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Rete e labirinto

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Rete e labirinto

Nella nostra cultura il concetto di "reticolarità" è una categoria interpretativa del reale di massima importanza. E' difficile fornire un'interpretazione univoca del concetto di "Rete" per sua natura interdis 111f51b ciplinare, aperto a vie diverse d'interpretazione. La nostra società stenta a far proprie le caratteristiche di fondo della Rete viste le tendenze alla sintesi, alla linearità, dominanti nella nostra cultura e difficilmente disposta ad un'apertura verso la multidirezionalità. Una dimostrazione di questa nostra impostazione può essere l'abitudine ad impostare lo studio sulla Rete come organizzazione che ci porta alla desiderata "chiusura del cerchio", ad un esito certo, concreto. Dovremmo invece rimanere aperti ad una molteplicità di conclusioni. (Magister, Plinsky 1991)

La Rete è un concetto antichissimo strettamente correlato all'"utopia" ed in qualche modo all'agora della polis greca. L'agora si attiva nel momento in cui la piazza si popola e dunque si creano le condizioni per lo scambio e quando ciò accade essa si tramuta in una rete a tutti gli effetti, una rete di relazioni intersoggettive. Nella piazza greca si contaminano identità diverse, si forma una comunità in continuo movimento difficilmente rappresentabile in forme lineari.(Ibidem) Un ipertesto di storie diverse accomunate unicamente da un'appartenenza ad una "comunità temporanea". La Rete dell'ipertesto lancia una sfida all'attuale impostazione culturale, per aprirla verso nuove possibilità di contributi molto più ampi.

Ragionando di ipertesti e della loro struttura a rete, ritorna d'attualità a distanza di secoli, il concetto di labirinto. Il gusto dell'esplorazione, l'aumento delle possibilità di scelta e la convinzione di trovare il proprio percorso nella massa dei dati, sono le caratteristiche che possono accomunare i due concetti. Accettando la classificazione di Rosenstiehl riportata da Lughi, i labirinti si possono suddividere in tre grandi categorie: unicursali, arborescenti e ciclomatici.



  • unicursale è un labirinto dove non ci si può perdere, si può immaginare come una fune avvolta su se stessa. L'esploratore entrerà da una parte e uscirà dall'altra senza possibilità di errore.
  • il labirinto arborescente ha una struttura simile a quella di un albero. Qui si incontrano vari rami, ed il navigatore terminata l'esplorazione del ramo dovrà tornare indietro, proseguire fino al prossimo bivio, eventualmente esplorare il nuovo ramo e così via.
  • il labirinto ciclomatico si presenta con la struttura della Rete. Rispetto al precedente ha dei passaggi trasversali da un ramo all'altro. In questo labirinto ci si può perdere, l'esploratore rischia di rimanere intrappolato.

Si vede come i tre tipi di labirinto possano essere paragonati alle tre forme di strutture ipertestuali (gerarchica, multisequenziale e libera) già esaminate nel secondo capitolo. Evidentemente il terzo modello rappresenta meglio di ogni altro il concetto di ipertesto, cioè la mancanza di una linea guida ben precisa oltre alla scomparsa della direzionalità dell'ordinamento gerarchico. E nei modelli sociali, politici e pedagogici, stiamo compiendo un graduale passaggio da labirinti gerarchici a labirinti diffusi, da strutture rigidamente canoniche a strutture decentrate: "Quasi ogni momento della vita contemporanea (lavoro, tempo libero, informazione, fruizione della realtà urbana) è segnato infatti da una forte presenza di eventi comunicativi non organizzati, non sequenziali, dispersi: si potrebbe dire paradossalmente, ma non tanto, che la vita di ogni giorno si svolge all'interno di un macro-ipertesto, costituito da televisione, radio, giornali, pubblicità, dove è fondamentale orientarsi e scegliere il percorso giusto per recuperare la misura della propria posizione nel mondo." (Lughi 1993)




Stiamo passando dai labirinti gerarchici ai labirinti diffusi, da strutture rigidamente canoniche a strutture decentrate. Le organizzazioni fortemente centralizzate entrano in crisi in questa azione di equilibrio dove l'importante è l'informazione distribuita, ciò che fanno i singoli nodi. La Rete per sua stessa fisiologia si mantiene da sola, a questo punto il problema diviene l'organizzazione del Sapere dopo la messa in crisi dei consueti metodi. Nel momento in cui i testi sono mutevoli per loro stessa costituzione fisica, vengono a mancare i presupposti per il reperimento bibliografico tradizionale. Si indebolisce ancora di più il concetto di "canone" come struttura rigidamente definita, si utilizzano invece sistemi di ricerca casuale come gli "esploratori" di Internet. Qui ogni tipo di organizzazione bibliografica è temporanea e modificabile, nell'ipertesto si ha sempre l'impressione che ci sia un qualcosa dietro, un qualcosa di non completamente definito. Ma le reti di computer non si limitano a rimettere in discussione le attuali forme di organizzazione culturali, aprono anche immediate implicazioni su problematiche di diritto internazionale.

Internet per la sua natura di rete mondiale di computer, non si presta ad una precisa regolamentazione giuridica, un messaggio, ad esempio, può avere un contenuto considerato reato in uno stato ed essere legittimo in un altro. Per tutelare la libertà d'espressione stiamo assistendo già a varie forme di protesta della "comunità telematica", come nel caso della "Blue Ribbons Campaign", evidenziata da un fiocco blu posto su molte pagine di siti web, per sensibilizzare i navigatori di Internet a mobilitarsi contro il "Decency Act", un disegno di legge presentato come deterrente alla libera diffusione di materiale pornografico o violento in rete. Altri interpretano invece il disegno di legge come un'inaccettabile forma di restrizione alla libertà d'espressione.








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