Canto I
LUOGO: ai piedi della montagna del purgatorio
TEMPO: alba del 10 aprile del 1300 (Domenica di Pasqua)
CUSTODE: Catone l'Uticense
Struttura
1. Il proemio
Il proemio segue il
modello classico in due parti:
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esposizione dell'argomento: il
viaggio nel purgatorio
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invocazione alle Muse: Calliope,
musa della poesia epica, che trasformò in gazze le figlie di Pierio, re di
Tessaglia, che avevano sfidato nel canto le Muse e ne erano stata battute.
Recupera il mondo classico sia sul piano letterario che storico, e lo salda con
il mondo cristiano, evidenziandone la continuità (le chiama "sante" Muse)
2. Il paesaggio purgatoriale
Dopo il proemio
Dante presenta una descrizione, con riferimenti astronomici secondo il gusto
medievale, del paesaggio purgatoriale, caratterizzato da silenzio, serenità e
luminosità.
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cielo azzurro, limpido, illuminato
da Venere, il pianeta dell'amore, e da 4 stelle che simboleggiano le virtù
cardinali (fortezza, giustizia, temperanza, prudenza), necessarie per la
salvezza dell'anima
|
Inferno
|
Purgatorio
|
|
Buio
eterno
Atmosfera
terrificante
Paesaggio
arido e tetro
|
Distese
marine
Cieli
stellati
Vegetazione
rigogliosa
Albe
e tramonti che scandiscono il ritmo del tempo
|
TEMPO:
elemento di primaria importanza perché scandisce il momento della purificazione
assegnato agli espianti
3. Dialogo tra Catone e Virgilio
CATONE: (veglio =
dal provenzale. Ha un suono più dolce di vecchio, usato per Caronte. Inoltre
Catone è "degno di rispetto", mentre Caronte è un "vecchio con occhi di
bragia") custode del purgatorio rappresentato con capelli e barba lunghi, in
segno di lutto per la fine della libertà politica, illuminato dalle stelle che
simboleggiano le virtù cardinali non più praticate dall'uomo durante i periodi
di decadenza morale.
Uomo politico che lottò contro Cesare per affermare la
libertà pubblicana e che, in seguito alla sconfitta,si suicidò. à Perché un suicida pagano che dovrebbe
essere nel limbo? Perché è simbolo della coscienza del dovere, della tensione
verso la libertà, della virtù realizzata. DANTE AMMETTE LA LIBERTA' SOPRA OGNI ALTRA
COSA.
Dante non risponde
alle domande rivolte da Catone a lui e a Virgilio, ma risponde quest'ultimo
(Dante assiste al dialogo in silenzio e in ginocchio). Per ottenere il permesso
per il viaggio usa la "captatio benevolentiae": lo supplica in nome della
moglie Marzia. Ma Catone accetta comunque perché il viaggio è per volontà
divina, invitando Virgilio ad effettuare il rito di purificazione necessario
affinché Dante cancelli i residui di peccato.
4. Purificazione di Dante
Virgilio, in una
simbolica luce d'alba, purifica con la rugiada il volto di Dante e, in riva al
mare, gli cinge i fianchi di un ramo di giunco.
