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Un'opinione sul Neorealismo
Le mie naturali tendenze, la mia infanzia, imiei sogni, le mie speranze, il mio disinganno sono stati, o sono, quelli di un romantico: di un romantico preso a calci dal destino, e dunque dalla realtà. É ovvio ch'io abbia chiesto e chiedo al romanzo, la dramma, e p 525j93f erfino alla cronaca, <<memoria>>, quel tanto di fascinoso mistero o di appassionata pittura dei costumi e delle anime che soli potevano aiutarmi a perseverare nella lettura; una probabilità e una inprobabilità bilanciate nella mia ansia di lettore, e finalmente precipiti verso una soluzione, una liberazione impreveduta... E poi, cose, oggetti, eventi, non mi valgono per sé, chiusi nell'involucro di una loro pelle individua, sfericamente contornati nei loro apparenti confini: mi valgono una aspettazione, in un'attesa di ciò che seguirà, o in un richiamo di quanto li ha preceduti e determinati. Mi sembra che mistero o aspettazione non emana dalla catena crudamente obbiettivante della cronaca neorealísta. Nella <<poetica del neorealismo>>, quale mi si è rivelata da alcuni esempi, direi che ogni fatto, ogni quadro è (cioè riesce ad essere) nudo nocciolo, e (cioè riesce ad essere) grano di un rosario dove tutti i grani sono giustappostí ed egualí di fronte all'urgenza espressiva. Enumerati in serie, infilati in una filza, questi fatti avvicinati così per <<asindeton>> ; non vengono coordinati in una consecuzíone che valga a più profondamente motivarli, a disporli in una architettura, quella che essi realmente ebbero... Direi che la poetica neorealistica riesce a un racconto astrutturale, granulare. C'è poi da credere che i temi e le figure più vivamente presenti ai neorealisti sono soltanto una parte dei temi, dei motivi, dei <<personaggi>> che la realtà ci propone. Le figure, talora, diventano simboli: e io aborro dal personaggio simbolo, come aborro dal personaggio-araldo . Perfino nella storia storiografata amo che l'araldo si nasconda sotto la ricca e multiforme natura di un uomo. La virtù pura mi irrita... sento tremendamente le ragioni del suo contrario. E il modo con cui i neorealisti trattano i loro temi è, di preferenza, quello di un umore tetro e talora dispettoso come di chi rivendichi qualcosa da qualcheduno e attenda giustizia, di chi si senta offeso, irritato . Tutti ci sentiamo offesi, irritati da alcunché... Allora la polemica aperta, la diatríba, il grido, l'ingíuría sono preferibili ai termini pseudo-narrativi di una supposta obbiettività... Sbaglierò.,, Altra impressione che io ho ricevuto dai pochi esempi delibati è quella di una tremenda serietà del referto: ne risulta al racconto quel tono asseverativo che non ammette replica, e che sbandísce a priori le meravigliose ambiguità di ogní umana cognizione... l'ambiguità, l'incertezza, il <<può darsi che io sbagli>>, il <<può darsi che da un altro punto di vista le cose stiano altrimenti>>, a cui pure devono tanta parte del loro incanto le pagine di certi grandi moralisti, di certi grandi romanzieri... Nell'inferno dantesco si incontrano uomini che credevamo in paradiso: e nel purgatorio, avviatí al paradiso, uomini che credevamo sicuramente all'ínferno. Un lettore di Kant non può credere in una realtà obbíettivata, isolata, sospesa nel vuoto; ma della realtà, o piuttosto del fenomeno, ha il senso comeldi una parvenza caleidoscopica dietro cui si nasconda un <<quid>> più vero, più sottilmente operante, come dietro il quadrante dell'orologio si nasconde il suo, segreto macchinismo. Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto... E fatto in sé, l'oggetto in sé, non è che il morto corpo della realtà, il residuo fecale della storia- Scusa tanto. Vorrei, dunque, che la poetica dei neorealistí si integrasse di una dimensione noumenica, che in alcuni casi da me considerati sembra alquanto difettarle.

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