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Comedìa: Scheda di Sinossi

letteratura


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LA DIVINA COMMEDIA



Una nuova Bibbia per salvare il mondo

Scheda di sinossi dei canti If 1/3, Pg 27/33, Pd 2-15/17-33

a cura di Corrado Odescalchi

Terza edizione riveduta, corretta

e aggiornata al Programma di Italiano 96 / 97



0.1 Durante "Dante" Alighieri nasce a Firenze tra il maggio e il giugno 1265 da Alaghiero degli Alaghieri e da Bella. Nel 1289 par­tecipa tra i feditori a cavallo alla battaglia di Campaldino; si inserisce nella vita politica della città entrando nel Consiglio dei Cento e, successivamente, del Consiglio del Potestà; nel 1300 viene eletto priore. In seguito a un'inchiesta nel 1302 viene in­criminato, senza prove, di baratte­ria, concussione, estorsione e opposizione sediziosa alla politica papale; passerà il resto della sua vita in esilio da Firenze, va­gando per l'Italia. Muore a Ra­venna il 13-14 settembre 1321. Oltre alla Divina Commedia, ha pro­dotto due raccolte di liriche (Vita Nuova e Rime), il Convivio, una raccolta di canzoni con relativo commento, un poemetto allego­rico (Fiore) e due trattati in lingua latina (De vulgari eloquen­tia e De Monarchia). Ci sono inoltre pervenute 13 epistole.

0.2 Il titolo dell'opera é Comedìa; Il motivo della scelta é sia contenutistico (la commedia inizia con una materia "aspra e terri­bile" e termina felicemente) che formale (la lingua utilizzata é il volgare fiorentino). L'aggettivo Divina fu usato per la prima volta nell'edizione veneziana del 1555 curata da Ludovico Dolce.

0.3 Società Editrice Internazionale

0.4 Plausibilmente, la prima cantica é stata composta tra il 1304 e il 1309; la sec 414h74e onda, tra il '10 e il '13; l'ultima, pubblicata postuma, tra il '14 e il '20. I primi due libri vennero pubblicati da Cangrande della Scala; il terzo, per ragioni di carattere poli­tico, dai figli dell'autore. La prima edizione a stampa del poema é del 1472; poiché non ci é stato pervenuto il manoscritto origi­nale, i conflitti delle lezioni hanno richiesto un'edizione cri­tica; la prima é del 1902, a cura di Giuseppe Vandelli; nel 1966/67 Giorgio Petrocchi ha pubblicato un'edizione critica uti­lizzando tutti i manoscritti della cosiddetta "antica vulgata"; comunque, la Società Dantesca Italiana ci sta ancora lavorando. Edito per la prima volta dalla S.E.I. nel 1945.

1.1 Genere: poesia. Sottogenere: poema epico - allegorico - simbolico. Schema Chatman:

Autore Reale: Dante Alighieri; Autore Implicito: é stato esiliato ingiustamente per il suo allineamento di Guelfo Bianco (affidare all'Impero il potere politico e alla Chiesa il potere spirituale, in modo che non entrino in conflitto e non accampino diritti sulle amministrazioni territoriali, come quella di Firenze). Con quest'opera, vuole innanzitutto convincere i fiorentini del suo valore, per poter essere riammesso in patria; vuole rendere parte­cipi i suoi lettori della sua esperienza di purificazione affinché possa essere di giovamento anche a loro, e infine proporre i va­lori e gli ideali in cui crede, gli stessi dei suoi avi, per av­viare una renovatio temporis; Narratore: Dante stesso (la sua identità é rivelata senza possibilità di errore in Pg XXX 55), raccontando post eventum il suo viaggio, alternando riflessioni formulate al momento dello scrivere (Auctor) ai ricordi dell'esperienza compiuta (Agens); Narratario: Sebbene Dante si ri­volga spesso al lettore (p. es. Pg XXXIII 136) il narratario viene nominato solo in Pd II 1; Lettore Implicito: dev'essere colto, per cogliere tutti i riferimenti e i rimandi dell'opera; intelligente e determinato a comprenderla; deve provare "sumpatheia", cioè deve essere disposto a provare le emozioni dell'autore e accettare il compromesso d'incredulità; infine, deve condividere gli ideali dell'autore; Lettore Reale: Corrado Odescalchi (Guastalla 1978-vivente).

