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MASS-MEDIA

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     Introduciamo subito il media che più ha caratterizzato la società di quest'ultima metà di secolo: la televisione. Oltre ai vantaggi insiti nel modo stesso di essere delle sue immagini, la televisione ha quelli propri di tutti i media elettronici della istantaneità informativa, dell'implicazione immediata, tale da superare gli ostacoli dello spazio e del 626d39g tempo. La partecipazione del fruitore televisivo non è soltanto di natura visiva, insita cioè nelle esigenze di lettura-interpretazione dell'immagine propostagli. Conviene tenere presenti anche le circostanze concomitanti della fruizione stessa, ben diversa da quella del cinema: in genere l'assistere alla televisione è un atto che si compie assieme ad altri, entro una piccola comunità affacciata a partecipare a quella più ampia, addirittura planetaria, che le si apre innanzi. Si può affermare che lo spettacolo è accessibile a tutti nella misura in cui ogni spettatore si situa dentro, non fuori di esso. Il che equivale a dire, o quasi: nella misura cui 'ogni spettatore è spettacolo'. La tendenza verso una spettacolarizzazione visiva globale (società dello spettacolo) porterà a conseguenze estreme: in linea teorica, la spettacolarizzazione dovrebbe identificarsi con la democratizzazione del festivo. Per realizzare il sogno di Gibson di una 'globalità dell'informazione' (vedi i capitoli 'Cyberspace' e 'INTERNET') un passo importante sarebbe segnato dalla trasformazione dell'apparecchio televisivo in un computer capace di tutta l'informazione numerica necessaria ad elaborare immagini ad alta definizione, di entrare nelle case via cavo, via rete telefonica e anche, finalmente, via segnali trasmessi dai satelliti (infatti il nostro sistema di trasmissione terrestre, con le sue limitate capacità di trasporto dell'informazione, non ha molto futuro e un eventuale sistema ad alta definizione, un sistema digitale con l'introduzione della fibra ottica sembra presentare maggiori problemi e controindicazoni del previsto, soprattutto di ordine economico).



Già nelle feste del Rinascimento non si cercava solo di assicurare la partecipazione del maggior numero di persone allo spettacolo, bensì si cominciava a intuire la necessità di un attivo coinvolgimento individuale degli spettatori, sul piano psicologico ma anche fisico, ossia performativo. Oggi si parla già di teleputer, se questo nuovo medium venisse realizzato, le vecchie arbitrarie distinzioni fra carta stampata e mezzi audiovisivi potrebbero gradualmente scomparire. La TV finirebbe per diventare un tipo di medium 'immersivo'. La frase 'essere immerso' in un programma acquisterebbe evidentemente un nuovo, più letterale significato: più che assorto, l'utente vi sarà assorbito e più che passivo potrebbe essere propositivo e produttivo all'interno di mercato che si suppone aperto e da cui qualsiasi scelta potrebbe essere personalizzata.

Tengo a precisare, a chiusura di questo discorso su media, che non ritengo la televisione una finestra sul mondo: essa non si limita a mostrare al suo pubblico immagini di eventi che il caso vuole si svolgano altrove, al contrario, ha un effettivo ruolo suo proprio nel determinare ciò che il pubblico vede e come lo interpreta. Marshall McLuhan vedeva la tecnologia come un'estensione del corpo umano, per cui la rete di comunicazioni sarebbe un'estensione del sistema nervoso e ne conseguirebbe, come mi pare sensato affermare, che alla diffusione della rete di comunicazioni su tutto il globo sia corrisposta una pari diffusione della nostra rete neurale. Sempre citando McLuhan, la televisione è divenuta i nostri occhi, il telefono la nostra bocca e le nostre orecchie, i nostri cervelli sono i centralini di un sistema nervoso che si estende su tutto il mondo; noi abbiamo infranto la barriera terminale della nostra pelle. Il personal computer sta per diventare - secondo un'espressione inventata da Steve Johs - il calcolatore interpersonale.










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