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I PROMESSI SPOSI "RIASSUNTO CAPITOLI"

letteratura


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Giovanni Pascoli

I    PROMESSI   SPOSI

"RIASSUNTO CAPITOLI"

INTRODUZIONE

La storia si può definire una lotta contro il tempo perchè gli anni passati, vengono rivisti.

La Storia parla di eventi di Principi, di gente nobile, di aziani gloriose e di vittoria. Nella sua modestia non parlerà di eventi gloriosi e di principi, ma di gente meccanica, del popolo, di fatti degni di essere ricordati. Però essendo sotto l'impero del Re cattolico, le vicende si vedranno come l'inferno, vicende magiche e diaboliche.

Lui racconta fatti della sua giovinezza ed essendoci persone che ora sono morte, nel romanzo non citerà i nomi e non vuole che questo aspetto lo si consideri un difetto; e vedranno che a quel romanzo non mancherà nulla di narrazione.



CAP. 1

Il 1° capitolo inizia con una descrizione a volo d'uccello, cioè lo scrittore vede le due catene di monti che si restringono e lì c'è il lago di Como.

Sulla riva di questo lago c'è Lecco, un piccolo borgo con un grande vantaggio: ospitare un comandante e dei soldati spagnoli i quali però violentano le donne, picchiano gli uomini e saccheggiano le vigne circondate da molte stradine. In una di queste stradine passeggia, leggendo abitualmente il suo breviario Don Abbondio, quando ad un certo punto, dove la strada si divide in due, Don Abbondio vede seduti sul muro dei Bravi, con aria molto seria. Hanno entrambi lunghi baffi arricciati, una cintura di cuoio, due pistole portano dei larghi calzoni.

Appena visti Don Abbondio si guarda intorno per vedere se c'è qualche via di scampo, ma niente, così si fece coraggio. Arrivato in prossimità die Bravi, Don Abbondio si chiede se avesse fatto qualche errore, ma subito si accorge di non aver fatto niente. Così i Bravi, in nome di Don Rodrigo dicono al prete che il matrimonio tra Renzo e Lucia non si doveva fare, e se l'avesse detto a qualcuno sarebbero stati guai. Essendo Don Abbondio un tipo molto timoroso, (infatti dava sempre ragione al più forte per evitare guai) obbedisce senza contraddire.

Così si avvia a casa, più morto che vivo. Entrato in casa, chiama subito al sua domestica Perpetua, una donna molto pettegola; Don Abbondio si fa portare da bere. Perpetua lo 252e48c vede strano e gli chiede cosa gli fosse successo. Dopo attimi di silenzio e l'insistenza di Perpetua, Don Abbondio confessa tutto alla domestica che rimane stupita e gli dice di raccontare tutto all'arcivescovo, ma Don Abbondio non può, altrimenti i Bravi gli avrebbero fatto del male. Poi si avvia verso la sua camera e scompare.

CAP. 2

Nel secondo capitolo abbiamo l'inserimento delle due figure protagonista del romanzo: Renzo e Lucia.

In questo episodio Renzo si recò da Don Abbondio per chiedergli l'ora del matrimonio con Lucia e Don Abbondio, pur avendo fatto tutte le ricerche e i preparativi gli disse che non li poteva sposare, perché aveva da fare altre ricerche, ma la sua vera intenzione era quella di far passare più tempo possibile, per arrivare nel periodo dell'avvento, perché durante questo periodo i matrimoni non si potevano fare.

Colto alla sprovvista Renzo chiese spiegazioni a Don Abbondio gli disse di pazientare per una settimana.

Renzo se ne andò verso casa di Lucia, e ripensava al colloquio con Don Abbondio.

Durante il suo tragitto incontrò Perpetua, che dopo tanti indizi,  gli fece capire che c'era sotto qualcosa di più grosso e che non era colpa di Don Abbondio.

Renzo tornò infuriato da Don Abbondio e minacciandolo per sapere come stavano le cose. Così D. Abbondio, convinto da Renzo fece il nome di Don Rodrigo.

Renzo se ne andò e arrivò a casa di Lucia, dove gli spiegò come stavano i fatti. Lucia, che conosceva Don Rodrigo, non pensava che potesse arrivare fino a questo punto.

Don Abbondio arrivò a casa e litigò vivacemente con Perpetua, la cui aveva detto tutto a Renzo. Così dopo un litigio aspro Don Abbondio prese la febbre e se ne andò a letto.

CAP. 3

Il terzo capitolo inizia con Lucia che racconta l'avvenuto incontro con Don Rodrigo a Renzo ed ad Agnese che ascoltano attentamente.

