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FOSCOLO

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FOSCOLO

Ugo Foscolo nasce a Zante nel 1778 ateo materialista, da madre greca e padre veneziano; per questo il suo legame con il neo-classicismo è sincero e sentito, mentre per quanto riguarda il fattore politico, egli si sente parte di una nazione che ancora non esisteva: l'Italia.

Un tema presente nelle "Ultime lettere di Jacopo Ortis"è quello della delusione della Rivoluzione Francese in seguito al trattato di Campoformio col quale Venezia venne ceduta all'Austria, e la amarezza nei confronti di Napoleone, visto prima come un eroe, poi come un nemico.

F. ebbe una vita amorosa molto ampia (si dice che ebbe una storia anche con la moglie di Monti, suo amico, Teresa, la stessa forse delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis") spesso narrata nelle sue opere. Viaggiò molto in tutta Europa, anche per politica. Sono proprio gli intrecci tra amore e politica uno dei temi fondamentali delle sue opere;egli crede nelle illusioni , ideali capaci di spingere chiunque a più ardue imprese, capaci di far superare le avversità della vita; sono l'amore, l'esilio,  la bellezza, il mito di poesia "eternatrice", il sepolcro, appunto le più forti illusioni.

Il suo pessimismo di fondo lo accompagnerà per tutta la sua produzione.

Lo stile di F.  è complesso, infatti troviamo sia il controllo neoclassico che il sentimentalismo e l'ardore romantico (soprattutto nella produzione giovanile).

Subisce il fascino della politica e degli empiristi inglesi e dell'"uomo lupo" di Hobbes: infatti egli cercava più libertà e armonia sia sociale che produttiva; per F., inoltre, la storia e solo un susseguirsi di violenza che non ha un vero fine verso il bene.

Sotto un punto di visto psicanalitico, Venezia viene vista come una "madre", buona e comprensiva soggetta al "padre-padrone", Napoleone di un Foscolo, o del suo alterego Jacopo Ortis, figlio suddito.

"Ultime lettere di Jacopo Ortis"

(Breve chiarimento sul Romanzo epistolare)

Il Romanzo del '600 ebbe breve vita; con il passare del tempo, questo si identificò con quello epistolare prendendo come modello Ovidio: le  "Ultime lettere di Jacopo Ortis" del Foscolo, "I dolori del giovane Werther" di Goethe, il "Pamela" di Richardson, "La nouvelle Eloise" di Jan Jacque Rousseau, "le amicizie pericolose" di Le Classe, e così via. Venne poi iniziato a usare per esprimere concetti filosofici con intento satirico, come "Le lettere persiane" di Montesquie.

Nelle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", il F. si finge Lorenzo Alderani (da Lorence Stern) editore di queste lettere scritte appunto da Jacopo Ortis. Parlano di una riflessione generale sulla vita politica e associativa, sulla natura umana, l'animale politico come Aristotele, lotta sulla superiorità di un uomo rispetto a un altro.

Il protagonista è il tipico eroe romantico deluso dalla società e soprattutto dagli eventi storici; infatti l'Ortis si suicida, come il modello alfieriano, ma come eroica affermazione di se stesso, come rinuncia.

La storia è un triangolo amoroso tra lui, la bella Teresa figlia del signor T*** e il suo futuro sposo Odoardo; l'Ortis scappa, ma fermandosi sui colli Eugani conosce appunto questa famiglia, s'innamora, ma Teresa, per rispetto del padre, non cede alla corte del giovane che si uccide. Odoardo è un personaggio grigio e piatto.

Il destino si oppone al loro sogno d'amore; il rapporto uomo-destino è una concezione laica e materialistica che si complica in situazioni negative, senza una spiegazione religiosa.

Odi

 

La parola ode dal greco "oidé", canto del XVI sec., sono componimenti lirici di stile elevato, anche in Orazio; F. riprende la struttura della canzonetta del Chiabrera del '600.

Sono di ispirazione neoclassica, i temi pendono come modello il Parini e il gusto è come quello galante del '700. Spesso dedicate a una donna come a "Luigia Pallavicini caduta da cavallo" e "All'amica risanata".

Vengono analizzati i miti foscoliani delle illusioni: la bellezza rasseneratrice e il mito della poesia "eternatrice". La bellezza viene idealizzata come nella proporzione greca.

Sono fredde e distanti perché prevale il neoclassicismo formale.

F. prende come modelli il Parini per la sua caratteristica metrica elevata, canonizzante come la tematica, il petrarchismo del '500, Orazio, Ovidio, Catullo, Properzio e Lucrezio. Il lessico è aulico con una struttura piuttosto rigida e frequenti rime altalenate, come una cantilena.

 Vediamo in lui un passaggio dall'adolescenza alla giovinezza lirica.

La figura femminile viene idealizzata e fa da spunto per l'analisi della bellezza come allusione.

