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Guerra e pace

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Guerra e pace


Il problema di un ordine atto a determinare la pacifica convivenza tra gli esseri umani si può ritenere fondamentalmente impostato in quanto ovunque è incriminato l'atto di violenza. Infatti la legge dei vari stati ha il compito di intervenire per rendere giustizia ovvero per prevenire o modificare in favore della pacifica c 939h72j oesistenza le eventuali cause di lotta. La soluzione di tale problema, che basa sul concetto acquisito di socialità  e si concreta in imposizione di doveri e tutela dei conseguenti diritti proprio con l'interessato consenso degli associati, è quanto suggerisce la fiducia nella possibilità di risolvere il problema della pace mondiale ovvero il problema del rapporto pacifico ed ordinato dei gruppi etnico-politici di comune tradizione morale, culturale e spirituale definitisi in nazione.

Ogni guerra, passata o presente, rappresenta la sconfitta dell'umanità, la sconfitta della diplomazia, la sconfitta della ragione. Nelle guerre non ci sono né vincitori né vinti ed è stupido parlare di grandi guerre perché non esistono grandi guerre ma solo guerre che uccidono e distruggono sogni e speranza di poveri innocenti. La televisione non parla d'altro ed è difficile non rimanere segnati da ciò che ci mostrano le emittenti di tutto il mondo ma la  TV, i giornali, la radio sono tutti mezzi di comunicazione che non possono o non vogliono far capire cosa sta accadendo nel mondo. Non mi interessa chi ha ragione o chi ha torto ma la paura negli occhi dei bambini che siano iracheni, serbi, o kosovari è l'unica certezza tangibile. I mass-media ci fanno sembrare tutto così lontano ed irreale ma ci basta pensare che tra Roma e Belgrado ci sono poco più di 750 Km ed è questa la distanza che divide la nostra vita è quella di poveri innocenti costretti a scappare via dalle proprie abitazioni.



Dai tempi antichissimi ai nostri giorni, la storia è stata disseminata da fatti di sangue e da scontri per la supremazia di popoli su altri. E' noto a tutti come la politica nei momenti di crisi lasci il posto agli interventi armati ritenuti l'unico mezzo per la soluzione di divergenze su questioni solitamente d'interesse economico. Si  ha l' impressione, a volte, che si scelga la forza invece che la persuasione quasi che fosse l'inevitabile atto finale di un qualcosa già premeditato.

Si può senz'altro affermare che l'uomo in tutti i campi della sua evoluzione ha fatto dei progressi, ha fatto delle scoperte

scientifiche che ne hanno sensibilmente migliorato la vita, è riuscito a debellare tantissime malattie, ha compiuto viaggi spaziali che prima sembravano impensabili; ma sul fronte dei conflitti la prassi non è cambiata assolutamente.

Questo modo di agire preoccupa perché ha riflessi tragici su intere popolazioni, che pagano per tanto tempo le conseguenze delle scelte di chi li governa.

Da qui l'appello, per chi governa gli Stati, di cercare altre alternative alla risoluzione dei contrasti. Spesso si fanno tavole rotonde per affermare vagamente principi di libertà, la sovranità dei popoli nelle decisioni che li riguardano, ma nessuno ha concentrato la sua attenzione su quanto basti poco, per chi detiene il potere, per scatenare guerre con morti

e distruzione. La presunzione in questi frangenti ha un ruolo di primo piano in chi esercita il potere; spesso, chiusi ostinatamente sulle loro convinzioni, i governanti non accettano consigli moderati che cotrastino le loro convinzioni che il più delle volte risultano essere infelici o sbagliate.

Certamente ci vuole molta saggezza e coraggio per cambiare decisione su, questioni che riguardano il futuro di interi




popoli, ma ciò farebbe senz'altro onore in chi riuscisse a far questo.

Le istanze dei popoli, la riflessione sulle conseguenze terribili a certi accadimenti e lo spirito della ragione possono, In molti casi, contribuire a far nascere una visione nuova della politica e dei rapporti fra i popoli e su questo versante il ruolo delle nazioni più civili potrebbe avere una forte influenza. Però, non bisogna dimenticare che vi è un'esigenza in

chi possiede un'industria degli armamenti, che spinge a produrre e vendere continuamente

armi e a tenere accesi focolai dei conflitti sul pianeta ed esiste il sospetto più che fondato che questi "industriali" vivano di connivenze all'interno dei vari governi.

Quindi, fino a quando non saranno scomparse le industrie belliche, la storia dell'uomo sarà sempre contrassegnata da

conflitti in ogni angolò del pianeta e sarà una pia illusione immaginare che vi possa essere una pace duratura.

Kant stesso dà una definizione di guerra: "La guerra è il male peggiore che affligge la società umana ed è fonte di ogni male e di ogni corruzione morale.[.] Ad essa non è possibile fornire una cura assoluta e immediata".








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