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Le confessioni di un italiano - Marco Utzeri - La vita

letteratura


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INTRODUZIONE
La figura dell`Innominato
La figura dell`Innominato
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LETTERATURA E COMUNICAZIONE
IL VIAGGIATORE INCANTATO, LESKOV
FOSCOLO
In morte del fratello Giovanni
Giovanni Verga

                             Ippolito Nievo

                           Le confessioni

              di un italiano

                                                                                                           Marco Utzeri

La vita

Ippolito Nievo nacque il 30 novembre del 1831 a Padova dal mantovano Antonio Nievo,un magistrato di famiglia aristocratica che professava idee liberali,e da Adele Marin.

Nel 1837 la famiglia si trasferì a Udine,dopo che Antonio Nievo ricoprì a Soave per cinque anni la carica di pretore.

Nel frattempo nacquero altri due figli:Ippolito Luigi,che morì a due anni,e Carlo e più tardi nacquero anche Elisa e Alessandro. 



Ippolito andò a studiare a Verona come convittore del locale Seminario,al cui Ginnasio accede all'età di dodici anni, in anticipo sui tempi.Finito il Ginnasio raggiunge la famiglia che si era trasferita a Mantova,e qui si iscrisse al liceo. Proseguirà il liceo nel 1848 a Cremona. Il trasferimento fu legato all'insuccesso del tentativo insurrezionale di Mantova e all'amicizia con Attilio Magri, che lo affiancava nel cambiamento di sede e questo ultimo gli fece conoscere Matilde Ferrari.Nel fervore della giovinezza, abbracciò la causa nazionale aderendo agli ideali democra 818d35i tici di Mazzini e di Cattaneo. Nel 1849 soggiornò in Toscana dove divenne amico di Andrea Cassa e rimase affascinato dal radicalismo del Guerrazzi.Nel 1851 finì il liceo e si iscrisse a Pavia nella facoltà di legge. Dopo un  anno di intensa  comunicazione epistolare con Matilde Ferrari,interrupe la relazione e,sulla scia di questa sua relazione sentimentale fallita, scrisse "l'Antiafrodisiaco per l'amor platonico".

Esordì come pubblicista su"La sferza" di Brescia con un articolo contro l'antisemitismo.La famiglia nel frattempo si trasferì a Udine e Ippolito continuò gli studi a Padova,ma trascorse la maggior parte del tempo in Friuli,terra che predilige.Nel1853 muore l'amato nonno materno,che in parte gli ispirò la figura del protagonista delle Confessioni. Alla fine del 1854 pubblicò a Udine i Versi,un volume ispirato alla politica di Giuseppe Giusti.Un secondo volume uscì l'anno successivo.In questo periodo nacque l'amicizia con il poeta patriota Arnoldo Fusinato.Nel 1855 pubblicò,su "La Lucciola" di Mantova,la prima delle novelle di ispirazione campagnola:La nostra famiglia di campagna.La seconda novella,La Santa di Arra,apparì su "Il Caffè" di Milano.Il 22 novembre conseguì la laurea.

Mentre pensò e attese alla stesura della Confessioni di un italiano,che terminò nel 1858,scrisse varie novelle (La Pazza del Segrino,il Varmo,il conte pecoraio,il milione del bifolco),pagine diaristiche(Le maghe di Grado),liriche(le lucciole),un 'romanzetto satirico che è rimasto incompiuto(il barone di Nicastro),una commedia(le invasioni moderne), due tragedie(i Capuani e Spartaco),e fece varie traduzioni. L'opera più significativa resta il romanzo Angelo di bontà,concluso nel 1856 e poi a lungo rimaneggiato. Nei vari viaggi,correlati alla necessità di seguire la pubblicazione dei suoi lavori,che si susseguono con ritmo febbrile, frequentò a Milano la casa di Carlo Gobio e si innamorò di sua moglie Beatrice Melzi.

Nel 1859 entrò nel corpo dei cacciatori delle Alpi di Garibaldi,con cui compì la campagna militare. Intanto attese alla composizione degli Amori garibaldini,in versi.

Dopo l'armistizio di Villafranca soggiornò a Sondrio e a Fossano di Rodigo,nel mantovano. Alla fine dell'anno fu pronto il saggio Venezia e la libertà d'Italia e stese(in vista di un più ampio saggio sulle condizioni politiche e sociali del volgo rurale della nuova Italia) il cosiddetto Frammento sulla rivoluzione nazionale.

Partecipò alla spedizione dei Mille e ne difese l'operato per iscritto rispetto a critiche sollevate sull'aspetto amministrativo dell'impresa. Quando venne sciolto il commando generale del corpo dei volontari si trovò a Napoli con i garibaldini. Da qui partì per Palermo con l'incarico di espletare cariche in sospeso. Il 4 marzo del 1861 lasciò la Sicilia con il piroscafo Ercole, ma morì con tutti i passeggeri nel naufragio della nave,abbattuta da una tempesta.

Riassunto

 

Teatro dei primi avvenimenti è il castello di Fratta,una costruzione situata nei pressi di Porto Gruaro,tra il Lemene e il Tagliamento. L'edificio è ricoperto da una fitta coltre di edera che disegna arabeschi e festoni,è circondato da un fossato,arricchito da cortili e da vasti porticati. Inoltre trova collocazione una cappella dotata di un campanile.

All'interno del castello,Carlino Altovitti,il protagonista preferisce soggiornare soprattutto in cucina,un ambiente spazioso,ricco di mobilia ma buio a causa del gorgoglio delle pentole e del fumo che esse emanano. La sera,tuttavia diventa un ambiente gradevole e luminoso perché arriva la cuoca che riaccende i tizzoni spenti e si anima degli abitanti del villaggio.

