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IL PARADISO

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IL PARADISO

Dante è arrivato alla sommità del Purgatorio, arriva al Paradiso Terrestre (felicità terrena), è stato lavato nell'Enuè (ricordo solo il bene fatto), beve le acque del fiume Lete (dimentica il male fatto). Virgilio sparisce perché ha esaurito il suo compito. Virgilio non può andare in Paradiso anche perché lui è il simbolo dell'intelligenza, che, però, non basta per poter vedere Dio, ci vuole la grazia e la beatitudine, quindi arriva Beatrice.

Il Paradiso è staccato da tutta la Terra, e non è sottoposto al tempo, domina l'eternità, è il luogo della grazia perpetua.

Ci vanno coloro che non hanno commesso peccati, coloro che, per libero arbitrio, hanno scelto la vita in Dio. Però si dice che il numero di coloro che saranno beati è già conosciuto da Dio (predestinazione). Però non lo conosce l'uomo. Sa che è il numero degli angeli che si erano ribellati a Dio. E questo numero è un decimo di tutti gli angeli. In Paradiso non ci sono solo gli uomini: 1/10 è per gli uomini, 9/10 sono per gli altri angeli che no si sono ribellati.

La concezione di Dante è quella aristotelica.



I primi sette cieli prendono il nome dai sette pianeti che vi sono contenuti. L'ottavo è quello delle 353d37d stelle fisse, il nono è del Primo Mobile. Poi c'è l'Empireo, la decima sfera, incorporeo, immobile, che raggruppa tutti gli altri. È la sede vera e propria di Dio, anche se è in tutte le cose. Tutti gli altri cieli si muovono. Dio imprime la sua forza al Primo Mobile, e gli imprime un movimento di rotazione. Questo movimento passa gradualmente agli altri cieli, che sono presieduti dalle intelligenze angeliche.

C'è anche un altro movimento: le creature di Dio tendono naturalmente a tornare a Dio àdue movimenti:

1)      bene di Dio che va verso il basso

2)      desiderio degli uomini di tornare a Dio, quindi va verso l'alto

Da solo Dante non può salire al Paradiso, perché è un essere umano. Ha bisogno della grazia. Ma deve anche "deificarsi" per vedere Dio. È un concetto che Dante ha derivato da S. Bernardo àtrasmanare = andare al di là di tutto ciò che è umano, superare i limiti dell'umano. Se un uomo dà retta alla sua cupidigia si allontana sempre più da Dio, come Dante. Però l'uomo ha la ragione, e, con l'umiltà e la carità, può tornare a Dio.

Deificarsi = farsi simili a Dio, annulla la propria volontà per quella di Dio

In questa similitudine consiste la beatitudine eterna. È la visione di Dio.

Dante vede i beati distribuiti nei vari cieli. Tutti i beati sono beati e vedono Dio, però il rapporto tra loro e Dio è in rapporto a come avevano fatto il bene sulla Terra.

Anche i pianeti influenzano le azioni, e questo è un criterio che ha fatto posizionare i beati. Il libero arbitrio è un altro criterio.

Il Paradiso è dominato dalla luce. La luce si fa sempre più intensa a mano a mano che si sale verso l'Empireo, verso Dio, che è egli stesso luce. Nella terza cantica, Dante racconta l'ineffabile, è difficile per lui dire quello che ha visto, anche perché l'ha visto perché era riuscito a purificarsi, a lasciare una sua parte terrena.

All'inizio Dante si rivolge ad Apollo, non alle muse. Apollo è simbolo della sapienza, che serviva a Dante per raccontare.

Lo stile nel Paradiso è molto più alto, perché parla di cose più divine.

L'atto è diverso, anche perché il protagonista non è l'agens, ma la gloria divina.

Temi del Paradiso:

·        gloria di Dio

·        desiderio dell'uomo

·        memoria

Questo lo troviamo nelle prime tre terzine.

Dante sale verso Dio perché ha l'animo purificato, anche se è ancora vivo. Sarebbe assurdo se lui, libero dal peccato, non salisse.