Sonetti

Sono 12 scritti in due diverse fasi, ma pubblicati insieme. 'Alla Sera ', 'A Zacinto ', 'In morte del fratello Giovanni ' sono i più belli. Prende come modello Alfieri e i temi più presenti sono: l'amore, lo spunto autobiografico e socio-politico, l'autore ribelle, l'unità italiana, il contrasto con la società dell''800, il contrasto con se stessi, e così via.

Notizie intorno a Didimo Chierico

 

L'eroe romantico non solo in Italia è il ribelle che vuole affermarsi in una società migliore; ci sono altre interpretazioni, ma soprattutto un diverso sviluppo del personaggio.

Didimo Chierico si può identificare come un altro alterego del F., come fosse un Ortis "cresciuto e sopravvissuto", infatti egli si accontenta del contingente e della relatività, cioè passa dall'idealismo alla prassi. E' pessimista, ma non si può parlare ancora di pessimismo cosmico di Leopardi.

F. finge di trovare una traduzione di Lorence Stern a opera del Chierico, così scrive una biografia sul personaggio: è un intellettuale che vive in solitudine, nel disincanto, nell'ironia e nel distacco dalla realtà, valori raggiunti con la maturità oltre a una critica oggettiva e obbiettiva, e alla consapevolezza del fatto che non esistono valori assoluti. Gli ideali in cui crede sono, come nell'Ortis, l'amor di patria, il senso della libertà e dell'indipendenza.

I Sepolcri

 

Dopo varie traduzioni di lettere e opere greche tra il 1803 e il 1805, il F., ormai maturo, scrive di getto nel 1806 "I Sepolcri". I temi sono gli stessi delle "Odi" e de "I Sepolcri", ma ci sono argomenti anche più moderni, come la gloria e la memoria storica (Gian Battista Vico: "corsi e ricorsi storici"). Cadono gli schematismi formali che trattenevano l'irruenza discorsiva, e subentrano gli endecasillabi sciolti. Il carme è ricco di temi, ma non eccede nell'enfasi retorica delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", grazie al dominio di sentimenti e parole.

Il motivo occasionale dell'opera è "l'editto di Saint Claude" che spiegava che le tombe dovevano essere situate fuori città e le lapidi dovevano essere tutte uguali. Da questo nacque una discussione con Pindemonte, autore neoclassico, molto religioso, di idee discordanti rispetto al materialista F., il quale all'inizio era d'accordo con l'editto, ma in seguito comincia ad attribuire un valore laico al sepolcro per i vivi, a carattere prima familiare, poi civile. Il Pindemonte scrive "I Cimiteri" e F., prendendo anche spunto da Ossian rivisto secondo il pensiero borghese, da la sua risposta laica con "I Sepolcri".

Rivede il senso della morte, il rapporto tra lo scomparso e i cari, i riti che da sempre accompagnano questo inevitabile destino (poesia civile protosentimentale del Risorgimento).

E' forte il legame tra morte e poesia attraverso tempo e tombe, infatti la poesia è l'illusione più grande in grado di rendere eterno l'uomo e la tomba stessa del buono, dell'eroe, sarà evidente e dà un ricordo civile e sociale.

All'opera possono essere attribuiti vari nomi: carme, ovvero componimento a struttura argomentativa e metrica molto forte, usato nell'antichità per componimenti solenni; epistola in versi, chiamata così dallo stesso F., in quanto era indirizzata al Pindemonte; poemetto filosofico, perché tratta argomenti di filosofia materialistica, ma non è presente l'elemento narrativo, come nei veri poemetti.

 I temi più trattati nel componimento sono: il materialismo, il valore della poesia "eternatrice", la condizione storica dell'Italia e la sua possibilità di riscatto, il senso della civiltà, l'identità del poeta vista attraverso il carme.

Grazie al già citato riferimento ai "Corsi e ricorsi storici" di Gian Battista Vico,  il F. identifica la storia  come memoria educativa, ovvero studiandola si può capire il passato per affrontare meglio il futuro.

Si parla poi di religione umanistica prendendo spunto dal Parini, Alfieri, Machiavelli, Michelangelo, Newton, e così via, e di tomba e sepolcro visti come mezzi per crescere.

Quindi la morte non è più un posto dove fuggire dalle torme delle cure, ma è un punto di partenza per lo sviluppo della società.

Ne " I Sepolcri",il F. esprime il suo modo di pensare generale nel suo periodo di maturità: è forte il legame con il materialismo di Lucrezio, specialmente per quanto riguarda la negatività della religione; La funzione biografica dell'autore è intensa.

Infine l'esemplarità storica dell'autore, cioè il passato nel presente, sveglia le virtù sociali e civili di cui F. vuole essere interprete (vedi "l'Adelchi" di Manzoni).

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