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LE ORIGINI

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LE ORIGINI

1 - La nascita della letteratura latina avviene probabilmente nel 240AC, anno in cui Livio Andronìco, per primo aveva fatto rappresentare un testo scenico in lingua latina, forse una tragedia. Precedentemente forse, non esistendo nessuno che si potesse opporre a Omero, iniziatore greco, i Latini avevano preferito non lasciare tracce.

I resti di scrittura precedentemente riguardavano solo momenti di vita pratica, inviti, firme per oggetti artistici... Le iscrizioni 424e41e sono latine con alfabeto greco, e solo col tempo si affermò il latino e il suo alfabeto.

2 - Naturalmente la scrittura era più diffusa nei ceti superiori, presso sacerdoti e presso chi ricopriva cariche pubbliche, ed era utilizzata necessariamente per la stesura delle leggi, statuti e trattati. Comunque c'era anche parte della popolazione dei ceti più bassi che aveva i rudimenti dell'alfabetismo, come gli scrivani (III sec.).

3 - L'utilizzo del latino come lingua ufficiale per la comunità romana, diede un impulso per lo sviluppo della lingua latina, questo anche grazie agli influssi greci. L'uso della scrittura fu adoperato in modo particolare per le leggi (le prime furono le leges regiae). Le leggi delle XII tavole sono le più importanti.



Un altro uso della scrittura si ritrova nei calendari. I romani infatti avevano sviluppato un calendario ufficiale, in cui i giorni dell'anno erano divisi in fasti e nefasti, a seconda che fossero permessi o vietati gli affari pubblici. Poi tra i giorni fasti vennero inseriti anche i trionfi militari e i magistrati nominati. In conclusione il calendario si arricchì di informazioni, tra le quali avvenimenti di pubblica rilevanza (date di trattati, dichiarazioni di guerra, fatti prodigiosi o cataclismi), queste registrazioni vennero chiamate annales.

I commentarii  invece erano delle memorie private, degli appunti, lo sviluppo di una produzione in prosa, legata all'attualità politica.

Appio Claudio Cieco, fu, invece, l'iniziatore dell'arte oratoria, che all'epoca era anche più importante dello scrivere, poiché la capacità di convincere era alla base della carriera politica. Egli fu console, dittatore, censore e promotore di importanti opere pubbliche, inoltre fu esperto di diritto. Di Appio, Cicerone cita l'esistenza di un carmen.

4 - I carmina sono formule misteriose, che venivano recitate da letterati e poeti romani, lo stile è solenne, energico. Forse le stesse XII tavole sono composte da carmina, secondo Cicerone. La stessa parola si applica a preghiere, giuramenti, profezie, scongiuri. I carmen hanno forma arcaica, e la tradizione stilistica di questi è il tratto di continuità che unisce il periodo delle origini alla storia di Roma. Non pratica distinzioni reali tra versi e prosa, ma semplicemente si oppone allo stile casuale della conversazione quotidiana.




Le più antiche forme di carmina sono a carattere religioso, e le testimonianze più importanti sono due carmina rituali, il Saliare e l'Arvale. Il primo era un canto sacerdotale che veniva proferito accompagnato da un balletto, istituito da Numa Pompilio. Il secondo è un inno di purificazione dei campi, per leggenda promosso da Romolo. In questi canti spesso, per marcare il concetto espresso, si ripeteva la stessa frase più volte. Comunque Roma non conobbe mai una vera e propria letteratura religiosa.

La poesia popolare la ritroviamo principalmente nei versi fescennini, cioè versi orali e improvvisati, che avevano caratteri di comicità. La loro sede principale erano probabilmente le feste rurali. I carmina triumphalia invece sono dei carmina improvvisati dai soldati a seguito di una vittoria, dove si mescolavano le lodi del vincitore e "pasquinate". La nascita del teatro comico nacque comunque dal contatto con il teatro di lingua greca nella magna Grecia.

I canti eroici invece ebbero una scarsa rilevanza nella Roma arcaica, e questo si può capire anche perché non è rimasta nessuna traccia di cantori come aedi, cantastorie, bardi. E' certamente difficile pensare che questa forma letteraria potesse svilupparsi senza queste figure. Con la grecizzazione la poesia si presenta sempre più come un mezzo che assicura la gloria perpetua agli uomini. 







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