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Critica letteraria dopo l'avvento della psicoanalisi - Critica all'Hamlet di Janet Adelman

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Critica letteraria dopo l'avvento della psicoanalisi

Critica all'Hamlet di Janet Adelman

      La critica letteraria, dopo l'avvento della psicoanalisi, ha introdotto varie teorie di applicazione della psicoanalisi alla letteratura. Sembra naturale parlare di letteratura nei termini in cui si parla di sogno. Sia l'opera letteraria, sia il sogno, sono invenzioni della mente. Come un romanzo o una rappresentazione teatrale, così il sogno presenta delle verità 444d37e che hanno bisogno di essere interpretate per essere comprese.

      Il grande merito di aver individuato per primo le sorprendenti analogie tra il contenuto della creazione artistica e quello della psicoanalisi va a Sigmund Freud, famoso psicoanalista Austriaco che nel 1900 pubblicò L'Interpretazione dei Sogni.

      Le teorie di Freud riguardano la natura dell'inconscio. Egli non fu il coniatore di questo termine, altri prima di lui avevano affermato che la mente umana non è sempre "conscia" e razionale. Ma Freud andò oltre affermando che le forze che muovono uomini e donne sono maggiormente inconsce.




      Freud sviluppa la teoria secondo la quale la mente umana ha una natura doppia. L'insieme degli impulsi inconsci e irrazionali costituiscono la parte della psiche definita "Id" (o "Es"). L'"Ego" è invece, la "facciata" dell'"Es", il suo rappresentante conscio e razionale. Un altro aspetto della psiche è il "Super-ego" che rappresenta l'io ideale, ciò che vorremmo essere e deriva dalla cultura e dall'educazione che ci viene data fin dalla nascita. L'"Ego", dunque, si trova a dover fare da bilancia tra le pulsioni dell'"Es", aggressive ed egoiste e le proibizioni del "Super-ego" che impone tutte le costrizioni e le limitazioni della morale e della civiltà. Queste ultime sono ciò che Freud definisce il "represso".

      Egli teorizza che il più delle volte il "represso" è presente nei desideri sessuali infantili. Lo studio della sessualità infantile porta Freud ad uno dei punti centrali della sua teoria, all'idea cioè di "complesso di Edipo". Scrive Freud: "Il bimbo concentra sulla persona della madre i suoi desideri sessuali e concepisce impulsi ostili contro il padre, considerato come un rivale". Questa è anche l'attitudine della bambina. Nella tragedia greca, Edipo, figlio del re di Tebe, uccide suo padre e prende in moglie la propria madre.

      L'approccio psicoanalitico alla letteratura risiede proprio su questa base teorica. I primi tentativi di uno studio psicoanalitico della letteratura, dopo l'esperienza freudiana, li troviamo in Otto Rank (1884-1939), noto psicoanalista che pubblicò nel 1909 The Myth of the Birth of the Hero. In questo saggio, Rank usa proprio il termine "complesso di Edipo" per spiegare perché tante storie popolari di eroi sono così simili.

      Un anno dopo la pubblicazione dell'opera di Rank, Ernest Jones (1879-1958), studente di Freud, in un suo saggio pubblicato sull'American Journal of Psychology, fa uso del concetto di "complesso di Edipo"in rapporto al personaggio di Hamlet. Quest'ultimo, secondo Jones, sarebbe una vittima dei forti sentimenti che sente verso la madre. Pertanto lo zio Claudio, uccidendo il padre di Hamlet e sposando la madre non avrebbe fatto altro che soddisfare i medesimi desideri inconsci del nipote.

      Tra il 1909 e il 1949, numerosi altri critici videro nelle teorie psicoanalitiche e psicologiche un valido aiuto nella comprensione del testo letterario. Non tutti questi critici erano però, freudiani. Alcuni seguirono le teorie di Carl Gustav Jung (1857-1961), studioso di fondamentale importanza che dapprima collaborò con Freud per poi staccarsene e fondare una sua linea di ricerca. L'elemento cui Jung riconosce una peculiare centralità è "l'inconscio collettivo", l'esistenza cioè di uno strato dell'inconscio più profondo di quello individuale, un repertorio di immagini antiche da sempre presenti nell'uomo, da lui definite "archetipi". Secondo Jung, una grande opera di letteratura non è l'espressione dei desideri personali repressi dell'autore ma, piuttosto è una manifestazione di desideri una volta condivisi dall'umanità intera e successivamente repressi dall'avvento della civilizzazione.

