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DEGENERAZIONI - DEGENERAZIONI INTRACELLULARI

medicina


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                                                            DEGENERAZIONI


  Condizione patologica caratterizzata dalla presenza di materiale ex novo in sede intracitoplasmatica o nel tessuto connettivo interstiziale che normalmente non dovrebbero essere presenti.

1° CLASSIFICAZIONE :  In merito alla sede topografica:

a)      degenerazione intracellulare:  accumulo di materiale in sede intracitoplasmatica;



b)      degenerazione extracellulare:  accumulo di materiale in sede extracellulare (nel                                                                        tessuto connettivo, interstiziale).

2° CLASSIFICAZIONE:   In base all'organo colpito:

a)      degenerazione epatica;

b)      degenerazione renale;

c)      degenerazione miocardia.

 

3° CLASSIFICAZIONE:   In rapporto al settore metabolico coinvolto:

a)      degenerazione da alterato metabolismo proteico;

b)      degenerazione da alterato metabolismo lipidico;

c)      degenerazione da alterato metabolismo glucidico;

d)      degenerazione da alterato metabolismo idrico-salino.

  CLASSIFICAZIONE:  In rapporto agli organuli citoplasmatici coinvolti:

a)      degenerazioni mitocondriali;

b)      degenerazioni RER;

c)      degenerazioni lisosomiali.

 

 

Tesaurismosi: sono le malattie lisosomiali per antonomasia, poiché esse presentano una particolare forma di 

                         patologia regressiva che si caratterizza per l'accumulo di un materiale, dovuto ad un deficit di

                         un gene capace di codificare l'enzima necessario al metabolismo di tale materiale.

                            Questo tipo di accumulo è, quindi, congenito, geneticamente prestabilito.

                          Esse sono: sfingomielosi, malattia di Gocet, gangliosidiosi, etc.

                                                                                                                                                                                                    

                                        DEGENERAZIONI INTRACELLULARI

1)      DEGENERAZIONE ALBUMINOIDEA;

2)      DEGENERAZIONE GRASSA (o statosi);

3)      DEGENERAZIONE MUCOSA DEGLI EPITELI;

4)      DEGENERAZIONE VACUOLARE;

5)      DEGENERAZIONE IDROPICA;

6)      DEGENERAZIONE A GOCCE IALINE;

7)      DEGENERAZIONE COLLOIDE;

8)      DEGENERAZIONE CORNEA.

1)    DEGENERAZIONE ALBUMINOIDEA

 

E' la degenerazione che si riscontra più frequentemente e che accompagna gli STATI TOSSICI e TOSSICI-INFETTIVI, ad ANDAMENTO ACUTO o IPERACUTO, e non può accompagnare una patologia SUB-ACUTA  e CRONICA. E' una DEGENERAZIONE INTRACELLULARE in cui il settore metabolico coinvolto è quello PROTEICO, l'organulo citoplasmatico maggiormente interessato è il MITOCONDRIO.

  Il danno a livello mitocondriale e quindi a livello di metabolismo energetico, si ripercuote sul metabolismo cellulare e sui vari settori metabolici, e si esprime soprattutto con un metabolismo proteico alterato, e un deficit, quindi, della sintesi proteica.

  Questo da un punto di vista ottico e ultrastrutturale si esprime con la presenza all'interno del citoplasma delle cellule, di materiale che normalmente non dovrebbe essere presente.

