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Composizione e trama
É quasi un romanzo del romanzo, quello che risulta dal suo travagliato cammino compositivo e di pubblicazione. Gadda ne scrisse una parte consistente, ma l'opera rimase incompiuta. La vicenda si impernia su luoghi, personaggi e azioni larvatamente (ma non troppo) autobiografici; e questo spiega, in parte, l'assenza d'una conclusione, in quanto il romanzo approfondisce una vicenda ínteriore senza soluzione: la storia d'una nevrosi, d'una ferita, inferta dalla vita e ancora aperta nell'animo dell'autore. La vicenda è ambientata in un'improbabile America del Sud, lo Stato di Maradagà1, simbolo trasparente dell'Italia tra la fine della prima guerra mondiale e i primi anni trenta, a Lukones, nella regione del Serruchon (il Resegone), vicina alla capitale morale Pastrufazío (Milano) e al lago Segrun (il Lago di Corno), che è, di fatto, la Bríanza. In una località dove sorgono numerose villette, luogo di villeggiatura, ma anche di abitazione dell'alta borghesía, si manifesta il contrasto, tipico del primo dopoguerra, fra i reduci e le loro difficoltà economiche e morali, i nuovi ricchi, spesso profittatori di g 414i82e uerra e il popolo nullatenente, ma che comincia a reclamare diritti, per il proprio lavoro, che appaiono pretese non giustificate all'egoismo borghese. Su tutto sta l'ala più o meno protettiva del <<Nistitùo de vigilancia para la noche>>, l'stituto di vigilanza notturna che símboleggía il Fascismo, custode degli interessi borghesi, cui peraltro è obbligatorio iscriversi, che annovera fra i suoi adepti anche persone poco raccomandabilí, come, del resto, i vigilantes privati assoldati da alcuni. Su questo sfondo campeggiano soprattutto due figure, Gonzalo Pirobutirro e la madre. Il primo è un ingegnere, reduce dalla guerra dove ha perduto un fratello carissimo, amante della letteratura e impossibilitato a dedicare a essa il tempo che vorrebbe dalle necessità di lavoro. D'altronde la sua condizione rasenta la povertà, per via della villa che, fra tasse e spese di funzionamento ingoia le modeste proprietà della famiglia; mentre la madre è singolarmente attaccata a essa, vedendovi un emblema di rispettabilità. Tutta questa storia è autobiografica: in don Gonzalo Gadda rappresenta se stesso. Per sei capitoli la vicenda sembra come ferma, conosce soltanto un movimento non nel senso orizzontale della narrazione di fatti, ma in quello verticale dell'interiorità del protagonista, che si definisce nel colloquio col medico curante e con la madre, esprimendo la sua frustrazione esistenziale. Il contrasto più atroce è quello con la madre, che egli vede responsabile del dissesto provocato dalla villa, dai banali pregiudizi piccolo-borghesi per cui ella gode di tenersi accanto una piccola schiera di poveretti, una corte squallida, non sopportata dal figlio. Alla violenta e sin maniacale forma di ripudio nei confronti della madre, si accompagnano l'affetto e la pietà, esasperati dalla visione' del decadimento di lei. Ma soprattutto la madre è occasione del ricordo di tutte le frustrazioni subite da Gonzalo a partire dall'infanzia quando un'educazione stolídamente coattíva alimentò le sue paure degli adulti, del castigo, della violazione d'un ordine che sembrava, e non era, assoluto: donde la sua avversione alla vita. Il rifiutodi questa porta con sé il rifiuto della madre come generatrice. Dopo un ennesimo sgarbo A figlio, appena giunto a casa, se ne allontana, pronundando, prima di uscire, oscure minacce, che sembrano avere avuto un seguito quando la vecchia signora viene trovata assassinata. L'omicidio sembra essere stato effettuato a scopo di rapina, forse da un membro dell'Istituto di vigilanza notturna; ma certo esso appare, in qualche modo, un riflesso del sentimento di rancore di Gonzalo verso la madre, della nevrastenia che ne consegue. Il romanzo resta interrotto a questo punto; è un <<giallo>> senza conclusione, ma, di fatto, già concluso nel rimorso di Gadda-Gonzalo, nella scelta d'una vita che rifiuta la vita; che è, soprattutto, <<cognizione del dolore>>: cioè approfondimento conoscitivo del dolore, che ne svela le radici e la presenza universale. Ed è anche conoscenza offerta dal dolore, cognizione approfondita, che esso rende possibile, delle cose. In questo secondo senso (ma, in sostanza, anche nel primo) il racconto di momenti d'una nevrosi diviene scoperta d'una dimensione universale della realtà.