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ALBA à speranza di recuperare il bene, in contrapposizione al buio infernale
che simboleggia il peccato
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SOLITUDINE DEL LUOGO à caduta nel peccato e importanza della Grazia divina per recuperare il
bene
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ABLUZIONE DEL VISO DI DANTE à vi erano ancora tracce delle lacrime versate nell'inferno: simboleggia
la riconquista della virtù
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GIUNCO à per la sua flessibilità e assenza di nodi, rappresenta l'umiltà
necessaria al penitente per accettare le pene espiatorie
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RINASCERE DEL GIUNCO à la forza dell'umiltà, virtù inesauribile
Figure retoriche
a) 515b13f
METAFORA vv. 1-3: l'ingegno di Dante è
indicato con l'espressione "La navicella del mio ingegno" a cui corrisponde
l'altra metafora del "mar sì crudele" che indica l'inferno
b) 515b13f
IPALLAGE v. 7: l'espressione "la morta poesì"
(= la poesia che ha trattato delle anime dei dannati) presenta un'ipallage:
caratterizzare un termine con una qualificazione che spetterebbe ad un altro
termine ("morta" viene riferito alla poesia, e non alle anime dei dannati)
c) 515b13f
ZEUGMA v. 51: uso di un unico verbo per più
enunciati. "Reverenti mi fé le gambe e 'l ciglio": solo il termine ciglio si
accorda al verbo, mentre le gambe non si possono rendere riverenti
d) 515b13f
SINEDDOCHE v. 78: per indicare la figura di Marzia, il poeta fa riferimento ai
suoi occhi, definiti "casti" (parte per il tutto)
Canto III
LUOGO: ai piedi della montagna del purgatorio
TEMPO: prime ore del mattino del 10 aprile del 1300
(Domenica di Pasqua)
ESPIANTI: spiriti negligenti che attesero l'ultimo minuto
di vita per pentirsi; morti scomunicati
CUSTODE: Catone Uticense
FIGURE E PERSONAGGI: Manfredi di Svevia
PENA: i negligenti sono costretti ad attendere
nell'antipurgatorio, prima di essere ammessi ad espiare le loro colpe
nell'antipurgatorio, tanto tempo quanto vissero in peccato; se morti in stato
di scomunica però l'attesa è pari a trenta volte il tempo che vissero
scomunicati
CONTRAPPASSO: tardarono a pentirsi in vita, ora è
ritardato l'inizio dell'espiazione delle loro colpe
Struttura
1. Insufficienza della ragione umana
Virgilio, che
rappresenta la ragione, a contatto con un mondo al confine tra terra e cielo,
mostra dei limiti di cui egli stesso prova vergogna. Anch'egli, come le anime
degli espianti, si è soffermato ad ascoltare il canto di Casella (vedi Canto II), trascurando il suo
compito di guida; anch'egli, come i filosofi dell'antichità, Aristotele e
Platone, è relegato nel limbo perché ha cercato la verità nella direzione
sbagliata, tramite la ragione e non la fede.
MA NONOSTANTE I
LIMITI DELLA RAGIONE UMANA DI CUI E' CONSAPEVOLE, VIRGILIO E' GUIDA AFFIDABILE
E SICURA.
Virgilio spiega che
i corpi delle anime sono composti, come i cieli, di un'essenza particolare che
consente loro di avvertire le sofferenze e aggiunge che non è consentito
all'uomo conoscere le ragioni dell'operare divino.
2. Incontro con i negligenti
Giunti ai piedi
della montagna, Dante mostra al suo maestro un gruppo di anime che può dare
loro indicazioni utili sulla strada da seguire. I rapporti tra i due diventano
meno di maestro e scolaro e più di padre e figlio: infatti Virgilio segue il
consiglio del "dolce figlio" e si rivolge alle anime (caratterizzate da timida
insicurezza, sensibile delicatezza, desiderio di fare del bene).
Le anime non
nutrono dubbi nei confronti di Virgilio che afferma che il viaggio del
pellegrino avviene per volontà divina e docili indicano la strada più agevole.
3. Colloquio con Manfredi
Manfredi è
presentato da Dante con pochi tratti ma significativi: la bellezza e la
gentilezza, il sorriso.
MANFREDI: nacque nel 1232, fu
figlio di Federico II. Alla morte del padre divenne principe di Taranto e
successivamente si fece incoronare re di Sicilia. Continuò la politica del
padre di ostilità dei confronti della Chiesa, tanto che Urbano IV chiamò contro
di lui Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX. Nel 1266, a Benevento, avvenne
lo scontro tra Carlo d'Angiò e Manfredi, che si concluse con la morte di
quest'ultimo.
Rappresenta il
mondo aristocratico caratterizzato da magnanimità, cortesia, in via di
estinzione ai tempi di Dante. È, dopo il padre, l'ultimo grande sovrano
italiano in grado di opporsi alla politica temporale dei pontefici che ha
insanguinato il paese. Con la sua morte muore il sogno imperiale.
POSIZIONE DI DANTE:
la scomunica, se camminata per fini politici, non può determinare il destino
ultraterreno di un'anima.