  Questa degenerazione può essere chiamata: DEGENERAZIONE ALBUMINOIDEA, DEGENERAZIONE PARENCHIMATOSA, RIGONFIAMENTO TORBIDO, DEGENERAZIONE MITOCONDRIALE.

a) DEGENERAZIONE ALBIMINOIDEA. Poiché trattando tali cellule con   reattivi XANTO-PROTEICI, coloranti che timbrano le proteine, detti anche REATTIVI DI MILLON, il materiale presente in esse, assume la stessa affinità tintoriale dell'ALBUMINA, cioè si colora in rosa così come i granuli di albumina, ma si differenziano da questi su base ultrastrutturale, poiché non sono altro che mitocondri degenerati.


b)DEGENERAZIONE PARENCHIMATOSA. Poiché interessa il parenchima di un organo, ossia le cellule di un dato tessuto.

c)DEGENERAZIONE  MITOCONDRIALE. Poiché l'organulo cellulare colpito è il mitocondrio.



d)RIGONFIAMENTO TORBIDO. Indica il fatto che la cellula è aumentata di volume e i granuli presenti nel suo citoplasma ne offuscano la lucentezza e mascherano la presenza del nucleo, in modo tale da conferire alla cellula un aspetto grigiastro legato alla replezione del citoplasma della cellula stessa, ad opera di tali granuli.

  Il rigonfiamento è legato ad un richiamo di H2O dagli spazi del tessuto connettivo interstiziale, per condizioni di osmolarità.

  Il richiamo di H2O, che determina l'aumento del volume del citoplasma stesso, è anche responsabile della compressione esercitata dalla cellula sui capillari, man mano che essa aumenta di volume.

Quindi c'è difficoltà del flusso e deflusso di sangue, che è il motivo per il quale l'organo assume un aspetto PALLIDO, BIANCO-GRIGIASTRO.

  In altri termini, la difficoltà nel normale flusso e deflusso di sangue conferisce un aspetto ANEMICO, in quanto c'è la riduzione dell'apporto di sangue ossigenato.

In patologia, l'aumento di volume di una cellula è definito IPERTROFIA. E' utile sottolineare però, che nel caso della DEGENERAZIONE  ALBUMINOIDEA, si parla di aumento di volume cellulare , ma non di ipertrofia.

Questo perché la condizione di ipertrofia si accompagna si, ad un aumento di volume, ma da un punto di vista patogenetico, essa si basa su un normale metabolismo energetico della cellula. Infatti i mitocondri devono fornire l'energia necessaria a sintetizzare le proteine, che servono a creare la struttura della cellula, che aumenta di volume.

Invece in corso di DEGENERAZIONE ALBUMINOIDEA, manca la normale attività mitocondriale, poiché è proprio il mitocondrio che viene colpito in questo tipo di patologia, e l'aumento del volume cellulare è dato in parte al richiamo di H2O, in parte ad un transitorio aumento della sintesi proteica e in parte alla perdita progressiva della permeabilità selettiva di membrana della cellula.

  In corso di DEGENERAZIONE ALBUMINOIDEA  l'alterazione strutturale che si verifica a livello del mitocondrio è la cosiddetta CRISTOLISI: ossia la rottura delle creste della membrana mitocondriale interna, mentre rimane integra la matrice .

  Dal punto di vista biochimico, questa alterazione determina la DISSOCIAZIONE DELLA FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA.

  Durante questa fase avviene normalmente il CICLO DI KREBS, viene normalmente prodotta energia, ma tale energia, per la cristolisi avvenuta, non viene immagazzinata nei PRODOTTI FOSFOGENI (ATP, CREATINA) e utilizzata dalle cellule nel fabbisogno, come avverrebbe normalmente, ma viene dissipato. Questo avviene esclusivamente a livello delle creste mitocondriali interne, per cui, quando si verifica la DISSOCIAZIONE DELLA FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA, si deve pensare ad un danneggiamento di queste.

   L'energia è dissipata e allontanata dalla cellula (ADP, NADP) e ciò contribuisce ad un aumento transitorio della temperatura corporea.

   Se c'è questa difficoltà nell'immagazzinamento, una difficoltà nell'utilizzazione, è evidente che tutti i meccanismi o le attività metaboliche cellulari, che per la loro realizzazione, richiedono energia, risentono in maniera particolare. Tra queste certamente la SINTESI PROTEICA, quindi la funzionalità del RER, e forse questa è la caratteristica morfologica, funzionale, principale che la cellula esprime quando c'è l'alterazione energetica, in questo caso è sinonimo di alterazione di sintesi proteica.