Lucia disse che aveva riferito tutto a Padre Cristoforo e che le aveva consigliato di affrettare il matrimonio.

Renzo dopo aver sentito il racconto, era invaso dalla collera verso D. Rodrigo e aveva una certa intenzione di fargliela pagare.

Agnese lo consigliò di andare dal dottor AzzeccaGarbugli, un uomo che sapeva togliere dall'impiccio molte persone; gli consigliò inoltre di portargli i capponi come regalo (perché da certa gente non bisognava andare a mani vuote) e di raccontargli tutto.

Renzo uscì di nascosto di casa e arrivato a casa del dottore, dopo aver consegnato i capponi alla domestica, entrò nell'ufficio.

All'inizio il dottore era garbato e sapeva dare buoni consigli, perché pensava che Renzo fosse un Bravo e che dovesse difendersi, ma quando capì come stavano i fatti e sentì nominare che D. Rodrigo era dalla parte del torto, cacciò Renzo dall'ufficio, gli rese i capponi e gli disse che non poteva stare a sentire i poveri.

Intanto, alla porta della casa di Lucia, ancora fiduciosa, bussò Fra Galdino, un frate che chiedeva l'elemosina per il convento, raccogliendo le noci. Intanto che Lucia andava a prendere le noci Fra Galdino raccontò a Agnese il miracolo di padre Macario. Tornata Lucia con molte noci, gli disse a Fra Galdino di informare Fra Cristoforo dicendogli di venire subito da lui perché era una cosa molto importante. Poco dopo rientrò Renzo tutto sconsolato e arrabbiato per l'insuccesso con quattro capponi sulle spalle.

Lucia lo rassicurò annunciandogli l'arrivo di Fra Cristoforo che avrebbe risolto il problema. Poco dopo si diedero la buonanotte.

CAP. 4   (Fabula)

Era l'alba del 9 novembre, quando Fra Cristoforo uscì dal convento per andare a casa di Lucia. Il convento si trovava fuori del borgo di Pescarenico, lungo la strada per Bergamo.



C'era un leggero venticello d'autunno, il cielo era sereno e le vigne brillavano. Lungo il percorso Fra Cristoforo incontrava dei mendicanti che cercavano l'elemosina, dei lavoratori, che controvoglia lavoravano le vigne e una fanciulla molto esile che portava al pascolo la sua mucca rubandole da mangiare.

Tutti questi spettacoli aumentavano la tristezza del Padre che pensava di andare a sentire qualche sciagura.

[.....] Intanto Fra Cristoforo era arrivato a casa di Lucia, facendo molto felici le donne, Agnese e Lucia.

CAP. 5

Padre Cristoforo entrò in casa di Lucia e si accorse che doveva esserci qualcosa di importante date le espressioni che avevano Lucia e Agnese.

Lucia raccontò tutto al Padre e gli chiese supplicandolo di non abbandonarla. Padre Cristoforo la rassicurò, ma dentro di se era molto preoccupato su come reagire e la migliore idea gli parve quella di affrontare di persona Don Rodrigo.

In quel momento il Padre si accorse di Renzo e lo tranquillizzò e durante il discorso, Renzo rese noto le sue idee, cioè di uccidere Don Rodrigo.

Padre Cristoforo gli disse  che non serviva a nulla arrabbiarsi e, anche se lo avesse ucciso sarebbe stato un terribile guadagno.

A questo punto troviamo una descrizione del palazzotto di Don Rodrigo: il palazzo era isolato, e più a valle c'erano le case dei contadini di Don Rodrigo. La porta del palazzo era chiusa e sopra c'erano due grandi avvoltoi con l'ali spiegate e due bravi che facevano la guardia e aspettavano gli avanzi del pranzo.

Arrivato all'entrata, Fra Cristoforo viene fatto entrare da un vecchio signore e giunto alla ala da pranzo sentì un gran rumore di posate e di voci discordi.

Appena visto, Attilio lo chiamò e Don Rodrigo rimase sorpreso e ne avrebbe fatto anche a meno di questa visita.

Seduti alla tavola c'erano tutti i nobili compreso il dottor AzzeccaGarbugli e parlavano di 3 argomenti: della questione della cavalleria, cioè se si doveva uccidere il cavaliere che portava cattiva notizia; della questione della guerra, cioè parlavano della successione per il ducato di Mantova e della questione della carestia e diedero colpa ai fornai.

Così dopo questi tre argomenti Don Rodrigo, malvolentieri, andò in un'altra stanza a parlare con Fra Cristoforo.

