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Neoralismo tra cinema e letteratura - La questione del Neoralismo

letteratura


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Neoralismo tra cinema e letteratura

Che cosa indica il termine "Neoralismo", e che fenomeni culturali indentifica esattamente?

Prima di tutto va detto che la parola nacque già in epoca fascista come calco di una voce tedesca che designava un movimento degli anni venti, antiespressionista e quidato da finalità di dura denuncia e nuda descrizione delle tragiche condizioni post belliche.

Ma è più significativo che di "Neorealismo" si parlò con maggiore puntalità in ambito cinematografico, nel 1942, approposito di un film di Luchino Visconti, ossessione, mettendone in luce le grandi novità espressive, l'aderenza a moduli descrittivi realisti, l'abbandono del calligrafismo imperante e l'ideologia progressista.

In campo cinematografico il Neoralismo produce in quegli anni un serie di capolavori, tutti imperniati "intorno a un'unica necessità: i contatti con la realtà, del Paese", come scrisse Cesare Zavattini, letterato, soggettista e sceneggiatore, che fu tra i protagonisti del rinnovamento cinematografico, aggiungendo che "la storicità del presente si manifestava in una tale forma potente che non si poteva non parteciparvi".

Dunque è una specie di "necessità" storico-ideologic 343d36d a che secondo la testimonianza di Zavattini stimola gli artisti a legarsi tenacemente all'attualità e a trasporla in immagini con forte carica di rinuncia sociale e con tecniche e modalità innovative: attori presi dalla strada, attenzione alla cronaca della guerra e dell'immediato dopo guerra registrazione fedele del quotidiano, aderenza al "crudo documento, al diretto linguaggio delle cose" (così scrive più tardi Luchino Visconti).



Le opere più celebri dopo Ossessione sono: Roma città aperta (1945) e Paesà (1946) di Roberto Rossellini; Sciuscia (1946) e Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica.

La questione del Neoralismo

Neoralismo significa molto in generale nella scrittura un approccio nuovo (cioè: concreto, attentissimo alla registrazione del reale e carico almeno implicitamente di interesse ideologico, sociale e politico) verso la drammatica situazione bellica nelle sue varie forme e i pesanti problemi del dopoguerra.

La resistenza avviata nel 1943, è fenomeno socio-politico che coinvolge attivamente molti nostri intellettuali e li spinge a darne testimonianza scritta (per cui esiste appunto, come vedremo, un ricco filone di letteratura resistenziale e partiggiana); mentre dopo il 1948, di fronte alla delusione politica anche la letteratura della sinistra conosce un conseguente riflusso e ripiegamento.

Osserviamo subito che la produzione connessa alla guerra e alla Resistenza (ma anche ai tragici episodi di reclusione in campi di concentramento) si esprime in due livelli:

  • a) la scrittura di cronaca e documento, priva di ambizioni letterarie e tesa solo a descrivere e riprodurre fedelmente le varie esperienze di guerra e di lotta armata;
  • b) la scrittura letteraria che partendo dallo stesso dato reale ne rappresenta comunque una resa diversa soggettiva, artisticamente orientata.

La rappresentazione neorealistica dei fatti

Per quanto riguarda il livello a di memorialistica e cronachistica, prima di tutto ricordiamo le lettere, scrittura privata al massimo destinata in partenza soltanto a famigliari e amici.

Sono preziose in particolare due raccolte, dove documenti colti si mescolano senza distinzione, in un insieme di toccante intensità a quelli di uomini comuni, spesso illetterati: Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana(1943-45 (Enaudi, Torino 1952); e e lettere di condannati a morte della Resistenza europea (ibidem, 1954 con prefazione di Thomas Mann).

Se la lettera rappresenta il massimo dell'adesione alla verit&agrav; molti sono i testi partigiani che si tengono attaccati al documento, alla rappresentazione realistica priva di ogni lusinga letteraria, obbediente soltanto ai fatti vissuti in prima persona.

Semplici partigiani spesso di estrazione borghese o piccolo borghese o ex-comandanti di formazioni partigiani sentono l'urgente bisogno raccontare, di comunicare per iscritto la loro intensa e spesso drammatica esperienza.

I loro testi per lo più coincisi e secchi uscirono in giornali partigiani clandestini numerosissimi e di breve vita, o sulle pagine dell'"Unità" - cui collaborarono sia letterati di area comunista come Elio Vittorini, Cesare pavese, Italo Calvino , sia anche combattenti anonimi e oscuri.

Mentre nel livello b) il disorso si fa più complesso e intricato poichè non è davvero facile definire univocamente il "Neoralismo" nella sua accezione letteraria.