   La degenerazione albuminoidea, può colpire tutti gli organi, ma per la sua posizione centrale nel pool metabolico, l'organo più colpito è il FEGATO. Esso si presenta piuttosto friabile, con margini aumentati di volume e arrotondati, con colorito bianco pallido, anemico.

   L'aumento delle cellule epatiche infatti, induce una compressione dei sinusoidi epatici, perché si ha difficoltà nel flusso sanguigno che provoca anemia locale, in seguito alla quale appare pallido.

   La cellula colpita da degenerazione albuminoidea è caratterizzata anche da una riduzione (quantitativa) di DNA.

  Facendo infatti studi morfometrici quantitativi del DNA, con la REAZIONE DI VOEGEL, si è visto che c'è una certa riduzione del DNA nucleare e del DNA mitocondriale. Ma nonostante vi sia la riduzione del DNA e nonostante vi sia un deficit energetico, dovuto alla dissociazione della fosforilazione ossidativa, la cellula, nella fase iniziale della degenerazione albuminoidea, ha la potenzialità di sintetizzare una maggiore quantità di proteine.

  Questa condizione è transitoria, e rappresenta un momento by-pass della difficoltà del metabolismo energetico.

  Se in una cellula viene a mancare energia, che non viene più normalmente prodotta attraverso la GLICOLISI AEROBIA, la cellula stessa, grazie ad uno stimolo compensatorio, inserisce la "spia" della GLICOLISI ANAEROBIA , per produrre quell'energia indispensabile alla cellula. Basti pensare  all'energia che viene prodotta nelle cellule tumorali dove talvolta, si ha la distruzione dei mitocondri. Questa energia è fornita dalla glicolisi anaerobia e grazie ad essa, la cellula neoplastica ha maggiore capacità di sintetizzare le proteine, anche se solo transitoriamente.

La degenerazione albuminoidea è reversibile, cioè cessata la causa cessa l'effetto, infatti i mitocondri contengono un loro DNA, e questo può dare origine a nuovi mitocondri, quindi c'è una riproduzione mitocondriale indipendente.

  Se invece la causa che l'ha provocata persiste, essa diviene irreversibile, cronicizza e tende a complicarsi con altri fenomeni degenerativi.

  In questo caso l'alterazione mitocondriale si ripercuote sull'attività metabolica cellulare, per cui altre funzioni cellulari vengono coinvolte, tra queste la sintesi proteica che ha come conseguenza un'alterazione del metabolismo dei lipidi.

  Si ha infatti una grave alterazione del RER, che comporta una difficoltà nella sintesi proteica, per cui il materiale che normalmente dovrebbe essere smaltito, perché usa come vettore passivo le proteine sintetizzate dal RER, non viene smaltito, ma ristagna nel citoplasma.

  Questo materiale fondamentalmente è costituito da TRIGLICERIDI, infatti essi, normalmente, fluiscono nel torrente circolatorio come complessi lipoproteici, di cui la parte proteica è formata dall'epatocita.

  Se i trigliceridi non hanno più il veicolo attraverso il quale vengono trasportati in periferia, ristagnano nella cellula ed inducono un altro tipo di lesione.

  La persistenza dei trigliceridi all'interno della cellula è la prova della resistenza all'azione patogena dell'agente eziologico, la quale porta ad una cronicizzazione della degenerazione albuminoidea: DEGENERAZIONE GRASSA (o STEATOSI).

  La DEGENERAZIONE GRASSA non nasce all'improvviso, ma è una degenerazione che nasce come espressione morfologica di una patologia cronica e che evolve a livello di tessuto, organo e cellule.

  Infatti nel momento in cui, in un organismo troviamo contemporaneamente focolai di degenerazione acuta o albuminoidea e focolai di degenerazione grassa (o statosi), significa che il processo responsabile della degenerazione albuminoidea sta cronicizzando.

