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EDUCAZIONE E SCIENZA - LA QUESTIONE DEL METODO - L'INDUTTIVISMO

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EDUCAZIONE E SCIENZA

CAP 1:INTRODUZIONE

1.LE SCIENZE INTEGRATE:

Una nuova impostazione delle scienze naturali in un unicum didattico. Contro questa nuova impostazione didattica nella scuola italiana giocano 2 fattori: le tradizioni scolastiche e le preparazioni disciplinari dei docenti.Tutto questo perché si riteneva che la scienza  non potesse dare alcun contributo alla soluzione dei problemi educativi e didattici.

II. IL PROBLEMA TEORICO



Vediamo ora la storia della scuola italiana in  riferimento all' in 111c27b segnamento delle scienze integrate: Nel 1859 la legge Casati istituiva la scuola elementare con ita, mate e religione ( alla base di questo c'era una concezione pedagogica spiritualistica). E' del 1888 il primo tentativo di introdurre qualche rudimento di scienza nei programmi elementari. Tuttavia dopo questi progressi a inizio secolo, con l 'avvento dell' idealismo di Croce e Gentile. Essi avevano della scienza la visione più ristretta: finivano per ridurla a poche nozioni per scopi pratici.Con il dopoguerra e il diffondersi dell 'attivismo pedagogico, si spera che la considerazione delle scienze possa aumentare.Ma con i nuovi programmi elementari del '55 di Calò l'insegnamento delle scienze è ristretto ad un' appendice poco apprezzabile di storia e geografia.Idem per i programmi magistrali del '52.E' quindi solo nel '61 con i programmi per le superiori che viene conferito alla scienza un ruolo appena un po' più cospicuo. Per altro negli ultimi la situazione si è positivamente evolvasi ( 77-81 per le medie, 81-83 per le elementari) con una  nuova visione della scienza.

I NUOVI FONDAMENTI TEORICI:

In sostanza abbiamo visto che è dovuto cambiare il modo di vedere la scienza: da questo è partita la riconsiderazione della scienza dal pdv pedagogico e filosofico.E ora possiamo dire che le scienze integrate sono la parte essenziale dell' educazione dell' uomo, in grado di svolgere un ruolo fondamentale nella struttura portante della nuova scuola.

 CAP II. LA QUESTIONE DEL METODO

III. IL POSITIVISMO, IN PARTICOLARE ITALIANO

Nel positivismo c'è il tentativo di fondare ogni problematica pedagogica sulla metodologia scientifica. In quello italiano inoltre ( soprattutto Gabelli)  sono centrali le tematiche del metodo oggettivo, della piena comprensione, del sapere adattato all' età, l' obbiettivo dell' insegnamento.

IV. LA CRISI DEL POSITIVISMO

Il fallimento del positivismo europeo, fu conseguenza della rigidità e riduttività del rapporto tra teorizzazione  filo-pedagogica e teorie scientifiche. Ed qui, soprattutto in Italia, le reazioni anti-scientifiche: di qui alla negazione dell ' importanza, della validità della scienza nel metodo didattico da parte di Gentile e Croce, attuato poi nella riforma scolastica.

V. LIBERTA' D'INSEGNAMENTO

Perché bisognava abolire questi rigidi e prefissati programmi ministeriali, perché è anche qui sul pratico che centra il metodo.Bisogna rigettare questo  e insistere sul concetto di programmazione  e contestualizzazione.

VI. UNA TEORIA DELL A SCIENZA

Ogni docente ha un suo modo d'insegnare, cioè una sua teoria della scienza. Perciò l'insegnante deve chiedersi come svolgere l 'azione didattico-educativa scientifica. E come seconda fase, egli dovrà analizzare accuratamente questa teoria della scienza che guida il suo insegnamento, per valutare se essa sia adeguata o no.

VIII. SCIENZA E TECNICA

Bisogna dire che esiste una notevole distinzione tra scienza e tecnica nelle caratteristiche fondamentali:la scienza "fa per conoscere" è diverso dal " conoscere facendo" della tecnica.Una altra differenza fondamentale è nel rapporto pratico  tra conoscente e oggetto: lo scienziato  agisce su un oggetto per il fine di conoscere come esso realmente è, modificandolo il meno possibile. Nella tecnica è il contrario: si sconosce proprio agendo per modificarlo.