Modi della narrazione
Il romanzo rifiuta, da un lato, di essere veicolo di idee, in quanto presenta, come s'è detto, una nevrosi e rifiuta ogni forma di conclusione ideologica, intendendo deliberatamente restare un'opera aperta, che nega, anzi, la possibilità di un evento chiarificatore e conclusivo; e non è neppure romanzo di formazione, sia perché, se mai, presenta un progressivo deteriorarsi dei personaggi e dei loro rapporti, un processo di vanificazione. Ma d'altra parte non è neppure un romanzo di vicende, e rifiuta lo svolgimento narratologico consequenzíario. Alcuni capitoli (o «trattí», come h chiama Gadda) puntano sulla visita del medico a Gonzalo, che non rivela nulla, se non la nevrastenia ossessiva e senza svolgimento né mutamento del protagonista; i capitoli iniziali parlano della situazione del dopoguerra nel Maradagà1, e anch'essi, restano uniti al centro della vicenda solo in quanto il disordine della società di allora diviene una causa potenziale di delitto e, prima, della delusione radicale del protagonista. Solo lentamente, e su un insieme di memorie, allusioni, spunti occasionali si definísce una storia di frustrazione di Gonzalo: la morte del fratello, un'esperíenza di guerra vissuta con valore e finita nella vergogna, la volgarità della vita del dopoguerra. Dietro c'è la ferita dell'infanzia, che unisce i tempi in un'unica esperienza assurda, isola la rivolta di Gonzalo in una sorta di fatalità, o meglio, in una decadenza attuale del vivere che l'autore interpreta come destino di sempre. Assume così H valore di un'ídeologia che investe tutta la realtà, e quella di tutti, l'esperienza vissuta nell'infanzia dall'autore, fino a configurare, per usare una sua espressione, un'autobiografia «tragica» esemplare. Romanzo, dunque, della Issolvenza, la Cognizione. La stessa rinuncia a concludere, a trovare il colpevole defl'omicidío equivale alla confessione dell'ínutilità d'ogni conclusione logica e razionale, all'accettare di restare chiusi nel rovello di incomprensibili destini. L'economia sovvertita della villa (che non produce, anzi dissipa) corrisponde a quella sovvertita delle relazioni umane (dal circondarsi, da parte della madre di parassiti inutili, al delitto senza ragione): di quella, soprattutto, fra madre e figlio. 1 due non sanno più parlarsi, rinunciano a farlo, chiusi nell'incorminícabilità totale della loro sofferenza vana; e H rifiuto del colloquio è il rifiuto della vita, Si vedano, in particolare il lungo soliloquio di Gonzalo (ché tale è veramente, anche se «mascherato» da colloquio col medico) e quello, muto, della madre con se stessa, concluso da un «perché» che non riesce neppure a proporsí come domanda reale, che attenda, cioè, una risposta. I fatti, gli eventi - quelli che contano - non si dispongono, pertanto nella linearità progressiva del vissuto, ma nel vortice della coscienza: senza tempo, questo, cioè senza svolgimento, dove il prima e il poi non hanno altra differenza che l'intensità della pena, di per sé imprevedibile, magari celata sotto forme mistificanti, come l'avarizia di Gonzalo, il suo rimproverare la madre per una cattiva amministrazione, che, fra l'altro, riguarda, se mai, un passato remoto ormai nel tempo; vivo come memoria di pena, come rivelazione prima e fondamentale della frustrazione del vivere. Lo stesso «evento» per eccellenza, l'omicidío, non muta nulla; è facile prevedere che non peggiorerà né risolverà i problemi e la nevrosi di Gonzalo, che la sua estraneità a esso non gli ridonerà un'innocenza per sempre perduta. Sul piano linguistico-stilísfico il romanzo è meno ricco e originale del Pastícciaccio; ma presente è l'inventiva grottesca e «maccheronica»; più tuttavia che a livello linguistico nella sintassi, nel disordine eretto a sistema del discorso, per esempio nel monologo di Gonzalo, nell'espandersi della realtà trita e quotidiana in dimensioni universali, in un'ansia di signíficazíone totale che ricade su se stessa, prima della finale negazione che si è detta.

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