  Questo aspetto morfologico, di contemporanea presenza di DEGENERAZIONE ACUTA ALBUMINOIDEA e DEGENERAZIONE CRONICA GRASSA, prende il nome di DEGENERAZIONE GRANULO-GRASSA, che è una compresenza di eventi acuti e cronici, che si esprimono morfologicamente con DEGENERAZIONE ALBUMINOIDEA e STEATOSI.

  La DEGENERAZIONE GRANULO-GRASSA è caratterizzata dalla presenza quindi di GRANULI MITOCONDRIALI e TRIGLICERIDI.

  Essa è quindi una degenerazione a cavallo tra le due condizioni ACUTA e CRONICA.

  Abbiamo visto che un organo colpito da degenerazione albuminoidea si presenta con i margini arrotondati, aumenta di volume grazie anche al richiamo di H2O, quindi grazie anche ad una modificazione dell'osmolarità cellulare ha un aspetto torbido, pallido (anemico).

  Quelle zone di organo o tutto l'organo colpito da degenerazione albuminoidea, che inizialmente si presenta come un organo con torbidità citoplasmatica, aspetto grigio-pallido, se persiste la causa presenterà altre caratteristiche morfologiche.

  Innanzitutto la cellula inizia a divenire lucente, non è più torbida, c'è una lucentezza citoplasmatica, c'è untuosità al tatto, ed il colorito è giallognolo.

  Tutte queste caratteristiche sono l'espressione morfologica, microscopicamente evidenti di una patologia che si verifica a carico dei lipidi, cioè a carico del metabolismo  lipidico e più precisamente è legato al ristagno di trigliceridi all'interno della cellula.

 

2) DEGENERAZIONE GRASSA (o STEATOSI)

 

E' una patologia regressiva intracellulare, in cui il settore metabolico coinvolto è quello LIPIDICO e più specificatamente dei TRIGLICERIDI.

  E' una DEGENERAZIONE INTRACELLULARE, in cui l'organulo principalmente coinvolto è il RER e quindi da un punto di vista funzionale viene ad essere alterata la SINTESI PROTEICA.

  E' una degenerazione che si accompagna, in linea generale, a tutti gli stati TOSSICI e TOSSICI-INFETTIVI ad ANDAMENTO CRONICO.

  E' caratterizzata da un aumento evidenziabile morfologicamente del contenuto di GRASSI  nelle cellule, in particolare del contenuto dei trigliceridi, che può essere catalogato tra i fattori di tipo degenerativo, perché avviene in cellule che normalmente non ne contengono o ne contengono in quantità limitata.

  E' detta anche di TIPO INFILTRATIVO, perché i grassi che si accumulano nelle cellule provengono dall'esterno, cioè: sono quelli introdotti con l'alimentazione oppure quelli che provengono dai tessuti di deposito.




  Infatti la STEATOSI di TIPO INFILTRATIVO, si differenzia dalla LIPOFANEROSI, perché in quest'ultima i grassi che si accumulano all'interno delle cellule sono di origine cellulare, cioè derivano dalla degradazione dei lipidi cellulari (di struttura) in seguito alla necrosi delle cellule.

  Allora dobbiamo arrivare ad una interpretazione patogenetica, grazie alla quale partendo dalla sintesi proteica si arriva al ristagno dei trigliceridi all'interno della cellula, per poter poi dare l'espressione morfologica della STEATOSI.

  Quando si parla di metabolismo lipidico alterato, alla base di una degenerazione grassa, ci riferiamo ai LIPIDI DI DEPOSITO e non ai LIPIDI DI STRUTTURA, perché come sappiamo sono fondamentalmente costituiti da FOSFOLIPIDI e sono in stretto rapporto con le molecole proteiche, tant'è vero che in vita non si possono visualizzare, se non dopo che si è avuto il distacco di questi complessi lipoproteici, tra fosfolipidi e proteine, in seguito a necrosi cellulare (GRANULOCITI IN RACCOLTE PURULENTE, CELLULE IN NECROSI ISCHEMICA).