IX. STORIA E TEORIA DELLA SCIENZA

La storia della scienza narra di una serie continua ed ininterrotta di tentativi di conoscere la realtà, di teorie che si sono combattute distruggendosi e superandosi senza tregua.Qui il docente deve esserne consapevole perché la scienza gioca un ruolo essenziale nella formazione di quel senso critico.

CAP III. L'INDUTTIVISMO

I. LA DIDATTICA NEL DOPOGUERRA

 Comincia la polemica all' interno dei pedagogisti per la trasformazione di una scuola ritenuta troppo conservatrice. Una delle idee guida per il superamento di tale stato di cose è stata individuata nel concetto di struttura, e qui l'attenzione è centrata nelle scienze

: l' importante è mettere l' allievo in condizioni di comprendere l' impostazione logica dalle diverse discipline scientifiche.

II. L'INDUTTIVISMO "INGENUO"

Dagli anni '60 e '70 si è assistito a varie iniziative miranti a far uscire dal ghetto la cultura scientifica e di farla entrare a pieno titolo nella scuola italiana.

Nelle scuole superiori si è trattato soprattutto di scienze a base sperimentalistica ( fisica e chimica) che venivano presentate e  studiate attraverso un processo induttivo. Nelle scuole di base invece, si è assistito a progetti a base prevalentemente osservazionistica.

Questa nuova didattica proposta possiamo chiamarla Induttivismo Ingenuo.infatti il processo cognitivo ideale al quale si tendeva nella scuola secondo queste correnti di pensiero si svolgerebbe secondo tali fasi:

1)              il punto di partenza consiste nel porre il discente direttamente di fronte ala realtà naturale, senza preparazione preventiva

2)              da questa posizione, lo studente sarà indirizzato ad eseguire personalmente delle osservazioni, esperienze, rilevazioni empiriche

3)              questa interazione con la realtà ha come risultato essenzialmente la raccolta di dati di fatto empirici

4)              poi l' analisi e l' elaborazione dei dati

5)              questi dati, analizzati ed elaborati, vengono passati all' archivio dell 'accumulazione.



Ma in tutti questi casi non c'è assolutamente nulla di definibile come procedimento di ricerca scientifica.   

 III. L'INDUTTIVISMO FINITO

Si tratta delle didattiche della scienza che potremo definire induttivismo finito o dogmatico.In questo contesto alle prime 4 fasi  e prima dell 'ultima ne vanno inserite altre 3:

1)Secondo questa visione della scienza, le leggi generali della  natura vanno elaborate per induzione

2)Le leggi generali ottenute in questo modo si assemblano in teorie scientifiche ed esse si raggruppano in discipline

3) Nell'incremento per accumulo consiste il fine ultimo dell 'intero processo.Si ritiene cioè, che la cosa più importante sia accumulare dati empirici..

A ben vedere questa è la premessa più ovvia per negare ai ragazzi un ' educazione equilibrata e completa.

 IV. CRITICA PEDAGOGICA ALL'INDUTTIVISMO

IL problema è nei rapporti tra la didattica e l' esperienza concreta degli alunni. E infatti nella didattica a base induttivistica, invece, un tale legame non è previsto sistematicamente. E poi oltre  lontana dalla loro esperienza non tiene in conto neanche i loro interessi e il loro contributo didattico.

Inoltre una critica molto forte è quella che  prevede che una teoria scientifica non possa fondarsi su pochi e mal fatti esperimenti.

Nella visione induttivistica, si ammetterebbe che una legge scientifica, dopo essere stata indotta, sulla base di qualche dato empirico andasse passata senz'altro nell archivio dell' accumulazione. Il che implica un'inclinazione prevalente a non procedere più ad alcun controllo. Ma tale idea è pericolosissima soprattutto dal pdv educativo, perché tende a predisporre i ragazzi  ad un atteggiamento a-critico e dogmatico.La scienza, proprio per gli stessi fattori che la fanno tendere all' oggettività, è quanto di più  provvisorio e di meno certo si possa immaginare. L'educazione scientifica ha lo scopo di formare le giovani generazioni al senso critico , al rispetto , alla ricerca continua   .  