1.2 Il testo é diviso in tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Para­diso), a loro volta divise in trentatré canti; a questi si ag­giunge uno di introduzione al poema, che porta la somma a cento. E' scritto in terzine di endecasillabi (per cui ogni rima ricorre tre volte). Il viaggio nell'oltretomba viene compiuto all'età di 35 anni e dura sette giorni a partire dal 7 aprile 1300, cioè dal venerdì santo dell'anno del giubileo. Per quanto riguarda i canti analizzati:



If I-II: Dante, smarritosi in una selva, viene soccorso dall'anima del poeta Virgilio, accorsa grazie all'intercessione di Beatrice, donna - angelo amata in vita dal poeta. I due si apprestano a com­piere un descensus ad inferos.

If III: L'iscrizione sopra alla porta dell'Inferno.

Pg XXVII-XXXIII: Dopo aver attraversato l'Inferno e scalato il monte del Purgatorio, Dante e Virgilio (più l'anima del poeta Stazio che passava di lì) giungono al Paradiso Terrestre, dove l'autore incontra le beate Matelda e Beatrice, assiste a una pro­cessione allegorica, termina il suo percorso di purificazione e ascende al cielo assieme all'amata.

Pd II: L'apostrofe di Dante ai lettori.

Pd XVI-XVII: Nel Quinto Cielo del Paradiso Dante incontra un suo avo, Cacciaguida, cavaliere morto all'epoca delle Crociate. Dopo aver chiarito il suo albero genealogico, il poeta si fa raccontare gli splendori della Firenze dei secoli passati e chiede una delu­cidazione sul suo futuro; prima di separarsi, l'avo ricorda a Dante la sua missione di rinnovatore e paladino della verità.

Pd XXXIII: giunto al termine della sua ascensione, Dante, accompa­gnato da San Bernardo, giunge al cospetto di Maria e riceve da questa il permesso di ammirare Dio nella sua interezza. Davanti all'immensità della visione la mente umana dell'autore non regge, e non sa descriverla completamente; giunto comunque alla fine del suo viaggio, con l'animo finalmente in pace, ritorna sulla terra.

1.3.1 I canti sono fedeli alla narrazione post eventum e al rap­porto agens-auctor. Il tempo ha in genere un valore simbolico: il viaggio comincia all'alba, ma il descensus al tramonto; Dante en­tra nel Paradiso terrestre sempre all'alba, e a mezzogiorno compie la sua ascesa ad astra; una volta in Paradiso, il tempo non ha più alcun significato (per quanto nel quinto cielo sia notte), ma assume un particolare rilievo nel dialogo con Cacciaguida, che sa ricostruire il passato e vedere nel futuro; da notare che dal P.T. in poi il tempo viene comunque determinato sempre mediante riferi­menti celesti: il corso del Sole, dei pianeti, delle costella­zioni.. Al pari del tempo, tutti gli spazi hanno un valore simbo­lico: la selva della partenza simboleggia il peccato supremo, l'allontanarsi da Dio; il monte é la strada che conduce a Dio (il sole che ne cinge le spalle). L'iscrizione sulla porta sottolinea la peri­colosità (ma anche il valore) del viaggio, che é completo in quanto si compone di una catabasi e di un'anabasi; la purifica­zione é completa nel Paradiso Terrestre (in questo modo, del re­sto, Dante riequilibra i rapporti tra il giardino e il genere umano), punto di incontro tra terra e cielo. Un discorso a parte merita la processione a cui assiste: ogni suo elemento si ricon­duce a un sovrasenso preciso, dai colori (che sono sempre bianco, rosso e verde) ai numeri (sempre uno, tre o sette [tre più quat­tro), ai protagonisti (le Sacre Scritture al completo, Cristo, la Chiesa). Inoltre un grande rilievo é dato all'Albero della Cono­scenza, che é stato "due volte dispogliato", e con la sua forma a cono capovolto potrebbe simboleggiare il contatto tra umano e di­vino. 