Il signor conte di Fratta è un uomo oltre i settanta anni,porta la parrucca e veste con un abito che scende fino ai piedi,la stessa indossata anche dai magistrati e dai nobili. Egli ha un carattere autoritario e militaresco,nella gestione della proprietà è sempre affiancato dal cancelliere che segue il conte come un'ombra approvando e assecondando ogni suo volere. Un altro ospite del castello è monsignor Orlando,fratello del conte,un uomo rotondo,che divide il suo tempo saggiamente fra il breviario e la buona tavola.Troviamo inoltre tra i personaggi,il capitano Sandracca,che guida con alterigia una indolente truppa di contadini destinata alla difesa del castello.

 Nel castello vi è anche Martino,un vecchio cameriere del padre del conte,egli è un grande amico del piccolo Carlino e coprendogli spesso le marachelle gli impedisce di cacciarsi nei guai. Il cavallante Marchetto è un altro grande amico di Carlino,ma ci sono anche il piovano di Tellio,maestro di dottrina e di calligrafia e il cappellano di Fratta un uomo inquieto e timoroso dell'autorità.

Tra i frequentatori del castello vi sono anche signorotti e castellani come per esempio Giulio Del Ponte,che si vanta di essere un grande poeta,Lucilio Vianello,giovane pallido e taciturno e il cavaliere Partistagno,figura ardita e robusta,perennemente in lite con Vianello.

L'andamento della casa è prerogativa della contessa,una Navagero di Venezia,nobildonna arcigna e di poche parole. La nobildonna,che ama indossare una cuffietta di pizzo bianco,ha due figlie,Clara e Pisana. La prima trascorre la maggior parte del tempo a occuparsi della nonna inferma,è una fanciulla dolcissima,semplice e modesta;invece Pisana,la più piccola della famiglia,una bambina dagli occhi castani e dai capelli lunghi,ha un carattere capriccioso ed imprevedibile che avrà molta importanza nella vita di Carlino.

Carlino era figlio della sorella della contessa e di un nobile di Torcello, lasciato dalla moglie a Smirne,poco prima di morire la madre lo aveva affidato alla contessa la quale anzi che prendere una balia ,assegnò il bambino alle cure di Martino e di Mastro Germano,portinaio del castello.

Carlino trascorre il suo tempo con alcuni fanciulli del vicinato e con la cugina Pisana che allora aveva circa otto anni;quest'ultima era stata affidata alle cure di Veronica moglie di capitan Sandracca e il suo compito era quello di farle da maestra. Tra le amicizie di Carlino occupa un posto rilevante anche Faustina,destinata come la sorella a trasferirsi in convento dai dieci ai venti anni. Ma la maggior parte del tempo, il protagonista lo trascorre con la cugina Pisana che lo ammira perché l'ascolta e la stima.

 Mentre nel castello il tempo trascorre lentamente per Carlino le giornate sono scandite dalle lezioni di Piovano,dal pranzo in cucina con i camerieri e dalla compagnia dell'affezionata cugina. La regola infatti, vieta che Pisana possa pranzare con i suoi familiari in quanto non ha ancora frequentato il convento.

Tuttavia all'ora della messa tutta la famiglia,compresa la servitù,si riunisce nei banchi,a loro destinati,e tutti insieme escono dalla chiesa solo quando il conte,dopo un rapido segno di croce,si alza dal suo genuflessorio.

Dopo il riposo pomeridiano il conte,accompagnato dal fedele cancelliere,si reca a fare la solita passeggiata e nei pressi di un ponticello incontra la contessa al rientro della passeggiata pomeridiana. La contessina Clara,una ragazza buona d'animo e disponibile con tutti,dormiva vicino alla camera della nonna. La sua stanza era composta da pochi ornamenti ma lei si rifuggiava volentieri per leggere i libri e viaggiare con la fantasia. Clara all'età di diciannove anni era diventata molto bella al punto che un giovane che frequentava il castello,chiamato Partistagno,provava molta simpatia per lei,non corrisposta. Un altro frequentatore del castello è un amico di Partistagno,Lucillo,figlio del medico di Fossalta;il giovane è tenuto d'occhio dagli inquisitori della Serenissima poiché il suo comportamento desta sospetti. Egli visita ogni giorno la nonna e Clara e pian piano tra i due giovani nasce l'amore,anche se il signor conte e la signora contessa,troppo indaffarati a causa delle loro ricchezze,non si accorgono di nulla.

Carlino trascorreva molto tempo in cucina,qui spesso gli venivano affidati dei compiti ingrati come per esempio quello di girare il manico del girarrosto,fino alla perfetta cottura delle vittime. Purtroppo di quell'arrosto composto da uccelletti e da pollastre a lui non sarebbe toccato nulla,se non leccare le ossa.

Quando si allontanava dal castello Carlino era solito recarsi in un luogo situato vicino ad un ruscelletto che,scorrendo verso la pianura,veniva rinfrescato da pioppi ombrosi,li trovavano rifugio moltissimi uccelli;qui trascorreva il suo tempo con la cugina Pisana giocando e rincorrendosi. Un giorno a causa di un litigio con la cugina,Carlino si addentrò da solo nella campagna e quando giunse in un posto a lui sconosciuto scoprì di non poter proseguire in quanto da un lato si trovava la prateria di cui non si distinguevano i confini e dall'altra una campagna mal coltivata. Non si perse d'animo e decise di superare l'ostacolo cioè un canale paludoso coperto di conchiglie. La scoperta di questo angolo lo colpì per la sua bellezza e per i colori rosso fuoco al punto che cadde quasi rapito in ginocchio in preghiera;questo momento rimarrà impresso nella mente del bambino a lungo.