      Sulla scia della psicoanalisi applicata alla biografia dell'autore è il lavoro portato avanti da Marie Bonaparte relativo ad Edgar Allan Poe e pubblicato nel 1933. Secondo la Bonaparte, le opere letterarie ed artistiche degli autori rivelano la loro più intima psicologia e sono costruite, come aveva già dimostrato Freud, alla maniera dei sogni. Gli stessi meccanismi che presiedono all'elaborazione, nei sogni e negli incubi notturni, dei nostri desideri più nascosti, presiedono all'elaborazione delle opere d'arte. La Bonaparte, nel suo studio su Edgard Allan Poe, riconduce la tensione delle storie dell'artista e il suo ricorso a temi orridi e funebri alla storia personale dell'autore e ai suoi rapporti travagliati con la madre e la sorella. In quest'analisi siamo di fronte quasi ad un'identificazione del personaggio con l'autore.

      Dal punto di vista del critico, che tenta di arrivare ad un'analisi psicologica dell'autore, un'opera di letteratura è una fantasia o un sogno o almeno, così simile ad esso che l'analisi freudiana può aiutare a spiegare la natura della mente che lo ha prodotto. Il proposito dell'autore nella sua opera è gratificare segreti desideri proibiti, in particolare un desiderio infantile che è stato represso nella mente inconscia. Per scoprire quale sia il desiderio, il critico psicoanalitico impiega molte delle procedure sviluppate da Freud per analizzare i sogni.



      Il testo letterario presenta un "contenuto manifesto" ed uno "latente" così come il sogno. Secondo Freud, nel suo "contenuto latente", il sogno nasconde un desiderio inconscio. Bisogna pertanto tentare di tradurre le immagini oniriche per conoscere i desideri, i pensieri che vi si celano dentro. Il particolare linguaggio del sogno è basato su due procedimenti indispensabili per la sua comprensione, quello della "condensazione" e quello dello "spostamento".

      La "condensazione" avviene quando diverse figure vengono associate in una sola; lo "spostamento" invece, quando l'interesse si sposta dall'oggetto del desiderio per effetto della censura e si concentra su una figura o su un aspetto secondario o insignificante.

      Lo psicoanalista strutturalista Francese Jacques Lacan (1901-1981) identifica l'inconscio con il linguaggio. Il senso delle parole non si ferma a dei significati apparenti ma va al di là. La psicoanalisi ha la capacità di collegare l'aspetto grafico e sonoro del linguaggio alle pulsioni della psiche.

      Nel saggio che segue Janet Adelman sottolinea la grande importanza della figura di Gertrude nell'Hamlet.

      Il veloce secondo matrimonio della madre Gertrude, provoca in Hamlet fantasie di cattiveria materna e una visione distorta del mondo. Il mondo intero è un "unweeded garden", poiché rappresenta il corpo della madre che è stato contaminato dalla sua relazione incestuosa, se non adultera, con il cognato. Janet Adelman suggerisce anche che, dal punto di vista di Hamlet, la colpa psichica dell'assassinio del vecchio Hamlet risiede in Gertrude. Questo spostamento della colpa da Claudius a Gertrude risulta dalla repulsione e dalla condanna di Hamlet verso la manifesta sessualità della madre.

      Più che vedere l'Hamlet in termini freudiani edipali classici, come una rappresentazione basata su un giovane uomo consumato dalla sua passione per la madre, Adelman analizza il dramma psicologico dell'opera nei rapporti complessi di Hamlet con diversi personaggi. Tali relazioni presentano la paura della madre (in particolare della sua sessualità), l'idealizzazione del padre (e della mascolinità da lui rappresentata), e un conseguente desiderio di liberare l'identità maschile del padre e del figlio dalla sua origine nel corpo contaminato della madre.

      Adelman non tenta di analizzare William Shakespeare attraverso l'Hamlet, ma analizza il protagonista dell'opera sottolineando le sue fantasie e paure infantili represse. Nonostante ciò, Adelman non vede il testo come materiale da analizzare mediante una fredda diagnosi clinica, piuttosto la rappresentazione è il veicolo mediante il quale vengono esplorati pregiudizi e passioni distruttive.







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