CAP. 6

Si apre col colloquio serrato e tempestoso fra Don Rodrigo e Fra Cristoforo.

Il duello oratorio tra i due personaggi si conclude con la sconfitta di tutti e due.

Fra Cristoforo viene cacciato e non ottiene quello che voleva, inoltre viene insultato e sbeffeggiato.

Don Rodrigo è a sua volta sconfitto perché un cappuccio ha osato sfidare uno come lui.

Mentre Fra Cristoforo esce dal palazzotto incontra il vecchio servitore che si offre per dare utili notizie sui propositi del padrone. Con una lieta speranza Fra Cristoforo si reca da Renzo e Lucia che a sua volta, insieme ad Agnese stavano preparando il matrimonio segreto.

L'idea, lanciata da Agnese venne percepita in modo diverso dai 2 sposi, Renzo ne rimase entusiasta e non vede l'ora di cominciare.

Lucia è dubbiosa e non è tanto sicura di quest'idea pensando se è lecita o no. Renzo, vedendo una nuova speranza corre in cerca di testimoni.

Trova il povero Tonio nella stanza desolato, dove i figlioletti lottano per la fame. Con soddisfazione di tutti Renzo porta Tonio all'osteria.

Renzo torna soddisfatto e, con qualche disputa e litigio convince Lucia a fare il matrimonio segreto.

CAP. 8

Dopo che d. Abbondio aveva incespicato su un nome di un filosofo, Perpetua gli annuncia la visita di Tonio e Gervaso (i due testimoni).

Tonio voleva saldare il debito e Gervaso gli faceva compagnia.

Don Abbondio li fa entrare, ma non si avvede che dietro di Tonio e Gervaso ci sono Renzo e Lucia.

Intanto Agnese tratteneva Perpetua, parlandole di storie d'amore.

Mentre Don Abbondio stava per dare la ricevuta a Tonio, Renzo pronunciò la fatidica frase, ma Lucia ne pronunciò solamente la metà perché Don Abbondio le rovesciò il tappeto addosso e così si spensero le candele.

Al buio Renzo e Lucia tentavano di scappare, Tonio di prendere la ricevuta e Gervaso tentava di fare confusione.

Intanto al paese c'era grande panico, per il suono delle campane in segno di allarme.

I Bravi, nel frattempo avevano fatto irruzione nella casa di Lucia per rapirla, ma non avevano trovato nessuno, allora, preoccupati dal suono delle campane fuggirono e tornarono da Don Rodrigo.

Nel paese c'era una grande confusione e mentre Renzo, Lucia e Agnese andavano da Fra Cristoforo per decidere cosa fare, al paese si era ristabilita la calma.

CAP. 9 (Fabula)

Dal nono capitolo si esce dal territorio di Lecco per entrare in un più vasto palcoscenico, Dalla casa di Lucia si passa al convento dove c'è la signora (come la chiama inizialmente il Manzoni.), diventata monaca per un inganno tesogli dalla famiglia, dai parenti, ma soprattutto dal padre, se padre si può chiamare, che era  un principe molto ricco e potente.




Giunti a Monza grazie ad un barrocciaio, tre si dividono: Renzo prosegue solo per Milano, mentre Agnese e Lucia si dirigono verso il convento, dove conoscono Gertrude, la famosa Monaca di Monza.

CAP. 10

Vedi scheda personaggi pag. 11 su Gertrude

CAP. 11

[L.M.1] 

L'undicesimo capitolo si apre con Don Rodrigo che aspetta invano Lucia. Infatti, come abbiamo visto nel cap. VII gli scagnozzi di Don Rodrigo erano andati a casa di Lucia per rapirla, ma non l'avevano trovata perché era al convento per fare il matrimonio segreto.

Il capitolo prosegue con il colloquio tra Don Rodrigo e il Griso.

Nella seconda parte del capitolo troviamo Renzo, che dopo aver lasciato le due donne a Monza, parte per Milano.

A Milano, trova la rivolta e ne rimane stupito: vede farina e pane per terra e un gran movimento. Prima assiste come spettatore, poi come protagonista.

Il Manzoni, conclude poi, con il fallimento della banda di Don Rodrigo, che accuserà il colpo.

CAP. 12

E' il capitolo dell'assalto al forno delle grucce.

Si apre con la narrazione documentata della critica situazione alimentare di quell'anno, si parla cioè della crisi del pane e della carestia che incombevano sulla vita di tutta la popolazione.