Figure retoriche
a) 515b13f
IPERBOLE v. 54: esagerazione di un concetto
per eccesso o per difetto (qui per eccesso). Virgilio chiede alle anime
l'indicazione per chi non può volare "chi va sanz'ala"
b) 515b13f
SIMILITUDINE vv. 79-87: le anime dei
negligenti scomunicati sono paragonate a pecorelle che escono dal recinto,
muovendosi in sintonia con la prima che fa da capo al gruppo
c) 515b13f
PERIFRASI v. 120: Dio è indicato con
l'espressione "quei che volentier perdona"
Canto V
LUOGO: antipurgatorio
TEMPO: intorno alle ore 13 del 10 aprile del 1300
(Domenica di Pasqua)
ESPIANTI: negligenti morti morte violenta che si
pentirono solo in punto di morte
CUSTODE: Catone Uticense
FIGURE E PERSONAGGI: Iacopo del Cassero, Bonconte da
Montefeltro, Pia dei Tolomei
PENA: debbono attendere nell'antipurgatorio, prima di
essere ammessi all'espiazione nel monte del purgatorio, tanto tempo quanto
vissero
CONTRAPPASSO: indugiarono a conciliarsi con Dio, ora
viene rimandata la loro espiazione
Struttura
1. Rimprovero di Virgilio e incontro con i morti di
morte violenta
MOTIVO RICORRENTE
NEL PURGATORIO: meraviglia degli espianti al vedere l'ombra proiettata dal
corpo di Dante. Dalla sorpresa si passa all'ansia di ottenere da lui che li
ricordi in terra a chi con la preghiera può abbreviare la loro attesa.
La funzione di
Virgilio è quella di maestro di vita a volte deciso nei suoi rimproveri (quando
Dante indugia nel suo cammino e Virgilio gli dice di non fermarsi à è lezione di vita riferita anche ai negligenti che per pigrizia hanno
indugiato e si sono pentiti solo in punto di morte: NON BISOGNA ESITARE NELLE
DECISIONI).
2. Colloqui con le anime dei morti di morte violenta.
Iacopo del Cassero
Le anime dei morti
violentemente sospendono il "Miserere" (il canto che invoca la misericordia
divina) per parlare con Dante della speranza di ottenere preghiere che
accorcino la loro sofferenza.
Un'anima, quella di
Iacopo del Cassero, racconta la sua tragica morte.
IACOPO DEL CASSERO: Nacque verso
il 1260 da famiglia guelfa, e fu podestà di Bologna che difese energicamente
contro gli attacchi di Azzo VIII, signore di Ferrara. Nel 1298, mentre
attraversava il territorio padovano, fu raggiunto dai sicari di Azzo VIII che
lo uccisero.
MESSAGGIO DI DANTE:
le contese politiche, derivanti
dall'assenza di un forte potere temporale, l'imperatore, generano ferite
insanabili nel tessuto sociale, provocano odio, ferocia, sangue. L'ODIO UMANO
GENERA SOLO VIOLENZA.
Non c'è rabbia né
odio da parte di Iacopo verso il suo nemico, ma solo nostalgia per la vita
terrena.
3. Colloquio con Bonconte da Montefeltro
Anche la vicenda di
Bonconte rientra nella serie di drammi provocati dall'odio politico.
BONCONTE DA MONTEFELTRO: Ghibellino.
Morì nella battaglia di Campladino (1289), che vide contrapposti Guelfi
fiorentini e Ghibellini aretini, ma il suo cadavere non fu mai ritrovato.
4. Colloqui con Pia dei Tolomei
Dante non conosce
le cause della morte di Pia, la attribuisce, seguendo le voci del tempo, al
marito, a cui l'anima delicatamente allude.
PIA DEI TOLOMEI: Nobile senese,
andò in sposa a Nello dei Pannocchieschi, che secondo alcuni commentatori
antichi, la fece morire intorno al 1297 per risposarsi, secondo altri si
sarebbe uccisa per una sua presunta infedeltà.
Il primo pensiero
di Pia è per Dante a cui chiede di pregare per lei solo dopo che egli si sarà
riposato dal viaggio.
