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Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265

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Parafrasi del XXVI canto dell'Inferno
CANTO II
Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265. L’origine del suo casato viene fatta risalire al trisavolo Cacciaguida, che aveva sposato una donna della Pianura Padana (probabilmente di Ferrara), chiamata Alighiera.

La sua famiglia appartiene alla piccola nobiltà cittadina di parte guelfa, che trae dai traffici e dalle terre i suoi proventi. La madre muore giovanissima e il padre in seguito si risposa.

Nel 1285 Dante marita Gemma Donati (purtroppo non si sa niente dei suoi studi giovanili). In seguito combatte contro gli Aretini nella battaglia di Campaldino e durante la presa del castello pisano di Caprona.

Entra successivamente in contatto con gli intellettuali di Firenze (fra cui si ricordano il Cavalcanti e il Lati 515e48f ni); incomincia a comporre poesie d’amore, allacciandosi alla lirica cortese, ma giungendo a modificarla profondamente e a dar vita al movimento letterario dello Stilnovismo.

In seguito si cimenta nel genere comico, nelle canzoni di argomento morale e inizia ad accostarsi alle liriche ermetiche dei poeti provenzali, tentando di imitare il loro stile.

In questi anni entra nei suoi componimenti la figura di Beatrice (in particolare nella raccolta "Vita nuova"), donna che morirà nel 1290. Dante si dedica inoltre a studi teologici e filosofici, frequentando la scuola francescana di S. Croce e quella domenicana di S. Maria Novella.

E’ questo il periodo che verrà poi ricordato dal poeta come "gli anni di traviamento"; c’è chi parla di corruzione morale (rottura del patto d’amore spirituale con Beatrice) oppure di un "traviamento letterario": egli abbandona la poesia stilnovista per modi più aspri e realistici. Altri ancora preferiscono riferirsi ad una crisi ideologica/religiosa, in cui Dante si allontana dal Cristianesimo per avvicinarsi alle dottrine epicuree.

A partire dal 1295 incomincia il suo impegno nella vita politica di Firenze. Nello stesso anno vengono infatti mitigati gli ordinamenti di giustizia di Giano della Bella, che escludevano dalla vita politica magnati del governo; i nobili meno potenti potevano comunque ricoprire delle cariche, a patto di essere iscritti a una corporazione.

Per poter aver libero accesso alla politica, Dante si iscrive dunque alla corporazione dei medici e degli speziali: arriva così a far parte de "i 36 del capitano del popolo" e in seguito del "consiglio dei cento".

Il poeta decide di schierarsi dalla parte dei "guelfi bianchi", in netta opposizione con lo schieramento dei "guelfi neri". Egli vota contro le mire espansionistiche di papa Bonifacio VIII e quindi contro l’intervento in Toscana degli Angioini e del papato (sostenuti invece dai guelfi neri). In un primo momento i bianchi hanno la meglio e Corso Donati (a capo della fazione opposta) viene allontanato da Firenze.

Intorno al 1300 Dante viene incaricato di fare un’ambasceria al comune di San Geminiano, in modo da ottenere dei rappresentanti disposti ad affiancare i guelfi bianchi nella lotta aperta contro Bonifacio VIII. Sempre nello stesso anno, il poeta diventa uno dei sei priori di Firenze e, trovandosi a ricoprire due cariche (priore e membro del consiglio dei cento), sostiene ancora più fermamente la sua posizione di opposizione al papato.

Nel 1301 Firenze si trova ad essere minacciata dalle truppe di Carlo di Valois, inviate da Bonifacio VIII con il compito di mettere a posto la questione fiorentina. Dante viene dunque mandato, insieme ad altri due rappresentanti della città, come ambasciatore presso il Papa. Egli viene trattenuto a Roma per lungo tempo, mentre il 1 Novembre del 1301 Calro di Valois riesce ad entrare in Firenze ed insedia una nuova signoria interamente composta da guelfi neri.

Viene così iniziata una lunga serie di processi contro la fazione opposta, ormai esclusa dalla scena politica. Il 27 gennaio del 1302 lo stesso Dante viene condannato in contumacia, con l’accusa di baratteria e di appropriazione di fondi pubblici per sé e per contrastare la politica papale. La pena minima per tale capo d’imputazione è il pagamento di un’ammenda, due anni di confino e l’eterna esclusione da qualsiasi carica pubblica; questo a condizione che il reo si presenti al processo, tentando almeno di difendersi. In caso contrario è prevista la pena di morte.

Dante sceglie di non rientrare in Firenze, allo stesso modo di tutti gli altri condannati, scegliendo così l’esilio forzato. Unitosi agli altri guelfi bianchi, si accorge di come la città sia in mano a governanti che la privano della sua libertà di comune e inizia a prendere in considerazione una possibile alleanza con lo schieramento ghibellino.

Negli anni successivi tenta di entrare in Firenze con la forza, ma l’azione che vedeva congiunti guelfi bianchi e ghibellini fallisce miseramente. Dante lascia allora Forlì e si rifugia a Verona presso Bartolomeo della Scala; qui inizia la composizione di un’opera che tratta da vicino il "problema della lingua": "De vulgari eloquentia".

Cerca in seguito di ritornare in Toscana, sperando nell’azione del nuovo papa Benedetto XI e in un cambiamento di politica nella Firenze ormai lacerata dalle lotte. Tuttavia l’intemperanza dei bianchi sfocia nuovamente nella lotta armata: essi vengono nuovamente sconfitti nella battaglia della Lastra.

Dante, ormai deluso, decide di far parte a se stesso e lascia ogni tipo di fazione, mettendosi al di sopra delle parti. E’ in questo periodo che inizia a comporre il "Convivio" e forse anche la "Comedia".

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