1.3.2           Cast (in ordine di apparizione) :

            Dante (Agens e Auctor): Non é che di lui sappiamo così tanto. Ha trentacinque anni, florentini natione, non moribus; é un poeta; non ha un rapporto conflittuale con la sua poesia. All'inizio del poema, é (per ammissione dell'auctor) perso nelle tenebre del peccato. Fin dall'incontro con le tre belve, comincia a intuire il suo privilegio: il potersi redimere attraverso un viaggio nell'oltretomba, e, una volta purificato, poter estendere tramite la sua poesia il suo privilegio al genere umano. Apprende molte cose passate e future; esercita sempre più spesso la sua capacità interpretativa; durante il processo di evoluzione, l'agens del racconto si avvicina sempre più all'auctor, fino alla fusione nell'ultimo canto.

            Publio Virgilio Marone: Mantovano, poeta. Morto (70-19 a.C.). Prima guida di Dante, nonché Auctoritas dell'opera; simboleggia la Ragione umana, e per questo non può andare oltre il P.T.

            Stazio: Romano, poeta. Morto. Seconda guida di Dante, come lui é stato allievo di Virgilio.     Auctoritas corrispondente: le Ekfra­sìs.

            Matelda: Beata. Simboleggia la letizia e la purezza che gli uomini persero uscendo dall'Eden, ma é anche portatrice di cono­scenza e verità, nonché officiante del rito di purificazione di Dante. Il suo nome può derivare dal greco "amore di sapere", op­pure, capovolgendolo, significare Ad Letam, Alla Letizia.

            Beatrice: Fiorentina, dama. Morta. Terza guida di Dante. Il suo primo incontro con Dante risale all'età di nove anni; da al­lora, fino alla sua prematura morte, é stata oggetto del suo amor cortese, e sua musa ispiratrice. Dopo la morte, é assurta al rango di donna - angelo, e simboleggia la Grazia divina e il nuovo genere umano redento: ecco perché ha sostituito la Ragione nell'itinerarium mentis in Deum. Come per Matelda, la sua cifra é la bellezza e la beatitudine. Auctoritas corrispondente: la Vita Nova.

            Cacciaguida: Fiorentino, cavaliere. Morto (1091 circa). Trisa­volo di Dante, personificazione del Mos Maiorum, del coraggio e della rude bellezza dell'antica Firenze. Grazie a lui Dante si concilia col suo passato e può venire a conoscenza del suo futuro; il loro incontro segna una tappa importante nella sua maturazione. Auctoritas corrispondente: la Laus Civitatis.




            San Bernardo: Santo. Quarta guida di Dante. E' lui a recitare la preghiera di intercessione per Dante; dopo la ragione umana e la grazia divina, é la Sapienza universale a guidarlo. Auctoritas corrispondente: le Sacre Scritture.

            Maria: Vergine Madre; è la vetta assoluta che può aver toccato la razza umana. Come le due beate suddette, ha protetto Dante; é stata citata in If II e ora, a concludere la vicenda, interviene a suo favore.

            Dio. Beh, non c'è é poi molto da dire. E' semplicemente tutto. Tutti i pensieri mai formulati e da formulare, tutti gli avveni­menti passati e futuri. In realtà non vi é che una dannazione: es­serne separati, e una beatificazione: vivere in lui. Auctoritas corrispondente: l'Armonia.

1.3.3 Snodi? E' tutto uno snodo! L'inizio del descensus; la puri­ficazione nel P.T.; l'incontro con Cacciaguida. Come si vedrà, inoltre, a ogni cantica corrisponde un suo ritmo e un suo linguag­gio.

