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L'EPOCA DEL FUNZIONALISMO

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L'epoca del funzionalismo

 Introduzione

La prima guerra mondiale ebbe delle ripercussioni molto evidenti a livello sociale e politico, in tutta Europa, e determinò di conseguenza un lungo periodo di crisi, dovuto ad una situazione economica e tecnologica completamente mutata. Ne risentirono senza dubbio l'urbanistica e l'architettura che dovettero adattarsi alle nuove esigenze della città, proponendo soluzioni di indubbio valore artistico.

La guerra aveva determinato, da un lato, un rallentamento dell'attività edilizia, dall'altro, un notevole sviluppo dell'industria sia in termini qualitativi che quantitativi, raggiungendo un notevole progresso tecnologico. Un mutamento qualitativo e quantitativo interessò direttamente anche il dinamismo funzionale della città, ormai strutturalmente inadeguata alle reali esigenze sociali: si presentò insistentemente il problema urbanistico, quan 656h76g to mai urgente ed attuale.

In questo senso la città era un organismo produttivo che doveva dimostrarsi efficiente e funzionale ma, ovviamente, a motivazioni di carattere funzionale si aggiungevano inevitabilmente fattori di ordine sociale e igienico-sanitario: la popolazione urbana era aumentata e la nascente classe operaia aveva raggiunto la consapevolezza di avere un peso politico decisivo. La classe operaia era diventata la componente fondamentale della comunità urbana e non poteva continuare ad essere strumentalizzata senza che se ne considerassero le reali esigenze.



Politicamente era indispensabile rendere la città agibile e funzionale liberandola da ogni infrastruttura industriale e ponendo un freno alla speculazione edilizia. Dal punto di vista tecnologico, la tecnologia industriale sostituì inevitabilmente le tecniche tradizionali, o per meglio dire artigianali, delle costruzioni visto che al problema architettonico, posto su scala urbanistica, non si sarebbero potute trovare differentemente soluzioni adeguate.

Questo insieme di fattori determinò in campo artistico una serie di movimenti sperimentali e avanguardistici che diedero luogo a delle trasformazioni radicali dal punto di vista strutturale e funzionale: mutava in modo particolare la figura professionale dell'architetto che doveva essere anzitutto un urbanista in grado di progettare adeguatamente gli spazi urbani in base alle esigenze della nuova realtà cittadina. Si cercava, chiaramente, uno sfruttamento razionale del suolo urbano, al quale inizialmente i cultori della tradizione classica dell'architettura si opposero energicamente, per cui lo sviluppo di un' architettura moderna fu al centro di un vasto conflitto politico ed ideologico tra forze progressive e reazionarie.

L'architettura moderna seguì una linea di sviluppo basata su cinque principi fondamentali:

1.         La priorità della pianificazione urbanistica rispetto alla progettazione architettonica.

2.         L'economizzazione dello sfruttamento del suolo pubblico, allo scopo di risolvere il problema abitativo nei limiti della normale vivibilità degli spazi attrezzati.

3.         La rigorosa razionalità delle forme architettoniche, concepite come deduzioni logiche a partire da esigenze obiettive.

4.         Il ricorrere sistematicamente alla tecnologia industriale, applicata alla ricerca e allo studio di soluzioni per la standardizzazione e la prefabbricazione in serie di strutture e moduli abitativi.

5.         La concezione dell'architettura e della produzione industriale come fattori condizionanti dello sviluppo sociale ed educativo della comunità.

Ciò non toglie che esistessero differenti impostazioni delle problematiche da affrontare e quindi diversi indirizzi di sviluppo condizionati da particolari situazioni sociali e politiche. E' quindi possibile individuare un razionalismo formale, che ebbe il suo centro di diffusione in Francia con Le Corbusier e un razionalismo metodologico-didattico, che ebbe il suo centro di sviluppo in Germania, nella Bauhaus, con W. Gropius: questi sono forse i due grandi maestri del periodo razionalista.