Figure retoriche
a) 515b13f
ITERAZIONE v. 51: consiste nella ripetizione
di una parola all'interno del verso, in questo caso "deh" (rivela l'ansia delle
anime)
b) 515b13f
ENJAMBEMENT vv. 101-102: l'avverbio "quivi" è
strettamente legato al verbo "caddi"
c) 515b13f
CHIASMO v. 134: 1)Siena 2)mi fè 2)disfecemi
1)Maremma
Canto VI
LUOGO: antipurgatorio
TEMPO: intorno alle ore 15 del 10 aprile del 1300
(Domenica di pasqua)
ESPIANTI: anime di negligenti che si pentirono all'ultimo
momento della loro vita
CUSTODE: Catone Uticense
FIGURE E PERSONAGGI: Benincasa da Latrina, Guccio dei
Tarlati, Federico Novello, Gano figlio di Marzocco, Orso degli Alberti, Pierre
de la Brosse,
Sordello da Goito
PENA: debbono attendere nell'antipurgatorio tanto tempo
quanto vissero prima di essere ammesse all'espiazione nella montagna del
purgatorio
CONTRAPPASSO: attesero l'ultimo minuto per pentirsi ora
debbono attendere per espiare le loro colpe
Struttura
1. Incontro con le anime di morti violentemente;
spiegazione teologica di Virgilio
Il canto si apre
con uno spaccato di vita quotidiana che rende più concreta l'immagine di Dante
teso nello sforzo di liberarsi dalle anime di coloro che sono morti di morte
violenta che gli chiedono preghiere per accorciare la loro sofferenza: il vincitore al gioco della zara regala
senza fermarsi alcuni spiccioli agli altri giocatori, proprio come Dante,
continuando il cammino, ascolta le anime imploranti.
Segue un elenco di
morti di morte violenta, personaggi noti ai tempi di Dante. Questa sequenza è
strettamente connessa alla successiva in cui il poeta chiede a Virgilio se ha
frainteso un passo dell'Eneide in cui si afferma che le preghiere dei vivi
possono mutare i decreti divini. Virgilio ribadisce il valore della preghiera,
ma sottolinea che può accorciare il tempo dell'espiazione e non mutare la
volontà divina. Per ulteriori spiegazioni Virgilio invita Dante ad attendere
l'incontro con Beatrice, simbolo della teologia, più idonea della ragione per
la spiegazione dei misteri.
2. L'incontro con Sordello
Sordello non
appartiene alla schiera delle anime dei morti di morte violenta, forse neppure
a quella dei negligenti, è un'anima isolata.
SORDELLO DA GOITO: poeta
italiano in lingua provenzale, nacque a Goito, nei pressi di Mantova agli inizi
del 1200.
Egli fu autore del
"Compianto in morte di Ser Blacatz", una satira nei confronti dei signori del
tempo.
3. L'apostrofe all'Italia
Il canto VI del
Purgatorio, come i sesti canti dell'Inferno e del Paradiso, sviluppa il tema
politico.
APOSTROFE:
pronunziata da Dante-poeta che, ripensando all'affettuoso abbraccio tra i due
concittadini Virgilio e Sordello, medita sulle lotte che insanguinano l'Italia
e con sdegno rivolge le sue violente accuse ai responsabili, l'imperatore e il
pontefice. Si divide in due parti:
- vv. 76-126: il poeta si rivolge
all'Italia, agli ecclesiastici, all'imperatore e a Dio
- vv. 127-151: il poeta si rivolge a
Firenze
PRIMO PUNTO:
l'Italia è straziata dalle lotte interne; sono dunque inutili le leggi,
stabilite da Giustiniano, perché non è presente l'imperatore che le faccia
rispettare. Responsabili sono anche gli ecclesiastici che, invece di
interessarsi dei beni spirituali, presumono di poter guidare politicamente
l'umanità. Poi Dante si chiede perché Dio tardi ad intervenire ma, nella sua
fede incrollabile, conclude che esiste un disegno provvidenziale, secondo il
quale l'umanità sarà ricondotta nella via del bene.
SECONDO PUNTO: la
corruzione morale e il disordine sociale e politico di Firenze sono esempio
significativo dell'indebolimento del potere temporale e dell'ingerenza del
potere spirituale nella vita politica. Dante giustifica negativamente la
frantumazione dell'Italia nei vari Comuni, sempre in lotta fra di loro, e
auspica il ritorno dell'Impero.