CAP IV LA METODOLOGIA IPOTETICO-DEDUTTIVA PER PROBLEMI                                                       

II. IL RIFERIMENTO EPISTEMOLOGICO

Riferimento a Palatone, Aristotele e poi Bacone, Galilei, Locke, Kant e più tardi john Dewey.

III. L'INDUTTIVISMO  NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

a)              Aristotele attribuiva ad un discorso filosofico 2 requisiti fondamentali: la coerenza logica e la verità..il tutto meglio espresso nel principio di non contraddizione.

b)              Per dimostrare la verità Aristotele faceva riferimento al processo di induttivo come dimostrazione di esso. Per molti illuministi però l'esperienza non può  determinare enunciazioni universali. Poi i positivisti. Comte ha insistito sulla necessità di giungere allo stadio scientifico: al  terzo, dopo lo stadio religioso e quello metafisico. Gabelli parala più propriamente di un metodo positivo nel senso di intuitivo o oggettivo: un metodo attivo, operativo che si rifà a Pestalozzi.

c)              Nel novecento la scuola presso la quale il neopositivismo logico ha raggiunto il suo apice è il circolo di Vienna. Al centro della riflessione dei neo-positivismo c'era il problema di conciliare il potere predittivo delle teorie scientifiche con il loro potere esplicativo, cercando di non cadere in alcuna forma di dogmatismo.Ivi vi era la consapevolezza che la perfettibilità delle teorie scientifiche non comportava necessariamente la loro pura artificialità. Nella teorizzazione dei neopositivisti, quindi, ciò che è scientifico non ha alcun significato.

IV. CRITICA EPISTEMOLOGICA ALL' INDUTTIVISMO

a)              Negli ultimi anni si viene a formare una corrente opposta all' induttivismo: il pragmatismo.Pierce e il suo metodo della conoscenza, cioè quello scientifico.Egli lo definisce come "abduzione", cioè come ideazione di verità ipotetiche e da controllarsi poi sulla base dell' esp. Quindi ricordiamo l'utilitarismo di Dewey e altri.

b)              E' Popper a stroncare definitivamente l' induttivismo con il Razionalismo Critio e le sue critiche. La confutazione delle teorie epistemologiche neopositivistiche si è articolata in 2 ordini: 1) il primo è l acritica metodologica.infatti uno stato di ricettività totale ed impersonale non è umano ma di una macchina. e tenendo presente questo non si può neanche continuare nell' accumulo di dati ecc. 2)il secondo è la critica logica. L'induzione empirica non esiste, non ha fondamenti, in quanto non c'è nessun elemento razionale che autorizzi a generalizzare  sui dati raccolti.

c)              Nel corso del secolo si sviluppò una corrente neo-pragmatista. Bruner, nella sua teorizzazione pedagogica, considera l'essenziale è cogliere, da un lato, le strutture delle varie discipline e poi, i sistemi categoriale in base ai quali prima il pensiero infantile e poi quello scientifico, costruiscono delle rappresentazioni mentali del mondo. 1: il primo gruppo di ricerche ( rappr. mentali dei boche) ha un carattere  empirico-osservativo-clinico. 2: il secondo ( strutture discipline scient.) non può essere sperimentale per sua stessa natura: si tratta di cogliere la struttura peculiare della scienza, le regole i limiti,ecc. Inoltre in Bruner assistiamo a un primo riequilibrio tra cultura scientifica e umanistica.

VIII. CRITICA STORICA ALL' INDUTTIVISMO

Qui si può delineare una critica da un pdv che popper non aveva considerato: la base storica.Popper non considera valida in epistemologia la critica che si appoggi ad elementi cmq storiografici. In questa sede notiamo che alcuni esempi storici possono cmq essere utili. Da qui evidenziamo come il progresso delle teorie scientifiche non risiederebbe nelle conferme ma nei tentativi di falsificazioni che riescono.Dunque nella storia della scienza non troviamo né induzione né accumulazione, ma falsificazione e critica continua.