  La necrosi cellulare infatti, è seguita da quel fenomeno conosciuto con il nome di LIPOFANEROSI, intendendo la possibilità di evidenziare i lipidi di struttura, sotto forma di gocce lipidiche, in seguito alla morte della cellula stessa, è un fenomeno di visualizzazione post-necrotica.

  La lipofanerosi quindi, non rappresenta un disturbo del metabolismo lipidico, ma piuttosto un segno della denaturazione proteica associata alla morte della cellula.

  I lipidi di deposito invece, sono prevalentemente costituiti da TRIGLICERIDI, e questi sono contenuti negli adipociti, nel tessuto adiposo sottocutaneo, nella regione perimammaria nella donna, nella regione peri e para renale e nell'omento.

  Tutto questo tessuto adiposo è un tessuto di deposito, dove cioè si vanno a depositare i grassi che noi introduciamo con l'alimentazione.

  In linea generale, il TURNOVER dei LIPIDI, è quell'equilibrio dinamico grazie al quale la quantità di lipidi che abbandona il tessuto di deposito per essere metabolizzato a scopi energetici, è uguale alla quantità di lipidi che giunge al tessuto di deposito con la dieta. Se questo equilibrio viene alterato, si possono verificare due condizioni:

I)la quantità di lipidi che abbandona il tessuto di deposito è maggiore della quantità di lipidi che giunge a questo tessuto. Avremo quindi la condizione patologica di DIMAGRIMENTO.

II)la quantità di lipidi che giunge al tessuto di deposito è superiore alla quantità di lipidi che lo abbandona. Avremo  quindi la condizione patologica dell'OBESITA'.

L'OBESITA' non è solo legata ad un difetto del turnover dei trigliceridi, ma è legata anche ad una condizione di IPERCOLESTEROLEMIA.

  In altri termini quella condizione che porta all'obesità, energeticamente si caratterizza per un notevole aumento delle LIPOPROTEINE A DENSITA' MOLTO BASSA (VLDL), le quali trasportano maggiormente trigliceridi e di quelle A DENSITA' BASSA (LDL), che trasportano principalmente colesterolo. Ecco perché si ha nelle condizioni di IPERTRIGLICERIDEMIA e IPERCOLESTEROLEMIA.

  Per capire meglio l'equlibrio dinamico dei lipidi che deve essere rispettato, ricapitoliamo il metabolismo dei grassi gTRIGLICERIDI, seguendo le fasi dell'assorbimento a livello intestinale, all'accumulo nei siti di deposito e al richiamo dai siti di deposito verso i tessuti.

   I lipidi vengono assorbiti a livello del canale alimentare, ma siccome parliamo di TRIGLICERIDI, essi non vengono assorbiti come tali a livello intestinale, ma vengono scissi in GLICEROLO + ACIDI GRASSI NON ESTERIFICATI, e quest'ultimi vengono assorbiti dall'intestino, una volta assorbiti sono riconiugati con glicerolo a formare di nuovo trigliceridi.

   Una volta ricostituita la molecola dei trigliceridi, all'interno delle cellule intestinali questi vengono assemblati, a livello dell'APPARATO DEL GOLGI, in micelle che contengono TRIGLICERIDI e PROTEINE g i CHILOMICRONI.

   Questo complesso lascia la cellula intestinale e viene facilmente assorbito, prevalentemente attraverso i vasi chiliferi da questi arrivano al DOTTO TORACICO, dal dotto toracico i chilomicromi vengono gettati nella CIRCOLAZIONE VENOSA e da qui in quella ARTERIOSA e poi attraverso le ARTERIE EPATICHE giungono al FEGATO.

   Attraverso il SISTEMA PORTALE vengono assorbiti i trigliceridi con acidi grassi a catena molto corta fino a 10 C., gli altri seguono il CIRCOLO LINFATICO g  VENOSO g ARTERIOSO.