1.3.4 Il punto di vista adottato è quello interno del poeta, così come sua é la voce narrante. la narrazione é mimetica.

2.1 La lingua poetica di cui Dante disponeva aveva meno di un se­colo di vita, nata con la poesia religiosa, ancora legata a nume­rose presenze dialettali, si era arricchita del lessico proven­zale, e grazie agli stilnovisti aveva acquistato numerosi elementi di "dolcezza" e "novità". Dante ne fa un uso estremamente vario e mobile, sperimentando in continuazione nuove soluzioni; così il registro si evolve con il protagonista, diventando sempre più ele­vato e impegnativo (polistilismo e polilinguismo). La sua base, dunque, é il volgare fiorentino; ad esso si aggiungono i latinismi (cernere, igne, ecc.), i gallici­smi, e anche termini direttamente inventati da Dante. L'autore non si pone limiti nell'attingere al fiorentino, fino ai termini più scurrili (puttana). Vige, inoltre, il rapporto res -signa: a ogni cosa corrisponde il suo simbolo.

2.2 Qual' é lo scopo della Commedia? Rendere la vicenda esemplare e eterna, rinnovare un mondo, creare una summa del sapere umano: il linguaggio agisce in questo senso esattamente come il conte­nuto. Cresce, si complica, si arricchisce, si perfeziona per ren­dere al lettore il cambiamento del personaggio.

3.1       If: viaggio mistico, come necessaria espiazione di un peccato e espe­rienza privilegiata (col compito però di vedere, ricordare e riferire); la memoria dello scrittore; le profezie ante eventum e post eventum ; la donna angelo.

            Pg: la presa di coscienza, la confessione e la catarsi; la storia spirituale dell'uomo e della Chiesa dalla creazione ai tempi di Dante; la felicità perduta del Paradiso terrestre ; il rap­porto uomo - Dio.

            Pd: il viaggio come esperienza letteraria; l'idealità della città, del signore e del cittadino; il significato della Giusti­zia; il passato e il destino di Dante; l'elogio dei tempi antichi; il concetto di espansione - decadenza; la dottrina dell'esempio, la missione di Dante. / la lode a Maria ; l'incontro con Dio; difficoltà di ricordo e scrittura; limitazione dei mezzi umani (excessum mentis in deum); l'armonia dopo la perfetta visione. Il Graal.

4.1 Tematici: i poemi epici, la Bibbia (in particolare ge­nesi e Apocalisse), i testi liturgici e agiografici, l'enciclopedismo, il sistema tolemaico filosofico, le laudes civitatis, i libri di viaggio (in particolare la Navigatio S. Brendani), le esperienze mistiche, l'Eneide (Libro VI per il Descen­sus Ad Inferos).  L'Ekfrasìs (descrizione), molto cara a Stazio. De Brevitate Vitae e Somnium Scipionis. Le Metamorfosi di Ovidio, la letteratura didascalica, l'epica classica e medioevale, l'interpretazione tipologica della storia.    Strutturali: la tradizione stilnovistica. Di tecnica narrativa : rapporto res - signa, polistilismo e polilinguismo, similitudini. Linguistici: il fiorentino, il latino, il francese.

4.2 Archetipi: il cerchio e il quadrato, la scala e la porta, il fuoco e l'acqua, la luce e la notte, la terra e il cielo, la vita e la morte.

Topoi: il Descensus Ad Inferos, l'universo - libro, la donna - angelo, gli oc­chi specchio dell'anima, il non saper ridire (ineffabilità), il silenzio come condizione per parlare e ascoltare, la curiositas, il mise en abime, la trama e l'ordito.

Miti: numerosissimi riferimenti alla mitologia greca: varie invo­cazioni alle Muse (Pd II, Pg XXIX, PG XXVIII) e al Parnaso; la Si­billa Cumana e la Sfinge; Apollo come protettore della poesia.

5 Il messaggio della Comedìa é un messaggio di rinnovamento. Dante invita i sui lettori a condividere l'esperienza della purifica­zione, a allontanare incontinenza, violenza e avarizia (le tre belve, e anche le tre divisioni dell'Inferno) e votarsi alla giu­stizia e a valori più elevati. E' un messaggio cristiano: per quanti peccati si possano compiere, l'unico davvero imperdonabile é allontanarsi e rifiutare Dio.








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