Canto primo:

Linee fondamentali:

·        orizzonte

·        equatore

·        eclittica

·        cloruro equinoziale

Formano quattro croci quando si intersecano. Tutto questo indica che siamo nell'equinozio di primavera, è mezzogiorno, sotto la costellazione dell'ariete.

Canto terzo:

Dante e Beatrice sono saliti al primo cielo (cielo della Luna). È il più basso, quello più vicino alla Terra. Ruota più lentamente. È il cielo che risente degli influssi della Terra àle anime che sono lì sono quelle che in vita hanno avuto una mancanza àle due protagoniste non ottemperarono fino in fondo ai voti monastici.

-        Piccarda Donati àsi fece suora anche perché era molto fragile, in disarmonia con la società del suo tempo (società aggressiva, violenta)

-        Costanza d'Altavilla, madre di Federico II e moglie di Enrico VI

Il fratello di Piccarda, Corso, dopo che lei si era fatta monaca l'aveva tolta dal convento e l'aveva fatta sposare a Rossellino della Tosa per motivi economici.

All'inizio Dante fa un errore: è convinto di vedere immagini riflesse. Le anime, invece, hanno un po' la parvenza corporea perché sono vicine alla Terra. Man Mano che si va verso Dio, le anime diventano sempre più luce.

All'inizio Dante non riconosce Piccarda, perché è evanescente e perché è molto più bella, per l'amore che ha per Dio. Dopo che Piccarda si è fatta riconoscere, Dante inizia a fare delle domande, da cui parte il discorso teologico di Piccarda àdue discorsi nati da due domande:

1)      chi è Piccarda? àaccenno alla sua storia terrena, però non tanto come nell'Inferno, perché non conta l'aspetto individuale àconta l'aspetto delle anime àamore che c'è tra le anime del Paradiso e Dio.

2)      Le anime dei cieli più bassi provano invidia per quelle dei cieli più alti? àspiegazione del mistero della Beatitudine àcarità, umiltà, annullamento della propria volontà rispetto a quella di Dio, beatitudine nella loro condizione interna. È un discorso sull'amore perché le anime amano Dio come Dio ama loro. Per Dante la donna è uno strumento di elevazione a Dio.

Parallelismo stretto tra questo canto e il quinto dell'Inferno (Paolo e Francesca) àanche Francesca parla d'amore, anche se il suo amore era stato puramente carnale, che l'aveva portata alla dannazione eterna.



Le anime vengono giudicate in base all'amore che hanno o non hanno avuto per gli altri uomini e per Dio. Adesso Dante deve vivere l'esperienza dell'amore per Dio, come con Francesca aveva vissuto l'amore per gli uomini. È importante che sia Piccarda a parlare d'amore, perché è fragile àsono i fragili che riescono ad amare molto Dio.

Già nel primo verso si parla d'amore.

Canto sesto:

Dante e Beatrice sono nel cielo di Mercurio àle anime di coloro che fecero del bene sulla terra, solo che questo loro agire era stato dettato dal desiderio di glorio, potere, fama.

È un canto politico.

Inferno àFirenze

Purgatorio àItalia

Paradiso àla società intera, tutta l'umanità perché sono venute meno le due guide che Dio aveva messo: impero, affinché l'uomo raggiungesse la felicità terrena; Chiesa, non è più la guida spirituale per gli uomini, che non potevano più arrivare alla felicità ultraterrena, alla beatitudine celeste.

Dante vuole un impero universale di tipo provvidenziale àvoluto da Dio. La Chiesa doveva riformarsi e affiancare l'impero alla guida degli uomini.

Il canto è affidato tutto a Giustiniano (ex imperatore nel 527) àè solo lui che parla. Parte dalle origini dell'impero, da Enea. Anche il viaggio di Enea viene visto in chiave provvidenziale.

Perché Dante sceglie Giustiniano? Per due motivi:

-        Giustiniano riunificò l'impero che era stato diviso da Costantino (330). Costantino aveva iniziato la corruzione della Chiesa con la sua donazione

-        Giustiniano aveva fatto il Corpus Juris Civilis àGiustiniano rappresenta la giustizia che deve unificare l'impero.