Cominciamo tuttavia, per uscire dal generico a elencare alcuni testi-chiave, in ordine all'incirca cronologico: Cesare Pavese Il compagno 1946 - La casa in collina (1949: il dramma della non partecipazione alla resistenza); Italo Calvino Il sentiero dei nidi di ragno (1947) e i racconti ultimo viene il corvo (1949); Primo Levi Se questo è un uomo (1947 sui lager nazisti) La Tregua. Beppe Fenoglio, i 23 giorni della città di Alba (1952).

I giovani scrittori italiani, secondo Calvino, furono provocati dalla guerra a cercare nuovi motivi e nuove forme di espressione: maestri di questa generazione sarebbero Pavese e Vittorini, interpreti entrambi del diverso frangente storico.

Calvino depreca l'assenza di una nostra letteratura Nazionale-Popolare e spera nella sua moderna formazione proprio attraverso la solida spinta unitaria e collettiva dei recenti fatti storico-sociali.

Il tema della partecipazione politica

Nei romanzi Il carcere, il compagno, la casa in collina di immancabili temi di fondo della solitudine e dell'incomunicabilità assumono anche una connotazione politica, legandosi variamente e con soluzioni dissimili alla problematica dell'antifascismo e della Resisteza.

La casa in collina, che tuttavia imposta una analisi politico-sociale e personale molto più e spregiudicata sul problema sociale, per l'autore e per gli altri intellettuali contemporanei, dell'incapacità nella lotta politica.

La casa in collina nasce dall'esperienza personale, i dramma interiore dell'intellettuale di fronte alla Resistenza, che per lui è una scelta mancata.

Letterati e società dal dopoguerra agli anni sessanta

La Resistenza costituisce per gli intellettuali italiani un importante momento di aggregazione e unità - che provvisoriamente copre le pur notevoli divergenze interne - e dà vita a una letteratura "nuova" sia per le tematiche sia per i modi espressivi: realismo referenziale e sobrio, e soprattutto volontà di costruire un racconto il più possibile "oggettivo", "corale" e "anonimo", che - come spiegherà Italo Calvino - andava a cercare i suoi antenati nel verismo ( I Malavoglia di Verga) e in testi contemporanei di colore <<barbarico>>.

La produzione letteraria tende al polo del documento, della cronaca, ed è sorretta soprattutto da una urgente volontà di comunicare, sollecita com'è da una esperienza storica accomunante di cui si avverte tutta l'eccezionalità.

La Resistenza produce in sostanza una scrittura di suggestivo slancio e di grande ricchezza, articolata su due livelli:
il documento diretto della lotta partigiana ad opera di combattenti;
il racconto o romanzo letterario, questo molto più difficile da definire compattamente, ma dominato da una tensione di scrittura collettiva epica e corale, nonchè sorretto dalla speranza di creare finalmente un legame vitale tra letteratura e società.

Sul nostro "neorealismo" pesava anche l'influsso antiprovinciale della recente scoperta della letteratura americana, democratica e civile (soprattutto a opera di Pavese e Vittorini già dagli anni trenta con traduzioni e saggi). Di "frammentaria epopea " ha parlato felicemente Calvino, sottolineando così un carattere chiave del Neorealismo(il gusto epico), e insieme la discontinuità e il destino di precoce estinzione.



NEORALISMO
Una comune posizione politica

I massimi esponeni di questa nuova letteratura hanno un fattore che li accomuna. Questo è rappresentato essenzialmente dall'impatto con un fase storica, la guerra e la guerrra civile con la quale tutti si misurano.

Tutti compiono la stessa scelta, l'antifascismo, pur con posizione personali differenziate: la militanza comunista per Vittorini e Calvino (Pavese si iscriverà al PCI per brevissimo tempo solo nel dopoguerra); l'adesione al movimento"Giustizia e libertà" per Primo Levi e Fenoglio.

Tutti e quattro combattono nelle file della Resistenza. Unico appartato in sofferta inattività è Pavese, che vive con profondo disagio la propria incapacità di compiere la scelta della militanza resistenziale, scelta nella quale non sa credere senza riserve, e di cui d'altra parte avverte la necessità. Sul terreno più specificamente letterario, ciascuno di questi scrittori offre un fondamentale e originale contributo alla cosiddetta "letteratura della Resistenza".Per i più anziani Vittorini e Pavese, attivi già dagli anni trenta , si tratta di una fase rilevantissima di passaggio;per i più giovani Levi, Fenoglio e Calvino è il punto di partenza.