Figure retoriche
a) 515b13f
METAFORA vv. 77-78: nell'invettiva di Dante
contro l'Italia sono presenti molte metafore, tra cui ne spiccano due: l'Italia
è direttamente definita "nave sanza nocchiere in gran tempesta", e poi "non
donna di province ma bordello
b) 515b13f
ANTIFRASI v. 115: una parola si usa,
ironicamente in senso opposto al proprio: il poeta invita Alberto d'Asburgo a
venire in Italia, per vedere quanto la gente si odia, e per rendere più
pungente l'invito, usa l'espressione "quanto s'ama"
c) 515b13f
ANTONOMASIA v. 125: il nome comune ribelle è sostituito con il nome proprio
"Marcel" (=ognuno si butta in politica) à dal
console Claudio Marcello che si oppose a Cesare
Canto VIII
LUOGO: antipurgatorio: valletta dei principi
TEMPO: sera del 10 aprile del 1300 (Domenica di Pasqua)
ESPIANTI: principi negligenti che si pentirono in punto
di morte
CUSTODE: Catone Uticense
FIGURE E PERSONAGGI: Nino Visconti, Corrado Malaspina
PENA: debbono restare nell'antipurgatorio tanto tempo
quanto vissero prima di essere ammesse all'espiazione nella montagna del
purgatorio
CONTRAPPASSO: come in vita rimandarono all'ultimo minuto
della loro esistenza la riconciliazione con Dio, così ora viene rimandata la
loro espiazione
Struttura
1. Gli angeli scendono nella valletta
Il canto inizia con
un'indicazione temporale, il tramonto. La sera è il momento del giorno che
spinge alla meditazione ed anche invito al raccoglimento della preghiera e
della contemplazione. In questa atmosfera si innalza il canto "Te lucis ante",
in cui nell'armonia che caratterizza questo secondo regno si invoca l'aiuto
divino contro le tentazioni della notte.
IL POETA INVITA ORA
I LETTORI A LEGGERE ATTENTAMENTE IL SIGNIFICATO DELLA SCENA SUCCESSIVA: l'arrivo degli angeli a guardia della
valletta per impedire l'ingresso di un serpente.
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ANGELI à custodi contro la tentazione
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LE DUE SPADE à giustizia e misericordia che rendono gli angeli più forti
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IL VERDE DELLE VESTI à speranza che sostiene gli angeli
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SERPENTE à diavolo contro cui gli angeli combattono
INVITO DI DANTE: il
lettore deve riflettere sul fatto che la tentazione non può essere più
esercitata dal demonio nei confronti delle anime, ma di coloro che sono ancora
in vita.
Dante impaurito
trova conforto e protezione nella ragione rappresentata da Virgilio.
2. Dante e Nino Visconti
Il motivo centrale
di questo episodio è l'amicizia. Dante poeta ricorda la sua gioia nel sapere
che l'amico Nino non si trova tra i dannati, e ricorda inoltre il saluto
affettuoso e l'entusiasmo di Nino che invita un'altra anima, quella di Corrado
Malaspina a vedere il prodigio dell'amico vivo, sottolinea infine la tristezza
di Nino per il tradimento postumi della moglie Beatrice d'Este che si risposò.
Oltretutto, pur appartenedo ad una famiglia di Guelfi, si è risposata con un Ghibellino.
3. Il rito. L'incontro con Corrado Malaspina
tra il colloqui con
Nino e quello con Corrado è inserita una sequenza in cui si conclude il rito
della tentazione che si ripete giornalmente nella valletta dei principi: il serpente (il peccato) arriva nella
valletta, strisciando tra i fiori (i piaceri terreni), ma fugge alla vista
degli angeli (l'aiuto divino).
Dante meravigliato
vede 3 stelle al posto delle 4 che brillavano nel cielo la mattina. Il
messaggio è chiaro: le virtù cardinali (fortezza, prudenza, temperanza,
giustizia) non sono sufficienti per evitare la tentazione, occorrono infatti le
virtù teologali (fede, speranza e carità).
Segue l'incontro
con Corrado Malaspina, signore della Lunigiana, in cui si accenna a varie
tematiche ricorrenti nel poema:
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la celebrazione di famiglie
illustri a cui Dante è grato per l'ospitalità
- 515b13f 515b13f
il tema della corruzione
dell'umanità
- 515b13f 515b13f
il tema dell'esilio di Dante
l'elogio della
famiglia, nato da sincera ammirazione, è l'unico modo con cui il poeta può
ringraziare i Malaspina di cui fu ospite nel 1306.
Figure retoriche
a) 515b13f
ENJAMBEMENT vv. 1-3, 4-6, 7-9
b) 515b13f
SINEDDOCHE v. 42: è la sostituzione di un
termine con un altro che abbia con il primo un legame logico e contiguo: "le
fidate spalle" per dire Virgilio
c) 515b13f
PERIFRASI vv. 133-135: per dire "non passeranno sette anni"