Dopo essersi ripreso dallo stupore per aver osservato questo meraviglioso panorama,Carlino decise di far rientro a casa,purtroppo si era già fatto buio e quindi si smarrì,ma all'improvviso giunse un uomo a cavallo che lo riportò al castello di Fratta. Carlino non riusciva a capire chi fosse quell'uomo e,una volta rientrato al castello fu rimproverato da tutti, soprattutto dalla contessa che per punizione lo mandò a dormire in una cameretta scura sistemata tra la stanza di Martino e quella che ospitava i frati di passaggio.

Nel constatare in quale luogo era stato rinchiuso,lo assalì un grande dolore tanto che cominciò a gratarsi la fronte al punto da coprirsi le mani di sangue. Poco dopo arrivò Pisana a fargli visita lei disse che era andata a trovare il cugino perché gli voleva bene ma soprattutto per farsi perdonare per ciò che aveva fatto il giorno prima si fece addirittura strappare una ciocca di capelli per rendere credibile il suo pentimento. Il giorno dopo Carlino per seguire Pisana decise di inoltrarsi di nuovo nella campagna e appena giunto sul luogo incontrò tre uomini armati che cercavano l'uomo che l'aveva riaccompagnato al castello. Si trattava di Spaccafumo, chiamato così per la sua velocità e destrezza nel sottrarsi all'arresto;era in realtà un fornaio di Cordovado che,si era più volte messo nei guai. Nella prima occasione venne alle mani con i finanzieri che volevano sequestrare un sacco di sale alla sua vicina;condannato all'esilio per due anni fu salvato dall'intervento di Antonio Provedoni la cui carica pubblica gli permise di trasformare la condanna in una multa. In seguito ebbe una lite col capitano delle carceri che voleva imprigionare suo cugino trovato in possesso di una pistola. Comunque egli era amato e rispettato dai cittadini,girava liberamente di paese in paese ed era solito recarsi in visita dal signor Provedoni,che l'aveva aiutato in più occasioni. La famiglia Provedoni era conosciuta in paese per le sue origini antiche risalenti al 1400 e per il generoso comportamento dei suoi componenti. Uno di questi, Leopardo amava frequentare una fontana situata tra Corno- vado e Venchieredo dove si riunivano tutte le ragazze dei due paesi;proprio

 qui un giorno incontrò Doretta,figlia del cancelliere  di Venchieredo, della quale si innamorò subito.

Ma fra i corteggiatori respinti dalla bella Doretta vi era anche un certo Gaetano che capitanava le milizie del castellano del paese. Leopardo una notte mentre tornava a casa,fu assalito da tre scellerati armati di coltello.

Ma mentre Leopardo stava per avere la peggio arrivò in suo aiuto Spaccafumo

 che costrinse i tre scellerati alla fuga. Spaccafumo fu riconosciuto da Gaetano che gli promise la forca,allora lui fu costretto a rifuggiarsi presso il capellano di Fratta,che lo accolse benevolmente. Gaetano e i suoi gregari vennero a conoscenza del nascondiglio allora Spaccafumo scappò anche da lì. Gaetano non si perse d'animo e con i compagni si mise all'inseguimento del brigante.

Questi fatti erano conosciuti da tutti nel castello di Fratta quando Carlino, Donato e la cugina rientrarono al castello dopo gli incontri nel bosco.

Naturalmente tutto ciò provocò grande preoccupazione nel castello. La contessa si prodigava affinché venissero sbarrate porte e finestre,mentre monsignor Orlando assisteva fra gli sbadigli a tanto trambusto. La milizia incaricata per la difesa del castello,al comando del suo capitano,attraversato il ponte levatoio si recò in paese aspettando Spaccafumo,non arrivò,ma si presento al contrario Gaetano accompagnato dai suoi uomini. Tra Gaetano e il capitano nacque una discussione su chi dovesse vendicare l'offesa fatta da Spaccafumo al conte di Venchieredo.

La contessa quella sera era molto preoccupata;l'antipatia tra Spaccafumo e il conte di Venchieredo sembrava provocare scompiglio in tutto il territorio di Fratta. Per fortuna Lucilio e Partistagno si trattennero a lungo nel castello riuscendo addirittura a far tornare il buon umore alla contessa.

Il signore di Venchieredo si presentò al castello il giorno seguente,e chiese dove si trovasse l'abitazione del cappellano. Quando i due si incontrarono il signore di Venchieredo minacciò il cappellano perché aveva ospitato Spaccafumo non solo,gli suggerì anche di cambiare aria. Il sacerdote si preoccupò in quanto era nato e vissuto nel castello e dunque li avrebbe desiderato trascorrere gli ultimi giorni della sua vita. Si lamentò per questo con Giustina. Tutti erano indignati per l'arroganza del nobile,anche il conte si dispiaceva e anzi temeva l'esasperazione degli animi.

Gaetano,che conosceva bene Venchieredo,una sera mentre era in compagnia e aveva bevuto più del solito raccontò che il nobile aveva procurato dei danni alla Serenissima. A questo punto Fulgenzio sporse denuncia nei confronti del signore di Venchieredo presso il capitano di giustizia. E quando la curia stava incominciando a preparare le pratiche per allontanare il cappellano,la cancelleria di Fratta ricevette l'ordine non solo di non continuare in questa direzione ma,al contrario,di istituire il processo a carico del nobile di Venchieredo. Quest'ultimo si recò immediatamente dal conte Fratta appena venne a conoscenza dell'episodio per proporgli un'amichevole soluzione, offrendo poi a mastro Germano un po' di denaro per chiudere la questione. Il conte era sul punto di accettare questa proposta,ma l'arrivo di Fulgenzio interruppe la trattativa. Il capo delle milizie infatti portava con se una lettera dove era scritto di arrestare il nobile. Costui andò via e in un primo momento fu assalito dalla paura. In seguito invece,riprese a praticare le sue furberie confidando nelle potenti amicizie. E anziché fuggire oltre i confini della Serenissima meditò di vendicarsi.