 Le Corbusier: architettura ed urbanistica

Le Corbusier era lo pseudonimo dell'architetto, urbanista, pittore e scultore francese Charles Edouard Jeanneret nato a La Chaux de Fonds nel 1887.

Le Corbusier non fu semplicemente un grande artista: fu il maestro dell'astrattismo figurale, dell'astrattismo tecnico, dell'astrattismo sociologico, che si fondevano nella sua eccezionale capacità d'intervento. Teorico, polemista, infaticabile propagandista culturale, maniaco delle codificazioni più estreme e degli schemi metodologici, coinvolto emotivamente dall'arte e dal suo modo di fare arte, fece dell'urbanistica e dell'architettura la più vasta problematica del nostro secolo. Tutta la sua opera apparve inizialmente a molti critici come un qualcosa di privo di un'intrinseca ed univoca coerenza: l'unica coerenza dell'opera di Le Corbusier sta in quella sua "politica" dell'urbanistica e dell'architettura che fu la grande vocazione della sua vita, l'oggetto di una "ricerca paziente" per la quale si prodigò senza tregua.

Il suo razionalismo è chiaramente di ispirazione cartesiana ma è sviluppato in chiave illuministica. Compito fondamentale dell'urbanista e dell'architetto è ristabilire tra l'uomo e la natura quel legame originario ed indissolubile, costruendo gli elementi essenziali per una condizione naturale e razionale di esistenza, senza peraltro alterare o modificare la linea di sviluppo della società, ormai rivolta verso un continuo progresso. In questo senso Le Corbusier è virtualmente un classicista poiché non vale il processo ma l'esito, il fine di un'opera: il valore sta nell'idea di fondo, costruire significa tradurre un'idea, ma prima di avere un'idea è indispensabile analizzare il problema costruttivo, scomporlo e impostare una soluzione adeguata al fine dell'edificio e alla sua collocazione finale. L'armonia architettonica non può che essere frutto di uno studio attento e ponderato della problematica da affrontare e risolvere: tutto ciò che fisicamente conferisce una collocazione spaziale e temporale ad un edificio è la "forma artistica". L'uomo a questo punto diventa l'unità di misura di ogni edificio, il Modulor.



Tuttavia il problema fondamentale che si poneva all'architetto aveva un duplice aspetto poiché non si trattava semplicemente di progettare e costruire edifici che rispondessero alle esigenze della vita collettiva ed individuale, ma di organizzare lo spazio urbano e inserirvi nuovi edifici in modo che la città fosse funzionale e capace di accogliere le masse di lavoratori, di soddisfare le necessità del "mondo attuale" la cui economia poggiava  ormai da tempo su di una larga base industriale.

Il problema architettonico diventa inevitabilmente un problema urbanistico e l'architettura è per Le Corbusier  " ingegneria + scultura". I principi fondamentali sulla base dei quali Le Corbusier uniforma i suoi edifici possono essere espressi sinteticamente in cinque punti: pilotis, tetti-giardino, pianta libera, finestre in lunghezza, facciata indipendente.

L'edificio non deve alterare la natura con la sua tradizionale ermeticità: tra l'ambiente naturale e l'edificio non deve tanto crearsi una corrispondenza, quanto un'armonia, un contatto, una fusione totale, una continuità spaziale. La concezione dello spazio "come un qualcosa di continuo, di inseparabile dalle cose che avvolge, attraversa e compenetra", deriva dalle sue esperienze giovanili nel campo della pittura che lo portarono in stretto contatto con il Cubismo: costruire idealmente uno spazio significava costruire materialmente l'edificio, quindi non si tratta né di un'astrazione né di formalismo.

La casa deve ergersi nell'aria poggiando su sottili pilastri in modo che il dinamismo funzionale della città non venga interrotto dai blocchi delle costruzioni e né venga incanalato lungo le strade che aprono un varco tra un edificio e un altro: la città entra nelle vie interne dei palazzi coinvolgendo le abitazioni nel suo continuo traffico quotidiano. Il giardino deve avvolgere la casa, insinuarsi sotto e sopra di essa, sulle terrazze che sostituiscono i tradizionali tetti a spioventi.

