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Tra il 1532 e il 1570 vengono usati due termini epica e romanzo

letteratura


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Tra il 1532 e il 1570 vengono usati due termini epica e romanzo per indicare il poema epico-cavalleresco (termine ottocentesco) o anche poema eroico o regolare. Sono termini antitetici, categorie antagoniste. All'origine c'è il successo straordinario dell'Orlando Furioso: era un coacervo di irregolarità 828h73i nel sistema chiuso dei generi classici; nascono così dibattiti sul rapporto tra regolarità e valore di un'opera letteraria (cioè un'opera non regolare può essere di valore?), questioni sulla scelta del pubblico ( a chi rivolgersi, ai dotti o a un pubblico più ampio, alla corte o alla borghesia mercantile?), quesiti sul fine di un'opera letteraria ( a istruire o a dare piacere?)

L'Orlando Furioso però finisce per diventare esso stesso un classico nel giro di due generazioni. In tutti questi dibattiti ritorna la parola "romanzo" in opposizione a "epica", la prima usata con disprezzo. G.B.Pigna circa alla metà del 500, alla corte ferrarese, si esprime a favore dell'Orlando dicendo che i classici non possono essere condizionati per un giudizio di valore. Nel loro carteggio Sperone Sperone, Bernardo Tasso, G.B.Gerardi Cinzio, Benedetto varchi, T. Tasso tutti usano il termine "romanzo" e "poema epico", anche se non corrisponde un uso univoco del termine, ma vi sono diverse caratterizzazioni. Infatti la figura del narratore rimane in primo piano e ha una forte personalità nel romanzo, mentre nell'epica il narratore non fa da mediatore e cerca la mimesis. Nel Furioso il narratore dialoga alla fine dei canti, rimandando ad un passato di narrazione orale dei cantimbanchi. Il carattere di finzione del racconto è sempre presente (al contrario della mimesis), narratore e lettore sanno che ciò che si racconta è finto. Il modello epico è ben diverso: il racconto dovrebbe apparire non raccontato, il poeta deve scomparire o almeno credere a ciò che racconta.



Altra opposizione tra romanzo ed epica è data dai valori narrativi: quelli del romanzo sono meraviglia, novità, suspance, colpi di scena; quelli dell'epica sono adempimento-compimento di un destino, della volontà degli dei, di una promessa, e l'allegoria(racconto come media dei contenuti utili). Sul piano narrativo l'opposizione è tra la varietà del romanzo e l'unità epica: il romanzo mette in scena molte avventure e molti personaggi e storie diverse tra loro in una fusione armonica di elementi diversi. Spesso non ha un inizio e una fine, ma una struttura aperta (es. nel Furioso abbiamo solo il finale di una storia, mentre altre vengono lasciate sospese) L'epos invece ricerca l'unità secondo la poetica di Aristotele e la Lettera ai Pisoni di Orazio, riviste anche dai neoplatonici nel'500. Secondo alcuni critici è sufficiente l'unità di luogo, secondo altri ci vuole la netta distinzione tra la storia del protagonista e quelle dei personaggi minori, secondo altri è l'azione che deve essere unitaria. Cercano cioè una gerarchia tra azioni, storie e personaggi che nel romanzo non c'è (è tutto un episodi). Anche i temi sono in opposizione: il romanzo racconta cose false, l'epos ha un fondamento di verità.




L'eroismo cavalleresco individualistico (prepotenza, orgoglio, vendetta) e l'amore come premio dell'eroismo cavalleresco vengono criticate come tematiche dai poeti "regolari".

Nella pratica vi è un compromesso tra Aristotele e Ariosto, perché gli autori devono tenere conto dei gusti del pubblico, cortigiani e accademici, ma anche borghesia mercantile. Es. l'Avarchide di Luigi Alamanni (1548) è la storia di una città assediata simile all'Iliade, ma con personaggi del romanzo cortese (Tristano e Artù); Bernardo Tasso estrae l'Amadigi da un filone romanzesco, scegliendo un personaggio protagonista, poi però ci ripensa e sceglie per la varietà dell'intreccio, ma con un finale unitario; T.Tasso nel Rinaldo recupera la storia dai cantari ma di concentra solo sul personaggio protagonista: intorno alla metà del 500 però c'è un calo di gradimento di queste opere.







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