Il paese in seguito fu invaso dagli sbirri assoldati da Venchieredo,a questi si aggiungevano un gruppo di contrabbandieri e di miliziani che scorrazavano creando scompiglio.

Questa invasione fece preoccupare gli abitanti del castello,il signor conte infatti dopo aver riunito il cancelliere,monsignor Orlando,Fulgenzio e capitan Sandracca,decise di sollevare il ponte levatoio. Tutti erano convinti infatti che non si sarebbe ristabilita la calma con tanta facilità. Qualcuno, per esempio il monsignor Orlando,era preoccupato per le scorte di cibo,ma il conte lo rassicurò.

Dopo aver sbarrato porte e balconate,tutti si riunirono a recitare il rosario con grande devozione. Verso sera ci si accorse che mancava la contessina Clara e mentre il conte e la contessa si rimproveravano a vicenda sulla scarsa cura nei riguardi dei figli,Pisana si offrì di andare alla ricerca della sorella,ma nessuno considerò la sua richiesta,mentre tutti accolsero con entusiasmo la proposta di Carlino che si era reso disponibile ad uscire dal castello per ritrovare Clara. Carlino studia anche un piano,pensa infatti di raccontare di essersi smarrito.

Clara non avendo incontrato la madre alla fine della passeggiata si trattenne con Lucilio a godersi il tramonto. Quando i due si accorsero dei miliziani di Venchieredo si diressero verso i mulini. Mentre Lucilio assaporava questi momenti in compagnia di Clara quest'ultima era invece ansiosa al pensiero che la nonna fosse preoccupata per la sua assenza. Al mulino incontrarono la mugnaia che ospitò la ragazza offrendole cibo e un letto pulito. Lucilio, dopo aver dichiarato a Clara il suo amore,si diresse verso Fratta. Fu a questo punto che Carlino riconobbe Lucilio il quale chiamandolo si fece riconoscere. Carlino raccontò a Lucilio tutto ciò che era accaduto al castello e il giovane innamorato spiegò che la contessina era al sicuro. Rimaneva da organizzare la difesa del castello e,naturalmente,con grande soddisfazione di tutti offrì la sua collaborazione. Furono controllati i fossati,le porte,le finestre e fu anche dato l'ordine di sparare a chiunque avesse tentato di attraversare il fossato. Lucilio nascose alla contessa l'assenza di Clara e fece firmare al conte una lettera indirizzata al suo capitano di Portogruaro, sostenendo che l'avrebbe consegnata personalmente. Ma l'assenza del giovane creò una certa preoccupazione e allora per risolvere il problema l'incarico di consegnare la lettera fu affidato a Carlino. Egli dopo aver ricevuto le solite raccomandazioni,attraversò il fossato e si diresse verso il mulino. Qui dopo aver consegnato la lettera al figlio della mugnaia perché la recapitasse a Portogruaro e dopo aver rassicurato Clara fece ritorno al castello.

Tuttavia nonostante la felicità per il rientro di Clara,la confusione al castelo non era ancora cessata. Per fortuna Partistagno dopo aver ricevuto la lettera giunse con i suoi uomini al castello e in poco tempo lo liberò dall'assedio.

Una sera si presentarono con l'inganno due loschi figuri,fingendo di essere dei frati,chiesero ospitalità per la notte e naturalmente furono assecondati. Venne assegnata loro la camera vicino a quella di Carlino il quale,dopo averli visti maneggiare delle armi,decise di spiarli. I due erano dei ladri che si erano introdotti nel castello con l'intento di rubare dall'archivio alcuni documenti. Proprio per l'intervento di Carlino furono arrestati e con loro subì la stessa sorte anche Venchieredo.

Il giovane Carlino ormai dodicenne fu avviato alla professione curiale e fece anche lo scrivano per il cancelliere.

Dopo aver tolto di mezzo Gaetano,Doretta e Leopardo poterono finalmente sposarsi.

In questo periodo in tutta Italia si stavano diffondendo nuovi ideali di libertà ed uguaglianza in seguito alla rivoluzione francese,in particolare negli anni 1786,1787 e 1788. A Venezia,dopo la morte del doge Paolo Reneir avvenuta il 17 febbraio 1788,al nuovo eletto Lodovico Manin furono richieste proprio sulla scia della rivoluzione francese alcune riforme

Ci fu un periodo di inutili dispute che determinarono una grande instabilità.

Per questo motivo il nobile Almorò Frumier decise di trasferirsi in una bellissima villa che possedeva nei pressi di Portogruaro.

Tutti i personaggi più illustri del paese si recarono a far loro visita e tra questi c'era anche il conte Fratta.

Da molto tempo Venezia era il centro non solo commerciale ma anche culturale,le signore amavano i salotti,seguivano la moda e parlavano veneziano. Anche la nobildonna Frumier,non era da meno,lei amava moltissimo la moda e si divertiva se qualcuno copiava il suo stile e i suoi modi di fare. Con il marito condivideva il suo amore per le conversazioni colte e filosofiche,entrambi si erano ambientati piuttosto bene a Portogruaro. Frequentavano infatti diverse persone tra i quali il dottor Giulio Del Ponte,l'abate Marco Chierici e altri nobili.

La vita per gli abitanti era tornata alla normalità,erano quasi riusciti a dimenticare l'assedio di Venchieredo,l'unica novità era rappresentata dalla visita settimanale alla villa dei signori Frumier. A questi incontri erano presenti generalmente Carlino,Lucilio e Giulio Del Ponte,lo scopo era  naturalmente quello di far conoscere le ragazze alla società.

