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Il mito di Venere

letteratura


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Il mito di Venere

La babilonese Ishtar, equivalente della fenicia Astarte, era dea dell'amore e della generazione, ma anche signora del cielo, sposa divina del re e consigliera della sua azione di governo sia in pace 737c23h che in guerra. Come dea della natura e della vegetazione, Ishtar/Astarte presiedeva alla nascita ma anche alla distruzione, nel perpetuo avvicendarsi delle stagioni.
Alcuni tratti di questa divinità semitica si ritrovano nella figura della Sulamita protagonista del biblico _Cantico dei Cantici_ (ove ella è definita "bella come la luna, eletta come il sole, terribile come esercito schierato in battaglia") e soprattutto nel personaggio di Esther, sposa del re Assuero nonché sua guida insostituibile nelle decisioni più importanti.
Dall'Oriente semitico, attraverso la mediazione di Cipro e Citera, Ishtar/Astarte approda nel mondo greco ove prende il nome (non ellenico, a quanto pare),di Afrodite.
Ovviamente qui non pretendiamo di esaminare, tanto meno in modo sistematico, la vastissima ed intricata mitografia riguardante Afrodite e le divinità del suo corteggio. Desideriamo solo evidenziare in modo sintetico alcuni particolari aspetti del culto afroditico, nonché del repertorio di leggende incentrate sulle vicende della dea e delle figure minori che l'accompagnano, prendendo le mosse dalle fonti letterarie, con particolare riferimento all'epica postomerica, alla lirica arcaica e tardo-arcaica, al teatro ateniese dei secoli V e IV e a Platone, fino a quel sofisticato ripensamento del mito su cui si incentra la poesia di Teocrito e Apollonio Rodio.
Fondamentale appare anche l'aspetto archeologico, sia per quanto riguarda l'ubicazione e la struttura di monumenti o santuari menzionati dagli autori sopra ricordati, sia per quel che concerne l'iconografia di Afrodite e di Eros.
Il primo punto da chiarire riguarda l'immagine della dea, più precisamente alcune peculiari caratteristiche che quest'ultima assume, così nella poesia come nella statuaria, anche in relazione all'influsso dei culti orientali. Sorprende la vastissima gamma di epiteti, a volte inquietanti, con cui Afrodite è venerata nelle diverse località della Grecia: Afrodite Etera, Afrodite Prostituta, e, addirittura, Afrodite Pitionice, dal nome di una celebre cortigiana ateniese amata da Arpalo, l'infedele tesoriere di Alessandro Magno. Ma in Tessaglia la dea era addirittura chiamata con l'epiteto di Omicida, in seguito al brutale assassinio della bellissima etera Laide,uccisa da alcune donne tessale invidiose del suo fascino.



Ma Afrodite non è mai sola. Interessante è la presenza della dea e di Eros, nonché delle Càriti e di altre divinità minori, in quei generi poetici tramite i quali il simposio aristocratico esprime la propria dimensione erotica: dunque, nelle elegie di Teognide, nella lirica di Alceo e Anacreonte, ma soprattutto in quella particolare forma di poesia conviviale che è l'encomio dedicato ai bei giovinetti.Significativi alcuni componimenti conviviali di Ibico e di Pindaro, nei quali le dee del séguito di Afrodite ricoprono un duplice ruolo: quello di 'nutrici' del giovinetto amato, ma anche quello di temibili alleate di Cipride nell'opera di seduzione del poeta/amante. E non è da trascurare una situazione del tutto paradossale come quella prospettata nel parodistico Ciclope euripideo, ove le Càriti vengono esplicitamente (quanto coerentemente) escluse dallo 'sgraziato' simposio di Polifemo.
Ma più enigmatica di tutte è la figura di Eros, praticamente una creazione della fantasia greca. Essere dall'incerta genealogia e dall'ancora più confusa mitografia, in origine paredros di Afrodite ed in séguito suo figlio, Eros permane costantemente in bilico tra la sfera teo-cosmogonica e quella allegorica: è venerato come dio (come attestano alcuni celebri santuari a lui dedicati, in primo luogo quello di Tespie in Beozia), ma può essere anche inteso -soprattutto ad opera della speculazione filosofica - quale simbolo delle più intense e profonde emozioni dell'anima umana.
Di natura duplice e ambigua, Eros concentra in sé tutti i possibili contrasti: allieta il cuore e al tempo stesso lo divora; è irruente come il vento di Borea ma sa anche rimanere saldamente a guardia del cuore dell'amante; è paladino della giustizia ma può anche comportarsi in modo ingiusto; infine -e questa è forse la più enigmatica delle contraddizioni attribuite al dio- è noto per la sua audacia, eppure non è alieno da paura e sgomento (o quanto meno non lo sono le sue vittime, gli infelici amanti. Originariamente subordinato ad Afrodite, Eros appare destinato ad acquistare una personalità del tutto autonoma con la riflessione filosofica del V e del IV secolo a.C., in particolare con Crizia, Antistene e con il 'filosofo della scena' Euripide, ma soprattutto con Platone. L'opera platonica avrà, a sua volta, ampie ripercussioni sul pensiero di autori contemporanei ed anche molto più tardi.

Dalla Grecia, il mito di Afrodite/Venere è penetrato nella cultura ellenistico-romana e di lì è entrato a far parte dell'immaginario collettivo di artisti e poeti di tutti i tempi...










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