procurato il morso.

Metodi di immunizzazione: attraverso vaccinazione (virus inattivato con beta-propiolattone con trascurabili rischi di sensibilizzazione autoimmune.

 

Articolo informazione


Hits: 3855
Apprezzato: scheda appunto

Commentare questo articolo:

Non sei registrato
Devi essere registrato per commentare

ISCRIVITI

E 'stato utile?



Copiare il codice

nella pagina web del tuo sito.