Durante queste visite Carlino osservò che la cugina Pisana si era innamorata di Lucilio. Lei infatti curava in modo particolare il suo abbigliamento in occasione delle sue visite settimanali. Carlino fu assalito da una grande gelosia e entrato in una profonda crisi,cominciò a digiunare, tuttavia decise in seguito di dedicarsi completamente allo studio. Si appassionò infatti ai testi di Cicerone,Virgilio ed Orazio;traduceva e commentava i loro scritti al punto che la sua passione diventò così intensa che a quindici anni fu deciso che si scrivesse all'università di Padova.

Con il passare degli anni Pisana diventava sempre più bella. Non era molto alta,ma le sue forme erano armoniose,portava i capelli lunghi e sciolti sulle spalle;aveva il volto morbido e rotondo e i denti bianchissimi.




La cugina Pisana rimase impressionata anche da un altro giovane,questi era Raimondo di Venchieredo. Egli era dunque figlio del traditore della Serenissima e fu affidato appena uscito dal collegio a padre Pendola;costui era un misterioso abate,si diceva di lui infatti che fosse una spia degli inquisitori di stato. Per Carlino i tormenti non finivano mai infatti,egli era geloso anche di Raimondo di Venchieredo.

Nel frattempo la contessa si preoccupava di trovare uno sposo per sua figlia Clara. Molti la corteggiavano,Partistagno ma,soprattutto,Raimondo di Venchieredo. Il matrimonio tra i due sarebbe stata un ottima occasione, perché avrebbe potuto eliminare definitivamente i contrasti tra le due famiglie e allo stesso tempo,risollevare le finanze del castello di Fratta.

La contessa chiese aiuto a padre Pendola affinché convincesse la ragazza a sposare Raimondo. Ma questo sforzo non ebbe successo in quanto la giovane oppose un netto rifiuto. A questo punto si chiese l'aiuto al senatore Frumier affinché convincesse Partistagno a chiedere la mano della ragazza. Al castello di Fratta un giorno si presentarono due cavalieri,Partistagno e lo zio barone di Cormons,furono ricevuti nella gran sala e qui aspettarono l'arrivo di Clara. Quest'ultima fece la sua comparsa bianca in volto e, appena rifiutò la proposta di matrimonio,svenne.

Dopo qualche giorno giunse una lettera a Partistagno,in questa missiva c'era scritto che la contessina Clara aveva deciso di prendere i voti.  

Nel frattempo Lucilio,convinto che l'amore di Clara verso di lui non venisse meno,si era trasferito a Venezia,dopo essersi laureato in medicina a Padova

Il signor Frumier aveva ordinato che fossero controllati i movimenti del giovane ma,la risposta che ottenne fu quella di scoprire che Lucilio era protetto dalla Legazione francese.

La contessa di Fratta e Clara si trovavano a Venezia,qui ricevevano il denaro dal conte,anche se non era mai sufficiente per loro. Anche Carlino dopo aver terminato gli studi di retorica e di filosofia,si sarebbe dovuto iscrivere all'università di Padova, ma scoprì che le finanze del conte non lo consentivano. Solo con l'intervento di padre Pendola egli riuscì a partire per Padova. Carlino era felice di poter lasciare il castello,alcuni avvenimenti, infatti,lo facevano soffrire troppo,per esempio l'innamoramento di Pisana

nei confronti di Giulio Del Ponte e anche la morte di Martino.

Il giorno prima di partire per l'università Carlino incontrò Pisana,che era furibonda e rossa in volto perché Giulio non si era presentato all'appuntamento

La ragazza singhiozzando si gettò sulle braccia di Carlino e i due si          scambiarono un lungo bacio.

Quattro giorni dopo Carlino assisteva alla prima lezione di giurisprudenza a Padova. In questa città tra gli studenti vi erano grandi discussioni sugli avvenimenti che si stavano svolgendo in Francia,ma Carlino si lasciava trasportare solo dallo studio.

La caduta della monarchia,in seguito alla rivoluzione francese,preoccupò i governi italiani che inviarono truppe al confine per bloccare l'esercito francese. Ma Venezia non dava molta importanza alla rivoluzione,addirittura,

non aderì neanche alla coalizione antifrancese. Tutto ciò deluse molto Carlino.

Ma nasce comunque nei cittadini il culto della libertà e dell'uguaglianza,ideali che permisero ai francesi di abbattere molti governi,tra i quali quello di Venezia.

A Padova l'ambiente era diversificato,alcuni studenti,infatti,ignoravano completamente gli avvenimenti politici,altri partecipavano attivamente alle vicende e molti venivano incarcerati per i loro ideali. Carlino invece come altri rimaneva distaccato per paura di ritorsioni.

Quando,dopo il primo anno di giurisprudenza,Carlino tornò al castello di Fratta,trovò moltissimi cambiamenti. Il comportamento della cugina Pisana era infatti sempre molto strano,a volte fredda e distaccata e altre volte gli ripeteva di volergli bene.

Carlino frequentava anche la casa di Provedoni per la sua tranquillità,anche se Doretta,ogni tanto,con il suo carattere bisbetico la infrangeva.

Carlino trovava pace solo nella stanza del suo amico Martino,e proprio in questa stanza trovò il testamento del vecchio che lo esortava ad aiutare gli altri,eseguire gli ordini di chi comandava e che la felicità si può trovare solo se la propria anima è libera dal peccato. Questi insegnamenti saranno quelli che spingeranno Carlino a tornare all'università di Padova. In questa città,strinse una profonda amicizia con Amilcare Dossi,uno studente trevisano con cui discuteva volentieri di filosofia,metafisica e politica. Amilcare convinse Carlino ad interessarsi alle idee liberali,infatti il giovane di Fratta iniziò a leggere Voltaire e Rousseau.