   I chilomicroni quindi sono aggregati di molecole formate da acidi grassi e proteine, essi esternamente hanno un reticolo incompleto di proteine che consente loro una parziale scindibilità nella linfa e nel plasma e avvengono costantemente degli scambi tra CHILOMICRONI PRIMARI, che lasciano la cellula e CHILOMICRONI SECONDARI che hanno un rinnovamento continuo di queste molecole nel sistema circolatorio e sono più piccoli e facili da trasportare.

   I chilomicroni e i grassi in essi contenuti, se sono in un soggetto ben nutrito, sazio g vengono trasportati al tessuto adiposo come grassi di riserva; se il soggetto è a digiuno g vengono trasportati al fegato e quindi metabolizzati.

   Una volta giunti ai tessuti di deposito, i trigliceridi possono rimanere per un tempo più o meno lungo, salvo se richiamati in circolo qualora l'organismo ne abbia bisogno di metabolizzarli a scopo energetico.

Nel tessuto adiposo quindi, i grassi si depositano sottoforma di TRIGLICERIDI.

Questi sono degli ESTERI di ACIDI GRASSI  con GLICEROLO.

Essi nel citoplasma di una cellula adiposa si trovano come gocciole lipidiche ovvero come ESTERI di ACIDI GRASSI.

  

   Nel momento in cui l'organismo ha bisogno di accedere alle riserve di questi grassi nei depositi, ad esempio nei casi di FREDDO, SHOCK ELETTRICO, ANSIA, STATI PSICHICI, essi possono essere idrolizzati subendo una rottura dei legami tra ACIDI GRASSI E GLICEROLO.

   Questa scissione avviene ad opera di una LIPASI CITOPLASMATICA, un  enzima che si trova nel citoplasma dell'adipocita, il quale in condizioni normali è inattivo e per effettuare questa idrolisi deve essere prima attivato.

   La loro attivazione avviene grazie alla deciclizzazione dell' AMPc, il quale fornisce l'energia per l'attivazione della lipasi tessutale.

   La deciclizzazione dell'AMPc viene favorita da un altro enzima: l' ADENIL CICLASI, il quale viene a sua volta attivato da fattori ormonali quali ad esempio l' ORMONE SOMATOTROPO, dalle CATECOLAMINE (ADRENALINA E NORADRENALINA), ACTH, CORTISONE.

   Quindi l'ADENIL CICLASI viene attivato da questi fattori; questo provoca la deciclizzazione dell' AMPc, il quale porta all'attivazione della LIPASI che idrolizza i TRIGLICERIDI in NEFA + GLICEROLO.

   I NEFA (ACIDI GRASSI NON ESTERIFICATI) possono essere chiamati anche FFA (FREE-FATTY-ACID).

- NEFA + albumine: tessuti per fonte energetica;

- TRIGLICERIDIgNEFA + GLICEROLO: tessuti di deposito.

   I NEFA sono fortemente tensioattivi e la loro immissione come tali nel torrente circolatorio potrebbe essere deleteria poiché se venissero a contatto direttamente con le cellule circolanti, provocherebbero su di loro delle modificazioni superficiali, alterando soprattutto la pressione osmotica, tale da provocarne la lisi.

   Essi con la loro citotossicità potrebbero provocare la distruzione delle cellule ematiche e causare fenomeni di LEUCOCITOPENIA, PIASTRINOPENIA, EMOLISI.

   Quindi per annullare la loro citotossicità, cioè la tensioattività di superficie, i NEFA vengono coniugati con delle proteine per formare complessi LIPOPROTEICI in cui si vede impegnata l'ALBUMINA.

   Questi complessi lipoproteici vanno in circolo e giungono ai vari tessuti dove vengono metabolizzati, cioè vi è il distacco dell'albumina, ed entrano nel pool metabolico di questi tessuti.

   Infatti questi NEFA, una volta penetrati nelle cellule dei tessuti, hanno la possibilità di essere trasportati grazie alla CARNITINA, attraverso lo spazio tra le due membrane dei mitocondri, di attraversare la membrana mitocondriale interna e di gingere infine a livello della MATRICE MITOCONDRIALE, entrando poi nel CICLO DI KREBS, dando origine all'ACETIL CoA.