IX. LA NUOVA TEORIA DIDATTICA DELLA SCIENZA

Una nuova didattica scientifica è rintracciabile nei programmi di elementari e medie del '85 e '79:1)il prof deve sapere bene il tappeto culturale dei propri allievi ( sfondo di conoscenza).2) egli valuterà se ci sia la necessità di un completamento dei prerequisiti. 3)poi deve procedere alla scelta di determinati aspetti della realtà ..e in questo lavoro bisogna tenre in serio conto la metodica della programmazione e la libertà di insegnamento. 4)Dalla messa a confronti con gli allievi propizia l'insorgenza in loro della loro ignoranza e quindi del desiderio di aumentare il proprio sapere;a questa prima fase l' insegnante dovrà, con la fase di razionalizzazione, scoprire e risolvere i dislivelli (problemi).5)In reazione all' insorgenza e alla posizione del problema, vengono avanzate una o più ipotesi risolutive.

Perché il discorso possa collocarsi nell 'ambito specifico della conoscenza scientifica, sono irrinunciabili anche le quattro fasi seguenti:

1.  dalle ipotesi risolutive si possono dedurre infinite conseguenze.alcune di queste, perché le ipotesi possano dirsi scientifiche, devono essere controllate empiricamente.

2.  questo controllo dovrà essere svolto effettivamente, in pratica.questa è l'unica fase in cui è irrinunciabile il supporto empirico.

3.  ogni responso negativo del controllo empirico porta alla falsificazione dell' ipotesi avanzata

4.  se, invece, il controllo è positivo, questo porta ad un rafforzamento, ad un sostegno di tale ipotesi: cioè alla corroborazione.

X. PROPRIETA' DI CARATTERE PEDAGOGICO

Innanzitutto  il radicamento alla realtà culturale degli alunni; l'esistenza di precise motivazioni all' apprendimento; il cercar di creare un senso critico; un prima impostazione di educazione sociale e democratica; una interazione tra la realtà naturale e il discente; e l' integrazione didattica fra varie discipline cioè l' interdisciplinarietà. Rimanendo, invece, nell' ambito della scienze naturali,l' impostazione dell ' insegnamento "per problemi" prescrive l' esplicazione di tale area educativa proprio sotto quella forma dell 'insegnamento detto da noi Scienze Integrate, cioè come un 'integrazione didattica pluri-disciplinare tra le diverse materie scientifiche.

CAP V LA DIDATTICA SCIENTIFICA

II. SCIENZE DELLA NATURA

Se si esamina attentamente la teoria del metodo scientifico si può osservare che  essa non è applicabile solo a quelle discipline della natura.es, medicina, storia, geologia, cosmologia, scienze politiche, economiche.

V, LA DIDATTICA SCIENTIFICA

Considerando le cose da questo pdv, si può ritenere che la stessa didattica generale possa essere considerata come una scienza. Tutto ciò autorizza,in base al rapporto tra cultura di base e realtà da conoscere, ad adottare un nuovo nome: didattica scientifica. Con questa, si intende significare una didattica che segue il metodo scientifico, anche a prescindere dai suoi contenuti.

VI. SCIENZA E DOCENTI

Come si sa sono le tre norme fondamentali perché il metodo possa definirsi scientifico: la problematicità, la coerenza in senso logica, controllabilità empirica. Queste norme si possono estendere alla stessa professionalità docente. Tale innovazione corrisponde alla recente caduta di tre diverse sue visioni, che hanno avuto modo di dimostrarsi ampiamente superate:

a)  quella del docente ripetitore meccanico di qualche schema didattico prefissato e rigido

b)  quella del docente artista

c)  quella che lega il tutto ad un quid imponderabile, ad esempio ad una facoltà imprecisata ed imprecisabile denominata "buon senso"; il termine non ha, infatti, una sua definizione operativa né alcuna proprietà  didattica.

Oggi il docente è come un ricercatore scientifico, il quale lavora, alla risoluzione dei problemi di propria competenza mediante ipotesi controllabili . Tale controllo viene fatto dalla valutazione formativa, quella diagnostica e quella sommativa.

CAP VI LE SCIENZE INTEGRATE

I.L'INSEGNAMENTO " SCIENZE INTEGRATE"

Scienze Integrate significa una nuova visione pedagogica della scienza, un nuova metodologica didattica scientifica, un nuovo modo di fare scienza a scuola.Perché la conoscenza è mezzo e non fine.

II. IL PROBLEMA

Ora è cambiato il concetto di " conoscere l'allievo" e quali aspetti del discente debbano esser tenuti presenti dal docente per svolgere al meglio la sua attività di educazione scientifica, tramite la relativa didattica. E l' insegnate elaborerà il proprio progetto educativo e la propria programmazione didattica tenendo ben presente il patrimonio di conoscenze,  info , cultura.