Carlino,molto tempo dopo,dovette tornare a Fratta perché il cancelliere era morto e il conte lo invitò a prendere il suo posto.

Durante il viaggio di ritorno,decide di fermarsi a Venezia per incontrare il dottor Lucilio Vianello,al quale chiese notizie del suo amico Amilcare,perché aveva saputo che era stato arrestato. Lucilio lo tranquillizzò dicendogli che era sotto la protezione della Legazione francese e,in questa occasione, raccontò al giovane che Clara sarebbe entrata,da li a poco,nel convento delle monache di Santa Teresa.

Al rientro,a Portogruaro,Carlino scoprì nuovi pettegolezzi. Nella casa di Frumier si parlava delle stranezze di Pisana che era corteggiata sia da Raimondo Venchieredo,sia da Giulio Del Ponte,ma lei non accettava la corte di nessuno dei due.

Quando prese possesso del suo incarico,Carlino si rese subito conto che la situazione economica dei conti di Fratta era disastrosa e,purtroppo,lui non avrebbe potuto aiutarli.

Nel frattempo,nella primavera del 1795,Venezia riconobbe il nuovo governo democratico della Francia,con la speranza di salvare la propria integrità.

I problemi economici del castello si aggravarono quando morì il conte. Egli spirò tra le braccia del cappellano monsignor Orlando e di Pisana. Alla morte del conte di Fratta,il conte Rinaldo prese le redini del governo del castello e rimise in sesto il patrimonio. Nel frattempo Carlino era diventato cancelliere effettivo perché aveva sostenuto tutti gli esami. Dopo la morte del conte non cambiò quasi nulla nel castello,la vita si svolgeva regolarmente e davanti al camino rimanevano i soliti,il capitan Sandracca e il monsignor Orlando che discutevano del nuovo generale dell'esercito francese. Si trattava di Napoleone Bonaparte,che loro ritenevano poco adatto alla guerra,tuttavia dovettero ricredersi,perché,dopo poco tempo occupò Milano e Mantova. A Fratta gli abitanti avevano dei dubbi sui francesi mentre a Venezia tutti scappavano dalle loro case.

Carlino decise a questo punto di chiedere aiuto a Portogruaro,ma anche li trovò soltanto una gran confusione e decise dunque di tornare al castello. Appena giunse lo trovò abbandonato e depredato dall'esercito e soprattutto trovò la vecchia contessa morta a causa probabilmente della brutalità dei francesi. Decise allora di andare a lamentarsi con Napoleone in persona,che si trovava nel palazzo dell'antica famiglia nobiliare di Florio. Carlino venne ricevuto da Napoleone nel momento in cui si stava facendo la barba,ma l'ascoltò con molta attenzione. Gli disse però che la colpa era soltanto del popolo,che giudicava male i francesi,anzi,li riteneva degli assassini e,questo loro atteggiamento non poteva predisporre gli animi all'umanità e alla moderazione. Dopo questo incontro Carlino tornò a Fratta. Rimase colpito dal comportamento di Napoleone,infatti Carlino lo ammirava molto. Poco tempo dopo arrivò una lettera della contessa che gli chiedeva di partire per Venezia perché dall'oriente era arrivato suo padre.

Appena giunto a Venezia ricevette i saluti e gli abbracci della contessa ma soprattutto da Pisana poi incontrò suo padre,il vecchio Antovitti,un uomo dagli atteggiamenti autorevoli e marinareschi,che colpirono subito il ragazzo; ma anche suo padre rimase colpito e,dunque,il giovane si accaparro subito la stima del padre che con il suo denaro ottenne per il figlio l'iscrizione al Libro d'oro e grazie a questa iscrizione,nella seduta del 2 aprile 1787,Carlino compari per la prima volta come patrizio al Maggior Consiglio. Intanto tutti si stavano inchinando a Napoleone e alla potenza francese,anche Carlino e Lucilio credevano che Bonaparte avrebbe portato la libertà.

Pochi giorni dopo l'incontro col padre,Carlino fu invitato da Lucilio ad una riunione dei democratici. Proprio in questa occasione conobbe un importante personaggio,Ugo Foscolo,che riteneva diversamente da Carlino,che i francesi dovevano essere cacciati. Inseguito Carlino venne eletto primo segretario del nuovo governo.

L'11 maggio 1797,era una serata tranquilla e,Carlino si dedicò a pensare ai due sentimenti che si contrastavano nel suo cuore:l'amore per la libertà e l'uguaglianza e l'amore per Venezia che ormai era arrivata alla fine.

Il giorno dopo partecipò all'ultima seduta del Maggior Consiglio svoltasi al palazzo ducale,riunione in cui venne ristabilita la democrazia seguendo le regole di Napoleone.

La fine di Venezia coincide con la fine della sua giovinezza e quindi gli ricorda il passato e,tutte le persone che erano state importanti per la sua vita, come per esempio Martino.

Una sera si recò dalla contessa e la trovò in una vecchia casa,in compagnia di Pisana e del suo promesso sposo,il cugino Mauro Navagero,un nobile vecchietto veneziano che avrebbe portato un po' di ricchezza alla contessa.

Nel frattempo,Venezia perdeva le sue autonomie,per opera dei francesi, Carlino sperava nell'intervento di Napoleone ma,arrivò sua moglie Giuseppina che venne ricevuta con grandi onori e festeggiamenti. Tra la folla accorsa ad assistere ai festeggiamenti Carlino incontrò Pisana e suo marito e anche Leopardo che si lamentava dei continui tradimenti della moglie; incontrò anche Giulio Del Ponte che continuava a soffrire per Pisana.

La fine di Venezia era segnata,il 17 ottobre 1797,infatti,venne firmato il trattato di Campoformio in cui Napoleone cedeva all'Austria il Veneto in cambio dei paesi bassi che passavano alla Francia.