I livelli di un edificio non sono più legati tra loro dalla necessità che i muri di ogni appartamento insistano su quelli sottostanti, perche la struttura portante è ora costituita da un'ingabbiatura d'acciaio e cemento armato: ciò significa una totale libertà nel disegno e nell'organizzazione di piante e sezioni, quindi economizzazione degli spazi. Le finestre possono correre da un capo all'altro, e riversare all'interno luce ed aria.

Per quanto riguarda i singoli edifici, le idee di Le Corbusier trovano già una loro piena realizzazione nella Villa Stein a Garches e soprattutto nella famosissima Villa Savoye a Poissy. Nella villa a Garches, risalente al 1927, si può notare: lo sviluppo autonomo dei piani su cui si articola l'abitazione, che presentano divisori ricurvi; il volume stesso dell'edificio che, librandosi leggermente verso l'alto sostenuto dai pilotis, si ricollega a terra attraverso una scala esterna; il giardino pensile; la presenza di ampie finestre e feritoie; la pensilina d'ingresso e i balconi che esternamente sembrano conferire una certa asimmetricità all'dificio senza tuttavia alterarne l'unità strutturale.

Le Corbusier , Villa Stein, fronte posteriore; 1927. Garches, sobborgo residenziale ad ovest di Parigi.

Ma il rigore matematico con il quale Le Corbusier applica i suoi principi di costruzione diventa incantevole armonia nella Villa Savoye a Poissy del 1929-1931: la pianta è virtualmente quadrata, secondo una forma di radicale elementarità, e la struttura si articola come una maglia di esili tubi e solai in cemento armato, un volume perfetto che sembra sospeso nell'aria su pilotis, avvolto da continui "nastri vitrei".

Un diaframma trasparente scorre tra il soggiorno e la terrazza mentre una rampa sale all'interno della villa aprendo una "ferita" longitudinale che evidenzia le cavità interne e si conclude in alto sul tetto-giardino in un gioco di sagome ondulate che riassume la spazialità interna. E' una "poetica costruttiva" che, come nel cubismo, uniforma tutte le facciate rompendo gli schemi tradizionali della visione dell'edificio, scardina l'involucro esterno e penetra all'interno dell'oggetto.

Le Corbusier, Villa Savoye; 1929-1931. Poissy, città sulla riva sinistra della Senna, ai magini della foresta di Saint-Germain.

Le Corbusier, Villa Savoye, particolare della scala interna;

1929-1931. Poissy.

Le Corbusier, Villa Savoye a Poissy.




Il Padiglione svizzero all'Università di Parigi, del 1930-32, propone una splendida variante dello stesso linguaggio: un prisma a pianta rettangolare che poggia su una "spina" di pilotis carnosi. Anche qui atrio, soggiorno, refettorio, servizi e scala sono degli elementi autonomi in dissonanza con la geometria costruttiva propria del razionalismo.

Le Corbusier, progetto per il padiglione svizzero alla Citè Universitaire di Parigi; 1930.

Le Corbusier, il padiglione svizzero della Città Universitaria di Parigi; 1930-1932.

La notevole libertà di cui dispone Le Corbusier, a livello planimetrico, determina di conseguenza la forma dell'edificio che non sembra prendere corpo dalle condizioni esterne dell'ambiente in cui viene collocato ma dall'interno sfuggendo la rigorosa geometria delle forme architettoniche che era una delle caratteristiche del razionalismo.                                                                

Massimo esempio delle inevitabili conseguenze di questa libertà planimetrica, e della crisi artistica di Le Corbusier durante il secondo dopoguerra, è l'aspetto così estroso e quasi dissacratorio della Cappella di Notre Dame du Haut, a Ronchamp, che si leva sulla sommità di una collina. La volumetria di questa opera risulta estremamente complessa, ed offre all'osservatore la possibilità di variare continuamente il suo punto di vista secondo un'itinerario, che circondandola completamente, presenta una notevole mobilità di piani prospettici.

