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Sallustio - Sallustio e la crisi della repubblica

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Sallustio

Vita: Di Sallustio possediamo scarse notizie biografiche ma sappiamo certamente che nacque ad Amiterno nell'86 a.C. da una famiglia appartenente alla ricca borghesia del luogo. Giunto a Roma entrò in contatto con l'elite sociale e ricevette un'istruzione di alto livello. Fu un homo novus e quindi si alleò con i populares il cui leader era Cesare. Ottenne prima la questura e poi il tribunato della plebe. Si trovò allora su un fronte contrapposto a quello di Cicerone e dopo l'uccisione di Clodio fu uno tra gli agitatori più accesi della folla. Subì per questo la vendetta dell'aristocrazia che nel 50 a.C. lo fece espellere dal senato con l'accusa di indegnità morale. Sallustio rimase però vicino a Cesare e gli rimase sempre vicino anche nella guerra contro Pompeo ottenendo così dal dittatore la riabilitazione. Combatté al fianco di Cesare la campagna d'Africa in seguito alla quale fu nominato governatore dell'Africa Nova, provincia formatasi dallo scioglimento della Numidia. Durante il suo governatorato si arricchì senza ritegno. Tornato a Roma acquistò una proprietà a Tivoli e si fece costruire nella capitale una sfarzosa dimora. I suoi avversari gli stroncarono però la carriera politica e fu probabilmente proprio Cesare a consigliarli il ritiro a vita privata. L'allontanamento dalla scena politica coincise con l'inizio della sua attività di scrittore anche se nel proemio del De Catilinae Coniuratione volle far credere di aver sempre concepito l'impegno politico come una parentesi prima dell'approdo alla storiografia. Se come uomo politico Sallustio era stata una comparsa in qualità di storico divenne uno dei maggiori dell'antichità. Morì nel 35 a.C. lasciando largamente incompiute le Historiae.



Sallustio e la crisi della repubblica: Sallustio è il primo grande storico di Roma. Egli sembra dare corpo a quel progetto di una grande storiografia che percorre un po' tutta la sua epoca; una storiografia che Sallustio intende come un'opera nobilmente letteraria ma insieme come rilettura degli eventi in chiave politica. Una rilevante novità per il pubblico romano era poi costituita dalla scelta del genere monografico a danno della tradizionale impostazione annalistica. La scelta monografica si spiega soprattutto per la sua funzione chiarificatrice ed educativa verso i le 414g66e ttori, in quanto consente il concentrarsi dell'attenzione su un singolo e specifico problema storico, prestandosi a riflessioni più concrete sulla storia di Roma, specie sul piano sociale e istituzionale. L'indagine storica si trasforma in un'illustrazione della crisi della repubblica oligarchica e nella ricerca delle sua radici; focalizzandosi su due argomenti minori come la Congiura di Catilina e lo scandalo della Guerra Giugurtina. Il problema che le due monografie individuano è appunto la crisi della repubblica. Invece di isolare la tematica l'autore per maggiore efficacia di analisi la colloca sullo sfondo di una visione più organica della storia romana. Essa emerge in alcuni momenti delle due opere del De Catilinae Coniuratione o come le ampie digressioni al centro di entrambe le monografie. Nella prima monografia l'autore si sofferma a rappresentare i mali nascosti di una società divenuta ricca e potente dopo le vittorie sui nemici ma che poi aveva abbandonato i valori alla base di quei successi (giustizia, rettitudine, tutti i valori del mos maiorum). Pagine decisive in questa chiave si leggono nell'archeologia che occupa i capitoli 6-13 della prima monografia. La nobilitas corrotta invece di costituire la guida sicura dello stato come in passato poteva ormai piegarsi a forme di vera criminalità politica e Catilina è l'incarnazione del pericolo eversivo che minacciava la repubblica. Nella seconda monografia lo storico si concentra su un'epoca precedente in un movimento di ritorno alle origini del male che potrà essere vinto quando se ne strapperanno le radici. Sallustio dipinge lo stato di corruzione in cui versava l'aristocrazia qualche decennio prima e qui secondo lui deve essere rintracciata l'origine dei mali della repubblica. Nelle Historiae lo scrittore disegna infine il quadro di una crisi che pare irreversibile. Il processo di disgregazione della repubblica allargato alle dimensioni del Mediterraneo si traduce nelle note di un profondo pessimismo. Da questo organico quadro storico politico che nel corso delle tre opere sembra approfondirsi via via emerge che la causa primaria del male è la sete di potere e di denaro dell'aristocrazia. Sallustio punta il dito contro i demagoghi che aizzano il popolo con false promesse, contro i nobili che si fanno velo della dignità senatoria per consolidare ed estendere ricchezze e dominio. Questa diagnosi è bene intonata all'andamento drammatico che è tipico della storiografia sallustiana. L'autore evita di scendere fino in fondo nella sua analisi svelando la disparita della repubblica nella quale i ricchi erano sempre più ricchi e potenti e i poveri sempre più poveri e privi di prospettive. Rimane fondamentalmente moderato e non desidera il sovvertimento delle basi sociali ma punta piuttosto ad individuare le cause morali che sono all'origine della malattia di Roma. Sallustio auspica l'avvento di un regime super partes. 