Cadde così il governo democratico e,coloro che avevano sperato sui francesi si riunirono e decisero di trasferirsi nella repubblica Cisalpina;tra questi c'erano anche Ugo Foscolo,Lucilio e Giulio Del Ponte.

Carlino invece,rimase a Venezia,perché il padre desiderava vederlo. Quando Carlino arrivò nella casa del padre trovò una lettera,dove Leopardo gli chiedeva di recarsi subito a casa sua. Quando arrivò lo trovò in fin di vita,pronto a morire per i continui tradimenti della moglie e poi spirò nelle braccia di Carlino. Tornato poi dal padre,quest'ultimo gli disse che sarebbe partito per l'oriente e gli diede una lettera di credito,di settemila ducati,da consegnare agli Apostulos,amici generosi e fedeli di Zaccaria.



Quando rimase solo Carlino trovò nella sua casa numerose lettere da cui scoprì la vera storia della madre. Il padre e la madre,si erano sposati contro la volontà dei genitori,ed erano partiti per l'oriente in cerca di ricchezze. In seguito,sua madre tornò in Italia,perché veniva trattata come una serva ed una sguattera dal marito;poi trovò anche una lettera del padre che si scusava con la madre per il suo comportamento.

Dopo un po' di tempo Carlino fece visita alla famiglia Apostulos e la trovò molto ospitale,conobbe la moglie,il figlio Spiro e la figlia Aglaura che provava grande avversione per i Francesi perché,il suo fidanzato era stato costretto ad allontanarsi da Venezia.

Carlino era molto preoccupato per la fine di Venezia e per l'arrivo imminente degli austriaci,dunque si rinchiuse in casa a pensare a tutto ciò,ma pensava anche alla cugina Pisana che non aveva mai dimenticato. Mentre era immerso in questi pensieri arrivò la cugina,che era scappata di casa,perché aveva colpito un ufficiale francese che le faceva una corte serrata. Per un periodo Pisana abitò insieme a Carlino,anche se ciò era molto pericoloso;un giorno, infatti,li videro insieme e li denunciarono agli austriaci che si presentarono a casa di Carlino per arrestarlo,ma lui riuscì a fuggire e rifugiarsi a Milano. Ciò avvenne grazie all'aiuto della famiglia Apostulos la cui figlia l'aveva seguito da Venezia.

La giovane non gli confessò il suo amore ma disse,semplicemente,che era fuggita per cercare il suo fidanzato. I due arrivarono a Milano dove erano in corso i festeggiamenti della nuova repubblica.

In seguito ricevette notizie da Venezia e seppe così che la Pisana stava bene e poi da Fratta,dove le ricchezze si stavano dissolvendo sempre di più. Carlino intanto si recò nella caserma Cisalpina dove ritrovò i suoi amici più cari, Lucilio,Amilcare Dossi e Giulio Del Ponte e riuscì anche ad arruolarsi nella Legione Partenopea.

Il 15 febbraio 1798 venne stipulato l'atto di libertà del popolo romano e l'esercito partenopeo si stava preparando a partire per Roma. Una sera Carlino ed Aglaura ricevettero la visita di Spiro che,infuriato,confessò l'amore per Aglaura. Si scoprì dunque che Aglaura era la sorella di Carlino e i due fratelli furono felicissimi nel sapere questa notizia,anzi Carlino fece di tutto perché Aglaura e Spiro si sposassero,prima della sua partenza per Roma.

Carlino giunse a Roma ma l'esercito fu mandato a Velletri,cittadina a sud di Roma. Il loro capitano allogiava presso un convento in compagnia di una bella signora che nessuno aveva mai visto. Un giorno Carlino cercò di entrare nel convento,per scoprire cosa vi fosse,ma vide che questo veniva attaccato dai napoletani,dovette così difendere il convento e salvare una donna, impaurita dagli assalitori. Scopri così che la donna era Pisana,che dal quel momento lo segui nei suoi spostamenti sino in Puglia,sempre al seguito dell' esercito francese.

In quel periodo,infatti,la legione a cui apparteneva Carlino fu mandata in Puglia,ma,quando il suo comandante fu richiamato,a Carlino ed a un altro giovane fu affidato il comando di un piccolo reparto. Qui venne fermato da un uomo che gli chiedeva di seguirlo perché suo padre aveva bisogno di vederlo. Carlino trovò il vecchio Altovitti in fin di vita e,trascorse le ultime ore con lui. Più tardi,quando si stava recando verso Andria,fu fatto prigioniero dal brigante Mammone,ma fortunatamente venne liberato da Pisana e da Lucilio e poi,insieme partirono per Genova. Qui incontrarono Bruto Provvedoni al quale era stata amputata una gamba e con lui partirono per Marsiglia,ma Provvedoni proseguì per il Friuli,mentre Carlino e Pisana si trasferirono a Ferrara,dove Carlino divenne segretario di finanza. Intanto gli giunse notizia che Fratta si trovava sotto la pretura di Venchieredo,che i genitori di Bruto erano entrambi morti e che la contessa di Fratta era molto malata,così la cugina Pisana fu costretta a partire in suo aiuto;quando la contessa guarì si dovette occupare di suo marito.

Nel frattempo la repubblica Cisalpina era diventata repubblica italiana e quindi Carlino divenne prefetto delle finanze di Bologna,che era un incarico molto importante. Ma quando la repubblica italiana si trasformò in Regno d'Italia,essendo Napoleone diventato imperatore,Carlino diede le dimissioni e partì per Milano. Qui la situazione economica di Carlino era molto critica, ma grazie ad un amico riuscì a trovare un impiego come amministratore presso la casa della contessa Migliana. Arrivò il momento di tornare a Fratta e nel rientrare passò per Venchieredo e incontrò Pisana con Raimondo Venchieredo. Questo avvenimento fece si che Carlino si ammalò gravemente e solo alla presenza di Pisana al suo capezzale lo fece guarire.