Le  superfici sono plasmate verticalmente ed orizzontalmente, si inseriscono nello spazio seguendo un andamenti curvilinei concavi o convessi, e si congiungono formando spigoli molto acuti: come una grande scultura astratta nella quale le strutture chiare delle pareti sono coerentemente armonizzate con la massa scura del tetto. Ai volumi esterni corrisponde lo spazio interno illuminato in maniera differenziata dalle numerose aperture che sfondano le pareti, e dalle vetrate.

Le Corbusier,interno ed esterno della Cappella di Notre-Dame du Haut; 1950-1954, Ronchamp, Mulhouse.

I "cinque canoni" vengono completamente abbandonati, dimenticati i volumi immacolati e le superfici terse, i rimandi al classicismo smentiti da una rudezza medievale e da un furore tra barocco ed espressionismo. Uno "spazio indicibile", compresso sotto l'enorme tetto, dilatato nelle cappelle e risucchiato dai condotti verticali di luce. Un masso enorme e straripante invece di un perfetto volume librato su pilotis, "muraglie da fortificazioni" trafitte da strani flussi di luce invece della "facciata indipendente" e delle "finestre a nastro". Si avverte in quest'opera la volontà di dissacrare ogni a priori, di recuperare il brutto e l'angoscioso, l'offensivo e il paradossale, una conversione apocalittica che dimostra una statura intellettuale senza pari nella storia moderna.

Le Corbusier, interno della Cappella di Notre-Dame du Haut.

Questa "tensione dialettica" emerge soprattutto nell'urbanistica di Le Corbusier che a partire dal 1929 divenne "l'impegno dominante".

 Nonostante i suoi grandiosi progetti urbanistici non fossero stati realizzati le sue unites d'habitation costituiscono il maggiore risultato del suo impegno civile nell'edilizia, la prima e la più nota delle quali è quella costruita a Marsiglia. Trecentotrentasette alloggi duplex di ventitre tagli differenti distribuiti su diciassette piani, un grandioso tetto-piazza-giardino e una piscina; sette strade interne attrezzate con negozi disposti su vari livelli. Un'efficientissima e meraviglisa "utopia incarnata", che è sorta lì naturalmente, "fatta per gli uomini a misura umana", un 'imponente parallelepipedo che mette in mostra lo splendore del "cemento roccioso" colato in casseforme di legno, "la scabra materia su cui è impressa la sigla del Modulor.

Infatti se l'unitè d'habitation può sembrare disumana nella sua ripetitività standardizzata bisogna considerare che ogni singolo elemento è studiato e progettato da Le Corbusier secondo un preciso rapporto proporzionale basato sulle dimensioni del corpo umano.

Il razionalismo di Le Corbusier, a differenza del razionalismo rinascimentale, è un razionalismo funzionale, per cui il progetto viene sviluppato a partire dalle esigenze degli abitanti:  tuttavia, analogamente a quanto aveva fatto la proporzionalità rinascimentale,

egli riesce a formulare, dopo una lunga elaborazione, " una gamma di dimensioni armoniche in scala umana, applicabile universalmente sia all'architettura sia alla meccanica", il Modulor, calcolato in base della statura media di un uomo con il braccio alzato, 2,26 metri, che offre una serie di divisioni e combinazioni differenti.



Le Corbusier, grafici illustrativi del Modulor, sistema elaborato nel 1946.

Le Corbusier, progetto iniziale della "unitè d'habitation de grandeur conforme" per 1600 abitanti; 1945.

Tuttora insuperata, l'Unità di Abitazione di Marsiglia, sintetizza tutta la "paziente ricerca" di Le Corbusier filosofo e sociologo, ingegnere e scultore, e il suo neoumanesimo che lo induce ad esaltare continuamente tutto ciò che è frutto della logica umana.