  Questo è possibile solo se a livello dei mitocondri esiste la CARNITINA: infatti essa ha il compito di trasportare gli acidi grassi all'interno della matrice dove, una volta giunti, vengono metabolizzati a scopi energetici.

Non tutta la quota di NEFA trasportata dalle albumine viene metabolizzata a scopi energetici.



La quota residua, che non viene utilizzata a livello periferico, giunge a livello epatico.

Qui vi giungono anche trigliceridi sottoforma di CHILOMICRONI, provenienti dall'assorbimento intestinale.

Quindi a livello epatico abbiamo: CHILOMICRONI  e NEFA (residui).

   Nel fegato i NEFA e i TRIGLICERIDI (dei chilomicroni) devono essere trasportati all'interno dell'EPATOCITE.

  Per poter avvenire questo trasporto, deve essere mantenuta integra la permeabilità selettiva dell'epatocita stesso; vale a dire che le strutture carriers presenti sulla membrana dell'epatocita devono essere integre sia da un punto di vista morfologico che funzionale.

  I NEFA infatti si coniugano con delle proteine di membrana e specificatamente con due recettori quali: la PROTEINA Z e la LIGANDINA (PROTEINA Y).

  Questa infatti sulla superficie extracellulare della membrana citoplasmatica si legano ai NEFA e ai TRIGLICERIDI e li trasportano all'interno del citoplasma, grazie alla permeabilità selettiva di membrana (conditio sine qua non per il trasporto trigliceridi).

   I NEFA una volta penetrati all'interno dell'epatocita, subiscono una riesterificazione con il GLICEROLO e questo avviene a livello del REL.

   A questo punto, sia la quota di trigliceridi proveniente dalla riesterificazione, sia quella proveniente dai chilomicroni, viene coniugata con altre proteine dette anche APOPROTEINE, prodotte a livello epatico.

   Questa coniugazione avviene a livello dell' APPARATO DEL GOLGI, a livello di vescicole secretorie dello stesso, e si conclude con la formazione di COMPLESSI LIPOPROTEICI, che come tali vengono immessi nel torrente circolatorio.

   Noi riconosciamo tre gruppi di LIPOPROTEINE (APOPROTEINE): esse sono costituite da una parte proteica APO, a, b, c; e da una parte lipidica che vede impegnati soprattutto i trigliceridi, ma anche FOSFOLIPIDI ed altri tipi di grassi.

   Queste a seconda delle densità sono divise in:  HDL:     densità alta

                                                                               LDL:    densità bassa

                                                                              VLDL:  densità molto bassa 

La liberazione di tali complessi lipoproteici, avviene con il fenomeno dell'ESOCITOSI, infatti le vescicole secretorie del Golgi si fondono con la membrana citoplasmatica, i complessi lipoproteici vengono liberati ed immessi nel torrente circolatorio dal quale vengono ritrasportati ai tessuti di deposito.

   In definitiva, dobbiamo quindi precisare, che l'equilibrio tra trigliceridi  idrolizzati e trigliceridi che giungono ai tessuti di deposito, comporta almeno quattro condizioni peculiari:

1- Integrità morfologica e funzionale della MEMBRANA CITOPLASMATICA DELL'EPATOCITA.

   Ciò è possibile per la permeabilità selettiva ed il mantenimento dei vettori grazie ai quali i trigliceridi vengono immessi nel citoplasma dell'epatocita.

2- Integrità morfologica e funzionale del REL, poiché esso è l'organulo dove si verifica la riesterificazione dei trigliceridi;

3- Integrità morfologica e funzionale del RER, poiché esso deve sintetizzare una quota di proteine sufficiente allo smaltimento e al trasporto dei lipidi dall'epatocita;

4- Integrità morfologica e funzionale delle VESCICOLE SECRETORIE dell'APPARATO DEL GOLGI. Queste fondendosi con la membrana plasmatici presiedono e mantengono il fenomeno dell'esocitosi.

