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GLI ADELCHI - Coro dell'atto III

letteratura


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gli adelchi

Coro dell'atto III

Dagli atri ricoperti di muschio, dai Fori in rovina,                                                                               

dai boschi, dalle officine riarse stridenti,

dai campi coltivati dagli schiavi,

un popolo disperso si sveglia improvvisamente;

tende l'orecchio, solleva la testa                                                                                                          5

colpito da uno strano rumore crescente.



Il coro si apre con una considerazione amara da parte del Manzoni sulla degradazione del popolo latino. Il Foro, simbolo della civiltà romana, è ormai in rovina, così come le officine dove un tempo si forgiavano le armi. Il popolo latino viene definito dal poeta come un "volgo disperso", perché non ha più nessuna consapevolezza della grandezza civile e militare degli antenati; esso è solamente un popolo schiavo, ben lontano dal riconoscere il rumore dell'appressarsi della guerra, mentre per i romani era così familiare.

Dagli sguardi dubbiosi, dai volti impauriti,

quale raggio di sole traluce da folte nuvole,

che rivela la fiera virtù dei padri:

negli sguardi, nei volti confusi ed incerti                                                                                 10

 si mescolano e si contrastano l'umiliazione della schiavitù

con il misero orgoglio di un tempo ormai andato.

Il ritratto dei latini rivela un popolo che ha ormai perso la propria identità e le proprie radici. L'umiliazione della schiavitù contrasta con un orgoglio di una grandezza ormai passata, e per questo inutile e senza senso. Da qui emerge un accenno polemico nei confronti dei classicisti, che cercavano di far rivivere qualcosa che si allontana di molto dal presente.

Il volgo si raduna voglioso di libertà, si disperde impaurito,

per sentieri tortuosi, con passo incerto,

fra il timore degli antichi padroni e il desiderio della loro sconfitta, avanza e si ferma di nuovo;15

e sogguarda e fissa la turba dispersa scoraggiata e confusa

dei crudeli signori,

che fugge dalle spade dei Franchi, che non si fermano mai.

L'atteggiamento del volgo è incerto: si alternano in esso attimi in cui si desidera la libertà, succeduti dal timore nei confronti degli antichi padroni. Davanti ai loro occhi la folla dei signori Longobardi che fuggono, definita una "turba", ovvero un mucchio di persone senza anima. I "torti sentieri" stanno ad indicare l'incuria e lo stato di inciviltà al quale si è ridotta la società, in contrapposizione con le grandi strade costruite dai romani.

Il volgo li vede agitati, come fiere tremanti,

le rossastre criniere dritte per la paura,                                                                                  20                      

che cercano i noti nascondigli;

e qui, messo da parte l'usuale atteggiamento minaccioso,

le donne superbe, con il viso pallido,

guardano pensose i figli pensosi.

I padroni Longobardi vengono paragonati a delle fiere braccate, che per la paura sembrano avere i loro caratteristici capelli rossastri dritti. L'agitazione pervade anche l'animo delle donne, che abbandonano l'atteggiamento da padrone e guardano preoccupate i propri figli, pensando al loro destino.

E appresso ai fuggitivi, con la spada desiderosa di sangue,                                                                25

come cani da caccia sciolti, correndo, frugando,

da destra e da sinistra, arrivano i guerrieri:

il volgo li vede, e estasiato da una contentezza mai provata,

con la galoppante speranza che precorre l'evento,

e sogna la fine della dura schiavitù.

La fuga dei padroni e l'arrivo dei guerrieri longobardi viene paragonata ad una scena di caccia, di fronte alla quale il popolo sogna la liberazione da parte dei soldati stranieri. Da qui comincia ad emergere il pensiero del poeta, finora rimasto estraneo: il sogno è appunto una fantasticheria che non ha nulla a che vedere con la realtà. Si preannuncia dunque l'esito della battaglia per il volgo, che spera in qualcosa che il Manzoni nei versi successivi dimostra come non sia realizzabile.

