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Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

letteratura


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                     Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Narciso e Boccadoro, il cui titolo originale è "Narziss und Goldmund", è stato pubblicato nel 1930 in Germania e venne poi pubblicato in lingua italiana nel 1933 a Milano dalla Mondadori.

Il romanzo fa riferimento al Medioevo monastico e molti sono gli elementi che, nel corso della vicenda, fanno facilmente comprendere l'epoca di riferimento; in particolar modo ci si riferisce ai modi di vivere dei monaci del convento di Mariabronn,in Germania, e alla peste che nel Medioevo provocò la morte di moltissime persone.

I protagonisti della vicenda sono Narciso, un giovane novizio del convento di Mariabronn e Boccadoro, un giovane ragazzo affidato ai monaci del convento per la sua istruzione. Nonostante all'inizio del romanzo i due personaggi sembrano essere del tutto identici per comportamento e ideologia, nel corso della storia  si avrà un vero e proprio viaggio di formazione del giovane Boccadoro. Boccadoro è inizialmente un ragazzo ingenuo  che segue solo le volontà del padre, come quella di rimanere a Mariabronn e consacrare la sua vita a Dio; compito di Narciso, ragazzo poco più grande di Boccadoro e con doti e cultura straordinarie, è qu 444g64e ello di destarlo e fargli comprendere che la sola strada che deve seguire è quella del  cuore e che deve ricordare il passato e in particolar modo la madre. Infatti la figura materna era sempre stata presentata a Boccadoro come una donna selvaggia e vagabonda, che lo aveva abbandonato quando era ancora molto piccolo ed il padre aveva coltivato in Boccadoro la convinzione che egli dovesse dedicare la sua vita a Dio per espiare le colpe materne. Da quel momento tornano vivi i ricordi di sua madre e numerosi sogni hanno lei come protagonista. Un giorno Boccadoro ricevette l'incarico di recarsi nel bosco per raccogliere delle erbe particolari su richiesta dell'abate del convento e da questo momento trova inizio il suo viaggio di formazione: incontrò una bella contadina di nome Lisa che gli fece conoscere per la prima volta il mondo delle donne e capì immediatamente che il suo posto non era più al convento ma per il mondo, vagabondando in vari posti, e se ciò accadeva era perché una voce lo chiamava.Nel corso del suo vagabondare Boccadoro conobbe molte donne e questo lo portò a pensare che ognuna di loro gli aveva lasciato qualcosa da ricordare sempre. Dopo due anni di vita nomade, Boccadoro giunse al castello di un cavaliere e ottenne subito ospitalità in cambio di un aiuto nella scrittura di lettere in latino, materia nella quale eccelleva al convento di Mariabronn. Il cavaliere aveva due bellissime figlie, Giulia e Lidia, dalle quali il giovane riesce ad avere un amore sincero, soprattutto da Lidia che per il suo bene e per quello dell'amato prega Dio affinché possa far tornare Boccadoro al convento, dove sarà maggiormente al sicuro, perché il cavaliere pretende per le figlie degli spasimanti all'altezza della loro nobiltà. Una notte il cavaliere scoprì Lidia nella stanza di Boccadoro e fu così che il giovane dovette lasciare il castello per tornare alla sua vita di vagabondo con due monete regalategli dal cavaliere prima di lasciare il castello con il patto di non ripresentarsi mai più al castello pena la morte. Durante questo nuovo viaggio per la Germania Boccadoro incontra Vittore, vecchio compagno di convento divenuto vagabondo anche lui e col quale inizia una nuova marcia verso una meta sconosciuta; ma il loro cammino insieme ha breve durata perché una notte Boccadoro sorprese il compagno mentre stava rubando le sue due monete e scoppiò immediatamente una lite che sfociò nell'uccisione di Vittore da parte del giovane. Proseguendo il suo cammino Boccadoro giunse ad un convento dove vide una statua della Madonna che lo colpì profondamente tanto da voler complimentarsi con  l'artista che l'aveva realizzata,un tale Maestro Nicola. Arrivò alla casa di Maestro Nicola e senza pensarci gli chiese di poter diventare suo scolaro e imparare l'arte. Così una nuova passione si accese nell'animo del giovane: l'arte gli donava nuove speranze e nuovi sentimenti. Il Maestro si stupì della bravura del ragazzo che cominciò a realizzare una piccola statua in legno, il san Giovanni, che aveva fattezze identiche a quelle di Narciso. Ma il desiderio più grande di Boccadoro era di rappresentare Madre Natura ed è per questo che il Maestro chiese a Boccadoro di rimanere con lui in qualità di assistente, ma egli sapeva che il suo viaggio non era ancora terminato e per poter rappresentare la Madre Natura doveva completarlo. E nuovamente lasciò un posto stabile per continuare il suo percorso; questa volta incontrò un nuovo compagno, Roberto, molto diverso da quel Vittore che aveva ucciso. Un giorno i due giunsero in un paese dove vennero cacciati dai contadini del luogo per paura che potessero aver contratto la peste che già da molto tempo si era diffusa a insaputa dei due uomini; Boccadoro entrò comunque in una capanna silenziosa, dove cinque morti appestati giacevano per terra. Questo spettacolo raccapricciante segnò profondamente Boccadoro che tornò dal compagno con uno sguardo triste e riflessivo;Roberto come prima cosa si preoccupò di verificare se il compagno avesse preso la peste e nonostante non l'avesse contratta,era deciso ad andarsene per paura del contagio ma Boccadoro riuscì a trattenerlo dicendogli che ognuno aveva bisogno dell'altro, soprattutto in momenti come questi. Entrambi entrarono nella città e incontrarono una graziosa fanciulla che camminava in mezzo a quella <<città di morti>>: Boccadoro convinse la ragazza di nome Lena a seguirli nel loro cammino, perché in fondo erano ancora giovani e sani e la vita davanti a loro ancora lunga. I tre vagabondi riuscirono a costruirsi una capanna nel bosco ma poco dopo Lena si ammalò di peste e Roberto, per paura del contagio, lasciò la capanna e il compagno definitivamente;alla morte di Lena, Boccadoro lasciò la capanna e proseguì il suo cammino finché non incontrò una giovane ebrea, Rebecca, disperata per la morte di tutta la sua famiglia, bruciata dagli abitanti del luogo perché ritenuta, insieme alle altre famiglie ebree, responsabile della diffusione della peste. Nonostante le buone intenzioni di Boccadoro, la fanciulla non volle l'aiuto del giovane, che si avviò nuovamente da solo per la sua strada, che questa volta lo avrebbe riportato all'officina di Maestro Nicola. Venne però a sapere che era morto di peste a causa di sua figlia Elisabetta, poiché l'aveva curata fino a logorarsi e così Boccadoro comprese che era giunto il momento di ripartire. Poco tempo dopo la sua partenza fu costretto a fermarsi nuovamente, avendo visto una bellissima donna su un cavallo che destò subito il suo solito interesse per le donne:purtroppo questa era l'amante del governatore e Boccadoro venne ben presto scoperto e condannato a impiccagione, ma come ultima concessione Boccadoro ebbe quella di poter essere confessato da un abate e con sua grande sorpresa scoprì che l'incarico era toccato a Narciso, ora divenuto abate del convento di Mariabronn e che era riuscito ad ottenere una grazia per il suo amico. Narciso gli promise ospitalità al convento e l'allestimento di un'officina per esercitare la sua arte e qualora avesse voluto riprendere la vita vagabonda, Narciso non lo avrebbe costretto a rimanere. Nel convento Boccadoro si trovava bene e voleva perfino diventare un frate laico ma comprese ancora una volta che la sua vita era fuori, in giro per il mondo e abbandonò di nuovo il convento. Narciso provava una grande nostalgia per il suo amico, e durante la sua assenza rifletté molto sulle loro differenti vite: dopotutto la vita di Boccadoro non era stata peggiore della sua, sicuramente più tumultuosa ma anche più bella della sua, che invece era caratterizzata dalla tranquillità che le mura del convento offrono. Dopo quasi un anno tornò Boccadoro, un uomo oramai del tutto diverso: aveva un volto spento, camminava a stento ed era molto malato ma in quel volto vi era qualcosa che il bel Boccadoro di un tempo non aveva  mai avuto, cioè un tratto di equilibrio interiore. La morte di Boccadoro era ormai vicina ed egli era contento, poiché sapeva che sua madre l'avrebbe ricondotto nel nulla e nell'innocenza e sapeva che l'aveva ritrovata nel corso del suo vagabondaggio in ogni donna che aveva incontrata. Le ultime parole che pronunciò furono dirette a Narciso: <<come vuoi morire un giorno se non hai una madre?senza madre non si può amare e non si può morire>>.Queste parole rimasero sempre impresse nella mente dell'abate.