Passavano i giorni,e Carlino che abitava in casa Provvedoni insieme a Bruto, Pisana e Aquilina. Quest'ultima fu la donna che Carlino sposò,consigliato da Pisana. Le nozze si celebrarono il giorno di Pasqua del 1807 e sua moglie gli diede due figli,Luciano e Donato.

Intanto l'Europa assistette alla fine di Napoleone,che fu esiliato a Sant'Elena, e morì il 5 maggio 1821.

Negli anni seguenti scomparvero molti amici di Carlino il vecchio Apostulos, Spaccafumo,Marchetto,monsignor Orlando e tanti altri,tranne il vecchio Navagero. Nel frattempo Clara era uscita dal convento e viveva in povertà con Pisana perché la contessa era morta.

Nel 1820 Carlino decise di andare a Costantinopoli per recuperare il debito paterno presso il gran Visir,ma prima di partire per l'oriente andò a recuperare

l'atto di morte del padre a Molfetta;quando arrivò li decise di arruolarsi nel                 contingente napoletano,spinto dall'amore per la libertà. Nella battaglia di Rieti(7 marzo 1801)fu ferito e fatto prigioniero,prima venne condotto a Napoli dove venne condannato a morte ma poi la pena fu mutata ai lavori forzati a vita. In seguito grazie soprattutto alla principessa Santacroce che già l'aveva aiutato in altre occasioni,venne liberato a condizione che lasciasse subito l'Italia.

Carlino era molto malato,era quasi cieco ma decise lo stesso di partire per Londra insieme alla cugina Pisana. Qui vissero un periodo di miseria e di stenti,soprattutto per Pisana che era costretta a chiedere l'elemosina. Per fortuna a Londra incontrarono Lucilio che aiutò Carlino ad acquistare la vista e portò nella città anche Aquilina e i suoi due figli.

Una sera in cui Lucilio aveva accompagnato Aquilina e i ragazzi a visitare la città,Carlino rimase solo con Pisana. La cugina era pallidissima e stanca e, proprio in questa sera,lei morì,ma prima ringraziò Carlino per tutto ciò che aveva fatto per lei e soprattutto perché l'aveva accolta  a braccia aperte dopo ogni suo ritorno.

Dopo la morte di Pisana decise con la sua famiglia di tornare a Venezia dove arrivarono il 15 dicembre del 1823. Qui Carlino creò una società per il commerciò di frutta secca,legname,olio e altre materie prime,provenienti dall'oriente;per questa attività era aiutato da suo figlio Donato. Luciano,l'altro figlio,invece,era partito in Grecia dove si sposò con una nipote del conte di Capodistria,ambasciatore russo stabilitosi in Grecia. Nel 1831morì suo figlio Donato,dopo aver partecipato ai moti scoppiati in Romagna,in Grecia morì sua sorella Aglaura,a Venezia morì Lucilio. In precedenza erano nati altri due figli di Carlino,Pisana e Giulio ma quest'ultimo morì a causa di una terribile pestilenza.

Dopo molto tempo Carlino riuscì ad ottenere dal governo Turco il credito del padre,si trattava di una cifra considerevole,80000 piastre,a cui aggiunse 3000 ducati provenienti dalla liquidazione delle sue aziende commerciali;con questi soldi acquistò dei poderi a Cordovado e alcuni fondi del patrimonio Frumier.

Nel frattempo si erano verificati importanti avvenimenti,nel 1846 diventò Papa il cardinale Mastai Ferretti col nome di Pio 9°,nel 1848 in Francia venne deposto Luigi Filippo e fu proclamata la repubblica,il 13 marzo insorse Vienna e a Milano ci furono le Famose "5 giornate di Milano".

Carlino ormai stanco ed anziano si arruolò insieme al figlio a Padova con l'intento di combattere gli austriaci.

L'inverno tra il 1848 e il 1849 fu assai rigido e,le cose peggiorarono, soprattutto dopo la sconfitta dell'esercito piemontese a Novara,durante la 1° guerra d'indipendenza.  

Nel frattempo la figlia Pisana si era sposata con il giovane Enrico Cisterna,il figlio Giulio si era sposato con una giovane romana ed era partito per l'america,mentre il colera aveva provocato numerose vittime tra le quali Clara e suo fratello Rinaldo.

Ormai tutti i figli di Carlino erano lontani,così con la moglie decise di tornare a Cordovado nella casa dei Provedoni;dopo due anni Aquilina morì e morì anche suo figlio Giulio assieme alla moglie e i due figli furono affidati a Pisana che li trattò come se fossero suoi.

Tra i documenti di Giulio arrivati dall'America,Carlino trovò il diario del figlio,dove raccontava la sua vita dal 1848,quando ancora era un giovane scapestrato e quando decise di arruolarsi per portare un po' di gloria nella sua famiglia. Altre lettere datate 1849 raccontavano delle sue avventure in America e dell'incontro con la moglie Gemma Ciampoli. Nei documenti veniva raccontata un'altra avventura,si parlava di un posto selvaggio dove vennero attaccati dagli indigeni,fatti prigionieri per ventotto mesi in seguito ai quali morirono di stenti.

A questo punto le notizie terminano e a Carlino non resta che piangere per suo figlio,tuttavia nutre un po' di felicità per la sua vita perché ci sono ancora i figli,i nipoti e perché dopo tanti errori e privazioni può finalmente vivere serenamente,ma non può dimenticare l'amore della sua vita,cioè la cugina Pisana che era stata la compagna di tante avventure.     

 

        

                                                                                                 

 







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