Le opere: Sallustio scrisse due monografie storiche e intraprese anche le Historie. Probabilmente non sono suoi gli scritti della cosiddetta Appendix Sallustiana, delle orazioni non ci rimane nulla e la notizia che Sallustio scrisse un poema filosofico intitolato l'Empedoclea va corretta nel senso che l'opera fu probabilmente scritta da un omonimo.

Il De Catilinae coniuratione: È la prima monografia di Sallustio. Fu composta tra il 43 a.C. e il 40 a.C. L'opera ricostruisce la congiura che nel 63 a.C. il nobile decaduto Lucio Sergio Catilina aveva ordito per impadronirsi dello stato e che era stata repressa da Cicerone. L'opera è costituita da 61 capitoli strutturati in un proemio che tratta dell'unità, nell'uomo, di corpo e spirito e della dignità di un'attività come la storiografia. Il 5 capitolo contiene il celebre ritratto di Catilina quindi una digressione ripercorre tutta la storia di Roma soffermandosi sulle tristi condizioni in cui versava la città al tempo della congiura. I capitoli 14-35 sono destinati all'azione di coinvolgimento della gioventù nella congiura, ad una digressione su un precedente tentativo di complotto, ai discorsi di Catilina, al tentativo di uccisione di Cicerone, alle frenetiche discussioni in senato. Con il capitolo 36 si giunge al decreto con cui Catilina è dichiarato nemico della patria e viene affidato a Cicerone il compito di difensore della legalità statale. Alcuni congiurati proseguono la preparazione del colpo di stato finché non vengono arrestati. Si apre quindi il dibattito sulla sorte dei congiurati. Cesare sostiene l'opportunità di adottare una condanna mite mentre Catone propone la pena capitale. Prevale il parere di Catone e si da luogo alle esecuzioni. Catilina giunta la notizia della morte dei suoi complici si prepara a combattere fino alla capitolazione dell'esercito ribelle. Per Sallustio la grandezza di Roma era stata assicurata dalla virus concorde della civitas ed era dunque un fatto collettivo. Non per questo però è insensibile al fascino esercitato dai grandi personaggi. Le tre figure centrali della monografia sono Catilina, Cesare e Catone, un ruolo marginale va invece riservato a Cicerone che viene osservato dallo storico senza simpatie benché gli sia riconosciuto di avere mantenuto un comportamento corretto. L'eroe al centro di questa monografia è senza dubbio Catilina, un eroe sinistro su cui si accumulano luci e ombre, un uomo malvagio ma non privo di un'ambigua grandezza. Sull'intera sua carriera di leader rivoluzionario si proietta il fascino dell'eroica fine da lui cercata combattendo a viso aperto sul campo di battaglia. Sallustio sembra voler indicare ai lettori e quale esito tanta cultura avrebbe potuto giungere se la virtù di Catilina non fosse stata soffocata da vizi così prepotenti. Punto di partenza di questa riflessione è il ritratto di Catilina. Successivamente lo scrittore ritornerà sulla figura di catilina notando come il male morale che lo ha invaso giunga a travolgerne i lineamenti: il personaggio si presenta con il colorito esangue, gli occhi cattivi, l'andatura a scatti. Accanto a catilina il protagonista occulto di questa monografia è Cesare. La sua figura resta per lunghi tratti in secondo piano nell'opera e il suo nome non viene neppure pronunciato quando Sallustio ci ragguaglia sulla situazione prima nella congiura. È evidente da parte dell'autore il desiderio di sollevare Cesare da ogni sospetto. La stessa volontà di coprire le responsabilità di Cesare spinge Sallustio ad individuare per la congiura cause soltanto generali e di natura morale. Il Cesare descritto da sallustio è un personaggio tutt'altro che rivoluzionario. È effigiato come un fedele custode del mos maiorum e in ciò viene posto sullo stesso piano di catone che partendo da premesse analoghe giunge a conclusioni del tutto opposte. Il confronto fra i due personaggi emerge in un famoso capitolo dell'opera, 54, la cui conclusione è che l'uno e l'altro atteggiamento come l'uno e l'altro personaggio sono essenziali allo stato. Oltre ai ritratti dei protagonisti l'altro punto di forza della monografia è dato dalla pregnanza dei suoi excursus storici tesi a collocare la crisi in atto nell'esatta prospettiva risalendo ai suoi antefatti e alle cause. L'autore traccia una storia dell'ascesa e decadenza di Roma e individua il decisivo punto di svolta nella distruzione di Cartagine. Fu quello l'episodio secondo sallustio che segnò la fine della paura dei nemici esterni e che acutizzò l'ambizione e il concentrarsi dell'aggressività verso gli avversari politici interni. . sul tema della paura per i nemici questa monografia accenna appena ma lo stesso argomento verrà poi ripreso nella seconda monografia e poi anche nelle Historiae. L'altra grande digressione in questa monografia si ha durante la trattazione delle ragioni sociali e politiche che hanno portato alla popolarità di catilina. Sallustio spiega la degenerazione della vita politica romana come un effetto del formarsi e del contrapporsi delle fazioni.