Il discorso di Giustiniano si può dividere in tre:

1)      Momento breve in cui Giustiniano si presenta. È breve perché deve emergere l'aspetto collettivo, no quello personale

2)      Storia dell'impero, da quando si forma fino al Sacro Romano Impero di Carlo Magno

3)      Condanna esplicita dei guelfi e dei ghibellini, che non agiscono per il bene della comunità, ma solo per il loro proprio bene. Giustiniano non va contro le istituzioni che rappresentano, ma conto gli uomini che hanno svilito la loro importanza.

Un momento importante per la vita dell'impero è stata la venuta di Cristo, perché Dio ha tolto l'uomo dal peccato originale, si è incarnato in Cristo, che si umilia e si fa uccidere per la salvezza dell'uomo. L'uccisione di Cristo in quanto uomo è la giusta vendetta per il peccato originale. Cristo è condannato dall'impero.

Nell'ultima parte del canto c'è una seconda figura, marginale, indicata da Giustiniano àRomeo di Villanuova. È un personaggio oscuro. Si dice fosse stato un uomo fidato del duca di Provenza. Aveva agito nell'interesse del suo signore, però l'invidia degli altri lo aveva messo in cattiva luce col duca. Così era stato esiliato. Viene presentato perché ci può essere un rapporto di uguaglianza tra Romeo e Giustiniano: Giustiniano ha operato per il bene e per la giustizia dall'alto del suo ruolo, Romeo ha agito anche lui per la giustizia e per il bene anche dal suo umile incarico àovunque si può agire per la giustizia e per il bene. Non sempre, però, gli uomini capiscono che gli altri operano per il bene, così è l'ingiustizia a trionfare.

Anche Dante, che aveva operato per il bene della sua città e poi era stato mandato in esilio. Tutto questo accade perché la società è degenerata perché mancano le due guide.

Canto undicesimo:

Cielo del Sole àanime dei sapienti. È collegato strutturalmente al dodicesimo  perché si svolge in tutte e due un "panegirico" àesaltazione elogiativa di qualcuno àin onore dei due fondatori dei due ordini più importanti nel medioevo àS. Francesco e S. Domenico (francescanesimo e domenicanesimo) àS. Francesco elogiato da S. Tommaso d'Aquino (domenicano), S. Domenico elogiato da S. Bonaventura (francescano). Sia S. Tommaso che S. Bonaventura criticano la degenerazione dei loro ordini che si sono allontanati dai principi dei fondatori.

Questi due ordini erano visti da Dante in termini provvidenzialistici ài loro fondatori li avevano formati ispirati dal volere di Dio, perché la Chiesa in quel momento era in grave pericolo, era minacciata da:

1)      Nemici esterni àeretici (catari, patari,.) àper loro la Chiesa puntava solo al potere temporale

2)      Nemici interni àmali che gli eretici denunciavano àcorruzione, imbarbarimento, desiderio di potere

Dante non critica la Chiesa in sé àè un'istituzione che viene da Dio, come l'impero. Critica la loro corruzione. Dio ha mandato S. Francesco e S. Domenico a salvare la Chiesa. S. Francesco cercava di correggere la Chiesa dall'interno, togliere i nemici interni. I domenicani, più colti e più dotti, cercavano di eliminare gli eretici àl'Inquisizione era retta dai domenicani. Però anche questi due ordini, nel corso del tempo, avevano perso il fine per cui erano stati istituiti àcritica, non all'ordine in sé, ma alla sua modificazione. I francescani si erano addirittura divisi àspirituali (Ubertino da Casale àrestare fedele ai principi àrigidi) e conventuali (Matteo d'Acqua Sparta àallentamento della regola francescana). La Chiesa è per i conventuali, mentre gli spirituali venivano perseguitati. Dante aveva studiato in Santa Croce, dove c'era anche Ubertino da Casale àDante propende per gli spirituali àsono più vicini alla regola di S. Francesco (povertà.), anche se Dante non è così intransigente àla Chiesa non dove avere proprietà, ma può averne in prestito da far fruttare per aiutare i poveri.