 Il linguaggio utilizzato da Hesse non è di difficile comprensione e spesso compaiono parole latine e anche una preghiera rivolta alla Madonna in latino. I periodi sono molto ampi e i dialoghi frequenti e brevi, tranne nell'ultimo capitolo, dove i dialoghi sono pochi ma molto ampi. Le descrizione paesaggistiche sono molto articolate e sono molto utili per la comprensione dei diversi luoghi che Boccadoro si trova a raggiungere durante il suo cammino.

Leggendo il romanzo si possono riscontrare diverse tematiche :sicuramente la principale è quella riguardante la necessità di seguire i nostri interessi senza essere condizionati dagli altri, perché spesso le scelte che gli altri ci vogliono imporre si rivelano sbagliate per noi. Anche il bisogno di avere una figura materna è molto importante perché una madre meglio di chiunque altro può guidare il figlio nelle scelte migliori.




Ho notato un'analogia con "I Promessi Sposi" per quanto riguarda la peste:si cercava di trovare un capro espiatorio sia nel Medioevo sia nel 1600 e la paura di contrarre il contagio era sempre grande. Anche in questo caso un fornaio,così come il fornaio fa con Renzo, da il pane a Boccadoro attraverso una fessura e spinge fuori un infornapane affinché il ragazzo possa mettervi i soldi.

La lettura di questo testo è stata piacevole perché a mio parere porta a riflettere su diversi problemi, come quello di seguire ciò che qualcuno ti impone solo per essere accettato, e Boccadoro, grazie all'aiuto di Narciso, è riuscito ad evitare che l' imposizione del padre lo rendesse infelice.







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