Il Bellum Iugurthinum: Scritta poco tempo dopo la prima monografia questa seconda opera prende in esame la guerra condotta da Roma contro il re dei Numidi Giugurta. Tali eventi sono narrati nell'arco di 114 capitoli aperti da un proemio che ribadisce la superiorità dei valori spirituali su quelli materiali e l'importanza di scrivere la storia. All'antefatto seguono i capitoli in cui viene illustrata la prima fase della guerra. I capitoli 5-16 ricostruiscono le vicende della Numidia fino alla spartizione del regno di Micipsa tra Giugurta e Ardebale. Dopo una digressione ha inizio il racconto della guerra in cui gli eventi di politica interna di Roma si intrecciano ai fatti militari che accadono nel frattempo in Africa. Un altro excursus concerne le fazioni politiche romane. La seconda fase della guerra è riportata nei capitoli 43-77 nei quali si parla della partenza di Metello e dell'ascesa di Mario che è il vero eroe della guerra. Si passa quindi alla narrazione della terza fase della guerra che si conclude con la sconfitta dei Numidi e con la Cattura di Giugurta. Quest'ultima parte è ancora caratterizzata dalla presenza di Mario che prepara e conduce la guerra con grande alacrità. La critica riconosce a questa monografia una grado di maggiore complessità tematica ed elaborazione stilistica. Qui l'indagine sulla corruzione della nobilitas acquista contorni nuovi grazie al delinearsi delle esigenze della parte popolare impersonata da Memmio e da Mario, l'homo novus che diventa console e generale vittorioso e per il quale Sallustio esprime sentimenti di sincero apprezzamento. Probabilmente ha ingigantito le proporzioni della corruzione senatoria sottoponendo a una critica serrata l'operato di alcuni personaggi. In altri casi invece l'autore sembra essere propenso a riconoscere i meriti dell'aristocrazia e a sottolineare le colpe dei populares. Durante tutta l'opera si sofferma volentieri sui personaggi come Metello, Silla e Giugurta. A quest'ultimo il capitolo 6 dedica la presentazione in cui l'autore evita di fissare un'immagine strettamente obbiettiva; Giugurta appare un personaggio il cui carattere si costruirà nell'arco di tutta la vicenda. Sallustio circonda Giugurta di tratti di ambigua ammirazione per la sua energia e forza d'animo rappresentandolo ben superiore rispetto alla nobiltà romana, ma in lui la virus è corrotta sin dalle radici; sul piano storico e politico egli non è che un tiranno ambizioso e privo di scrupoli messosi in gara con forze più grandi di lui. Accanto a Giugurta nella monografia compare Mario e a lui sallustio fa pronunciare il celebre discorso davanti al popolo. Con solennità egli proclama il diritto per gli homines novi di raggiungere il potere scalzando i suoi secolari detentori divenuti indegni di esso. Mario incarna pertanto le doti di durezza, di fierezza, di dedizione alla patria e ai boni mores che costituiscono l'ideale etico-politico sallustiana. L'excursus geografico e etnografico dedicato all'Africa risulta generico e superficiale la documentazione. La cosa può sorprendere se si pensa che sallustio era stato governatore dell'Africa Nova. Lo straniero assume in Sallustio i caratteri del subalterno da dominare e da sfruttare. Solo in Cesare e in Tacito possiamo trovare le tracce di una curiosità etnografica. Il modello cui Sallustio guarda è Tucidide anche lui disinteressato alla geografia.