Le cause di questa carestia erano molteplici: il saccheggio da parte delle truppe di passaggio, l'abbandono delle terre da parte delle classe privilegiate, le pesanti imposte. I tumulti scoppiarono a cause degli errati provvedimenti delle autorità, che avevano acceso un conflitto tra fornai e popolo.

Tra le varie scene descritte dal Manzoni, spicca l'assalto al forno delle grucce, dove si combatte una vera battaglia e dove nulla può l'intervento del capitano di giustizia. Renzo è sia spettatore che attore, sembra che tutto si svolga intorno  a lui, è lucido e saggio, tanto da poter fare un'osservazione molto giusta, infatti dice che se distruggono i forni, non potranno più fare il pane.

CAP. 13

Il capitolo si apre con il vicario che è tranquillo in casa, quando alcuni uomini lo avvertono che sta arrivando il popolo per ucciderlo, perché ritenuto causa principale della carestia.

Mentre il vicario si rifugiava in soffitta, Renzo era nel mezzo alla folla e dopo che un vecchio si fa avanti per applicare la giustizia, Renzo non può fare a meno di esprimere la sua riprovazione, anche se corre un brutto rischio. Tra la protesta minacciosa del popolo , l'arrivo di una scala, lo salva miracolosamente.

Nel frattempo era arrivato una carrozza con il sig. Ferrer, (nome noto a Renzo, per via della grida), che , facendosi spazio tra la folla, riesce a salvare il povero vicario dall'ira del popolo.

CAP. 14

All'inizio di questo capitolo troviamo la gente che si disperde, che va via dalla casa del vicario.

Renzo, capita in gruppo di persone che parlano, e lui, dopo aver assistito alla scena di Ferrer, vuol raccontare la sua esperienza.

In questo gruppo, per sfortuna di Renzo c'era anche uno sbirro, in borghese. Insospettito dal racconto di Renzo lo ascolta attentamente e con la scusa dell'osteria, lo vuol portare in prigione. Per la strada, Renzo vide il cartello dell'osteria della Luna Piena e disse di fermarsi perchè aveva molta fame.

Dentro questa osteria, Renzo si ubriacò e ci fu una curiosa scenetta con l'oste, che voleva sapere a tutti costi il suo nome, perchè Renzo aveva l'intenzione di dormire nell'osteria.

Dopo aver mangiato, Renzo e lo sbirro andarono in camera e lo sbirro, molto furbescamente, con un tranello riuscì a farsi dire il nome da Renzo.

CAPITOLO  15

Il quindicesimo capitolo si apre con l'oste che cerca di farsi dire il nome da Renzo, ma non vi riesce.

Dopo aver dato la buonanotte a Renzo, l'oste va a letto e la mattina seguente, decise di andare al palazzo di giustizia per rendere noto al notaio cosa era successo; lì l'oste ha un curioso colloquio con il notaio, il quale cerca di dare la colpa all'oste. Il notaio sapeva già tutto di Renzo, perchè lo sbirro glielo aveva riferito prima dell'oste.

La mattina seguente Renzo viene svegliato bruscamente dagli sbirri e dal notaio, il quale, avendo paura dei tumulti popolari, si raccomandava con  gli sbirri di non stringere tanto le manette, altrimenti Renzo avrebbe urlato attirando così l'attenzione del popolo. Il notaio era molto preoccupato per il movimento dei popolari, così si finse generoso.



Appena usciti, il notaio si raccomandava a Renzo, il quale stava attirando l'attenzione della popolazione, così gli sbirri gli strinsero le manette e Renzo cominciò ad urlare e con l'aiuto della gente riuscì a scappare.

CAPITOLO 16

Il capitolo si apre con Renzo che è in fuga e la folla gli grida di rifugiarsi  in convento, ma lui non segue questo consiglio.

Voleva rifugiarsi in un paese vicino Bergamo, dove viveva suo cugino Bortolo, perché Bergamo era sotto un altro governo.

Dopo aver chiesto ad una persona che gli ispirava fiducia quale fosse la strada per Bergamo, Renzo attraversò la Piazza del Duomo , rivide il forno delle grucce e con tanta tensione riuscì ad uscire dalla porta Orientale. Appena uscito prese le strade secondarie per paura di essere riconosciuto e attraversava paesi senza saperne il nome perché lui non sapeva leggere.

Per non procedere nella via principale Renzo dovette procedere a zig-zag , compiendo il doppio della strada. Poi gli venne una geniale idea: invece di domandare la strada per Bergamo (perché era troppo sospetto) domandò la strada per Gorgonzola, un  paesino poco lontano da Bergamo.