Il canto è incentrato su S. Francesco àè una figura un po' particolare àDante non punta la sua attenzione sul S. Francesco dei miracoli, che parla agli animali, che guarisce gli ammalati, ma punta sulla scelta di S. Francesco (povertà) àè il secondo sposo della povertà, dopo Cristo àla povertà è vista in figura femminile, la prima moglie di Cristo, abbandonata da tutti dopo la morte di Cristo. S. Francesco la porta nel suo ordine àpovertà comunitaria. Dante crede che S. Francesco fosse un secondo Cristo àquando fonda il suo ordine è povero, come Cristo, e muore povero, come Cristo àsi fa posare sulla nuda terra, dopo aver ricevuto le stigmate. Però, nella sua povertà, è una figura reale, come Cristo ànon è dimesso, è umile, con i segni della nobiltà di Cristo che incarna.

Canto quindicesimo:

Cacciaguida dice a Dante perché ha fatto questo viaggio e che quando torna sulla terra dovrà essere il riformatore di una società in decadenza. Gli spiega perché ha incontrato determinate anime àDante diventa consapevole dei limiti e della grandezza dell'uomo. Cacciaguida è un trisavolo di Dante, forse illustre. Aveva fede nell'impero e nella Chiesa. Aveva combattuto con l'imperatore ed era morto durante una crociata in Terra Santa. Perché Dante ha scelto lui? Perché era un modello per Dante, avrebbe voluto somigliargli àè un'autobiografia ideale àCacciaguida racconta la storia della Firenze antica, in cui gli uomini vivevano in modo sobrio, pudico, semplice, le donne erano il centro del focolare domestico, si viveva in pace perché non era ancora scoppiata la sete del guadagno (non c'era ancora la borghesia). La Firenze del tempo di Dante è corrotta, divisa politicamente in diverse fazioni in lotta tra loro per avere un guadagno personale. La Firenze antica è la Firenze che Dante sogna per il futuro prossimo, anche grazie alla sua azione di riforma, se imperatore e papa tornassero ai loro compiti.

Siamo nel cielo di Marte àmorti per la Chiesa. All'inizio del canto si citano S. Paolo ed Enea (come nel canto secondo dell'Inferno). Perché c'è questo riferimento? Perché come Anchise aveva profetizzato ad Enea il suo destino di gloria, così Cacciaguida profetizza a Dante il suo destino di esilio, la sfortuna che incombe su di lui, le lotte che dovrà affrontare àCacciaguida anticipa a Dante la sua missione. C'è un parallelo tra Enea e Dante in una visione provvidenziale àEnea avrebbe costituito un impero, Dante avrebbe rinnovato la società.

Le anime del cielo di Marte formano una croce luminosa àè più forte tanto più le anime sono beate perché sono vicine a Dio.

Canto diciassettesimo:

Parte più importante dell'opera.

La Divina Commedia è scritta in esilio àesperienza fondamentale àla Divina Commedia è frutto dell'esilio àgrazie all'esilio si rende conto della corruzione della società, decadenza anche morale-religiosa. Si rende conto anche del cambiamento che deve avvenire, grazie al suo lavoro di poeta, non più di uomo politico, attraverso l'opera della Divina Commedia che mostrasse agli uomini ciò a cui andavano in contro se non cambiavano. Dante è convinto di poter contribuire al cambiamento. Questo emerge in questo canto àDante chiede a Cacciaguida notizie sulla sua vita futura àfinora c'erano state solo profezie oscure.

Ci sono alcuni mali portati dall'esilio:

-        Abbandonare tutti gli affetti

-        Dover mendicare il pane

-        Dante sarà esiliato con una compagnia malvagia che lo accuserà di tradimento

Dopo che Dante ha sentito queste parole ha un dubbio: come farà a raccontare tutto ciò che ha visto? Ha paura di farsi altri nemici. Però sa che se non dirà ciò che ha visto non contribuirà al rinnovamento della società, e non avrà neanche la fama. Cacciaguida gli dice che deve dire ciò che ha visto, perché non a caso gli sono state mostrate persone potenti, e deve lasciare chi è nel peccato, perché il suo viaggio è stato per un rinnovamento àcarattere provvidenziale àviaggio voluto da Dio.







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