Per quanto riguarda più specificamente i progetti urbanistici, Le Corbusier in alcuni casi si limitò ad abbozzare dei piani urbanistici per molte città europee come Ginevra, Anversa, Barcellona, Marsiglia, Parigi; dell'Africa, Algeri, del Sud-America, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Bogotà, e dell'India come Chandigahr la sola città che vide la realizzazione del suo progetto.

Egli concepiva la città moderna come una "città radiosa" la villa radieuse il cui nucleo fondamentale è la residenza: essa, come già detto, non deve adattarsi ad un disegno urbano dato, anzi è a partire da questa che bisogna elaborare e definire il disegno di tutta la città. Le cellule abitative devono essere accostate le une alle altre a formare un corpo di lunghezza indefinita che deve essere ripiegato su sé stesso secondo angoli retti in modo da sfruttare al meglio i due orientamenti est-ovest (con alloggi che si affacciano sui due lati e una strada interna di disimpegno) e nord-sud (con alloggi solo sul lato sud ed una strada perimetrale lungo l'altro lato). Il disegno finale composto da queste piegature è il redent, un fabbricato di undici piani con dimensioni massime di 400 metri e distante almeno 200 metri dal fabbricato adiacente. Questi fabbricati e le autostrade, che scorrono ogni 400 metri, sono sollevate su pilotis, in modo da lasciare completamente libero il terreno sottostante che diventa un parco liberamente praticabile dai pedoni in ogni senso, dove si trovano le scuole, gli asili, i teatri, i campi sportivi.

Così deve essere costituito il tessuto normale della città attorno alla quale possono sorgere le piccole e grandi industrie e la city degli affari. Questo modello teorico viene facilmente adattato da Le Corbusier ad un gran numero di casi concreti a dimostrazione delle notevoli possibilità d'applicazione.

Le Corbusier, applicazioni del redent.

A questo disegno teorico diede effetivamente corpo il Progetto per una città di 3 milioni di abitanti esposto a Parigi nel Salon d'Automne del 1922, al quale si ispira il Plain Voisin del 1925 per la città di Parigi, un piano di rinnovamento audace quanto provocatorio: Le Corbusier immagina grattacieli a pianta cruciforme allontanati dalle strade, immersi in un grande parco e sollevati da terra su dei piloni, delle autentiche immeubles-villas, "immobili-ville". "All'interno, ognuno di questi innumerevoli appartamenti dovrà essere una piccola casa con giardino, come una villetta privata, a qualsiasi altezza si trovi. Le vie che corrono fra palazzo e palazzo, dovranno essere differenziate a seconda del tipo di traffico, da quello veloce a quello lento e capillare, e su diversi livelli."

Le Corbusier, Plain Voisin per Parigi; 1925.

Le Corbusier, Progetto per una città di 3 milioni di abitanti;

1922.

E'un'idea che si ritrova anche nei grandi progetti dei piani regolatori di città come Rio de Janeiro, Montevideo, San Paolo del Brasile e Algeri, che sono pensati in relazione alla conformazione naturale di ciascuna città. Non sono previsti più singoli grattacieli, ma enormi edifici che attraversano la città come grandi viadotti rettilinei, a croce o curveggianti in modo da ottimizzare le comunicazioni e offrire agli abitanti un vasto panorama e un'ampia illuminazione.

Le Corbusier, studi per il piano urbanistico di Montevideo e San Paolo (1929).

Si tratta di piani regolatori totali utopici e certamente discutibili ma sono i soli che focalizzano l'attenzione sul problema della vita sociale nelle grandi città moderne, inseguendo il sogno di costruire la ville radieuse, la "città radiosa".

Le Corbusier morì nel 1965 a Cap Martin: può tutt'oggi essere considerato come la personalità più "universale" del movimento moderno in architettura che si sentì investito da una missione storica e vi si dedicò con un'impegno lucido e coraggioso ma sentendosi al di sopra di quella comune vita sociale che era sempre stata l'oggetto di un interesse vivace e spregiudicato, perché in fondo si sentiva il "salvatore" della società.

Lauriello Massimiliano V B







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