L'insegnante deve partire dal possesso di una visione esauriente della base di cultura e di info dei propri allievi. Queste riguardano la necessità che ogni soggetto ha di motivazioni proprie per procedere all' attività di ricerca scientifica. Per quanto osservato poi, si può superare l' avvio coercitivo/emotivo, cioè inconsapevole e irrazionale, sostituendolo con delle motivazioni personali e razionali nell' alunno. Anche Dewey aveva teorizzato in modo chiaro questo modo di intendere l' interazione tra il conoscente  e la realtà da conoscere. In questa teorizzazione , il fondamento dell' esperienza sta proprio nello squilibrio che il vivente avverte tra sé ed un mondo precario.

Da questo impatto si sviluppa una carica emotiva. Questo è il momento nel quale risiede la difficoltà maggiore per il prof. Ciò che egli deve fare è lavorare per far seguire a questa prima reazione, emotiva, un seconda fase, costruttiva, di razionalizzazione. La razionalizzazione del divario tra sé e la realtà è proprio ciò che si designa con il termine tecnico di problema.

Per realizzare ciò le risorse professionali principali sono:



a)              l'esperienza degli alunni stessi, sviluppata graduando attentamente le difficoltà

b)              un uso funzionale delle dinamiche sociali che si attivano di conseguenza nel gruppo classe

c)              il proprio esempio

L'insegnamento per problemi trova il suo inquadramento più proprio nell'ambito delle teorie filosofiche delle scienze empiriche ( vd anche Dewey)

  La questione dell' interesse: esso si attiva mediante un intervento estrinseco e mirato del docente.Ora sappiamo che il vantaggio che presentano questi nuovi modi di procedere è triplice: 1) rinnovano l' interesse per gli aspetti della realtà  2) suscitano il bisogno di spiegazioni molto più analitiche 3) il fatto di partire ogni volta da certi dati dell 'esperienza ,per renderli problematici, permette di evitare che si sviluppino, senza essere in comunicazione.

 L'azione promozionale: un'altra proprietà fondamentale riguardante il carattere prevalentemente estrinseco delle sollecitazioni mediante le quali viene attivato il processo cognitivo nell'alunno. Egli opera tenendo conto degli obbiettivi educativi e dei contenuti; e dall' altro dei punti di partenza dei boche. L'insegnante non deve quindi rinunciare in nessuna ipotesi a perseguire effettivamente certi fini educativi che egli sa essere essenziali, né a trattare certi argomentari della cui importanza è convinto.

 Obbiettivi: per le elementari ci sono delgi obbiettivi fondamentali:

a)              atteggiamenti di base nei confronti del mondo

b)              abilità cognitive

c)              tecniche d' indagine

d)              rapporto fra fare  e pensare

per le medie:

a)              esaminare situazioni, fatti

b)              conoscere proprietà varianti e no, analogie e no

c)              registrare, ordinare e correlare dati

d)              porsi problemi e prospettare soluzioni

e)              verificare se vi è rispondenza tra ipotesi formulate e risultati sperimentali

f)              comprendere la terminologia scientifica corrente ed esprimersi in modo corretto e rigoroso

g)              usare linguaggi specifici

h)              considerare criticamente tutto

III. IL COMPORTAMENTO RAZIONALE VS IL PROBLEMA

Atteggiamento costruttivo: l'ideazione di ipotesi costituisce il frutto di un atteggiamento vs il problema posto che possiamo definire razionale.Il concetto di disciplina (Kanti) come il modo più adeguato per risolvere i problemi.Ma la disciplina così intesa è tale da favorire il progressivo passaggio all' autonomia

IV. LA CONOSCENZA SCIENTIFICA

Un requisito fondamentale della conoscenza scientifica è la coerenza sotto il profilo logico. Ciò significa coerente deduzione da quanto affermato di tutte le possibili conseguenze; e in particolare applicazione rigorosa del principio di non contraddizione.

V.LA CONTROLLABILITA' CON I FATTI

La controllabilità ci deve essere per le scienze integrate ma anche per quelle formali (mate) e per quelle tecniche.







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