Arrivato a gorgonzola all'ora di cena Renzo entrò in un'osteria e lì ebbe di nuovo un colloquio con un oste e dopo gli chiese quanto era distante l'Adda e con molta maliziosità l'oste gli rispose che era lontano 6 miglia.

Mentre Renzo mangiava all'osteria entrò un mercante che veniva da Milano e si mise a raccontare i tumulti e quando raccontò che un delinquente era fuggito, Renzo rabbrividì e uscì molto velocemente dall'osteria e si incamminò. 

CAPITOLO  17

Dopo essere uscito dall'osteria Renzo prese la via maestra, ma appena dopo 5 minuti, prese una via minore.

Dopo aver attraversato alcuni paesi, arrivò dove le coltivazioni finivano e iniziavano felci e scope. Prese un sentiero perché sentiva che era vicino ad un fiume e piano piano, si accorse di essere  entrato in un bosco. Aveva un po' di timore a continuare, ma la voglia  di fuggire  era maggiore. Si fermò per decidere se tornare  indietro per trovare un rifugio, o andare avanti. Mentre decideva, sentì un mormorio d'acqua e con grande felicità Renzo scoprì che era l'Adda. Arrivò sulla riva e vide in lontananza Bergamo. Decise di tornare indietro a dormire in una capanna che aveva notato precedentemente.

La mattina seguente ritornò sulla riva dell'Adda e grazie a un barcaiolo l'attraversò.

Dopo aver pagato il barcaiolo si incamminò verso il paese dove abitava Bortolo. Il suo viaggio non fu lieto: infatti rivide i momenti di carestia che aveva lasciato: vede poveri per la strada.

Dopo essersi fermato ad un'osteria e aver fatto l'elemosina ad una famiglia arrivò da suo cugino.

Esso lo accolse a braccia aperte e chiese al suo padrone di lavoro se poteva prendere anche Renzo a lavorare con lui.

CAPITOLO 18

Conclusa la vicenda di Renzo, questo capitolo (come il successivo) analogamente all'undicesimo, costituisce una sorta di raccordo con la storia di Lucia, con un rapido mutare di luoghi (il paese di Lucia, il palazzotto di Don Rodrigo, Monza, Pescarenico, Rimini e Milano) e un frequente incrociarsi di personaggi (Don abbondio, Don Rodrigo, il Conte Attilio, l'Innominato, Agnese, Lucia..)che si dispongono in  sequenze rapide illuminate da frequenti flash-back.

Tuttavia tre sono i nuclei fondamentali, riconducibili a Don Rodrigo e alla sua passione "cioè, quel misto di puntiglio, di rabbia e d'infame capriccio"; al soggiorno di Lucia e Agnese al monastero e al doloroso ritorno di Agnese "povero cieco" che ha "perduto il suo bastone"; e al colloquio tra il Conte Attilio e il conte zio.

Lo stesso 13 novembre arriva al paese di Renzo l'ordine di cattura: la sua casa viene praticamente saccheggiata dalle forze dell'ordine. Don Rodrigo si rallegra della notizia: il Conte Attilio parte per Milano promettendogli di liberarlo di Padre Cristoforo; il Griso gli riferisce che Lucia è ricoverata nel monastero. Alla notizia Don Rodrigo sta per abbandonare l'impresa, ma, timoroso delle beffe degli amici e del cugino, comincia a pensare di chiedere aiuto a "un tale", "un uomo o un diavolo" che può tutto: la decisione è presa quando sa che Padre Cristoforo è stato trasferito d'autorità e che Agnese è tornato a casa, lasciando quindi Lucia sola nel monastero. Qui, Agnese e Lucia erano già venute a conoscenza delle accuse mosse a Renzo, di cui non erano riuscite a rendersi conto. Avevano ricevuto da Padre Cristoforo notizie, che poi erano improvvisamente cessate: questo ha spinto Agnese a tornare al paese, tanto più che Lucia sembra ben protetta dalla signora che le dimostrava particolare benevolenza.

Agnese, appena arrivata, si presentò al convento di Pescarenico e qui fu informata del trasferimento di Padre Cristoforo per Rimini. La notizia la lasciò sconcertata  e confusa.

Segue, anche nel capitolo successivo, la narrazione delle vicende che hanno portato all'allontanamento del frate. Il Conte Attilio, a Milano, è andato subito, come promesso al cugino, a far visita al conte zio: personaggio politico, abile soprattutto a far mostra del suo rango e del suo potere, e, presentandogli la vicenda abilmente, in modo da far leva sulla vanità e sul malinteso senso dell'amor familiare, lo ha convinto ad intervenire in favore di Don Rodrigo contro Padre Cristoforo.








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