   E' evidente che una qualsiasi patologia che esprime il proprio danno a carico del REL, RER, APPARATO DEL GOLGI, MEMBRANA CITOPLASMATICA è potenzialmente uno stimolo steatogeno, cioè uno stimolo capace di determinare la steatosi.

   L'accumulo di trigliceridi infatti, può avvenire solo se a qualche livello di tutto il ciclo avviene una modificazione che comporta una difficoltà di smaltimento o di accumulo o di aumento di sintesi di questi acidi grassi.

   Dal punto di vista patogenetico quindi, possiamo distinguere le STEATOSI in tre gruppi:

               A: DA AUMENTATO APPORTO DI GRASSI;

               B: DA DIMINUITO SMALTIMENTO;

               C: DA AUMENTATA SINTESI INTRACELLULARE.

A: STEATOSI DA AUMENTATO APPORTO DI GRASSI

   Può avvenire sia per AUMENTATO APPORTO DI CHILOMICRONI che di NEFA, quindi un sovraccarico.

   Queste forme dipendono da un sovraccarico funzionale dell'organo che fondamentalmente non è alterato ma non riesce a smaltire la grande quantità di grassi in eccesso che arriva.

   In linea generale vedremo quando si possono verificare questi tipi di STEATOSI:

   1- aumentata assunzione di lipidi con la dieta;

   2- aumentata immissione in circolo di chilomicroni con la dieta;

   3- aumentata mobilizzazione di grassi dai depositi dando sovraccarico funzionale a livello epatico.

Le forme più gravi sono quelle date dalla difficoltà di smaltimento o da un aumento di trigliceridi nella cellula perché riconoscono alla base una grande alterazione dell'omeostasig STEATOSI EPATICHE.

B: STEATOSI DA DIMINUITO SMALTIMENTO

   Qualora il fegato non riesce a smaltire grosse quantità di acidi grassi o lipidi oppure ne produce grosse quantità, queste si accumulano all'interno delle cellule perché persiste un grave danno a livello epatico.

   Quindi questo tipo di accumulo si può avere per due motivi:

    1-diminuita attività lipasica (MALATTIA DI WOLMAN) in cui manca l'enzima lipasi acida lisosomiale;

    2-blocco nell'immissione in circolo di lipoproteine che rimangono a livello epatico e si accumulano negli epatociti.

C: STEATOSI DA AUMENTATA SINTESI A PARTIRE DALL'ACETATO

   Si manifesta con un aumento di precursori su cui agisce la TRIGLICERIDE SINTETASI.

Le cause della STEATOSI possono essere divise in tre gruppi:

1g CAUSE ALIMENTARI

2g    CAUSE TOSSICHE

3g    CAUSE ORMONALI

Le più temute sono quelle tossiche perché si rendono responsabili di fenomeni patologici di tipo irreversibile per cui la naturale evoluzione di questo tipo di statosi, è la necrosi delle cellule.

   Invece le steatosi di tipo alimentare ed ormonale sono di tipo reversibile, quindi cessata la causa, cessa anche l'effetto.

A: CAUSE ALIMENTARI

   La STEATOSI DI TIPO ALIMENTARE, riconosce due meccanismi patogenetici:

   1-può instaurarsi in seguito ad una condizione di IPERLIPEMIA;

   2-In seguito ad una condizione di IPOPROTEINEMIA.

L'IPERLIPEMIA è la presenza in eccesso nel torrente circolatorio di lipidi.

L'IPOPROTEINEMIA è la riduzione della concentrazione proteica nel torrente circolatorio.

E' evidente che una degenerazione da IPERLIPEMIA è dovuta ad un sovraccarico citoplasmatico e quindi cellulare con un aumento di trigliceridi a livello citoplasmatico, mentre l'IPOPROTEINEMIA, patogeneticamente è responsabile di degenerazione grassa, attraverso momenti che riconoscono un mancato smaltimento di lipidi.

  

  







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