Udite! Quei soldati Franchi sul campo di battaglia,

che impediscono la fuga dei vostri tiranni,

sono giunti da lontano, attraverso aspri  sentieri:

hanno rinunciato alle gioie dei pranzi festosi,

si alzarono in fretta dai dolci riposi                                                                                                    35

immediatamente chiamati dalle trombe della guerra.

Da questo punto in poi si apre la riflessione del Manzoni sulle infondate speranze di libertà del volgo. Il  popolo Franco per giungere in Italia ha rinunciato alla tranquillità del proprio ambiente familiare.

Lasciarono nelle stanze della casa in cui nacquero




le donne preoccupate, che ripetutamente davano loro l'addio,

con preghiere e consigli interrotti dal pianto:

sulla fronte hanno gli elmi delle passate battaglie,                                                                               40

hanno posto le selle sugli scuri cavalli,

corsero sul ponte che risuonava cupamente.

Il poeta prosegue parlando della partenza dei soldati Franchi, delle loro donne preoccupate. L'ultimo verso descrive una tipica immagine medievale: il ponte levatoio che si abbassa per lasciar uscire i soldati dal castello.

A schiere, passarono di terra in terra,

cantando gioiose canzoni di guerra,

ma con l'animo rivolto ai dolci castelli:                                                                                   45

per valli petrose, per dirupi,

montarono la guardia durante le gelide notti,

ricordando i fiduciosi colloqui d'amore.

Il tragitto per l'Italia è stato faticoso per i soldati stranieri, nonostante vi sia in loro la gioia di accingersi a combattere per la vittoria. Tutto ciò serve per dimostrare che un esercito non viene da così lontano, attraverso tragitti impervi, per ridare la libertà ad un popolo straniero.

Sopportarono gli oscuri pericoli di soste forzate,

le corse affannose attraverso luoghi mai attraversati,                                                              50

il rigido comando militare, la fame;

videro le lance scagliate contro i petti,

accanto agli scudi, rasente agli elmetti,

udirono il fischio delle frecce che volavano.

In questi versi il poeta continua ad elencare i pericoli affrontati dai Franchi nella discesa in Italia.

E il premio sperato, promesso a quei soldati,                                                                        55

sarebbe, o delusi, capovolgere le sorti,

porre fine al dolore di un volgo straniero?

Tornate alle vostre superbe rovine,

alle attività pacifiche delle officine riarse,                                                                                           60

ai campi bagnati dal sudore servile.

Manzoni si rivolge al volgo, destinato a rimanere deluso, poiché non verrà liberato da un popolo partito con l'intento di assoggettarlo. Dovrà dunque tornare schiavitù di sempre.

Il forte si mescola col nemico sconfitto,

anche con il nuovo signore rimane la vecchia situazione;

sia l'uno che l'altro popolo vi rendono schiavi.

Si spartiscono i servi, gli armenti;

giacciono insieme sui campi di battaglia                                                                                            65

di un volgo disperso senza nome.

Analisi del testo

·        interesse per il popolo: Nonostante il genere tragico imponga la trattazione esclusiva dei grandi della storia, nel coro il Manzoni mostra la vicenda dal punto di vista del popolo. Questo perché lo spirito evangelico spinge il Manzoni a parlare degli umili, delle sue condizioni di vita, che la storia ufficiale ignora. Inoltre, la visone borghese della realtà rifiutava la letteratura eroica tipica dell'aristocrazia e del classicismo, preferendo una letteratura che trattasse le vicende della gente comune.

·        la poesia storica: Il coro è un esempio di poesia storica, la quale ricostruisce, sulla base di documenti, i sentimenti di grandi collettività.

il messaggio politico: La trattazione di vicende del passato permette a Manzoni di inviare ai contemporanei un messaggio attualissimo: non contare sulle forze straniere per la liberazione nazionale.







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