Le Historiae: Di questa terza e più vasta opera storiografica di Sallustio. I frammenti che ci restano sono relativi a cinque libri e non vanno oltre il 67 a.C. Il prologo del primo libro era seguito da un ampio sguardo retrospettivo sul mezzo secolo precedente di storia. Al centro del primo libro era la personalità di Silla, nel secondo dominavano le guerre di Pompeo in Spagna e macedonia, nel terzo la guerra mitridatica e la rivolta di Spartaco. Il quarto libro si concludeva con la conclusione della guerra schiavile e il quinto libro raccontava gli esiti della guerra di Lucullo e la guerra di Pompeo contro i pirati. Alcuni frammenti sono di proporzioni estese e riguardano quattro discorsi e due lettere. L'orizzonte delle Historie si allargava a tutto il mondo conosciuto, il che dava adito a numerosi excursus geoetnografici. Ma il quadro generale è improntato a un marcato pessimismo, sulla scena si avvicendano solo avventurieri corrotti in un clima di disfacimento. L'ammirazione di sallustio va dunque a quei ribelli che contestano apertamente le istituzioni repubblicane mettendosi in luce grazie al proprio valore e non a manovre demagogiche.

Stile: quando sallustio si accinse a comporre le proprie opere la storiografia romana era una genere in buona parte ancora da creare visto che i commentari cesariani non potevano dirsi opera storiografica e che le precedenti imprese annalistiche mancavamo della necessaria ampiezza di orizzonti. Sallustio si avvalesse della sua preparazione filosofico letteraria che si risente nei proemi delle sue opere. Era lettore di Platone e di Cicerone ma il principale modello a Cui sallustio si rifà fu lo storico greco Tucidide. A Tucidide lo legavano analogie di contenuto e di sensibilità. Sul piano espressivo lo storico greco, esempio di concisione stilistica, ha insegnato a Sallustio l'arte dei proemi e degli ampi discorsi diretti e l'arte di conferire alla materia una felice articolazione narrativa. Per lo storico greco ciò che conta è l'esatta ricostruzione dei fatti, per lo storico romano ciò che importa è offrire strumenti di giudizio politico e d'intervento del presente. Altrettanto proficuo è il confronto tra Sallustio e Cesare. Se il primo mira a incisione e obbiettività Sallustio da vita ad un opus oratorium in cui i grandi discorsi suggeriscono il clima mentre l'uso frequente dell'infinito storico, dell'allitterazione infonde una drammatica concitazione alla narrazione dei fatti. Sallustio seppe essere uno scrittore pienamente originale. Alla storia dei fatti politici e militari conferisce una vitalità e una tensione prima sconosciute. Il suo latino è assai lontano dalla lingua d'uso. È una lingua ricercata intonata all'inconcinnitas. Da qui l'uso frequente delle antitesi, delle asimmetrie, dell'asindeto in luogo del polisindeto, della variatio. La peculiarità di Sallustio riposa nella sua brevitas che è condensazione del discorso, economia linguistica. Accanto a queste due caratteristiche c'è poi la forte patina arcaizzante che riveste il suo lessico. Frequente l'uso della desinenza -is invece di -es per l'accusativo plurale della terza declinazione, le forme uti e veluti invece di ut e velut, novos per novus, maxumus per maximus, forme arcaiche nei pronomi, frequente ricorso all'allitterazione che marca i momenti più espressivi del discorso, periodare spezzato e paratattico.







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