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Il verismo italiano

letteratura


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Il verismo italiano

Il verismo in Italia nasce dallo studio e dalla reinterpretazione degli scritti di Zola: tali opere vennero molto apprezzate dalla sinistra italiana (si esaltava di Zola le caratteristiche più radicali: repubblicano in politica, materialista in filosofia e realista in arte), la quale però non fu in grado di trasformarle in una teoria artistica organica e coerente, cosa che invece riuscì a due intellettuali meridionali: Verga e Capuana.

Capuana che all'epoca lavorava per il Corriere della S 737j98h era ebbe il merito di diffondere i testi del naturalismo francese e di zola in particolare, verga invece non scrisse articoli o saggi propagandistici delle proprie teoria letterarie, ma si mise al lavoro, per metterle in pratica scrivendo novelle raccolte nel 1880 sotto il titolo di "Vita dei campi", e nel suo primo romanzo del ciclo dei vinti "I Malavoglia". Ecco cosa dice capuana nel recensire il romanzo:

"l'elemento scientifico è parte del romanzo, ma a differenza di zola in verga c'è arte, infatti se un romanza ricalcasse esattamente le teorie di zola esso dovrebbe fare della filosofia o della patologia o una qualunque scienza, con il risultato di essere né vello né grande. Nel romanzo contemporaneo (quello di verga) invece le teorie naturalistiche e positivistiche influenzano soltanto la forma con il risultato di ottenere l'impersonalità. La scientificità insomma non deve trasformare il romanzo in esperimento, ma si manifesta solo nella forma. L'impersonalità soppianta in Italia lo sperimentalismo.

Verga, a proposito dell'impersonalità dice che la narrazione deve avere la forza dell'essere stato, ma non basta che il racconto sia reale e documentato, serve inoltre che il lettore sia messo faccia a faccia con gli avvenimenti, e per fare questo è necessario togliere il filtro del narratore, per far questo il narratore deve eclissarsi e vedere le vicende con gli occhi dei personaggi mettersi nella loro pelle parlare con le loro parole. L'impressione sarà dunque che la storia si sia fatta da se, ed il lettore avrà l'impressione di essere nel mezzo della vicenda e non di assistere ad un racconto.



Nel racconto di Verga vengono quindi omesse presentazioni e introduzioni, lasciando che i personaggi si presentino da soli con le loro opere. Verga non nega mai la presenza dell'autore nel libro e non ipotizza una completa separazione tra autore e testo, ed è per questo che parla sempre di illusione e di impressione dell'assenza del narratore. Termine fondamentale per identificare il narratore verghiano è regressione, regressione nel mondo di cui si sta parlando, è come se a raccontare fosse uno di loro che resta anonimo.

Chiedendosi  perché verga creda a tal punto nella necessità di eclissarsi possiamo trovare la risposta in uno scritto dello stesso verga dove afferma che nessuno ha il diritto di giudicare la lotta per la sopravvivenza, tanto meno l'autore che ne descrive i meccanismi.

A74 - Luigi Capuana

Nato in provincia di Catania nel 1839, fu un agiato possidente agrario. Fu critico letterario e teatrale e diresse i più prestigiosi fogli letterari dell'epoca ; contribuì alla divulgazione del naturalismo francese e collaborò con Verga all'elaborazione del verismo italiano. Per quanto riguarda le sue opere, le più importanti sono :Giacinta (79), in cui voleva studiare un caso di psicologia patologica sulle orme di Zola. ; Profumo (91), incentrato su un caso di isteria e numerosi volumi di novelle, raccolte in le Appassionate e le Paesane. A partire dal volume Per l'arte (1895) si allontanò progressivamente dal naturalismo rifiutando il legame tra arte e scienza, sino ad accogliere la corrente antipositivista della fine del secolo. Morì nel 1915.




T213 - Scienza e forma letteraria : l'impersonalità

Capuana prende le distanze dal romanzo sperimentale di Zola, in quanto ritiene che, perseguendo gli obiettivi del francese, l'arte si snaturerebbe. Egli sostiene l'autonomia dell'arte, con la letteratura che non deve diventare scienza ma restare tale. Impersonalità dell'autore, come scomparsa dell'autore stesso dall'opera.







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