Letteratura ed esperienza bellica

nella primavera del 1945, a guerra appena finita, Vittorini pubblica con successo Uomini e no; nel 1946 esce Il compagno di Pavese; nel 1947 Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino e Se questo è un uomo di Primo Levi; nel 1948 La casa in collina ancora di Pavese; solo nel 1952, con un ritardo dovuto a ragioni editoriali, il volume di racconti I ventitre giorni della città di Alba, metà dei quali ispirati alla guerra civile, di Fenoglio.

Il clima politico-sociale, ancor prima che culturale e letterario, in cui questi testi sono nati, è nitidamente rievocato da Calvino nella prefazione a una diedizione del Sentiro dei nidi di ragno(1964):"L'esplosione letteraria di quegli anni in Italia fu, prima che un fatto d'arte, un fatto fisiologico, esistenziale, collettivo.

L'essere usciti da un'esperienza guerra, guerra civile che non aveva risparmiato nessuno, stabiliva un'immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico: si era faccia a faccia, alla pari, carichi di storie da raccontare, ognuno aveva avuto la sua , ognuno aveva vissuto vite irregolari drammatiche avventurose".

Se in questi anni si è sviluppato rigogliosamente un filo di memorie , testimonianze, diari, che alimenta il Neorealismo, diverso è naturalmente il punto di vista degli scrittori veri, ben consapevoli che 2le storie che si raccontavano erano materiale grezzo" (Calvino) da rielaborare :"Mai si videro formalisti così accaniti -scrive ancora Calvino- come quei contenutisti che eravamo, mai lirici così effusivi come quegli oggettivi che passavano per essere".

NEORALISMO
Levi e la formula del "racconto commentato"

Quete considerazioni valgono anche per Primo Levi, il più fedele del gruppo a un aconcezione della letteratura come documento e testimonianza, ma anche, nel contempo riconsiderazione a posteriori delle esperienze vissute e atto d'accusa.Se questo è un uomo è infatti un'opera di tipo memoriale -saggistico che, pur attenendosi scrupolosamente ai dati storici, fa della memoria uno strumento di denuncia e di riflessione.

Benchè dettato dai ricordi brucianti di un'esperienza ai limiti dell'umana immaginazione, il testo è tutt'altro che nuda esposizione di fatti, è anzi ferreamente dominato da uno sforzo di analizzare, capire e far capire quanto è avvenuto nei Lagar Nazisti, sforzo che a livello stilistico si risolve in una prosa esattissima e trasparente.

Come Levi sceglie la formula del racconto-commentato, la più congeniale alla propria indole analitica e scientifica, così ciascun altro narratore interpreta ed esprime il tema resistenziale secondo il suo personale sentire e le sue modalità di stile.

Pavese e il dolore di una resistenza mancata

Da un ottimismo che nasce da un atto di volontà e quindi un pò forzato discende Il compagno dove Pavese disegna un personaggio politicamente impegnato-quello del giovane operaio Pablo-, che per certi versi anticipa il successivo Metello di Vasco Pretolini.

Con ben più intensa partecipazione Pavese scriverà poco dopo l'autobiografico La casa in collina , il romanzo della Resistenza mancata, descrivendo con sobria efficacia il dolore lacerante per la propria inettitudine a combattere.

La spavalda allegria di Calvino

Il sentiero dei nidi di ragno, opera prima del giovanissimo Calvino, nasce invece come buona parte dei suoi successivi racconti, sotto il segno di una spavalda allegria , per usare una definizione dell'autore stesso.

Nel travestimento fiabesco-avventurosodella realtà il romanzo rivela già un fondamentale tratto distintivo della narrativa calviniana, mentre dalla scelta provocatoria di mettere in scena non i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, traspare il disincanto razionalismo dell'autore, che scrive a pelo ritto, aunghie sfoderate contro l'incombere di una nuova retorica, ma anche contro la rispettabilità benpensante imbelle e opportunista.

La vera Resistenza di Fenoglio

È proprio Calvino a riconoscere che il vero, il grande scrittore della Resistenza è Beppe Fenoglio:"Fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevano sognato . Il libro che la nostra generazione voleva fare adesso c'è e solo ora, grazie a Beppe Fenoglio, possimo dire che una stagione è compiuta".

In Una questione privata,uscito postumo nel 1963 , Calvino rintraccia dunque "la Resistenza proprio com'era , di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta e con tutti i valori morali tanto più forti tanto più impliciti, e la commozione e la furia".Alla lotta partigiana Fenoglio dedica d'altronde buona parte dela sua opera letteraria utilizzando una gamma di toni che variano dal grottesco al tragico, e senza mai diventarne il celebratore.



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